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L’accoglimento dei ricorsi Tfa ed il “concorsone”: dopo un traguardo storico, ci si prepara ad intraprendere una nuova battaglia.

 

Il 26 settembre 2012 ha avuto luogo la prima udienza dinanzi al Tar del Lazio (Sezione Terza Bis) per confermare i ricorsi proposti da coloro che erano stati esclusi dal test per l’accesso al Tfa.

E’ stato totalmente positivo l’esito dell’impresa condotta dal nostro Studio ormai da anni al fianco dei precari della scuola e patrocinatori di migliaia di insegnanti e dell’Associazione ADIDA contro il Decreto Gelmini istitutivo del T.F.A.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, presieduto dal Presidente Franco Bianchi con l’intervento i Magistrati Ines Simona Immacolata Pisano e Paolo Restaino, ha accolto tutti i ricorsi confermando i decreti cautelari con ordinanza motivata.

Barbara Borriero, coordinatrice Adida, riferendosi al fatto che le ordinanze sono state accolte per tutte le università, afferma .

Aggiunge, altresì, la coordinatrice >.

Il conseguimento di questo importante traguardo prova che è illegittimo lasciare che il futuro di migliaia di famiglie sia delineato in base al mero risultato di un test di sessanta domande ove, peraltro, ben venticinque erano errate, come da confessione dello stesso Ministero.

Adida, tuttavia, non è intenzionata a concedere alcuna tregua: la guerra proseguirà ed il nuovo ostacolo preso di mira sarà il c.d. “concorsone” indetto per assumere 11.542 docenti nel biennio 2013-2014, in quanto esso rappresenta un nuovo ostacolo al riconoscimento ai precari della scuola di quanto loro dovuto.

Il mega ricorso che Adida ha in cantiere avrà, appunto, lo scopo di difendere tutti i precari che da anni lavorano nella scuola e ingiustamente sono lesi da questo concorso che non riconosce i loro titoli e il servizio prestato per anni e anni nelle scuole della Repubblica.

Infatti, La Borriero tuona a tal proposito: “Ora Adida punta a impugnare il concorsone con un maxi ricorso. È impensabile che non si riconosca il dovuto a tanti precari che da anni e anni prestano servizio e che hanno fatto il servizio pubblico scolastico italiano”.

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Architettura: tutti i posti liberi nelle università italiane! L’effetto micidiale derivante da un cocktail tra la soglia di sbarramento ed un quiz sbagliato.

E’ il caso della facoltà di Architettura, dove il MIUR ha istituito una soglia di sbarramento per l’ingresso unitamente alla proposizione di domande ambigue, fuori programma e troppo difficili.

Ciò ha determinato che in quasi tutte le Università Italiane non è stato raggiunto il punteggio limite stabilito per il test dal ministero, riferisce Michele Orezzi, coordinatore Nazionale dell’UDU, .

E’ per questo che l’Udu annuncia un ricorso collettivo nazionale per tutti gli esclusi chiedendo l’attribuzione e la ridistribuzione dei posti non assegnati.

Nonostante i durissimi colpi inferti lo scorso anno al Ministero dopo l’introduzione dell’illegittima soglia, si continua a perseverare nella politica della chiusura delle Università agli studenti.

Noi siamo al fianco degli studenti e non accettiamo questo sistema barbaro di selezione. Insieme per difendere i Tuoi diritti.

TFA: IL PRESIDENTE DEL TAR DEL LAZIO AMMETTE TUTTI I NOSTRI RICORRENTI ALLA PROVA SCRITTA.

Fino a 25 domande sbagliate su 60, cellulari che squillano e commissari accondiscendenti con chi copia. E’ questo il modo di decidere il futuro lavorativo di migliaia di insegnanti?

Ancora una volta gli “esperti ministeriali” hanno fatto cilecca e la lotteria del numero chiuso è impazzita.

In tantissimi, dopo anni di attesa, di fronte ad un test impresentabile, sono stati disorientati e non sono riusciti a superare una prova iniqua e ingiusta.

