SUPPLENTI E PRECARIATO: CORTE D’APPELLO ROMA CONDANNA MIUR A RICOSTRUZIONE CARRIERA E 12 MENSILITA’

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La Corte d’Appello di Roma, con sentenza resa in data 13-05-2019, ha rigettato l’appello proposto dal MIUR avverso la sentenza del Tribunale del Lavoro, che, in accoglimento del ricorso proposto dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, riconoscendo la illegittimità della condotta della Amministrazione scolastica, che aveva conferito supplenze con plurimi contratti a termine eccedenti il termine complessivo di 36 mesi, aveva accordato un risarcimento del danno quantificadolo in 12 mensilità parametrati all’ultima retribuzione globale di fatto percepita.

Il Giudice di prime cure, altresì, aveva riconosciuto alla ricorrente il diritto alla percezione degli incrementi retributivi connessi all’anzianità di servizio, al pari di quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale per i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato, oltre ad aver condannato il Ministero alla corresponsione in favore della ricorrente degli interessi legali calcolati sulle differenze mensili al saldo, intimando il MIUR a provvedere alla regolarizzazione della posizione contributiva e previdenziale della stessa.

Il Tribunale del Lavoro, ancora, aveva ravvisato, tra le altre, una violazione dell’art. 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva europea 1999/70/CE, atteso che il MIUR aveva proceduto al riconoscimento degli scatti stipendiali, di cui al CCNL, soltanto a favore degli assunti a tempo indeterminato, e non anche per chi, come la ricorrente, aveva intrattenuto un rapporto di lavoro sulla base di reiterati contratti di lavoro a tempo determinato.

La Corte d’Appello di Roma, in ossequio a quanto già precedentemente statuito dalla Corte di Cassazione, qualificando la disposizione di cui all’art. 4 dell’Accordo Quadro come norma self-executing, ed essendo ben conscia dell’oramai consolidato principio di preminenza del diritto europeo sul diritto nazionale, ha ritenuto di dover procedere alla disapplicazione della clausola del CCNL che consente un trattamento economico differenziato a seconda delle modalità di assunzione del dipendente, se con contratto a tempo indeterminato, ovvero con contratto a termine.

Una clausola siffatta, infatti, sarebbe difficilmente conciliabile con il principio di non discriminazione, di cui costituisce applicazione il citato art. 4 dell’Accordo Quadro, e che, peraltro, trova oggi espresso riconoscimento anche nel c.d. Diritto europeo primario (art. 21 Carta di Nizza) e nelle Carte internazionali dei diritti (art. 14 CEDU), atteso che il parametro di commisurazione della retribuzione deve essere rappresentato dall’effettivo apporto lavorativo profuso dal dipendente e non anche dal titolo contrattuale legittimante la prestazione lavorativa.

Queste, in estrema sintesi, le argomentazioni addotte dagli Avv.ti Delia e Bonetti a sostegno della pretesa della loro assistita; argomenti che hanno fatto breccia nel percorso logico-decisionale della Corte di Merito, la quale, nel rigettare il gravame proposto dal MIUR, ha ritenuto immune da vizi il ragionamento del Tribunale, confermando, dunque, il diritto al risarcimento del danno derivante dalla stipula di plurimi contratti a termine per un periodo complessivo eccedente la soglia di 36 mesi fissata dal legislatore, e condannando, altresì, il Ministero alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla ricorrente medesima.

Si tratta di un’importante pronuncia che, sulla scorta delle censure mosse dallo Studio Legale Delia e Bonetti, fa applicazione dei principi di diritto sovranazionale in un settore, quale è quello scolastico, ad alto grado di specializzazione, ma i cui principi, per la loro intrinseca potenzialità applicativa, si prestano a regolare rapporti contrattuali afferenti anche ad altri comparti del pubblico impiego.

Studio Legale Avvocato Santi Delia