Archivio: News

Vittoria storia per gli ex medici specializzandi

La Sentenza della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano emessa in data 24 luglio 2013 (n. 4832/2013) ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.  L’azione è stata patrocinata dagli Avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, per lo studio legale Pinelli Schifani, e dall’Avvocato Santi Delia, – afferenti al network nazionale di studi legali creatosi nel 2007 su input dell’Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.) – in difesa di due gruppi di medici che hanno impugnato rispettivamente una sentenza del Tribunale di Milano e di Pavia, che avevano negato il diritto dei ricorrenti in primo grado.Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 – “bloccata” al valore del 1992 – senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l’anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.In una nota del coordinamento nazionale del network legale, i coordinatori avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli esprimono “viva soddisfazione per la nuova vittoria che fa seguito alle sentenze positive già ricevute dallo stesso patrocinio avanti i Tribunali di Torino, Novara, Ferrara, Brescia, Siena e Pisa”. Gli Avvocati Delia, Caronia e Pinelli manifestano“ancora più grande soddisfazione per il valore fondamentale della decisione della Corte meneghina che è il primo giudice di merito, per di più in grado di appello, a riconoscere il ragionamento della Cassazione in merito al meccanismo di adeguamento”.Il network di legali, coordinato dagli Avv.ti Caronia e Pinelli, rappresenta attualmente oltre 6.000 medici specializzandi in analoghe procedure avanti Tribunali e Corti d’appello su tutto il territorio nazionale ed “auspica ed esprime viva e rinnovata fiducia che anche questi collegi si adeguino all’intepretazione della Cassazione e riconoscano per tutti i medici specializzandi il diritto all’adeguata remunerazione”. Il coordinamento nazionale afferma quindi che questa “è una buona notizia per tutti quei medici che hanno frequentato le scuole negli anni dal 1994 al 2006 e non hanno ancora ottenuto giustizia”.

Soddisfazione viene espressa anche dall’Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.) che per prima ha sollevato in sede giudiziaria il problema del mancato recepimento da parte dell’Italia delle Direttive Comunitarie per gli specializzandi del periodo compreso tra il 1994 e il 2006: <<Una consistente giurisprudenza sta dando ragione alle nostre tesi. L’impatto sulle Casse dello Stato di tali controversie non sarà indifferente e pertanto, anche in ragione della crisi economico-finanziaria che attraversa il Paese, ci chiediamo se non sia il caso di cominciare ad esplorare la via del concordato al fine di ristorare i diritti disattesi di migliaia di giovani specialistici. Ci rendiamo disponibili al confronto per individuare eventuali soluzioni in sede legislativa, consci che le sempre più limitate risorse disponibili del capitolo della formazione medico-specialistica vadano prioritariamente indirizzate ai più giovani colleghi che aspirano ad entrare alle scuole di specializzazione>>.

ESAME DA AVVOCATO: IL TAR LAZIO ACCOGLIE LA NOSTRA TESI

Dopo gli accoglimenti sulla mancata motivazione della prova scritta arriva la nostra prima vittoria sull’orale.

Il Tar del Lazio con ordinanza cautelare del 26 luglio 2013 ha accolto l’istanza cautelare di un praticante bocciato all’esame orale. Il Tar, accogliendo la sospensiva, ha disposto l’onere per l’amministrazione di rinnovare l’esame orale del ricorrente, con una commissione in diversa composizione e con estrazione, a cura del candidato, delle domande per l’esame orale. Il termine per effettuare l’orale è di 90 giorni.

Il provvedimento prende forma da un ricorso patrocinato dallo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners in cui si lamentavano una serie di eccezioni tra cui il tempo della prova, nonché la circostanza che le domande su cui era stato interrogato il praticante avvocato non erano state estratte a sorte dalla commissione.