Noi diciamo no a questo sistema e, con noi, su questa battaglia, c’è anche il T.A.R. Lazio.

Il Presidente del T.A.R. del Lazio, Domenico Lundini, ha decretato l’ammissione di tutti i nostri ricorrenti esclusi dal test alla successiva prova scritta.

Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti – al fianco dei precari della scuola da ormai diversi anni e patrocinatori di migliaia di insegnanti e dell’Associazione ADIDA contro il Decreto Gelmini istitutivo del T.F.A. –  è un segnale importantissimo nella nostra battaglia per il diritto di studiare ed abilitarsi.

“Per noi è stato un lavoro faticosissimo. Il Miur ha convalidato le prove preselettive ad agosto ed ha anticipato ai primi giorni di settembre quelle scritte impedendo agli insegnanti di esercitare il proprio diritto di difesa nei confronti di un concorso palesemente illegittimo. I posti sono ancora vuoti, ci sono delle università e corsi in cui neanche una persona si è collocata in posizione utile. Non può decidersi il futuro di migliaia di famiglie all’esito di un test di 60 domande dove anche 25 erano, per confessione dello stesso ministero, sbagliate”.

Per questo e per difendere i Vostri diritti continueremo a lottare.

Già pronti altri ricorsi per tutelare tutti gli esclusi. ADERISCI

Insieme per DIFENDERE I TUOI DIRITTI. Vai al video

Vedi la presentazione del ricorso TFA, le sue modalità e le schede allegate.

Presentazione ricorso, costi e modalità di adesione

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TAR CALABRIA: ANCHE DOPO UN ANNO I POSTI EXTRACOMUNITARI VANNO ASSEGNATI

E’ passato un anno dal concorso dell’anno accademico 2011/2012 ed a Catanzaro sono ancora liberi 10 dei 16 posti inizialmente riservati ai cittadini extracomunitar.

Dopo l’ennesimo rifiuto ingiustificato dell’ateneo calabrese ad assegnare i posti vacanti, riservati agli studenti non comunitari ed in particolare agli studenti provenienti dall’India, tra il mese di luglio e settembre cinque aspiranti medici presentavano ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria. Il primo accoglimento arrivava in pieno agosto e segnava l’immatricolazione più calda dell’anno. Oggi (23 novembre 2012) un nuovo accoglimento nonostante la strenua resistenza dell’Università che pur di non coprire tali posti aveva eccepito la tardività del ricorso.

Il provvedimento del TAR accoglie ancora una volta le nostre tesi e ha concesso agli studenti l’immediata immatricolazione per scongiurare il pericolo di ledere ulteriormente il diritto allo studio, considerando l’imminente inizio del nuovo anno accademico e permettere così un regolare corso di studi.

Dopo  questa nuova vittoria, lo studio legale dell’Avv. Santi Delia non può che augurare alle nuove quattro matricole una brillante carriera accademica.

Vedi il nostro provvedimento vittorioso.

 

FACOLTA’ DI MEDICINA: SUL NUMERO DEI POSTI DI MESSINA IL TAR ORDINA LA COMPARIZIONE PERSONALE DEL RETTORE E IL DIRETTORE GENERALE DEL MIUR. VENGANO IN UDIENZA E SPIEGHINO AGLI STUDENTI IL PERCHE’ DI QUESTI NUMERI.

