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TFA SOSTEGNO: salta la soglia anche nella prova orale

Il Tar Catania ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti a tutela di una docente esclusa dal concorso per l’ammissione ai corsi di formazione per la specializzazione sul sostegno a causa di un’unica insufficienza ottenuta nelle prove concorsuali pur in presenza di posti vacanti.

Il Collegio, a fronte di un eccessivo numero di aspiranti, restando come fine ultimo della selezione, quello di favorire il più possibile la domanda di formazione professionale, ha statuito che “nella logica della selezione preliminare in questione l’ammissione di un numero di concorrenti inferiore rispetto a quello dei posti disponibili, è sintomo di un’anomalia che avrebbe dovuto suggerire interventi correttivi[..].”

Se infatti – continua la sentenza– risulta senz’altro possibile, al termine delle prove concorsuali, l’incompleta copertura dei posti per insufficiente preparazione dei concorrenti, non altrettanto può dirsi per la fase preselettiva, in cui dovrebbe soltanto operarsi una prima scrematura dei partecipanti” a maggior ragione, così come nel caso di specie, laddove sembra mancare del tutto un’adeguata istruttoria in ordine alle modalità con cui è stata individuata la soglia minima di punteggio ed in particolare nei casi in cui il numero dei partecipanti non ammessi, la diversa conformazione dei quesiti nei vari Atenei, nonché la conclusiva mancata copertura di un ampio numero di posti abbiano reso evidente la “presumbile, eccessiva difficoltà del test di ingresso, in modo tale da suggerire l’individuazione di una soglia minima diversa, orientata non a restringere eccessivamente la selezione, ma ad escludere solo i candidati con un bagaglio culturale del tutto insufficiente per intraprendere il percorso formativo.”

Il Tar Catania ha così accolto la tesi degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, volta ad assicurare lo scorrimento della graduatoria dei posti non utilizzati, confermando sul merito, quanto già disposto in sede cautelare: l’ammissione a pieno titolo della ricorrente al corso di formazione in questione.

Si riaprono le GAE: il Tribunale di Palermo condanna il MIUR

Il Tribunale del Lavoro di PALERMO, con sentenza del 26 aprile 2018, ha ordinato all’Ufficio scolastico provinciale di PALERMO l’immediata ammissione in G.A.E. di una docente congelata SSIS accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e confermando ancora una volta il proprio orientamento favorevole in tal senso,.

Il Tribunale, commenta l’Avvocato Delia, ha accolto la tesi della doppia tutela dei congelati SSIS. Anche chi non ha agito al T.A.R., infatti, ha la possibilità di agire innanzi al Giudice del Lavoro impugnando l’esclusione dalle G.A.E. a seguito del rigetto della domanda presentata durante l’ultimo aggiornamento o in quello precedente. Il lavoro dei legali, dopo le due vittorie al T.A.R. nel merito e le recenti sospensive anche sull’ultimo D.M. di aggiornamento, rende certamente più semplice la strada ai Tribunali del Lavoro che non devono neanche disapplicare atti amministrativi ministeriali che, allo stato, sono sospesi o annullati.

Al contempo il giudice ha espressamente mostrato di aderire alla sentenza ottenuta dai medesimi Avvocati innanzi al T.A.R. Lazio riportandosi alle motivazioni ivi spiegate e chiarendo altresì che “è agevole ritenere che ai docenti così abilitati – ossia quelli che, come la ricorrente, hanno conseguito l’abilitazione completando il percorso abilitante quale TFA dopo averlo iniziato come SISS – va riconosciuto il medesimo diritto di accesso alle graduatorie ad esaurimento, già permanenti, spettante agli abilitati SISS”.

La vicenda dei congelati è ormai alla ribalta nazionale e persino la Stampa si sta occupando di questa categoria di docenti anche in quanto esclusi dalla c.d. riforma della “Buona Scuola”.

Tale accoglimento, tuttavia, nel confermare le tesi sostenute dai legali dona speranza a tutti i docenti illegittimamente privati, con l’intervento della l.n. 296/2006, di un diritto loro ex lege spettante.

A differenza di quanto ritenuto dall’Amministrazione, chiude l’Avvocato Santi Delia, “il posto dei congelati SSIS è in G.A.E. ragion per cui è diritto intangibile di tutti questi docenti rientrare a pieno titolo nel piano di assunzioni straordinarie volto a svuotare le G.A.E.”.

