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Mobilità docenti: il MIUR rischia di dover procedere a rivedere il sistema. Condannato in Tribunale e docente trasferito.

Il Tribunale di Cuneo ha, di fatto, ritenuto che l’intero impianto della mobilità nazionale docenti è illegittima. In particolare ha disapplicato l’efficacia dell’Ordinanza di mobilità nazionale con la quale non sono stati conteggiati i servizi svolti in scuola paritaria ai docenti che ne erano in possesso falsando, di conseguenza, tutte le procedure di assegnazione nazionali.

Secondo il Tribunale “non possono pertanto residuare dubbi circa l’illegittimità, con riguardo alle molteplici disposizioni normative sopra richiamate in materia di parità scolastica, della contestata disposizione di CCNI che esclude qualsiasi attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari. Peraltro, diversamente opinando si perverrebbe ad una interpretazione della vigente normativa senz’altro contraria ai principi di eguaglianza e d’imparzialità della p.a. (artt. 3 e 97 Cost.), non essendovi ragione per discriminare, sia in sede di mobilità che ai fini della ricostruzione di carriera, tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche“.

Sulla base di tali principi il MIUR deve essere”alle amministrazioni convenute, previa disapplicazione della disposizione di cui alle “note comuni” allegate al CCNI per la mobilità del personale docente A.S. 2016/17 nella parte in cui dispone che “Il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile”, di valutare nella graduatoria per la mobilità a.s. 2016/17 il servizio di insegnamento svolto dalla ricorrente negli istituti scolastici paritari dall’a.s. 2005/06 all’a.s. 2014/15 nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale e per l’effetto attribuire nella predetta graduatoria per la mobilità i 42 punti corrispondenti ai fini dell’attribuzione della sede di servizio spettante in base al corretto punteggio di mobilità“.

Anche in punto di periculum il Tribunale non ha macato di rilevare la situazione vissuta da migliaia di famiglie con la riforma de La Buona Scuola: “la mancata attribuzione nell’ambito della procedura di mobilità per cui è causa di punti, per gli anni di servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie, comporta un pregiudizio imminente ed irreparabile, considerata la situazione familiare della ricorrente, che, al momento, (…) si trova a dovere mantenere l’intera famiglia (compresi i figli) con il suo solo reddito, dovendo sobbarcarsi l’ulteriore onere di un affitto per un alloggio presso la sede di destinazione, o, in via alternativa, del trasferimento dell’intera famiglia. Peraltro detto pregiudizio,considerata la notevole distanza dell’istituto scolastico rispetto al luogo di residenza della famiglia della ricorrente, esplicherebbe i propri effetti lesivi non soltanto su interessi meramente patrimoniali ma altresì per la stessa sfera dei diritti personali e familiari della ricorrente (come tali insuscettibili di reintegrazione ex post)“.

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COMUNICATO IN MERITO ALL’UDIENZA DELL’ADUNANZA PLENARIA TENUTASI IN DATA ODIERNA.

Gli Avvocati MICHELE BONETTI e SANTI DELIA, patrocinatori degli interventi nelle cause dei diplomati magistrali aderenti all’ADIDA, MIDA e VOCE DEI GIUSTI, riportano il seguente comunicato relativamente all’esito dell’Adunanza Plenaria. A seguito di una richiesta scritta dell’Avvocatura dello Stato, debitamente depositata nel giudizio ove si richiedeva la sospensione del procedimento in attesa del pronunciamento delle Sezioni Unite sulla vicenda della giurisdizione, il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta rinviando l’Adunanza Plenaria a data da destinarsi. La fissazione della Plenaria interverrà, pertanto, dopo la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite sui regolamenti di giurisdizione (ovvero un rimedio processuale per definire se competente a decidere siano i giudici del lavoro o i giudici amministrativi). Le Associazioni ed i suoi legali non si ritengono non soddisfatte da tale decisione. Difatti, una pronuncia pur se cautelare e non definitiva dell’Adunanza Plenaria sulla vicenda del diploma magistrale vi è già stata (A.P. Ord. n. 1/2016), e a seguito di tale pronuncia anche il TAR accoglie i ricorsi ammettendo nelle GAE. In tale situazione, avendo già chiarito con le varie ottemperanze la questione della riserva (la cosiddetta “T” nelle graduatorie che non fa stipulare i contratti), i nostri ricorrenti otterranno la conferma dei loro provvedimenti e comunque entreranno nelle GAE con i vari ricorsi proposti. Gli Avvocati e le Associazioni si dichiarano fiduciosi sulle attese decisioni delle Sezioni Unite sulla giurisdizione che, ci auspichiamo richiameranno la decisione resa sul nostro ricorso del 2012 già trattato favorevolmente (Cass. S.U. Sent. n. 27991/2013). Continuiamo a rimanere nelle GAE, stipulando contratti, partecipando a prossimi piani assunzionali e superando i periodi di prova.