FACOLTA’ DI MEDICINA: SUL NUMERO DEI POSTI DI MESSINA IL TAR ORDINA LA COMPARIZIONE PERSONALE DEL RETTORE E IL DIRETTORE GENERALE DEL MIUR. VENGANO IN UDIENZA E SPIEGHINO AGLI STUDENTI IL PERCHE’ DI QUESTI NUMERI.
Per la prima volta nella storia del numero chiuso le denunce degli studenti vengono accolte: al T.A.R. non è bastato l’ennesimo diniego del M.I.U.R. all’aumento dei posti chiesto dagli studenti dell’Università di Messina e così per uscire dall’empasse, viene ordinata la comparizione personale dei vertici dell’Università e del Ministero. Il Rettore Francesco Tomasello e il Direttore generale Daniele Livon, si legge nell’ordinanza, “dovranno essere presenti di persona, ovvero delegare un funzionario di propria fiducia, alla prossima udienza di trattazione del ricorso, che fissa al 7 novembre 2012, per rispondere al Collegio, in contraddittorio con i legali di tutte le parti costituite, eventualmente assistiti da propri tecnici di fiducia, sui chiarimenti che il Collegio intende chiedere in merito, rispettivamente, alla nota dell’11.5.2012, oggetto di impugnativa con i motivi aggiunti, e alla nota del 26.9.2011, inviata al MIUR, nonchè su quant’altro il Collegio medesimo potrà richiedere in relazione alla pendenza in atto”.
“Dopo la trasmissione alla Corte Costituzionale delle nostre denunce sul numero chiuso di qualche settimana addietro, grazie alle quali tutte le prime pagine dei quotidiani hanno evidenziato con il numero chiuso italiano è una lotteria”, commentano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, “la decisione del T.A.R. Lazio palesa che non sarà più consentito soffocare il diritto allo studio indiscriminatamente e senza spiegazioni”. “I vertici di Ateneo e MIUR vengano in aula e spieghino perchè sempre e solo il nostro Ateneo ed i nostri studenti messinesi debbono essere penalizzati”, conclude l’Avvocato Santi Delia.
I fatti che hanno dato origine all’importante provvedimento risalgono a qualche mese addietro.
Nonostante, negli ultimi 4 anni il corso di laurea in Medicina dell’Ateneo di Messina sia l’ultimo della Sicilia avendo subito l’aumento esponenziale dei posti di CATANIA (da 257 con il polo di Ragusa nel 2007 a 347 senza il polo di Ragusa nel 2011) e PALERMO (da 250 del 2007 a 440 del 2011), l’Università è rimasta a guardare.
Gli studenti, invece, hanno presentato ricorso al T.A.R. Lazio denunciando che Messina, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, nonostante abbia un rapporto docenti-studenti tra i più alti della nazione (8,80 studenti per docente mentre in Italia la media è di 11) resta al palo dei 200 posti. La metà rispetto, ad esempio, all’Università di Palermo che, peraltro, ha 68 docenti in meno rispetto all’Università peloritana (462 Messina vs 394 Palermo). Ed è così che, come sta sempre più spesso avvenendo per tutto ciò che riguarda Messina, negli ultimi anni si assiste ad una vera e propria “dismissione del sapere” in riva allo stretto. Sino al 2007, infatti, i posti per l’ammissione al corso di laurea in Medicina in Sicilia vedevano Catania, in testa, con 260 posti, poi Palermo con 253 ed infine ad irrisoria distanza Messina con 225.
Per lo scorso anno accademico la differenza diventa siderale. Palermo offriva 443 posti, Catania 350, Messina, prima del contenzioso vinto dagli studenti che hanno reclamato i posti lasciati liberi dagli extracomunitari, ne occupava solo 221.
Tra un mese esatto, ai nuovi test, questa situazione rischia di aggravarsi ulteriormente giacchè, a seguito degli accorpamenti delle sedi di Messina, Catania, Catanzaro e Palermo ai fini concorsuali (vi sarà una graduatoria unica per tutte e 4 le Università), gli studenti messinesi potranno vedersi sbarrare la strada dai cugini catanesi e palermitani i cui punteggi al test sono sempre stati più alti.
Lo scorso anno accademico (2011/12) l’ultimo ammesso a Messina ha totalizzato il punteggio di 38,50. A Catanzaro 40; a Palermo 40,25. A Catania addirittura 44,50. Per comprendere quanto importanti siano le differenze, basta rilevare che l’ultimo amesso a Messina avrebbe ottenuto, a Catania, la posizione n. 725 in graduatoria ad una distanza enorme dall’ultimo degli ammessi (391).
Nonostante a livello nazionale si sia passati dai 7.366 posti del 2007 ai 10.464 del 2011, Messina, ai nastri di partenza di settembre, anche quest’anno, è sempre rimasta ferma ai 225 posti (extracomunitari compresi).
Mentre solo grazie al contenzioso instaurato dagli studenti lo scorso anno si sono potuti recuperare ben 23 posti per i soli corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria, concludono gli Avvocati Bonetti e Delia, la decisione del T.A.R. Lazio rappresenta un importante ammonimento a chi governa l’istruzione: si pensi agli studenti ed a trasmettere conoscenze e sapere. Questa, almeno per noi, è l’Università.