Tutti i congelati SSIS abilitati con T.F.A. che hanno presentato la domanda nei termini, possono quindi agire o innanzi al TRIBUNALE DEL LAVORO.

Situazione analoga riguarda i c.d. depennati che hanno presentato domanda di ammissione in G.A.E. nel 2009 vedendosela respingere. Anche in tal caso, essendo intervenuto l’annullamento del D.M., tutti i depennati possono agire per ottenere un nuovo inserimento in G.A.E.

Il MIUR è stato inoltre condannato a oltre 5000 euro di spese legali.

Trasferimenti dall’estero: il CGA respinge gli appelli dell’Avvocatura. I nostri ragazzi possono continuare a studiare a Messina.

Nonostate la Plenaria, l’Avvocatura dello Stato aveva appellato le nostre sentenze favorevoli innanzi al C.G.A.

L’appello del MIUR e dell’Ateneo è sfornito del fumus (della fondatezza) e del periculum ed è pertanto rigettato.

 

“Il Collegio ritiene che le ragioni poste a sostegno delle doglianze dell’Amministrazione appellante non sono tali da mettere in dubbio la motivazione della decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 1 del 2015 che merita, per logicità e ragionevolezza, di essere applicata anche ai fini della presente controversia. L’interpretazione delle fonti interne e dell’art. 165 del TFUE prospettate nel ricorso in appello non sono convincenti e non giustificano una disciplina degli interessi qui in esame diversa rispetto a quanto deciso in primo grado.

L’art. 4 comma 1 delle legge n. 264 del 1999 non è applicabile al caso di specie che non attiene a studenti che intendo iscriversi per la prima volta al corso di studi. Le fonti applicabili utilizzano indistintamente i termini “ammissione” e “immatricolazione” così che chi si trasferisce da un corso di studi di un ateneo al corso di studi di altro ateneo non è tenuto a sostenere le prove previste per chi si iscrive al primo anno.

Se lo studente appartiene a uno Sato membro dell’Unione europea deve essere rispettato il principio di libera circolazione e soggiorno e ciò indipendentemente da quanto previsto dall’art 165 del TFUE. L’Amministrazione universitaria appellante non era vincolata ad adottare i provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo. Detti provvedimenti sono pertanto illegittimi come peraltro correttamente affermato dal giudice di prime cure con la sentenza impugnata. Dalle superiori premesse emerge con sufficiente chiarezza che il provvedimento del Consiglio di corso di studi del 27 febbraio 2014 impugnato con il ricorso introduttivo è illegittimo per violazione dell’art. 4 della legge n. 264 del 1999 avendo l’Università degli Studi di Messina ritenuto la domanda dello Studente inammissibile “in assenza di superamento di esami di ammissione a numero programmato”. Conclusivamente l’appello è infondato e deve essere rigettato. Conseguentemente la sentenza impugnata merita di essere confermata”.

C.G.A., 26 aprile 2018, n. 233

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DIPLOMA DI MATURITA’ MAGISTRALE: AZIONI ESPERITE E NUOVE AZIONI ESPERIBILI

A seguito della nota sentenza dell’Adunanza Plenaria sulla questione degli insegnanti con diploma magistrale, nei giorni scorsi l’Avvocatura dello Stato ha reso un parere dal quale emerge che saranno mantenuti tutti i contratti e gli inserimenti in GAE per i soli ricorrenti che hanno già ottenuto sentenze definitive passate in giudicato (sul punto si rimanda ad un nostro commento a questo link).

La scelta dell’Avvocatura non tiene in considerazione alcuni importanti fattori che hanno inciso sull’annoso contenzioso, come le diverse vicende processuali, il superamento o meno dell’anno di prova, l’anzianità di servizio e così via.

Non riteniamo che la vicenda sia conclusa e stiamo procedendo con il ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione avverso la decisione dell’Adunanza Plenaria e alla CEDU, ma non solo, ovvero con ulteriori strumenti che riteniamo più incisivi.

Lo Studio Legale Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, difatti, insieme alle Associazioni Adida e Mida, sta portando avanti altri rimedi europei mai esperiti prima da alcun legale, sindacato o associazione.

Tale ulteriore azione, mai proposta sino ad oggi, a nostro avviso potrebbe essere determinante e, pertanto, invitiamo tutti gli interessati (anche con ricorsi pendenti con altri sindacati e associazioni o con soggetti a noi non riconducibili) ad aderire compilando il seguente form https://goo.gl/forms/eZqaenPyJihRRTKY2.