Tale ultima censura era stata avanzata con motivi aggiunti e sulla domanda cautelare del ricorrente, avanzata in detti motivi, il Tar del Lazio con ordinanza istruttoria motivata aveva “Ritenuto necessario, al fine del decidere, acquisire da parte del Ministero della Giustizia – Dipartimento per gli Affari di Giustizia – Commissione per “Esame Avvocato Sessione 2011”, ulteriore documentazione consistente nel verbale, anche di carattere generale e collettivo, afferente alle prove orali di esame, ove risulti che le domande ai candidati sono state estratte dai medesimi, così come prescritto dalla Nota della Commissione del 5/12/2011 ed aveva ordinato all’Autorità intimata di depositare quanto richiesto”.

Il Ministero della Giustizia – Dipartimento per gli Affari di Giustizia – Commissione per “Esame Avvocato Sessione 2011” non provvedeva ad ottemperare alla detta istruttoria probabilmente per l’assenza stessa di tale verbale. Il T.A.R. “Considerato che non avendo l’amministrazione provveduto ad adempiere all’ordinanza istruttoria n. 5740/201” traeva “elementi di prova a favore delle censure dedotte dal ricorrente con i motivi aggiunti ai sensi dell’art. 116 c.p.c.”

Pertanto, dal mancato deposito istruttorio venivano tratti argomenti di prova che, unitamente alla non contestazione delle censure del ricorrente, hanno portato al rifacimento dell’esame orale.

Precari della Scuola: la sorte dei nostri ricorsi alla Corte di Giustizia Europea

Con l’ordinanza n. 207 del 18 luglio 2013 la Corte Costituzionale è intervenuta sulla vexata questio della legittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (accordo quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato) e, per quanto più specificatamente interessa migliaia di lavoratori della scuola, sulla legittimità del continuo succedersi di contratti a tempo determinato di supplenza.

Avevamo agito con migliaia di ricorsi sollevando sia la questione relativa agli scatti di anzianità sia chiedendo il riconoscimento del risarcimento del danno a seguito delle mansioni svolte che possono essere senza alcun dubbio equiparate a quelle dei docenti di ruolo. Chiedevamo inoltre la conversione del contratto o il risarcimento per il susseguirsi abusivo di vari contratti.

La Consulta non si occupa della prima questione, soffermandosi invece sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni e sulla legittimità dell’utilizzo reiterato di contratti a tempo determinato per un periodo superiore a trentasei mesi.

Appare necessario, comunque, soffermarsi sul primo punto, in quanto il suddetto articolo recepito con Direttiva 1999/70/CE, prevede che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a quelli a tempo indeterminato, a meno che non sussistano ragioni oggettive, dovendosi applicare, in linea di massima, il principio “pro rata temporis”. Tale disposizione, per la generalità dei lavoratori, è stata attuata nell’ordinamento interno con l’art. 6 del D.L.vo 6 settembre 2001 n. 368 per cui “al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spetta ogni trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello (… ) sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la struttura del contratto a termine”. Nel caso degli insegnanti non appaiono “ragioni oggettive” che giustificano la mancata valorizzazione, sotto il profilo economico, dell’anzianità di servizio maturata dal personale non di ruolo, analogamente a quanto avviene per quello di ruolo. Questo tipo di norme prevedendo l’erogazione di aumenti stipendiali in relazione all’anzianità al solo personale di ruolo della pubblica amministrazione appaiono ingiustificatamente discriminatorie. Infatti, non sembrano sussistere degli “elementi precisi e concreti” in grado di giustificare la disparità di trattamento tra il personale di ruolo e gli insegnati precari, tenuto conto che entrambi svolgono identiche mansioni.

Vedremo se e come verrà in futuro risolta la questione. Allo stato abbiamo già vinto in numerosissimi Tribunali, da Milano a Piacenza, da Roma a Viterbo sino a Trapani.