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CONCORSONE SCUOLA: SALTA IL CRITERIO DELL’ORIGINALITA’ NELLE CORREZIONE DELLE PROVE SCRITTE

Il T.A.R. Abruzzo ha accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e ordinato alla Commissione dell’USR Abruzzo di ricorreggere le prove scritte di una candidata non ammessa alla prova orale tenendo conto di quanto denunciato in ricorso.
Negli ultimi mesi numerosi docenti di tutta Italia sono stati impegnati a sostenere le prove, scritte ed orali, per ottenere l’agognata assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero dell’Istruzione.
Il concorso, gestito a livello regionale dai vari USR, prevedeva l’espletamento della prova orale solo se si raggiungeva un punteggio minimo di 28 punti a seguito della prova scritta; in tal senso, Il Ministero aveva messo a disposizione delle Commissioni particolari “criteri” da utilizzare per la correzione degli elaborati. L’interpretazione di alcuni di tali criteri infatti, in certi casi, è apparso particolarmente discrezionale e pregiudizievole per le valutazioni finali.
Sono migliaia in Italia i concorrenti che hanno visto valutata la propria prova in maniera insufficiente dalla Commissione ritenendo che il proprio elaborato fosse, semplicemente non originale. Nonostante una perfetta adesione a quanto testi e manuali indicavano, in moltissimi casi, è stato proprio questo criterio a pregiudicare la valutazione.
Nella fattispecie, il Tar dell’Aquila ha ritenuto fondate le censure riguardanti il criterio dell’ “originalità” ritenendolo, prima facie, non idoneo a valutare le prove scritte dei candidati.
Lo stesso T.A.R., in accoglimento del ricorso di Bonetti e Delia, ha posto l’accento sull’illegittima prassi, anche in tal caso assunta da moltissime commissioni, di aver cambiato i criteri di valutazione senza che i candidati ne fossero informati orientando la loro esposizione scritta.
Il compito della ricorrente verrà dunque ricorretto dalla Commissione che, perciò, dovrà necessariamente tener conto dei rilievi sostenuti in ricorso e confermati dal TAR.

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Ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: i chiarimenti per aderire alle azioni

Sul web e sui social, all’indomani del test di ammissione, si leggono le proposte più disparate di adesione ai ricorsi. Sembra che basti pagare per avere non solo la certezza di entrare ma persino ottenere un risarcimento dei danni subiti per il solo fatto di aver partecipato ai test. L’offerta è pari a 10.000 euro non certo “bruscolini”.

Orbene, si da il caso che, come tutto ciò che da un decennio avviene su questa materia, quella decisione sul risarcimento del danno è stata ottenuta dagli Avvocati Santi DELIA e Michele Bonetti dopo un processo di due gradi di giudizio, un passaggio vittorioso all’Adunanza Plenaria e 5 anni di contenzioso. Il Consiglio di Stato condannò l’Ateneo di Messina e il MIUR a pagare i danni ai nostri ricorrenti rimasti fuori per 5 anni (proprio per il lungo tempo trascorso) e tutti i giornali nazionali ed i TG aprirono con questa notizia.

Non vi pare strano che, proprio noi, dopo aver ottenuto questo risultato non promettiamo un risarcimento a tutti gli esclusi dal test?