Rassegna stampa

Gazzetta del Sud

Centonove

Messinaora

Tempostretto

AL TAR L’AQUILA UNA PIETRA MILIARE DEL NUMERO CHIUSO: CHI E’ AMMESSO CON LA SOSPENSIVA E SUPERA GLI ESAMI DEL PRIMO ANNO E’ DEFINITIVAMENTE DENTRO

Una delle nostre più convinte battaglie è stata vinta. Dopo che un concorso illegittimo si era consumato per l’ammissione alle Professioni sanitarie dell’Università de L’Aquila, avevamo agito innanzi al T.A.R. chiedendo l’immediata ammissione dei nostri ricorrenti.

Richiesta accolta. Tutti hanno potuto studiare sin dal mese di dicembre dello scorso anno. Qualche giorno fa l’udienza finale nella quale abbiamo fatto rilevare che i nostri studenti, come spesso avviene, avevano superato tutte le materie del primo anno e, per questo, nessun test poteva mettere in discussione la loro ormai consolidata posizione.

Ecco la risposta del T.A.R.“Ritiene il collegio di condividere l’attenta difesa delle ricorrenti in ordine all’improcedibilità del gravame, per avvenuta stabilizzazione delle posizioni giuridiche scaturite a seguito dell’accolta sospensiva.Quanto alla prova circa l’avvenuto superamento degli esami del primo anno di corso da parte dei ricorrenti, tale circostanza può darsi per acquisita in giudizio, atteso che la formale dichiarazione resa agli atti dalla parte interessata non è stata in alcun modo confutata dalla PA resistente; pertanto trova applicazione nella specie l’art. 64 CPA comma 2, secondo cui il giudice deve porre a fondamento della decisione i fatti non specificamente contestati dalle parti costituite.
Premesso quanto sopra, ai sensi del citato art. 4 comma 2 bis del d.l. 115/2005, è la legge stessa a consentire in capo al ricorrente lo stabile conseguimento del titolo per il quale concorre, a seguito del superamento delle relative prove, anche allorché tale traguardo scaturisca in virtù –come nella specie- di provvedimenti giurisdizionali cautelari che hanno determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.
Ed il titolo in questione per le ricorrenti era proprio quello lo status di matricola e di studente, titolo in concreto raggiunto mediante il proficuo superamento degli esami del primo anno di corso. Come esattamente osservato nella memoria del 28.5.2012, infatti,”…l’ammissione del corso di laurea a numero chiuso, d’altra parte, non dà affatto la certezza di ottenere il titolo di laurea, ragion per cui sarebbe errato pensare che la legge sia applicabile solo ove il ricorrente acquisisca la laurea (poiché) l’accesso, come detto, è inerente solo al primo anno”; pertanto, il superamento degli esami previsti in tale piano di studi equivale senza dubbio a quelle prove scritte e orali a cui la legge fa riferimento.
In conclusione, il ricorso va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 4 comma 2 bis del dl. 115/05 introdotto dalla legge di conversione 168/2005, con gli effetti di stabilizzazione appena precisati“, e i ricorrenti sono, quindi, definitivamente, ammessi.