L’ordinanza, invece, si occupa dell’utilizzo indiscriminato dei contratti a tempo determinato. Il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 mira ad evitare che si faccia abuso del contratto di lavoro a tempo determinato, fissando nel periodo massimo di trentasei mesi il tempo nel quale un lavoratore può essere impiegato con successivi contratti a termine. Tuttavia, il reclutamento del personale scolastico, nonostante la disciplina risulti applicabile anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, che però non prevede la conversione del contratto, ma solo il diritto al risarcimento del danno, è disciplinato da un sistema di norme che consente l’utilizzo diabolico di reiterati contratti a tempo determinato. Infatti, l’art. 10, comma 4 bis, del summenzionato decreto legislativo, di attuazione alla direttiva che qui interessa, esclude dall’applicazione del decreto “i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato”.

La Consulta, procedendo ad un dettagliato esame della questione, ha ritenuto opportuno sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea le questioni di interpretazione della clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, finalizzata alla prevenzione di abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, in ragione della quale gli Stati membri sono tenuti ad introdurre misure attuative, tranne che non vi siano ragioni obiettive che giustifichino il rinnovo di tali contratti, ovvero introducendo norme che indichino la durata massima dei contratti di lavoro a tempo determinato successivi o il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti  L’unica ragione che può sostenere tale sistema sarebbe costituita dalla necessità di risparmio delle risorse pubbliche che, però, non potrebbe mai giustificare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato. Nello specifico la Corte adita dovrà stabilire se la suddetta clausola “debba essere interpretata nel senso che osta all’applicazione dell’art. 4, commi 1, ultima proposizione, e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124- i quali dopo aver disciplinato il conferimento di supplenze annuali su posti che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, dispongono che si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo- disposizione la quale consente che si faccia ricorso a contratti a tempo determinato senza indicare i tempi certi per l’espletamento dei concorsi e in una condizione che non prevede il diritto al risarcimento del danno”. Ed infine, dovrà stabilire se le esigenze di organizzazione del sistema scolastico italiano costituiscono ragioni obiettive, in grado di rendere compatibile con il diritto dell’Unione europea una normativa come quella italiana che per l’assunzione del personale scolastico a tempo determinato non prevede il diritto al risarcimento del danno.

Se la C.G.E. ritenesse l’art. 10, comma 4 bis del d.lgs. 368 del 2001 legittimo, lo Stato italiano potrebbe continuare ad abusare di tale contratti senza alcun concreto e sostanziale controllo, essendo di fatto impossibile per il precario verificare l’effettiva correttezza della supplenza a fronte di un complessa modalità di gestione di migliaia di docenti inseriti nelle più disparate graduatorie.

Qualora, invece, così come ci auguriamo, la C.G.E. ritenesse che lo Stato ha abusato di tale potere, il contenzioso pendente dovrebbe definirsi con congrui risarcimenti a favore di tutti i nostri assistiti.

Corte Costituzionale, Ord. del 18 luglio 2013, n. 207

DEPENNATI E CONGELATI SISSIS: PARTONO I RICORSI AVVERSO IL DM DI RIAPERTURA DELLE GAE CHE NON CONSENTE A TALI INSEGNANTI DI POTERSI REINSERIRE

 

Il D.M. n. 572/13 consente il solo aggiornamento delle GAE.

Ancora una volta non si consente ai DEPENNATI ed ai CONGELATI SISSIS che avevano omesso di inserirsi in G.A.E. nel 2009 ma che ora hanno ottenuto l’abilitazione a mezzo del T.F.A. di poter inserirsi e/o reinserisi in G.A.E.

Secondo noi si tratta di docenti discriminati perché, pur avendo gli stessi titoli e gli stessi requisiti dei colleghi già presenti nelle Gae, sono esclusi per mancato aggiornamento d’iscrizione, dopo la chiusura delle graduatorie con la Legge 27 dicembre 2006 n.296 o per aver dimenticato di iscriversi nel 2009 quali congelati SISSIS.

Di fatto è impedito, a docenti in possesso di titoli e di merito, di avere l’opportunità di lavorare nella scuola per gli ostacoli burocratici frapposti dal MIUR.

Abbiamo già vinto su questo tema ed ora rinnoveremo la richiesta al T.A.R. Lazio.