Potranno aderire a questa azione anche tutti coloro che hanno già preso parte all’azione dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, in quanto i ricorsi sono assolutamente compatibili.

Accanto a detti strumenti proseguiremo a tutelare tutti i diplomati magistrale con azioni al Giudice del Lavoro in caso di licenziamenti, revoche dei ruoli e revoche dell’anno di prova. Anche in questo caso avanzeremo le più opportune azioni per tutti gli insegnanti colpiti, nostri ricorrenti e non, anche in maniera gratuita.

Ovviamente, considerando che l’adesione al ricorso avviene direttamente con lo studio legale, non sarà necessario versare alcuna quota associativa e/o non vi è alcun obbligo di tessere sindacali o ulteriori richieste di vario genere.

Si prega di compilare il form al link https://goo.gl/forms/eZqaenPyJihRRTKY2.

dirittoscolastico

Diploma magistrale: arriva il parere dell’Avvocatura di Stato, la nostra posizione.

Le Associazioni ADIDA e MIDA, nonché gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia in merito alle prime notizie circolate sul parere dell’Avvocatura dello Stato deducono quanto segue.
Nei prossimi giorni divulgheremo la nostra posizione ufficiale sulla vicenda e sui contenziosi in essere alla luce del parere reso dall’Avvocatura dello Stato. Ferma restando una più approfondita e successiva analisi del detto parere, non può non rilevarsi come lo stesso non possa che conformarsi a quanto disposto in sede di Adunanza Plenaria. Nonostante l’autorevolezza dell’Avvocatura dello Stato, non può non evidenziarsi come trattasi comunque di un organo che difende in giudizio l’Amministrazione Ministeriale che è nostra controparte processuale.
La circostanza che su 55.000 soggetti coinvolti solo 2.000 possano fruire del passaggio in giudicato, al di là di ogni questione tecnico giuridica, manifesta una problematica di carattere sociale che sfocia nella disparità di trattamento ed impone una soluzione politica che possa coinvolgere favorevolmente i restanti altri 53.000. Tali ultimi soggetti sono molto spesso in possesso di più servizi e, per sola mera casualità, non sono stati coinvolti da un giudicato e da una sentenza definitiva.
Si precisa che non è nel nostro interesse etico e giuridico entrare nel merito di una possibile revocazione delle sentenze a seguito della nuova pronuncia dell’Adunanza Plenaria essendo, tra l’altro, contrario ai nostri interessi, difendendo, altresì, i casi di passaggio in giudicato.
In ogni caso riteniamo che la politica si debba far carico di una soluzione per tutti i diplomati magistrali prescindendo dalla posizione processuale individuale e non nascondendosi dietro mere scelte tecniche. La disparità di trattamento emerge, a maggior ragione, rispetto a coloro che da anni e anni sono stati immessi di ruolo superando il periodo di prova che, unitamente agli altri ammessi con riserva o senza riserva per aspetti casuali, sono comunque entrati nelle GAE.
È già pronto un ricorso ad hoc diretto alla Corte Europea dei diritti dell’uomo in cui i nostri assistiti saranno tutelati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia che inoltreranno anche tutte le azioni lavoristiche del caso volte alla piena tutela dei Vostri interessi.
Come sempre saremo al Vostro fianco per difendere i Vostri diritti.

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Diploma magistrale linguistico: il Consiglio di Stato annulla il DM sulle graduatorie di istituto. Il titolo è abilitante.