Continueremo strenuamente a difendere il diritto allo studio perchè non sia mai consentito che, dopo anni di studio, si vanifichino gli sforzi fatti da famiglie e studenti.

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Test sbagliati nei tirocini per insegnare i neo laureati pronti a una raffica di ricorsi

Già depositati quasi 20.000 ricorsi avverso il sistema barbaro e incostituzionale del T.F.A. Ora i nodi vengono al pettine.
Che cos’è il T.F.A.? Si tratta della incostituzionale ed illegittima trovata dell’ex Dicastero Gelmini per diminuire il numero degli insegnanti da abilitare ed abbondonare nel limbo della III Fascia, sempre più precari.
Abbiamo duramente criticato con migliaia di ricorsi e centinaia di pagine di diffusi argomenti giuridici questa scelta e, ora, con gli esiti dei primi test, siamo pronti a portare in discussione tutti i ricorsi.
E’ impensabile che docenti con decenni di supplenze che hanno promosso e bocciato anche studenti della nostra generazione, siano obbligati a superare un test a risposta multipla, una prova scritta e una orale al solo fine di intraprendere un percorso abilitante cui la COSTITUZIONE consente di accedere sulla base del solo titolo di laurea.
E’ illegittimo, sopra più di ogni altro aspetto, che si limiti il numero degli accessi all’abilitazione non sulla base delle capacità e delle competenze dei singoli docenti candidati ma del numero dei posti a livello nazionale in quella determinata classe di concorso. Non comprendiamo, infatti, perchè mai i precari della scuola debbano essere relagati alle graduatoria di III fascia e, invece, non debba a tutti, essere data la possibilità di abilitarsi e concorrere ad armi pari con chi l’abilitazione l’ha conseguita per le più disparate ed illegittime vie.
Quale interesse pubblico si persegue, ci chiediamo, ad abilitare meno insegnanti?
Il fine, come spesso questo legislatore ci ha mostrato di voler fare, è sbandierato a tal punto da dimenticare che il problema (quello del precariato che non vuole più alimentarsi), non si risolve affatto non abilitando chi ha i requisiti e le capacità per esserlo. Questi soggetti, in mancanza dell’esame di Stato loro costituzionalmente dovuto se non altro a fini partecipativi, non potranno certo andare a spasso per l’Italia a vendere il loro sapere per guadagnarsi da vivere, diventando precettori personali alle dipendenze di mecenati non più storicamente attuali. Vero, quindi, questi docenti non alimenteranno le graduatorie e, quindi, non saranno più precari dell’area scuola, ma non avranno comunque un lavoro. Saranno declassati a disoccupati e perderanno persino la speranza di stabilizzare la propria posizione lavorativa.
È in radice illegittimo, pertanto, che il diritto di abilitarsi e dimostrare sul campo le proprie capacità e idoneità all’insegnamento sia legato a parametri diversi rispetto ai requisiti culturali del candidato e passi da fattori endogeni legati al fabbisogno di professionalità.
Portando alle estreme conseguenze tali considerazioni si potrebbe assistere alla situazione nella quale il Prof. Einsten, brillante dottore di ricerca presso l’Università, non possa scegliere di insegnare il frutto delle proprie ricerche in quanto il sistema scolastico italiano non ha bisogno di lui. Sarà bravissimo ma, per evitare di ritrovarselo tra le graduatorie, non lo si fa abilitare. Ed il problema è risolto: non ha l’abilitazione e non può diventare precario.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i TFA erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.
L’esito dei primi test. Non usiamo le nostre parole ma quelle di La Repubblica che ci sembra illuminanti.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i Tfa erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.

TEST per insegnare a scuola nella bufera: in sette classi di concorso su 11 ci sono errori o domande ambigue. I nuovi quiz di ammissione per partecipare ai cosiddetti Tirocini formativi attivi – una novità introdotta dalla Gelmini per ottenere l’abilitazione all’insegnamento – sono partiti nel peggiore dei modi. I primi risultati pubblicati dal Cineca (il consorzio interuniversitario che gestisce la selezione) confermano che i quizzoni predisposti per selezionare i nuovi insegnanti, oltre ad essere molto difficili e a fare parecchie vittime, conterrebbero domande quantomeno ambigue o, secondo alcuni, anche errate.