Non lo promettiamo perchè, non è seriamente pensabile che si possa, nel breve periodo di un giudizio d’urgenza, ottenere l’ammissione e un risarcimento. Non è mai accaduto nè accadrà.
Non abbiamo, mai, inoltre, fatto proclami nei teatri d’Italia dicendo che l’anno passato si sarebbe vinto in tempi brevi essendo ben consapevoli che essendo cambiato il sistema di gestione della prova, per la nostra vittoria alla Plenaria da cui sono scaturite migliaia di ammissioni, il T.A.R. avrebbe inevitabilmente chiesto più tempo per comprendere in che modo fossero rilevanti i nuovi vizi svolti. Nonostate ciò per primi abbiamo vinto sulle domande contestate, per primi sulla chiusura della graduatoria e per primi sulla redistribuzione dei posti extracomunitari portando a centinaia il numero dei nostri ammessi.

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Nuovo ricorso al TAR per ottenere l’ammissione in GAE: azione di nullità contro il DM 495/16

1. Perchè agire. La vicenda dei diplomati magistrale in GAE non è, dopo quasi 4 anni dal nostro parere del Consiglio di Stato che ha abilitato 55.000 insegnanti, ancora definitivamente risolta. Sono quasi 35.000 i docenti in possesso di diploma magistrale che sono riusciti ad entrare in G.A.E. La quasi totalità di essi, però, è in G.A.E. grazie a provvedimenti cautelari del T.A.R., del C.D.S. o del Giudice del lavoro in attesa di giudizio definitivo.

La maggior parte dei 55.000 aventi diritto, tuttavia, non è ancora in G.A.E. e non ha neanche mai fatto un ricorso.

Nonostante tutti i tentativi che abbiamo fatto in sede ministeriale e parlamentare, allo stato, l’unica via per ottenere giustizia e far valere i propri diritti rimane quella giudiziale.

Per questo, a difesa delle migliaia di insegnanti ancora privi di tutela che ogni giorno ci scrivono, abbiamo deciso di ripartire da dove avevamo cominciato: un ricorso al T.A.R. avente come unico obiettivo quello dell’eliminazione fisica dell’ultimo D.M. sull’aggiornamento delle G.A.E. (n. 495/16).

Il 16 novembre si riunirà l’Adunanza Plenaria. Se il massimo organo della giustizia amministrativa confermerà il valore abilitante del titolo e la possibilità di chiedere ed ottenere l’ammissione in GAE si arriverà, presumibilmente, ad una vittoria definitiva. Se, al contrario, ci sarà un ripensamento, lo scenario potrebbe davvero essere buio per tutti.

Dopo la vittoria del precedente ricorso sperimentale sul D.M. 325/15, abbiamo aperto le adesioni ad un’azione di nullità anche nei confronti dell’ultimo D.M.

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Dottori di ricerca: svolta al Consiglio di Stato sul valore del loro titolo di studio

Il Consiglio di Stato mette un primo, importantissimo, sigillo sulla questione dei dottorati di ricerca. Sin dal primo TFA bandito nel 2012 affermiamo che il titolo di dottore di ricerca deve essere valutato dal MIUR in maniera puntuale nell’ambito del sistema scolastico essendo profondamente illegittimo che il più alto titolo del sistema di istruzione, ottenuto all’esito di un percorso pluriennale di studio e ricerca, sia privo di qualsiasi valutazione nell’ambito dei titoli di accesso alle G.I., ai percorsi abilitanti ed al concorso pubblico per ottenere posti di ruolo nella scuola.

Il T.A.R. Lazio aveva rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, ha dapprima consentito a coloro i quali avevano già svolto alcune prove del concorso di proseguirle basandosi sull’aspetto del periculum, ribaltando l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzando una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami. Grazie a tale provvedimento i ricorrenti hanno potuto continuare nel loro percorso e, molti di loro, avendo superato le prove scritte ed orali si sono ritrovati VINCITORI DI CONCORSO.

Mancava, però, un provvedimento chiaro del CDS che prescindesse dalla contingenza dell’aver partecipato o meno ad alcune prove di concorso e che facesse ben capire al T.A.R., al MIUR ed all’intero mondo accademico e della scuola che, finalmente, si sta seriamente valutando la questione dell’equipollenza del titolo di dottorato con quelli di abilitazione all’insegnamento. Oggi, su questo, arriva il sigillo del Consiglio di Stato: “considerato che la questione relativa all’equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione ai fini per cui è causa appare oggettivamente controvertibile o perlomeno non manifestamente infondata” … “che dunque, previa verifica sull’esattezza di quanto dichiarato dalle parti appellanti circa il possesso del titolo di dottore di ricerca (possesso peraltro non contestato dall’appellata), l’appello cautelare va accolto e per l’effetto va disposta l’ammissione con riserva degli appellanti a prove suppletive, da predisporre e da svolgere nel più breve tempo possibile”.

