Daily Archives: 4 Novembre 2016

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Nuovo ricorso al TAR per ottenere l’ammissione in GAE: azione di nullità contro il DM 495/16

1. Perchè agire. La vicenda dei diplomati magistrale in GAE non è, dopo quasi 4 anni dal nostro parere del Consiglio di Stato che ha abilitato 55.000 insegnanti, ancora definitivamente risolta. Sono quasi 35.000 i docenti in possesso di diploma magistrale che sono riusciti ad entrare in G.A.E. La quasi totalità di essi, però, è in G.A.E. grazie a provvedimenti cautelari del T.A.R., del C.D.S. o del Giudice del lavoro in attesa di giudizio definitivo.

La maggior parte dei 55.000 aventi diritto, tuttavia, non è ancora in G.A.E. e non ha neanche mai fatto un ricorso.

Nonostante tutti i tentativi che abbiamo fatto in sede ministeriale e parlamentare, allo stato, l’unica via per ottenere giustizia e far valere i propri diritti rimane quella giudiziale.

Per questo, a difesa delle migliaia di insegnanti ancora privi di tutela che ogni giorno ci scrivono, abbiamo deciso di ripartire da dove avevamo cominciato: un ricorso al T.A.R. avente come unico obiettivo quello dell’eliminazione fisica dell’ultimo D.M. sull’aggiornamento delle G.A.E. (n. 495/16).

Il 16 novembre si riunirà l’Adunanza Plenaria. Se il massimo organo della giustizia amministrativa confermerà il valore abilitante del titolo e la possibilità di chiedere ed ottenere l’ammissione in GAE si arriverà, presumibilmente, ad una vittoria definitiva. Se, al contrario, ci sarà un ripensamento, lo scenario potrebbe davvero essere buio per tutti.

Dopo la vittoria del precedente ricorso sperimentale sul D.M. 325/15, abbiamo aperto le adesioni ad un’azione di nullità anche nei confronti dell’ultimo D.M.

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Dottori di ricerca: svolta al Consiglio di Stato sul valore del loro titolo di studio

Il Consiglio di Stato mette un primo, importantissimo, sigillo sulla questione dei dottorati di ricerca. Sin dal primo TFA bandito nel 2012 affermiamo che il titolo di dottore di ricerca deve essere valutato dal MIUR in maniera puntuale nell’ambito del sistema scolastico essendo profondamente illegittimo che il più alto titolo del sistema di istruzione, ottenuto all’esito di un percorso pluriennale di studio e ricerca, sia privo di qualsiasi valutazione nell’ambito dei titoli di accesso alle G.I., ai percorsi abilitanti ed al concorso pubblico per ottenere posti di ruolo nella scuola.

Il T.A.R. Lazio aveva rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, ha dapprima consentito a coloro i quali avevano già svolto alcune prove del concorso di proseguirle basandosi sull’aspetto del periculum, ribaltando l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzando una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami. Grazie a tale provvedimento i ricorrenti hanno potuto continuare nel loro percorso e, molti di loro, avendo superato le prove scritte ed orali si sono ritrovati VINCITORI DI CONCORSO.

Mancava, però, un provvedimento chiaro del CDS che prescindesse dalla contingenza dell’aver partecipato o meno ad alcune prove di concorso e che facesse ben capire al T.A.R., al MIUR ed all’intero mondo accademico e della scuola che, finalmente, si sta seriamente valutando la questione dell’equipollenza del titolo di dottorato con quelli di abilitazione all’insegnamento. Oggi, su questo, arriva il sigillo del Consiglio di Stato: “considerato che la questione relativa all’equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione ai fini per cui è causa appare oggettivamente controvertibile o perlomeno non manifestamente infondata” … “che dunque, previa verifica sull’esattezza di quanto dichiarato dalle parti appellanti circa il possesso del titolo di dottore di ricerca (possesso peraltro non contestato dall’appellata), l’appello cautelare va accolto e per l’effetto va disposta l’ammissione con riserva degli appellanti a prove suppletive, da predisporre e da svolgere nel più breve tempo possibile”.

Il MIUR è, dunque, condannato ad ammettere al #concorsone2016 i nostri ricorrenti predisponendo delle prove suppletive ad hoc.

Le udienze del 22 settembre e del 3 novembre, dunque, hanno segnato un crocevia fondamentale nella battaglia al fianco dei dottori di ricerca e del loro titolo giacchè il Consiglio di Stato, in sede collegiale ha, dapprima preso atto che alcuni tra i ricorrenti avevano superato le prove e vinto il concorso ponendo il sigillo sul loro percorso e, successivamente, ha addirittura ammesso alle nuove prove coloro i quali, illegittimamente, erano stati esclusi.

Grazie a questa vittoria anche gli altri giudizi introdotti al fianco dei dottori di ricerca potranno avere nuova spinta.

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Elezioni Universitarie: vittoria al TAR

Il Tar di Catania ha accolto il ricorso d’urgenza proposto dall’avvocato Santi Delia per conto dell’associazione Gea Universitas riammettendola alla competizione elettorale. Il Tar ha sospeso gli effetti del decreto dell’Ateneo messinese con il quale era stata estromessa la lista Gea Universitas e ha imposto la riammissione della lista alla competizione elettorale del 22 e 23 novembre.

Il procedimento di esclusione era dovuto ad una discrasia riguardante il luogo di autenticazione di 29 sottoscrittori della lista Gea Universitas sulle 71 totali, in maniera che solo 42 risultavano valide non raggiungendo il quorum di 60 firme necessarie per la presentazione della lista.  

“Con il ricorso – racconta Ivan Cutè, fondatore di Gea – siamo riusciti a dimostrare che tutto ciò era fuori luogo, in quanto l’amministrazione universitaria e la commissione elettorale d’ateneo non hanno tenuto conto dell’atto di ricognizione, col quale si attestava e certificava l’avvenuta autentica nel proprio municipio di competenza, del Pubblico Ufficiale che aveva autenticato le 29 firme”. 

Gli studenti mostrano soddisfazione ma senza usare toni trionfalistici: “Abbiamo sempre creduto che il Tar ci avrebbe dato ragione. Siamo amareggiati perché abbiamo dovuto ricorrere alla giustizia amministrativa per ottenere un diritto che la nostra Università ci aveva sottratto.  L’Ateneo di Messina, la cui storia prestigiosa lo precede, avrebbe dovuto garantire la nostra partecipazione sin da subito. L’Ateneo vive con le tasse degli studenti che le famiglie pagano facendo sacrifici; oggi gli studenti hanno dovuto autotassarsi nuovamente per far valere un loro diritto costituzionalmente tutelato”. 

In queste ore l’ufficio elettorale, sta provvedendo al reinserimento dei 63 candidati appartenenti alla lista Gea, che cosi potranno avere l’opportunità di concorrere. Si vota nei giorni 22 e 23 novembre 2016 dalle ore 9 alle ore 18, per il rinnovo degli organi accademici (Senato, Cda, Csasu) e dei Consiglio di dipartimento e Consigli di Corso di Laurea. Con migliaia di elettori chiamati al voto.

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Gazzetta del Sud

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Studio Legale Avvocato Santi Delia