Dalla seconda fascia delle G.I., per la prima volta, con il D.M. 374/17, come è noto, erano stati esclusi i docenti in possesso di diploma magistrale ad indirizzo linguistico.
La battaglia per il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale nasce dal nostro ricorso straordinario del 2012, avallato anche dalle Associazioni ADIDA e MIDA, ed è di fatto ancora in corso. Sulla scia della decisione negativa della Plenaria impugnata ora alle Sezioni Unite, aveva fatto breccia in moltissimi docenti l’idea e la paura che anche il valore abilitante del titolo potesse essere in discussione.
Sul punto, dunque, è diventato decisiva la parallela questione sul diploma magistrale linguistico e sul suo valore, negato recisamente dal MIUR, di essere valido per l’ammissione nella seconda fascia delle GI.
Il T.A.R. Lazio, nonostante questi precedenti, aveva negato ancora una volta a questi docenti di permanere nella II Fascia delle G.I.
Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti ottenuta attraverso un’azione collettiva in cui il Consiglio di Stato si è pronunciato con sentenza definitiva.
Il decreto del MIUR, dunque, è stato definitivamente annullato in quanto il CDS ha chiarito che “la sperimentazione scolastica, intesa come ricerca e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture, «è stata autorizzata ed attuata dall’Istituto magistrale (…)in vista del nuovo assetto dell’istruzione elementare, nel cui ordinamento didattico è ora compreso l’insegnamento della lingua straniera, e della formazione (anche a livello universitario) degli insegnanti elementari, tanto è che entrambi i corsi di sperimentazione (quello ad indirizzo linguistico e quello ad indirizzo pedagogico) tenuti in contemporanea dal medesimo Istituto, sono stati articolati in cinque anni di studio, con possibilità di accesso, a conclusione del ciclo, a tutte le facoltà universitarie»; l’equiparazione tra il mero diploma magistrale e il diploma di maturità linguistica rilasciati al termine di corso quinquennale, «appare conforme pure al nuovo assetto ordinamentale della scuola elementare, ove si consideri che l’insegnamento della lingua straniera è ricompreso negli ordinari programmi didattici» (Consiglio di Stato, sez. VI, 3 dicembre 2009, n. 7550; Id., sez. VI, 21 novembre 2016, n. 4850).
“A differenza di quanto si scrive, dunque – commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti – questa sentenza conferma che non è in discussione il valore abilitante del titolo che, con il nostro ricorso straordinario accolto nel 2013, è stato affermato. La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza definitiva che ha annullato l’intero Decreto Ministeriale sulla gestione delle graduatorie di istituto, ha lapidariamento chiarito che “circa l’equiparazione di tale titolo al diploma magistrale, non può che confermarsi quanto già più volte espresso dai numerosi precedenti di questa Sezione”.

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REDATTO IL RICORSO ALLE SEZIONI UNITE DELLA CASSAZIONE AVVERSO LA DECISIONE DELL’ADUNANZA PLENARIA

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia annunciano che nei prossimi giorni sarà depositato il ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione avverso la decisione della Plenaria a cui hanno collaborato, insieme a tutti i legali dei sindacati e delle associazioni del settore quali Adida, Mida, Cgil, Uil, Anief, Gilda, ecc.
Alla redazione hanno partecipato gli Avv.ti Francesco Amerigo, Isetta Barsanti Mauceri, Michele Bonetti, Dino Caudullo, Giuseppe Cundari, Santi Delia, Tommaso De Grandis, Vincenzo De Michele, Sergio Galleano, Walter Micelli, Michele Merenghi, Salvatore Spataro, Stefano Viti, Nicola Zampieri. Il ricorso interessa tutti i diplomati magistrale, ma è proposto solamente da una parte dei ricorrenti che erano parti in causa in sede di Adunanza Plenaria.
Gli effetti del ricorso, tuttavia, saranno estesi nei confronti di tutti i ricorrenti e dunque non è necessario aderire a tale ricorso; gli elenchi di preadesione del ricorso diffusi hanno valore meramente informativo e generale che comunque, per quanto concerne il nostro punto di vista, sarà sempre riportato sui nostri siti www.avvocatomichelebonetti.it e www.avvocatosantidelia.it nonché www.associazioneadida.org.
L’Adida e il Mida auspicano che la lotta politica prosegua in modo inclusivo con manifestazioni e mobilitazioni che siano in grado di unire tutti i ricorrenti anche nei prossimi mesi e anche dopo la campagna elettorale e sindacale.

Si attende, pertanto, il parere dell’Avvocatura dello Stato di prossima stesura e divulgazione, nonché la formazione di un governo che sia interlocutore sulle problematiche della scuola.

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ITP: Consiglio di Stato ribalta TAR. Dentro in mille.

Il T.A.R. del Lazio aveva rigettato cinque ricorsi collettivi per i docenti degli istituti tecnico pratici.

Il rigetto nasceva da motivi formali, con particolare riferimento ad una presunta tardività dell’impugnazione per un equivoco generatosi a seguito dell’emanazione della nota del 14 agosto, considerata da molti come un modo per inoltrare ulteriori ricorsi nonostante il decorso del termine.

Il Consiglio di Stato, prendendo atto della tempestività di tutte le nostre impugnazioni, ha emanato un provvedimento motivato che conferma l’iscrizione nelle graduatorie di seconda fascia di tutti i ricorrenti patrocinati dall’Avv. Michele Bonetti e dall’ Avv. Santi Delia, difensori dell’Adida.