Il MIUR è, dunque, condannato ad ammettere al #concorsone2016 i nostri ricorrenti predisponendo delle prove suppletive ad hoc.

Le udienze del 22 settembre e del 3 novembre, dunque, hanno segnato un crocevia fondamentale nella battaglia al fianco dei dottori di ricerca e del loro titolo giacchè il Consiglio di Stato, in sede collegiale ha, dapprima preso atto che alcuni tra i ricorrenti avevano superato le prove e vinto il concorso ponendo il sigillo sul loro percorso e, successivamente, ha addirittura ammesso alle nuove prove coloro i quali, illegittimamente, erano stati esclusi.

Grazie a questa vittoria anche gli altri giudizi introdotti al fianco dei dottori di ricerca potranno avere nuova spinta.

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Repubblica

Fatto Quotidiano

Corriere della Sera

Gazzetta del Sud

dirittoamministrativo

Elezioni Universitarie: vittoria al TAR

Il Tar di Catania ha accolto il ricorso d’urgenza proposto dall’avvocato Santi Delia per conto dell’associazione Gea Universitas riammettendola alla competizione elettorale. Il Tar ha sospeso gli effetti del decreto dell’Ateneo messinese con il quale era stata estromessa la lista Gea Universitas e ha imposto la riammissione della lista alla competizione elettorale del 22 e 23 novembre.

Il procedimento di esclusione era dovuto ad una discrasia riguardante il luogo di autenticazione di 29 sottoscrittori della lista Gea Universitas sulle 71 totali, in maniera che solo 42 risultavano valide non raggiungendo il quorum di 60 firme necessarie per la presentazione della lista.  

“Con il ricorso – racconta Ivan Cutè, fondatore di Gea – siamo riusciti a dimostrare che tutto ciò era fuori luogo, in quanto l’amministrazione universitaria e la commissione elettorale d’ateneo non hanno tenuto conto dell’atto di ricognizione, col quale si attestava e certificava l’avvenuta autentica nel proprio municipio di competenza, del Pubblico Ufficiale che aveva autenticato le 29 firme”. 

Gli studenti mostrano soddisfazione ma senza usare toni trionfalistici: “Abbiamo sempre creduto che il Tar ci avrebbe dato ragione. Siamo amareggiati perché abbiamo dovuto ricorrere alla giustizia amministrativa per ottenere un diritto che la nostra Università ci aveva sottratto.  L’Ateneo di Messina, la cui storia prestigiosa lo precede, avrebbe dovuto garantire la nostra partecipazione sin da subito. L’Ateneo vive con le tasse degli studenti che le famiglie pagano facendo sacrifici; oggi gli studenti hanno dovuto autotassarsi nuovamente per far valere un loro diritto costituzionalmente tutelato”. 

In queste ore l’ufficio elettorale, sta provvedendo al reinserimento dei 63 candidati appartenenti alla lista Gea, che cosi potranno avere l’opportunità di concorrere. Si vota nei giorni 22 e 23 novembre 2016 dalle ore 9 alle ore 18, per il rinnovo degli organi accademici (Senato, Cda, Csasu) e dei Consiglio di dipartimento e Consigli di Corso di Laurea. Con migliaia di elettori chiamati al voto.

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Gazzetta del Sud

Tempostretto

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Consiglio di Stato: USP seguano indicazioni del CDS. Agli ammessi con riserva vanno attribuiti incarichi. Miur ancora commissariato.

Il MIUR è stato nuovamente commissariato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti. Il Consiglio di Stato, con una lunga ordinanza resa dopo quasi un mese dalla camera di consiglio di discussione, ha deciso per imporre definitivamente al MIUR la linea da seguire circa il conferimento degli incarichi per i soggetti ammessi con riserva in GAE.

