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TEST MEDICINA: TRADITE LE PROMESSE. RESTA IL NUMERO CHIUSO MA ACCOLTI DUE NOSTRI IMPORTANTISSIMI MOTIVI PER I QUALI DA ANNI CI BATTIAMO A FIANCO DEGLI STUDENTI

“Numero chiuso si cambia”. Così l’anticipazione de Il Sole 24 ore Scuola sul Decreto alla firma del Ministro Bussetti. “Nelle prove di ingresso a medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e professioni sanitarie si dimezza il numero di quesiti di logica – da 20 a 10 -, mentre sale il peso della cultura generale, con i quesiti che passano da 2 a 12 e riguarderanno le seguenti materie: storia, letteratura italiana e straniera, attualità (educazione civica). Lo prevede il decreto del Miur alla firma del dal ministro Marco Bussetti che ha annunciato di voler aumentare del 20% i posti a medicina. dai quasi 10mila del 2018/19 si passerà a 12mila del 2019/20. In tutto 60 quesiti, dove i restanti 30 sono suddivisi per medicina tra i 18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica (come lo scorso anno). La decisione di aumentare il numero dei quesiti di cultura generale è in netta controtendenza rispetto alla linea portata avanti negli ultimi anni, che aveva condotto a una loro progressiva riduzione (erano 5 nel 2012, scesi poi a 2 nel 2015)”.
Come e perchè ciò è avvenuto lo spiega l’Avvocato Santi Delia contattato dalla nostra redazione per un commento sulla notizia.

Il Ministero, con il Decreto che si appresta ad essere pubblicato, ha accolto i nostri due più importanti motivi di ricorso che hanno caratterizzato gli ultimi anni di contenzioso. Dopo che lo scorso anno fu stabilita la redistribuzione dei posti extracomunitari vacanti e la possibilità di trasferirsi da Medicina a Odontoiatria e viceversa in presenza di peculiari condizioni (temi su cui le nostre prime vittorie erano del 2012), oggi è la volta del numero dei posti (+20%) e della diminuzione della logica, tra le materie del test.

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IL CONSIGLIO DI STATO SI PRONUNCIA SULLA QUESTIONE DELLA DECADENZA UNIVERSITARIA

Il Consiglio di Stato si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di una studentessa consentendole la prosecuzione del proprio percorso accademico.

L’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva difatti che la studentessa fosse incorsa nella  decadenza  dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2009/10, poiché  tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto  anni. Continue reading IL CONSIGLIO DI STATO SI PRONUNCIA SULLA QUESTIONE DELLA DECADENZA UNIVERSITARIA

L’Università nega il trasferimento a Medicina: il T.A.R. accoglie il ricorso ed ammette il ricorrente al terzo anno

Il TAR del Lazio ha disposto, con un provvedimento d’urgenza, l’immatricolazione di uno studente a cui era stato negato il nullaosta per il trasferimento al terzo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Nel caso di specie l’Università dell’Aquila aveva predisposto un bando di trasferimento con la previsione di un test restrittivo per le domande di accesso al terzo anno; lo studente ho quindi agito contro il rigetto della sua domanda di trasferimento ed ha ottenuto così, tramite il recentissimo pronunciamento del Giudice Amministrativo, l’iscrizione al terzo anno di Medicina.

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GARANTITO IL DIRITTO ALLO STUDIO AD UN BAMBINO AFFETTO DA AUTISMO GRAZIE ALLA PRONUNCIA DEL CONSIGLIO DI STATO