Aderisci all’azione chiedici la documentazione per aderire al seguente indirizzo santi.delia@avvocatosantidelia.it

Scarica qui il modulo di adesione e invialo a santi.delia@avvocatosantidelia.it

 

Concorsone: altro accoglimento del T.A.R. Lazio sono illegittime le diverse griglie di valutazione regionali

 

Concorso docenti, docente ammessa alla prova orale con istanza cautelare denuncia disparità derivante da griglie di valutazione differenti fra le regioni

Il Tar Lazio ha accolto il ricorso degli Avvocati Delia e Bonetti ed ammesso la nostra ricorrente a sostenere la prova orale che non aveva superato la prova scritta del concorso (risultato 19/40). La difesa era basata sulla disparità di trattamento che può derivare dall’utilizzo di griglie differenti da parte delle Commissioni giudicatrici delle varie regioni.

La ricorrente, avendo ottenuto un punteggio di 19/40, non raggiungeva la soglia minima di 28/40 prevista per l’ammissione alla prova orale, ed era quindi stata esclusa.

Soddisfazione è stata espressa anche da ADIDA. “L’utilizzo di griglie differenti da parte delle Commissioni giudicatrici delle varie regioni, sebbene prevista dal Ministero – afferma l’Associazione Adida – comporta che la stessa prova scritta possa ottenere punteggi anche notevolmente diversi se corretta da una Commissione piuttosto che da un’altra, dando luogo ad una evidente disparità di trattamento.

La docente ha dunque presentato ricorso al Tar del Lazio, evidenziando tali irregolarità nelle correzioni, ed il Giudice Amministrativo, ritenendo il provvedimento impugnato “suscettivo di determinare una situazione di grave e irreparabile pregiudizio nella sfera giuridica della ricorrente”, ha accolto la domanda cautelare e ammesso la docente a partecipare alle prove orali“.

Un’altra vittoria degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti

Vai alla notizia

Aderisci all’azione chiedici la documentazione per aderire al seguente indirizzo santi.delia@avvocatosantidelia.it

Scarica qui il modulo di adesione e invialo a santi.delia@avvocatosantidelia.it

 

 

Verminaio all’Università di Messina: la posizione dell’Udu

 

Anche l’Udu si costituirà parte civile nel processo penale contro l’organizzazione che influenzava le prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso dell’Università di Messina. L’Unione degli Universitari ha dato mandato agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti di costituirsi parte civile nel processo contro i clan che da anni agivano all’interno ed all’esterno dell’Ateneo per influenzare l’esito dei test di ammissione. Da 5 a 40 mila euro per ottenere l’ammissione a Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, le Professioni sanitarie e Architettura. Dal 2007 l’Udu aveva denunciato alla Procura della Repubblica le anomalie della gestione della prova a Messina quando in una sola aula vi era la più alta concentrazione di geni rispetto a tutt’il resto d’Italia. Nonostante le denunce e migliaia di pagine di documenti e prove circostanziate offerte si dovette attendere il 2011 quando il Consiglio di Stato accolse il ricorso dei legali Bonetti e Delia e decretò che lo svolgimento della prova di concorso a Messina era illegittima da 10 anni, anzi da sempre. All’ingresso i commissari annotavano il codice segreto accanto al nome del candidato mandando in fumo il principio di anonimato della prova. Nello stesso anno il T.A.R. CATANIA mandò le carte alla Procura della Repubblica sempre in accoglimento del ricorso dell’Udu e degli stessi legali. Anche secondo i giudici catanesi la commissione ha agito in maniera anomala. Anche l’anno successivo, era il 2012 le carte finirono alla Procura della Repubblica: i plichi di concorso con l’elenco delle domande dei candidati erano spariti, anzi rubati. Fu lo stesso Ateneo a denunciarlo a seguito delle pressioni dei nostri legali che chiedavano trasparenza e volevano sapere come sia possibile che diversi studenti avevano preso punteggi altissimi nella sezione di matematica senza aver sviluppato nessuna operazione matematica nei fogli di brutta copia a disposizione. Si trattava di una serie di “genietti” o vi era dell’altro? Oggi scopriamo della presenza dei microchip e di altri metodi che coinvolgerebbero membri della commissione e vigilanti. Nel settembre del 2012, infine, tocco a Professioni sanitarie. I compiti arrivarono all’Ateneo in delle scatole di cartone da supermarket senza alcuna garanzia che qualcuno prima le avesse ispezionate. 3 di quei plichi, poi mancarono all’appello e, anche in quel caso, a Messina vi sono stati i più bravi d’Italia. La Ditta che aveva curato la redazione dei quesiti era di Cosenza ed a Fisioterapia che è il corso di laurea più ambito gli ammessi calabresi furono il doppio rispetto all’anno passato. L’Udu continuerà incessantemente la propria attività di denuncia al fianco degli studenti e per la cancellazione di questo sistema barbaro ed incostituzionale che alimenta solo corruzione e disperazione.

Rassegna Stampa

Gazzetta del Sud del 7 e 8 luglio 2013
Tempostretto
Messinaora
Normanno
Messina oggi

 

Concorsone: accolto il ricorso sull’ammissione alle prove orali

Il Tar ammette alle prove orali il candidato che ha raggiunto i 29/40 sommando alla prova laboratoriale l’esito delle precedenti prove scritte.
Arriva il primo decreto favorevole per Adida sul ricorso patrocinato dagli Avvocati Delia & Bonetti. Il ricorrente che aveva superato la prova scritta del c.d. Concorsone con punteggio più che sufficiente pari a 23/30 non veniva ammesso all’’orale dal momento che alla prova di laboratorio totalizzava un punteggio pari a 6/10, senza superare la soglia minima di 7/10 e, pertanto, non veniva inserito nell’elenco degli ammessi.
La prima censura ha proprio ad oggetto la soglia di 7/10, arbitrariamente fissata dal Miur poiché in contrasto con l’’art. 400, comma 11, del T.U. n. 297/94 secondo cui non si è ammessi alla successiva prova di concorso ove si ottenga “l’attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a decimi, sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva”.
L’’altra censura ha avuto ad oggetto la valutazione della Commissione che non ha valutato congiuntamente la prova scritta con la prova pratica, dal momento che sia il Testo Unico 297/94 che il bando dispongono che deve essere effettuata la somma del punteggio della prova scritta e quello della prova di laboratorio.
Il Tar del Lazio ha accolto la nostra domanda cautelare ritenendo il provvedimento impugnato “suscettivo di determinare una situazione di grave e irreparabile pregiudizio nella sfera giuridica del ricorrente”.
Da Adida si dichiarano soddisfatti per l’esito del ricorso: un’’altra vittoria degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Militari e causa di servizio: accolto il ricorso al T.A.R. Catania

 

il T.A.R. Catania rompe il muro eretto dal Comitato di Verifica per le cause di servizio. Accolto il ricorso dell’Avvocato Delia.

In maniera assai innovativa e coraggiosa il T.A.R. Catania afferma la sindacabilità del parere del Comitato di verifica per le cause di servizio dei militari ove sussista un difetto istruttorio che la parte sia riuscita a dimostrare in giudizio.

Secondo la III Sezione del TAR Catania le risultanze del Comitato non sono sindacabili a mezzo C.T.U.

A differenza di come spesso accade nell’ambito del rito del lavoro, secondo il G.A., in base al DPR 461/2002, “il Comitato di Verifica delle Cause di Servizio del Ministero delle Finanze è organo il cui operato è rivolto alla valutazione degli aspetti eziologici delle infermità contratte dai pubblici dipendenti nello svolgimento delle mansioni cui sono contrattualmente preposti” e il suo parere è superabile a mezzo CTU solo ove la stessa “fornisca un qualche specifico elemento per ritenere palesemente illogico o palesemente errato il giudizio del Comitato” giacché “il giudizio medico legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo”.Per tali ragioni il ricorso in parola trova accoglimento, essendo infatti acclarato che l’infermità di cui si discute afferisca all’apparato digerente (gastroduodenite) e non rinvenga invece la sua origine nell’asserita (a parere del Comitato) “natura neuro distonico endogena”, giacché il Comitato avrebbe dovuto tener conto del peculiare profilo della possibile incidenza su tale patologia del regime dell’alimentazione, il quale infatti non risulta essere stato oggetto di alcuna specifica valutazione, nemmeno quale fattore incidente sul profilo dell’incidenza quantomeno “concausale” sulla patologia, portando così all’accoglimento delle doglianze di parte ricorrente.

Ciò che residua alla strategia del ricorrente, quindi, è la censura dell’istruttoria e della motivazione del parere del Comitato nel momento in cui proprio le istanze istruttorie poste dal ricorrente hanno portato in rilievo “che in effetti il servizio svolto ha implicato effetti pregiudizievole sulla ordinata alimentazione dello stesso (cfr. rapporto informativo del Comando compagnia Carabinieri di Bologna del 29/10/1995; nonché altri rapporti informativi del Comando compagnia Carabinieri di Milazzo, di Taormina, di Messina), tanto che la stessa C.M.O. di Messina nel verbale del 3.1.1998 aveva già ritenuto la dipendenza da causa di servizio, osservando in particolare che l’interessato è stato sottoposto a ripetuti stress psico-fisici e psico-emotivi e costretto spesso ad una alimentazione irregolare ed incongrua” tale da ingenerare la denunciata ‘patologia gastroenterica’ ”.

TAR Catania, Sez. III,  2 luglio 2013, n. 1961

 

 

Seconda vittoria contro il MIUR prima del concorso di settembre: i laureati in Medicina non devono rifare il test per accedere in Odontoiatria

Prima ancora del test il risultato è già di due a zero. Il MIUR ha imposto a tutti i laureati in Medicina e Odontoiatria di rifare il test per iscriversi al corso di laurea che non avevano frequentato. Sono tantissimi, infatti, i medici che aspirano a diventare odontoiatri o viceversa.

Il ricorso è giunto immediatamente ad abbattere un altro muro ed ad annullare il bando dell’Università più importante d’Italia quella di Roma La Sapienza.

Un altro muro è stato abbattuto. Un’altra battaglia per il diritto allo studio ed alla formazione professionale è stata vinta.

I nostri laureati in Medicina e Odontoiatria non dovranno più rifare il test per passare all’altro corso di laurea.

In moltissimi, dopo aver ottenuto una laurea in Medicina, pensano di fare gli odontoiatri. Tanti odontoiatri vorrebbero scegliere medicina. Il T.A.R. Lazio ha accolto le nostre tesi ed ammesso i nostri ricorrenti ad anno successivo al primo senza alcuna necessità di rifare il test.

Numero chiuso 2013/14: dopo la vittoria del nostro ricorso il MIUR ci ripensa ecco il nuovo decreto su Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura

 

Il caos percentili. Un bonus maturità che nessuno riesce neanche al calcolare ed un ricorso al T.A.R. Ecco cosa arriva sul tavolo del neo Ministro Carrozza ed ecco gli scenari del nuovo Decreto. Si cambiano le norme del predecessore Profumo….ma non troppo. Rimane il bonus di maturità, cambia il metodo di calcolo. Le sperequazioni sembrano persistere tutte ed il Ministero ne è consapevole. Si spostano le date e si torna a settembre.

Le ragioni del reviremant di Viale Trastevere sono tante.

La prima, probabilmente la più forte, è la polemica sul bonus di maturità. Una sperequazione sotto gli occhi di tutti che aveva fatto gridare allo scandalo la CRUI, gli studenti, le loro famiglie e persino i quotidiani nazionali. Salvo Intravaia su Repubblica aveva fornito un quadro così tanto paradossale degli effetti del vecchi decreto da far impallidire  anche i più convinti sostenitori del bonus Profumo.

Non cambia granchè per la verità giacchè è proprio il comunicato stampa del Ministero a confessare che “il nuovo Decreto ministeriale punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità, ma non può intervenire in radice (ad esempio sul cosiddetto bonus maturità), in quanto vincolati dall’attuazione del decreto legislativo 14 gennaio 2008 n.21, i cui principi non possono essere modificati da un decreto ministeriale”.

“Per questo motivo”, continua il comunicato “iil Ministro Carrozza ha deciso di insediare contestualmente una commissione che, alla luce della prima esperienza applicativa, formuli delle proposte operative, anche con modifiche alla normativa primaria e secondaria, al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato e che sia in grado di valorizzare le potenzialità dei candidati”.

Tra questi saggi, tuttavia, non vi è nessun matematico ma spiccanoo ordinari di medicina, veterinaria, architettura e, una vera chicca, un associato di Malattie infettive degli animali domestici. Nessuno dubita sulle competenze nelle rispettive materie dei saggi ma non pare che queste competenze siano quelle giuste per risolvere le sperequazioni di un sistema che da oltre un decennio dimostra falle sempre più evidenti.

La seconda è un vero e proprio autogol del Ministero. Le domande inserite non potevano modificarsi neanche in caso di errore commesso prima della scadenza originaria (7 giugno alle ore 15). Chi sbagliava doveva tenersi la domanda così come inserita anche con una sola opzione di sede. Da qui parte un ricorso al T.A.R. Lazio e l’accoglimento del Presidente della Sezione III.

In punto di fumus, i dedotti motivi sembrano dotati di apprezzabile valutazione, apparendo illogica e non proporzionata la previsione del bando nella parte in cui esclude tale possibilità, quando ancora non sono scaduti, come nella specie, i termini perentori di presentazione delle domande“. Il rischio era il caos giacchè tutti coloro che avevano errato avrebbero avuto la possibilità di ricorrere in futuro in ipotesi di ammissione in una delle sedi non inserite.

Ed ecco che arriva il rinvio e la riapertura delle iscrizioni che accontenta anche gli studenti dell’anno di maturità ingiustamente penalizzati.

Il nuovo dcreto segue la linea del T.A.R. “le preferenze sono irrevocabili e non integrabili successivamente alle ore 15.00 del 18 luglio 2013. Farà in ogni caso fede l’ultima “conferma definitiva” espressa da l candidato entro tali termini”.

Ecco tutte le (ri)novità in pillole.

Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.

Tale scelta avviene obbligatoriamente al momento dell’iscrizione alla prova di ammissione (tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013).

Per quanto riguarda la scelta della sede, il MIUR segue ancora una volta la via tracciata dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Dopo l’accoglimento di numerosi ricorsi riguardanti la tardiva scelta dell’opzione di sede, viene stabilito che la prima sede prescelta è quella dove si effettua il concorso.

Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.

Sempre all’atto dell’iscrizione al test, e quindi tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013, gli studenti dovranno indicare le “sedi per cui si intende concorrere”. L’attribuzione della sede avverrà nel medesimo senso dell’anno accademico precedente e cioè assegnando la sede prescelta sulla base del punteggio ottenuto e sino all’esaurimento dei posti in quel determinato Ateneo.

Ad esempio ove il candidato abbia partecipato al test presso la sede di Palermo (prima opzione automatica) ed abbia indicato come seconda scelta Messina, come terza Catania, poi Roma La Sapienza ed a seguire L’Aquila ed abbia totalizzato il punteggio di 70, otterrà l’ammissione nella sede (tra quelle prescelte) ove nessun altro candidato sia stato ammesso con tale punteggio.

E quindi ove a Palermo, Messina, Catania e Roma tutti gli ammessi abbiano almeno 71 di punteggio, il candidato otterrà l’ammissione a L’Aquila ove ipotizziamo che l’ultimo ammesso avrà totalizzato 68 punti.

Ove invece anche a Messina si dovesse ottenere l’ammissione con, ad esempio 69 punti, a L’Aquila verrà preferita la scelta su Messina indicata in via prioritaria.

Grazie a tale sistema di preferenza, ove il candidato abbia comunque indicato tutte le sedi disponibili dimostrando volontà a spostarsi rispetto alla propria prima scelta, in ipotesi di punteggio utile, otterrà l’ammissione.

Una volta ottenuta l’ammissione presso una delle opzioni potrà decidere se immatricolarsi o attendere che terminino gli scorrimenti presso le sedi indicate in via prioritaria. Ove si decida ad immatricolarsi (nel nostro esempio precedente a L’Aquila) le altre scelte anche se prioritarie verranno cancellate (in quel caso Messina).

Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.

Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.

 

Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.

Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.

Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.

I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità in anni precedenti pari almeno a 80/100 “e non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13“. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 30 agosto 2013.

Per chi si diploma quest’anno, invece,”il punteggio viene attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di stato almeno pari a 80/100 e il cui voto sia non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13 secondo la seguente tabella:

Voto dell’esame di stato  non inferiore all’80esimo percentile e pari a:

Punteggio

100 e lode

10 punti

99-100

9 punti

97-98

8 punti

95-96

7 punti

93-94

6 punti

91-92

5 punti

89-90

4 punti

86-87-88

3 punti

83-84-85

2 punti

80-81-82

1 punto

L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha solo in parte diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.

E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.

Le disparità nella valutazione degli studenti nelle diverse province della Penisola potrebbe dare effetti aberranti. Sarebbe certamente da preferire una riforma che avesse agito in maniera strutturale  sulla programmazione degli accessi e non, esclusivamente, sul parametro della valutazione del diploma.

Nulla è previsto per i titoli di laurea vantati dai candidati e si prospetta, quindi, un pericoloso vuoto “regolamentare” sul punto che potrebbe essere foriero di contenzioso.

Per il calcolo dei percentili consigliamo questa lettura.

Il vademecum dei termini.

Dal 25 giugno al 28 luglio 2013 (ore 15.00): Iscrizione on line alla prova. Il perfezionamento dell’iscrizione avviene con il pagamento della tassa che ogni Ateneo stabilirà nei propri bandi.

All’atto dell’iscrizione on line è necessario inserire un valido indirizzo di posta elettronica e/o un numero di cellulare.

E’ questo il momento in cui indicare le sedi di preferenza per cui si intende concorrere. TALI PREFERENZE SONO IRREVOCABILI E LA PRIMA PREFERENZA E’ SEMPRE QUELLA IN CUI SI DECIDE DI SOSTENERE IL TEST.

Dal giorno successivo alla prova e per 6 giorni (ad esempio per Medicina e Odontoiatria dal 10 al 16 settembre) dovrà essere indicata nella propria area riservata il voto di maturità frattanto ottenuto. In mancanza di tale dato verrà attribuito il punteggio di ZERO.

Successivamente verrà percentualizzato il voto indicato sulla base di quanto chiarito in precedenza.

Dal 17 settembre in poi (prima Veterinaria ed in seguito gli altri Corsi di laurea) sarà possibile consultare il proprio voto nel test.

il 30 settembre verrà infine pubblicata la graduatoria nazionale di merito che tiene conto anche del voto di diploma.

Se il nominativo rientra tra i soggetti ASSEGNATI, grazie al proprio punteggio si è ottenuta l’ammissione nella PRIMA sede prescelta. Se, invece, il proprio nominativo è tra quelli PRENOTATI si può attendere prima di immatricolarsi o lo si può fare immediatamente perdendo però il diritto ad ottenere l’ammissione nelle altre sedi indicate in via prioritaria ma, al momento, sature.

D.M. 12 giugno 2013

D.M. 24 aprile 2013, n. 334

 

Studio Legale Avvocato Santi Delia