Secondo il Consiglio di Stato il “depotenziamento dell’iscrizione con riserva nelle graduatorie non sembra avere fondamento” e che, “laddove si consentisse all’amministrazione di frustrare (attraverso l’apposizione della richiamata clausola della “riserva”) l’aspettativa alla stipula di contratti di lavoro, ne deriverebbe il venir meno della ragione essenziale sottesa alla proposizione della stessa domanda giudiziale, nonché del tipico carattere di strumentalità che necessariamente deve collegare la pronuncia cautelare e l’utilità finale ritraibile a seguito della favorevole definizione del ricorso nel merito (in tal senso, l’art. 55, comma 1 del cod. proc. amm.)”, onde “deve essere disposta l’iscrizione dei ricorrenti nelle graduatorie di rispettivo interesse senza preclusioni di sorta alla stipula di contratti di lavoro a tempo determinato o indeterminato e fermo l’effetto risolutivo connesso all’eventuale soccombenza che dovesse risultare all’esito del giudizio di merito” (vds. ordinanza della Sezione n. 5493 del 3.12.2015).

 “L’amministrazione”, hanno continuato i Giudici di Palazzo Spada, “deve dare integrale esecuzione alla ordinanza cautelare della Sezione sulla base del principio sopra esposto” (vds. ordinanza della Sezione n. 2394 del 24.6.2016), giacchè, in difetto, è stato “nominato, quale commissario ad acta, in caso di inottemperanza, al fine di sovraintendere a tutte le dovute operazioni a carattere esecutivo e, se necessario, di provvedervi in via sostitutiva, la dott. Carmela Palumbo, Direttore Generale della Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica, Dipartimento per l’istruzione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca“.

Cons. Stato, Sez. VI, 24 ottobre 2016, n. 4784

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VITTORIA AL TAR DEL LAZIO 4.OOO NUOVI ACCOGLIMENTI PER I DIPLOMATI MAGISTRALI

A seguito della Camera di Consiglio del 20 ottobre sono state da poco pubblicate tutte le ordinanze. Nei ricorsi promossi dalle Associazioni Adida e Mida e patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia vi è stato un totale accoglimento per le prime tranches proposte, ovvero per la conferma di tantissimi decreti monocratici per i diplomati magistrali, per le ottemperanze e, nell’ambito del CONCORSONE 2016, per alcuni contenziosi di particolari categorie come gli ITP, dei soggetti che hanno già dei ruoli nella pubblica amministrazione. La Camera di Consiglio per i prossimi contenziosi è fissata il 3 novembre e la deliberazione dei nostri contenziosi, TFA, PAS, SFP è prevista per il 5 dicembre.  Tenteremo di differenziare le Vostre posizioni da quelle dei ricorsi di altri colleghi che fino ad oggi non hanno avuto un esito positivo su tali categorie.

 

Si allega il provvedimento di accoglimento del T.A.R. LAZIO scaricabile on line dal sito pubblico della Giustizia Amministrativa.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/mjc4/~edisp/52oclkxdwpwf6weglzl35cvvma.html

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Concorsone dirigenti scolastici: svolta al Consiglio di Stato

Dopo un lungo contenzioso il ricorso in appello avverso la sentenza del TAR delle Marche giunge finalmente ad un epilogo positivo.

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del ricorrenti che mai avevano sostenuto la prova orale e che si erano fermati allo scritto nel cosiddetto “Concorsone Profumo”. Il Consiglio di Stato ha disposto la ricorrezione delle loro prove con le seguenti modalità “Al fine di garantire l’anonimato delle correzioni, l’Ufficio scolastico regionale delle Marche dovrà adottare tutti gli atti necessari affinché la medesima commissione nominata per il concorso su cui si controverte ovvero, se ciò sia impossibile, altra commissione all’uopo costituita, provveda alla correzione non solo delle prove sostenute dagli appellanti (nelle consuete forme dello svolgimento del concorso, ossia inserendo in busta sigillata e separata il nome di ciascun candidato), ma anche (con le medesime modalità) di 10 (dieci) prove di altri candidati che non abbiano raggiunto la sufficienza, di 10 (dieci) prove di altri candidati che abbiano conseguito la sufficienza e di 10 (dieci) prove di candidati che abbiano ottenuto il massimo dei voti, per un totale di quaranta prove da esaminare (Tar Campania, 2 ottobre 2003, n. 12316).”

Studio Legale Avvocato Santi Delia