Il Giudice Amministrativo torna ad essere baluardo dei diritti. Giudice capace di ridare dignità e valore ai diritti fondamentali del cittadino troppo spesso nudo ed inerme di fronte alla fredda burocrazia fatta di tagli, dinieghi e spallucce. È di poche ore fa la decisione del Consiglio di Stato che, con un decreto monocratico presidenziale a firma del Dott. Sergio Santoro, in accoglimento del ricorso in appello proposto dall’amico Avvocato Alfonso Amoroso, da sempre al fianco dei giovani studenti, ha disposto che venga “urgentemente assegnato in deroga, per il massimo delle ore consentite per finalità di sostegno […] un assistente educativo e culturale […] così come richiesto nella esibita certificazione, al fine di garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio e alla partecipazione a tutte le attività scolastiche”.
Il ricorso in parola è stato proposto per l’annullamento degli atti che avevano determinato la diminuzione delle ore di sostegno e di assistenza educativa per un bambino affetto da autismo, pregiudicando gravemente la possibilità per l’alunno di integrarsi nelle attività didattiche e formative.
La pronuncia del Consiglio di Stato è di grande rilevanza in quanto afferma l’importanza del “sostegno” per gli studenti affetti da disabilità, che funge da ponte tra il bambino e la collettività degli studenti.L’insegnante di sostegno, diversamente dalla curriculare, media i rapporti tra tutte le figure che ruotano intorno all’alunno in una logica di rete (insegnanti di classe, ASL, dirigente scolastico, educatori, genitori, enti locali) al fine di accompagnare il progetto di vita dello studente e facilitare i processi di integrazione e realizzazione di obiettivi mirati.
La programmazione didattica predisposta dall’insegnante di sostegno, dunque, seppur strettamente legata a quella delle singole discipline cui provvede l’insegnante curriculare, è completamente diversa ed ispirata a criteri che esulano dalle sole finalità didattiche e centrata più sulle necessità specifiche dello studente.
In relazione al provvedimento in questione non mancano i commenti delle diverse associazioni del settore tra cui la ONLUS “Le Ali dei Pesci” che accoglie con entusiasmo ed ottimismo la decisione del Consiglio di Stato: “La Giustizia Amministrativa, ed in particolare il Consiglio di Stato, ancora una volta ha dimostrato di essere sensibile alle tematiche sociali più delicate. Siamo contenti che il bambino in questione possa ritrovare il giusto supporto, sia qualitativo che quantitativo, alla propria attività scolastica”.

 

Concorso straordinario primaria e infanzia: il Consiglio di Stato conferma la propria posizione sui concorsi riservati. Vi spieghiamo cosa succederà.

Il Consiglio di Stato ha confermato la propria linea sui concorsi riservati.

Anche per quello su Primaria e Infanzia, come per quello sulla Secondaria, sarà la Corte Costituzionale a dire chi, tra gli esclusi, vi potrà partecipare e, ancora più a monte, se è legittimo o meno il sistema.

Prima di tale pronuncia, così come deciso per il concorso riservato della secondaria, non vi saranno ammissioni con riserva volte alla mera partecipazione.

Questa l’analisi, crediamo lucida e squisitamente giuridica, sul contenzioso relativo al concorso straordinario riservato ai possessori di diploma magistrale e laurea in Sfp con almeno 2 anni di servizio negli ultimi 8.

Ieri sono stati trattati, in una fase meramente cautelare e di urgenza, i primi appelli sul tema e, obiettivamente, in forza di una giurisprudenza ormai consolidata sul Fit della secondaria secondo cui occorre attendere l’esito della Consulta prima di consentire o meno l’ammissione con riserva delle varie categorie escluse, l’esito appare scontato, quasi obbligato.

Che difatti, si dovesse necessariamente passare per il vaglio della Corte Costituzionale, questa difesa, che sul precedente concorso straordinario ha per primo sollevato la questione, lo aveva chiarito e ribadito con forza a tutti i nostri insegnanti proprio per far comprendere la differenza rispetto all’impugnazione, ordinaria, di un bando le cui categorie ammesse erano scelte dal Ministero.

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RISPONDIAMO A TUTTE LE VOSTRE DOMANDE: CALENDARIO RIUNIONI PER GLI INSEGNANTI

A seguito del provvedimento emesso dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, relativo alla situazione dei diplomati magistrali ante 2001/2002, riteniamo opportuno organizzare alcuni incontri dedicati specificamente agli insegnanti, in modo da fornire tutti gli opportuni chiarimenti, fare il punto delle eventuali strade alternative e confrontarci sullo stato attuale dei fatti.

Tali appuntamenti vedranno la presenza dello scrivente Avv. Santi Delia.

Al fine di venire incontro alle esigenze dei tanti interessati che risiedono fuori Messina, abbiamo predisposto un calendario che prevede sia incontri in giorni feriali che incontri nel fine settimana.

In particolare le date selezionate sono:

–          Sabato 13.04.2019  alle ore 10:00

–          Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30

–          Sabato 18 maggio 2019 alle ore 10:00, inoltre, vi sarà una riunione per tutti gli insegnanti (dunque anche DOTTORATI, ITP, AFAM, ecc.) che hanno avviato ricorsi con il nostro studio.

Tale ultima riunione è appositamente fissata in data successiva alla trattazione delle questioni legate alle GAE e al diploma magistrale dinanzi alla Corte Costituzionale, fissata per il 7 maggio p.v.

Gli incontri avranno luogo presso il nostro studio legale sito in Via di S. Agostino, 4 (Galleria Vittorio Emanuele) 98122, Messina.

In base all’affluenza e alla diversità dei gruppi al loro interno lo studio deciderà se dividere i vari ricorrenti in diverse sale, ma al fine di agevolare il lavoro e di permettere a tutti di poter partecipare vi preghiamo di essere puntuali e rispettare le fasce orarie indicate per le diverse categorie.

Per la sola sede di Messina vi chiediamo di inviare una mail a segreteria@avvocatosantidelia.it o chiamare a 0906412910-0906406782 così da prenotare la Vs fascia oraria ed evitare attese.

Risolveremo di persona con una consulenza gratuita ogni singola problematica; riteniamo pertanto la Vostra presenza fondamentale chiedendoVi di venirci incontro con la Vostra presenza considerando che in questi giorni si stanno moltiplicando riunioni di piccoli gruppi e richieste individuali che gravano su di noi e su di Voi e che dunque non condividiamo anche per evitarvi costi eccessivi.

Invitiamo tutti a partecipare considerando l’importanza delle questioni da affrontare e la necessità di far fronte a numerose richieste che richiedono un’analisi congiunta delle varie posizioni.

CONCORSO INPS: 3 quesiti errati, riammessi candidati.

60.000 candidati per 967 posti che l’INPS ha già dichiarato di voler allargare a 4500 entro l’anno.

Secondo T.A.R. Lazio e Consiglio di Stato almeno 3 dei quesiti somministrati alla seconda e terza prova sono errati e in centinaia sono tornati a sperare di poter ottenere il posto fisso.

Abbiamo sostenuto, vincendo, che i quesiti sull’in house, sul codice di comportamento ed un terzo riguardante i reati dei pubblici ufficiali fossero illegittimi. Continue reading CONCORSO INPS: 3 quesiti errati, riammessi candidati.

Concorso Fit 2018: Il Consiglio di Stato rigetta le richieste di revoca proposte dal Miur. I nostri ricorrenti titolari di provvedimenti cautelari favorevoli hanno diritto a svolgere le prove

Aggiornamenti sul contenzioso relativo al reclutamento del personale docenti mediante concorso Fit.

Dopo la nota vicenda della rimessione alla Corte Costituzionale del concorso FIT 2018 sul ricorso patrocinato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, con tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti, la Sezione VI del Consiglio di Stato ritorna a pronunciarsi sulla questione dei docenti esclusi dal concorso.

Si ricorderà, infatti, che dopo la rimessione alla Corte Costituzionale e l’ammissione alle prove di tutti i nostri ricorrenti, il Consiglio di Stato, all’esito delle udienze di fine settembre 2018, aveva in parte mutato il proprio orientamento reso sui nostri ricorsi e a differenza di quanto precedentemente disposto, ove la Sezione “ha concesso le richieste misure cautelari, ammettendo, con riserva, gli appellanti a partecipare alla procedura concorsuale speciale in esame2, aveva per l’appunto,  in ragione dell’alto numero dei potenziali aventi diritto“, ritenuto di mutare la propria precedente decisione affermando che ciò “comporterebbe un mutamento della natura dello stesso concorso in esame, in assenza delle esigenze di certezza e di continuità che nella specie solo la pronuncia della Corte Costituzionale può dare”.

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Mobilità docenti: il MIUR, ancora una volta, non riconosce il SERVIZIO PRE-RUOLO PRESTATO NELLE SCUOLE PARITARIE

 

Ancora una volta, come nell’ultimo biennio, l’ordinanza relativa alla mobilità del personale docente per il triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22 non ha riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie ai fini dell’attribuzione del punteggio.

La tabella allegata al n. 2 al CCNI 2017/2018 ai fini della valutazione dei titoli per i trasferimenti a domanda e d’ufficio del personale docente ed educativo, difatti, ha stabilito l’attribuzione di 6 punti per la mobilità volontaria e di 3 punti per la mobilità d’ufficio, limitatamente al servizio prestato nelle scuole statali, parificate o pareggiate escludendo dunque il servizio prestato nelle scuole paritarie.

Un quadro, questo, che mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente contrasto con i principi interni e comunitari che perseguono l’obiettivo primario di evitare ogni tipologia di discriminazione tra i vari lavoratori che svolgono mansioni analoghe.

Il nostro studio, sin dalla prima mobilità successiva alla c.d. “Buona Scuola” ha sempre ottenuto, per primo, il riconoscimento, a livello nazionale, dell’illegittimità di tale clausola innanzi al Giudice Amministrativo che ha annullato e prima ancora sospeso gli atti ministeriali.

Dopo che sulla mobilità del 2016, per primi, siamo riusciti ad ottenere l’accoglimento in fase cautelare innanzi al Consiglio di Stato, il quale chiariva che “ SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”; anche per la nuova ordinanza del 2018, a seguito della prima affermazione cautelare innanzi al T.A.R. Lazio, era arrivata la sentenza definitiva.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ha già annullato l’Ordinanza ministeriale n. 207/2018 sulla mobilità docenti del 2018 nella parte in cui omette di valutare il servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie accogliendo il nostro ricorso.

Anche per i docenti che non erano riusciti ad agire in tempo innanzi al Giudice Amministrativo, si è riusciti a vincere innanzi al Giudice del Lavoro.

In particolare, da ultimo, abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti dal Tribunale di Catania, di Messina si è pronunciato sulla mancata valutazione del sevizio pre-ruolo svolto presso la scuola paritaria di una docente, nell’ambito delle operazioni di mobilità 2016/2017 ai fini dell’attribuzione alla sede di servizio a lei spettante in base al corretto punteggio di mobilità, riconoscendo totale equivalenza tra gli istituti statali e gli istituti paritari anche in relazione a quest’ultimo aspetto. “Il servizio di insegnamento svolto nella scuola paritaria va valutato nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale”.

Può aderire al ricorso il personale docente che parteciperà alle operazioni di Mobilità 2019/2020 e che ha svolto servizio presso le scuole paritarie, corsi di formazione professionale, scuole comunali.

Per aderire clicca qui

MOBILITÀ DOCENTI 2019: RICORSO AL T.A.R. E AL GIUDICE DEL LAVORO

MOBILITA’ DOCENTI – DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ ADERIRE

Lo studio degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in ordine al trasferimento o mancato trasferimento dei docenti, predispone azioni volte alla tutela dei diritti spettanti a ciascun docente.

Quest’anno la procedura di mobilità ha visto il concretizzarsi di danni a capo, principalmente, di due categorie di docenti:

  • Docenti prestanti servizio in scuola paritaria, che oggi vedono tuttavia riconoscersi metà del punteggio loro spettante.

L’ordinanza 9 Marzo 2019, n. 203 in materia di mobilità prevede dei limiti per il riconoscimento del punteggio del servizio nella scuola paritaria ai fini della mobilità.

Sono valutabili solo gli anni svolti in scuole primarie paritarie che abbiano conservato anche lo status di parificata insieme alla qualifica di paritaria e solo fino al 31 agosto 2008. Sono inoltre riconoscibili gli anni svolti nella materna paritaria, ma solo se comunale.

Tale decisione trova la propria fonte nella contrattazione collettiva giacché è proprio il CCNL a disporre che il servizio non verrà conteggiato.

A nostro modo di vedere la decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante svolgano mansioni analoghe

  • Docenti con figli minori dei 3 anni, l’azione è dunque rivolta a chi non ha ottenuto il cd trasferimento in deroga previsto per gli insegnanti con figli minori dei 3 anni. 

A nostro modo di vedere al docente neo immesso in ruolo che chiede l’applicazione dei benefici previsti dall’art. 42 bis del D.Lgs. 151/01, non si applica il c.d. “blocco” previsto dalla L. 107/15 sulle assunzioni a tempoindeterminato.
Per tutti gli insegnanti genitori di bimbi di età inferiore a tre anni sarà dunque possibile presentare domanda amministrativa per ottenere l’assegnazione temporanea ex art. 42 bis del D.Lgs. 151/01 presso una sede di servizio ubicata nella medesima provincia dove il coniuge e genitore del minore svolgeva l’attività lavorativa. In caso di rigetto si agirà in via d’urgenza innanzi al Giudice del Lavoro.

Le due azioni possono essere cumulate o separate ed i costi non variano.


CHI PUO’ AGIRE

Come già su esplicato, potranno agire:

  • Docenti prestanti servizio in scuola paritaria che vedono riconoscersi metà del punteggio loro spettante;
  • Docenti con figli minori dei 3 anni che non vedono accettarsi il cd trasferimento in deroga, tuttavia previsto per tale categoria di insegnanti;

AUTORITA’ GIUDIZIARIA DA ADIRE

               Per ottenere il riconoscimento di tale servizio svolto è possibile agire con ricorso collettivo al T.A.R. oppure con un ricorso al Giudice del Lavoro.

 


TEMPI DI DEFINIZIONE DEL GIUDIZIO


                                                                                                 I tempi di definizione di tale giudizio vanno dai 2 mesi del ricorso al T.A.R. ai 6-24 mesi di quello al GDL.


COME ADERIRE E COSTI DELL’AZIONE


Per ADERIRE AL RICORSO
E’ SUFFICIENTE COMPILARE IL FORM ACCEDENDO A QUESTO LINK E SCARICARE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE.

Studio Legale Avvocato Santi Delia