Secondo gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia: “la nostra battaglia sugli ITP parte da lontano e da sempre abbiamo creduto nella validità del loro titolo, considerando che non sono stati messi nelle condizioni per abilitarsi. Abbiamo agito tempestivamente impugnando il decreto ministeriale n. 374 del 2017, ed ora stiamo proseguendo con la proposizione di ricorsi al fine di far accedere i nostri ricorrenti ITP al FIT, a cui si può aderire consultando il seguente link .

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INPS – 365 POSTI ANALISTA DI PROCESSO (SECONDA PROVA). SOMMINISTRATA UNA DOMANDA ERRATA: ECCO COSA ACCADRA’

Il quesito è il seguente: “Ai cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano compiuto i 66 anni e 7 mesi di età, privi di reddito quale prestazione previdenziale è riconosciuta? a) Pensione di vecchiaia; b) Pensione di anzianità; c) Assegno di inabilità; d) Assegno sociale.”

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la d), assegno sociale.

Tuttavia, la formulazione della domanda è palesemente errata.

È notorio che l’assegno sociale, lungi dall’essere considerabile una prestazione previdenziale, è piuttosto una misura di carattere assistenziale. Dello stesso avviso la giurisprudenza della Corte Costituzionale, che con sentenza n. 400 del 29/10/1999 ha chiaramente evidenziato la natura assistenziale dell’assegno sociale: “ad impedire di estendere alla disciplina dell’assegno sociale le valutazioni della sentenza n. 88 del 1992 è – più ancora che l’attinenza delle stesse al limite di reddito cumulato – il quadro complessivo della riforma, in cui si inserisce la nuova prestazione assistenziale […]. Una riconsiderazione della complessiva disciplina dei rapporti tra misure assistenziali e prestazioni previdenziali, nella materia delle provvidenze per i soggetti sprovvisti di reddito è imposta anche dal passaggio graduale ad un sistema previdenziale di tipo contributivo”.

La distinzione tra misure previdenziali ed assistenziali non è meramente descrittiva, rispondendo a ragioni giuridiche del tutto diverse; la misura assistenziale infatti prescinde da qualsiasi requisito di carattere contributivo.

L’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test rende, evidentemente, illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori per 0.55, o che hanno omesso la risposta e sono fuori per 0.50.

Per questo il nostro studio sta predisponendo un ricorso collettivo.

Anche nel caso in cui, oltre alla domanda di cui sopra, siano stati riscontrati errori in altre domande, scrivere per info a santi.delia@avvocatosantidelia.it

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MOBILITÀ docenti 2018: ricorso al Tar e al Giudice del Lavoro

Ecco le azioni a tutela di chi ha prestato servizio in scuola paritaria, degli specializzandi sul sostegno, degli insegnanti con figli minori di 3 anni.

Il servizio prestato in scuola paritaria. L’ordinanza 9 marzo 2018, n. 207 in materia di mobilità prevede dei limiti per il riconoscimento del punteggio del servizio nella scuola paritaria ai fini della mobilità.

Sono valutabili solo gli anni svolti in scuole primarie paritarie che abbiano conservato anche lo status di parificata insieme alla qualifica di paritaria e solo fino al 31 agosto 2008. Sono inoltre riconoscibili gli anni svolti nella materna paritaria, ma solo se comunale.

Tale decisione trova la propria fonte nella contrattazione collettiva giacchè è proprio il CCNL a disporre che il servizio non verrà conteggiato.

A nostro modo di vedere la decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante svolgano mansioni analoghe. In tal senso, come già accaduto nell’ampio contenzioso sul riconoscimento del servizio preruolo da noi portato avanti, si può sostenere l’applicazione diretta della Clausola 4 della Direttiva 1999/70/CE e l’illegittimità, tra gli altri, con l’art. 2 comma 2 del d.l. n. 255/2001 del 3 luglio 2001 secondo cui “i servizi di insegnamento prestati dal 1 settembre 2000 nelle scuole paritarie di cui alla legge 10 marzo 2000 n. 62, sono valutati nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali”.

Per ottenere il riconoscimento di tale servizio svolto è possibile agire con ricorso collettivo al T.A.R. oppure con un ricorso al Giudice del Lavoro.

Il costo dell’azione collettiva al T.A.R. è pari a € 250,00.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia