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Precariato scuola: Miur condannato a ricostruire carriera, risarcimento danni e spese legali. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi.

Un’ altra vittoria per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in tema di equiparazione tra docenti a tempo determinato e a tempo indeterminato. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi, anche coinvolgendo incarichi universitari.
Il Tribunale di Tolmezzo, con una accuratissima sentenza di 35 pagine, oltre al risarcimento del danno per abuso dei contratti di supplenza a termine, ha riconosciuto il diritto del ricorrente al risarcimento del danno e al riconoscimento della progressione stipendiale, parificando – di fatto – gli insegnanti con contratto a tempo determinato a quelli di ruolo.
Secondo il Tribunale friulano “il superamento del limite di 36 mesi è presupposto necessario e sufficiente a determinare l’illegittimità dei contratti a termine di cui si discute in questa sede, tale limite andrà meglio identificato all’interno di un preciso lasso temporale, il cui inizio si colloca al momento dell’entrata in vigore della L. n. 247/2007 (1/1/2008), e la cui fine va individuata, appunto, nella data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011 (14/05/2011). Tale verifica, compiuta alla luce delle non contestate allegazioni dei ricorrenti (v. pagg. 1 e 2 del ricorso) e delle risultanze documentali in atti (v. contratti depositati nel fascicolo attoreo, comprensivi degli incarichi di docenza stipulati con l’Università di XXX ex art. 1, comma 10 della L n. 230/2005), consente di concludere, così, che la sommatoria dei vari rapporti comunque alle dipendenze del Ministero della istruzione nello svolgimento di mansioni equivalenti ha superato i 36 mesi. E’ inevitabile, da ciò, trarne la conclusione dell’effettiva illegittimità della successione dei contratti a termine per cui è causa, nella parte in cui detta successione, essendosi protratta per oltre 36 mesi con lo svolgimento, da parte del ricorrente, di analoghe mansioni presso lo stesso datore di lavoro, ha finito per violare un termine di durata costituente misura di tutela comunitariamente imposta per reprimere gli abusi derivanti dall’utilizzo di forme di impiego non stabili”
Sono state altresì riconosciuti tutti gli accessori di ricostruzione carriera cosicchè le prestazioni lavorative, la maturazione dell’esperienza professionale e la natura delle prestazioni rese dall’insegnante supplente, non differiscono affatto da quelle del personale docente di ruolo.

Il Miur dovrà pagare circa 30.000 euro a precario.

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Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Arriva l’assunzione per 3000 precari diplomati magistrali

Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Il dirigente nominato del Consiglio di Stato ha preso carta e penna ed ha scritto a tutti gli Uffici scolastici d’Italia ordinando, in sostanza, di assumere i 3000 precari, difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che avevano vinto la causa.
A seguito di un travagliato iter giudiziario fatto di ricorsi e controricorsi dei precari e del MIUR, il Consiglio di Stato, nel mese di novembre, aveva definitivamente confermato le ragioni degli insegnanti a seguito della richiesta di chiarimenti proposta dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ribadendo “al MIUR la necessità non solo dell’inserimento in GAE ma anche della possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e indeterminato per i ricorrenti” spiegano i due legali delle associazioni Bonetti e Delia.
Nonostante, secondo lo stesso Commissario, l’ordinanza n. 5219 “fornisce importanti chiarimenti finalizzati alla corretta esecuzione dell’ordinanza n. 1089/15”, gli Usp, per oltre 2 mesi, non hanno provveduto “a stipulare con gli appellanti contratti a tempo determinato nonché contratti a tempo indeterminato limitatamente ai posti eventualmente ancora disponibili in esito alle operazioni del predetto piano straordinario” costringendo il Commissario ad insediarsi imponendo termini strettissimi per l’assegnazione dei ruoli. Proprio entro oggi, 4 febbraio 2016, tutti gli USP dovranno provvedere “alla ricognizione dei posti disponibili ed alla stipula dei contratti a tempo indeterminato e determinato con i ricorrenti collocati in posizione utile in graduatoria”.
Anche i pochi ricorrenti non ancora assunti, come aveva già chiarito il Consiglio di Stato, avranno diritto a “piena tutela” che “sarà loro somministrata dall’anno scolastico successivo in poi”.
Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti “si tratta di un momento storico giacchè mai un precario con diploma magistrale, aveva ottenuto il posto in ruolo in questa fase cautelare di processi giudiziali così complessi. Un lavoro davvero estenuante cominciato al fianco di oltre 3000 diplomati magistrale nel giugno del 2014 e terminato oggi con la stipula dei contratti”. Non nascondiamo, concludono i legali, che c’è anche una certa emozione nel vedere i nostri insegnanti piangere di gioia prendendo in mano il loro contratto a tempo indeterminato dopo anche dieci anni di precariato.
“Non ci fermeremo” commentano dall’ADIDA e da La Voce dei Giusti Valeria Bruccola e Francesca Bertolini “e chiederemo l’estensione di questi principi a tutti i docenti precari, anche non ricorrenti”.

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Crolla il numero chiuso: il TAR conferma l’iscrizione di 9mila studenti di medicina. Vittoria storica, ora il governo superi il numero chiuso

Stanno uscendo in queste ore le sentenze di accoglimento del maxi ricorso UDU, patrocinato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativo al test d’ingresso dell’aprile 2014: con tali sentenze il TAR sta sciogliendo le riserve di migliaia di studenti, i quali diventano a tutti gli effetti studenti iscritti regolarmente al corso di studi di Medicina.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Sono sentenze storiche, che segnano un passo avanti decisivo nella battaglia contro questo sistema di accesso, il quale preclude ogni anno a migliaia di studenti la possibilità di frequentare il corso di studi che avevano immaginato per il proprio futuro. Gli studenti iscritti in sovrannumero hanno dimostrato di aver diritto di studiare ciò che avevano scelto nel modo più semplice possibile: frequentando le lezioni e dando esami.”

Continua il coordinatore nazionale: “Queste sentenze, che confermano l’iscrizione di quasi 9mila studenti ammessi in sovrannumero dopo il ricorso del 2014, rappresentano la migliore risposta a chi vorrebbe una riduzione dei posti messi a bando per il prossimo anno accademico: è ormai evidente che il numero chiuso non funzioni. Per il solo anno accademico 2014/2015 un numero di studenti doppio rispetto a quello previsto ha avuto la possibilità di iscriversi a Medicina. Ogni giorno il TAR è chiamato ad intervenire su più fronti, per garantire agli studenti diritti negati da un sistema ingiusto, che preclude in maniera folle e insensata l’accesso all’università. E’ paradossale, però, che il riconoscimento e la tutela del diritto ad accedere al percorso di studi scelto venga negato ogni anno dal MIUR.”

Conclude Dionisio: “Ogni giorno il muro rappresentato dal numero chiuso si va sgretolando sempre più. Questo sistema sta implodendo nelle sue contraddizioni: è notizia di oggi che il giudice civile di Caltanissetta ha confermato la legittimità dei corsi di Medicina e professioni Sanitarie dell’università romena Dunarea a Enna, rigettando il ricorso presentato dal MIUR, e aprendo la strada a quest’ennesima presa in giro. Il governo deve assolutamente farsene una ragione e assumersi la responsabilità politica, e non solo, di recepire quello che è l’indirizzo che come studenti stiamo indicando da anni, e che oggi trova il definitivo supporto della giustizia amministrativa. “Abbattiamo il numero chiuso” non è solo un slogan, ma una necessità con cui il governo deve misurarsi e lo deve fare cominciando ad ascoltare la voce di chi rappresenta gli studenti in questa battaglia. Il tavolo per discutere del superamento del numero chiuso da troppo tempo promesso dal Ministro non può più attendere.”

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Repubblica

Sole 24 ore

Italia Oggi

Il Giornale

Il Fatto Quotidiano

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Medicina generale (MMG): sospesa la sentenza del T.A.R. LAZIO e ammessi tutti i nostri ricorrenti. Ad aprile la parola fine del CDS.

Ad aprile 2016 il Consiglio di Stato metterà, finalmente, la parola fine alla querelle sul concorso di Medicina generale. I giudici di Palazzo Spada decideranno con sentenza non più appellabile se è corretta la scelta delle Regioni e del Ministero della Salute di attuare la graduatoria regionale oppure se, ancora una volta come accaduto per i corsi di laurea e già in sede cautelare su Medicina generale, abbiamo ragione noi e dovrà attuarsi la graduatoria nazionale.

Frattanto, però, un altro decisivo round è aggiudicato ai giovani medici ed alla nostra teoria sulla graduatoria nazionale.

Il Consiglio di Stato, accogliendo l’appello degli avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Umberto Cantelli, ha già detto che la posizione del T.A.R. è errata; tanto errata da convincerlo ad ammettere persino una ricorrente che lo scorso anno non si era iscritta per non aver appellato la decisione cautelare sfavorevole.

Nel mese di novembre 2015, con un’articolata pronuncia, il Tar del Lazio aveva rigettato le domande dei ricorrenti, “sostenendo l’impossibilità di attuare la graduatoria unica nazionale anche per medicina generale, mettendo l’accento sul fatto che i medici di medicina generale dovrebbero poi continuare la loro carriera all’interno della stessa Regione”.

Bonetti e Delia, citando le fonti della contrattazione collettiva, hanno invece sostenuto che “le graduatorie dei medici in possesso del titolo acquisito, al completamento del corso triennale, possono essere formate da abilitati in qualunque altra regione, a nulla rilevando la Regione che ha rilasciato il titolo stesso”. Tesi a cui ha dato ragione il Consiglio di Stato.

“Siamo convinti”, affermano Bonetti e Delia, “che grazie a queste decisioni si arriverà all’applicazione della graduatoria unica per MMG cui seguirà, a quel punto a stretto giro e senza più alibi di sorta, l’adeguamento della borsa dei corsisti di medicina generale che, senza spiegazione alcuna, è ferma dal 1999 nonostante quella degli specializzandi universitari sia stata adeguata nel 2006. In soldoni uno specializzando universitario ha una borsa di circa 1800 euro mensili, quello di MMG solo di 800 nonostante maturi, ex lege, CFU in materia addirittura superiore rispetto ai colleghi dei reparti di formazione universitaria”. Servirà, in tal senso, un successivo sforzo anche delle rappresentanze dei medici e su questo confidiamo nella pressione del Coordinamento mondo medico che da tempo segue il tema.

La decisione, inoltre, è fondamentale in quanto riafferma la teoria del sovrannumero. Da sempre, infatti, sosteniamo che innanzi a un concorso illegittimo, l’unico rimedio possibile è quello dell’ammissione in soprannumero, in quanto il diritto allo studio e alla formazione professionale è libero, come la Costituzione prevede, e può essere compresso solo innanzi a una prova conforme a legge. Se, come accaduto, questa prova è illegale, a tutti deve essere consentito studiare o specializzarsi.

Alle prime vittorie ai Tar Palermo, Brescia, Cagliari, Napoli, Firenze e, tra gli altri, Campobasso sono seguite le pronunce del Consiglio della giustizia amministrativa e del Consiglio di Stato che, ancora una volta, ha ribadito la correttezza di questi principi.

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Sole 24 ore

dirittoallostudio

Test medicina: respinto l’appello del MIUR. L’ammissione diventa definitiva e in 10.000 possono ora studiare più sereni.

Il C.G.A. ha rigettato l’appello dell’Avvocatura dello Stato con il quale era stata impugnata la prima sentenza in Italia, di paternità del T.A.R. Palermo, sul caso della violazione dell’anonimato durante il concorso per l’ammissione a Medicina e Odontoiatria del 2013.

Dopo quella sentenza del T.A.R. Palermo, grazie alla quale furono ammessi i primi 10 studenti in Italia, seguirono migliaia di ammissione per i test 2013 e 2014.
La sentenza del T.A.R. Palermo, ora divenuta definitiva, è pertanto un fatto storico giacchè da più serenità e garanzie agli oltre 10.000 studenti che sono ancora in attesa di una sentenza definitiva.
A dichiarare la nullità di quel test, come si ricorderà, era stato il Tar di Palermo, nel corso dell’udienza della prima sezione presieduta dal giudice Filoreto D’Agostino, che accoglieva il ricorso presentato dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ammetteva in sovrannumero tutti gli studenti ricorrenti e condannava alle spese processuali l’Ateneo.

Il T.A.R. ha anche inviato gli atti alla Procura della Repubblica evidenziando che la scelta del MIUR e dell’Ateneo di “far compilare la scheda anagrafica prima dello svolgimento dei test ed esporla sul banco accanto al documento di riconoscimento, ha consentito la conoscenza del codice identificativo abbinato a ciascun candidato prima della compilazione dei questionari, con conseguente rilevante violazione del principio dell’anonimato”.
“Il secco rigetto dell’appello del Miur” – commentano Santi Delia e Michele Bonetti, che erano anche gli ideatori dello storico ricorso vinto innanzi all’Adunanza Plenaria – “è la conferma di un decennio di lavoro sul vizio iniziato nel 2008, passato per la vittoria alla Plenaria e su cui oggi il Cga ha messo il sigillo finale dicendo che i giudici di Palermo, prima di tutti in Italia sul concorso del 2013 e del 2014, avevano visto bene ritenendo palesemente illegittime le scelte del Miur. Grazie a questa sentenza, ancora una volta per primi, siamo riusciti a far rigettare le opposte istanze del Miur in appello. Le migliaia di studenti ammessi grazie a questo vizio sull’anonimato e che aspettano la loro sentenza finale possono certamente essere più sereni dopo questo autorevole precedente: per tutti sarà ancora una volta più facile vincere”.

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dirittoallostudio

Ammissione ai corsi a numero chiuso di Medicina: vittoria definitiva dell’UDU sulla scheda anagrafica.

E’ della tarda mattinata del 20 gennaio 2016 il provvedimento del Consiglio di Stato che segue il decreto cautelare del Presidente Baccarini che mette fine alla lunga vicenda della mancata sottoscrizione della scheda anagrafica dei test d’ingresso, ove per un vizio di forma al 10%, dei giovani aspiranti universitari non si è consentito di accedere all’università.

Con ordinanza del Presidente Severini della VI sez. del Consiglio di Stato, è stato dichiarato vincente il primo ricorso UDU patrocinato dagli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, che ha spianato la strada ad oltre 1000 accoglimenti.

“Si mette un punto ad una vicenda che dopo il nostro primo ricorso vinto poteva essere chiusa con un provvedimento ministeriale che non costringesse 1000 studenti a fare causa”. – A parlare è Jacopo Dionisi, coordinatore nazionale dell’UDU. – “Ora, anche gli oltre 1000 ammessi con riserva”, – prosegue il coordinatore UDU, – “Potranno studiare con tranquillità. Chiediamo al Ministero e al Governo di sciogliere immediatamente la riserva”.

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Ammissione a Medicina. TAR Palermo i nostri ricorrenti restano a Palermo e non vanno a Caltanissetta

Il T.A.R. Palermo ha definitivamente respinto il ricorso di alcuni candidati che chiedevano l’assegnazione a Palermo invece che a Caltanissetta in danno dei nostri ricorrenti ammessi lo scorso anno dal T.A.R. Lazio per la vicenda “bonus maturità”.

Il T.A.R. ha ritenuto che “iessendo il ricorso inammissibile per carenza d’interesse e comunque infondato nel merito” giacchè, proprio come da noi sostenuto sin dalla fase cautelare “appare altresì rilevante il fatto che i ricorrenti, avuto riguardo alla prima graduatoria, stante il loro punteggio, andrebbero assegnati comunque a Caltanissetta” (così l’ordinanza cautelare).

Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti è l’ennesima vittoria in difesa dei nostri studenti che possono regolarmente continuare a studiare a casa propria.

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Diploma magistrale: la prima vittoria del 2016 arriva da Ragusa

Il Tribunale di Ragusa, con ordinanza del 15 gennaio 2016, ha accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ammettendo in G.A.E. gli insegnanti e chiarendo che questi ultimi non avevano alcun onere di agire in precedenza.

Secondo la coraggiosa Giudice Scifo Rada “in senso contrario alla conclusione di cui sopra non può correttamente invocarsi il principio alla cui stregua le graduatorie in discorso, una volta trasformate in graduatorie “ad esaurimento”, non tollererebbero più ulteriori inserimenti; ciò in quanto la dedotta impossibilità giuridica di far luogo a nuovi inserimenti non può estendersi anche alla posizione di quanti già all’epoca della trasformazione delle graduatorie fossero in possesso di titolo abilitante e risultassero nondimeno esclusi dall’inserimento nelle stesse soltanto a causa di una errata interpretazione della disciplina applicabile”.

Si tratta, commentano con estrema soddisfazione gli Avvocati Santi Delia Delia e Michele Bonetti, “di una decisione assai importante perchè il Tribunale di Ragusa, con date e documenti alla mano, ha avuto il coraggio di esplicitare le ragioni del dissenso rispetto alla posizione di altri Colleghi mettendo a nudo l’insuperabile circostanza che nessuna norma ha sancito la decadenza dei diplomati magistrale di agire per ottenere l’accertamento del loro diritto“. “Pur essendo consapevoli“, continua l’Avvocato Santi Delia, “che la battaglia sia ancora lunga e, probabilmente, solo la Plenaria, la Cassazione o la CGE metteranno la parola fine a questa vicenda, questa decisione è assai importante in quanto, da oggi in poi, tutti i Tribunali dovranno fermarsi a riflettere rimeditando e rivisitando le proprie decisioni“.

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Specializzazioni mediche e MMG: Consiglio di Stato, si al sovrannumero. Sospesa la sentenza negativa del T.A.R. su medicina generale

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello degli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Umberto Cantelli e confermato l’ammissione in sovrannumero dei ricorrenti al corso di specializzazione di medicina generale.
Il Tar Lazio aveva rigettato le domande dei ricorrenti sostenendo l’impossibilità di attuare la graduatoria unica nazionale anche per medicina generale mettendo l’accento sul fatto che i medici di medicina generale dovrebbero poi continuare la loro carriera all’interno della stessa Regione.
I legali Bonetti e Delia, citando le fonti della contrattazione collettiva, hanno invece sostenuto che le graduatorie dei medici in possesso del titolo acquisito al completamento del corso triennale possono essere formate da abilitati presso qualunque altra regione a nulla rilevando la Regione che ha rilasciato il titolo stesso.
Anche la sesta Sezione, oggi, ha ribadito la correttezza della scelta sovrannumeraria per le scuole di specializzazione respingendo le richieste del Miur che sosteneva l’impossibilità di ammettere gli specializzandi alle scuole oltre il numero programmato. Le decisioni cautelari, dicono i legali, sono assai importanti anche in quanto consentono, ancora una volta, di accedere alla tutela sovrannumeraria preferendola rispetto all’annullamento dell’intera procedura.
Dal 2007, anno del primo concorso farsa per l’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso, infatti, sosteniamo che innanzi ad un concorso illegittimo l’unico rimedio possibile e’ quello dell’ammissione in sovrannumero in quanto il diritto allo studio ed alla formazione professionale e’ libero come la costituzione prevede e può essere compresso solo innanzi ad una prova conforme a legge.
Se, come accaduto, questa prova è illegale a tutti deve essere consentito studiare o specializzarsi. Le prime vittorie ai Tar Palermo, Brescia, Cagliari, Napoli, Firenze e, tra gli altri, Campobasso sono seguite le pronunce di C.g.a. e Consiglio di Stato che, ancora una volta, ha ribadito la correttezza di questi principi.
 
 
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Concorso viceispettori di polizia: le modalità di adesione all’azione per ottenere l’ammissione.

Ci sono giunte numerose richieste di assistenza per quanto riguarda il recente bando del Ministero dell’Interno relativo alla selezione di 320 viceispettori di Polizia. Il nostro studio è da sempre al fianco dei militari tanto in fase di accesso al ruolo quanto per i fatti di servizio. Tra le vittorie più importanti vi è la prima sulla combinazione mortale tra uranio impoverito e vaccini cui è seguita la confessione di fondatezza da parte dello stesso Comitato di verifica o ancora quella sui titoli d’accesso al concorso per ispettore di Polizia e sulle prove fisiche dei vari concorsi di accesso all’arma.

Come ormai saprete, per la partecipazione a tale concorso è necessario essere in possesso del requisito dell’altezza di 1,65 m per gli uomini e di 1,61 m per le donne, oltre il requisito dell’età di 32 anni

Invero la giurisprudenza europea è unanime nel ritenere che i requisiti fisici non possono essere penalizzanti in punto di accesso alle prove selettive relative ai concorsi nelle Forze armate; tuttavia il Ministero continua ancora una volta ad utilizzare i famigerati requisiti dell’altezza e dell’età per escludere illegittimamente la tanti potenziali concorrenti da una prova che per molti potrebbe significare l’impiego della vita e la prospettiva di un futuro economicamente più certo.

A nostro giudizio vi sono elementi che pongono a favore di una difesa, stante il recente sviluppo normativo che la disciplina delle forze armate ha subito, e pertanto siamo dell’idea di proporre un’azione collettiva innanzi al T.A.R. del Lazio.

Tale azione avrà la finalità di consentire a soggetti che verrebbero immediatamente esclusi dal bando, di poter prendere parte al concorso, senza poi rischiare di veder vanificati i propri sforzi per la carenza di tali requisiti.

CHI PUO’ AGIRE

L’azione può essere intrapresa da ricorrenti maggiorenni ambo sessi che un altezza inferiore a quella indicate e/o un età superiore ai 32 anni. Ci riserviamo di proporre ricorsi separati per le ricorrenti di sesso femminile abbiano un’altezza inferiore a 1,58 m.

Come aderire

Per aderire è necessario

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Studio Legale Avvocato Santi Delia