Le prime polemiche si sono verificate alcuni giorni fa, quando sono stati resi noti i risultati per la classe di concorso A036: Filosofia, psicologia e scienze delle formazione nei licei delle Scienze umane, gli ex magistrali. In quella occasione, riuscirono a raggiungere il punteggio minimo – 21 punti su 30 – soltanto in 141 su cinquemila. E il numero di posti disponibili era di 588.

Secondo i laureati che hanno partecipato alla selezione, alcune domande riguardavano autori minori che a scuola non si studiano. Ma niente errori nei testi, pare.

Poi, sono stati pubblicati gli esiti per l’abilitazione in altre discipline d’insegnamento e le cose sono andate anche peggio. Nella classe di concorso per insegnare Francese alla scuola media e superiore si è verificata una situazione imbarazzante: 96 ammessi in tutta Italia per 765 posti disponibili: appena il 12,5 per cento. Ma questa volta due delle sessanta domande (la numero 21 e la numero 49) sono state considerate “sempre corrette” a prescindere da quello che avevano segnato i candidati, un modo che implicitamente ammette un errore nella formulazione. Una situazione che si è verificata, finora, per sette delle undici graduatorie pubblicate. E si prevede una raffica di ricorsi.

In base alla riforma Gelmini sulla formazione iniziale, per diventare insegnanti di scuola media e superiori occorre iscriversi in un corso di studi magistrale, ovvero quinquennale, e successivamente partecipare ad un tirocinio di un anno sul campo. Soltanto dopo avere superato tutti gli esami e la tesi finale si otterrà l’abilitazione all’insegnamento. Ma in questa prima fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema, il relativo decreto dello scorso anno prevede che coloro che sono già in possesso di una laurea possono partecipare al solo Tirocinio, rigorosamente a numero programmato. Sono gli atenei ad organizzare la selezione e il tirocinio per i pochi fortunati che vi accederanno.

Per la classe di concorso A042 (Informatica), una delle ultime pubblicate, le domande che il ministero ha preferito considerare “sempre corrette” – che cioè erano sbagliate, con più risposte corrette o ambigue – sono addirittura sei. Insomma, un vero pasticcio.

“Chi ha predisposto le domande?”, si chiedono in parecchi. Viale Trastevere tace, ma considerare alcune domande “sempre corrette” a prescindere, come direbbe Totò, ammette implicitamente gli errori nei test di ammissione che, da quest’anno rappresentano l’unica possibilità per i neolaureati per accedere alla carriera di insegnante.

Cosa stiamo facendo. Gli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti proporrano ricorsi in favore dei partecipanti alle prove d’ammissione istituite dal TFA per reclutare i futuri insegnanti, che si andranno a sommare alle migliaia di ricorsi già inoltrati al Tar del Lazio per annullare il Decreto del Ministro Gelmini che ha istituito il numero chiuso per l’abilitazione all’insegnamento.

I candidati alla classe di materie letterarie e latino nei licei che hanno sostenuto recentemente i test rappresentano solo uno degli innumerevoli casi dove le modalità previste per lo svolgimento dei quiz – quesiti a risposta multipla – hanno forviato i partecipanti per colpa di errori presenti nella struttura delle stesse domande oggetto della prova d’ammissione al Tirocinio Formativo Attivo.

Nel caso di specie tutte le risposte proposte al quesito n. 5 erano sbagliate e vi era un errore anche al quesito numero 15 della prova preliminare, tesa alla verifica delle conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione.

In sostituzione dei validi modi di reclutamento del passato, infatti, oggi per essere abilitati all’insegnamento le università impongono il TFA, un corso che attribuisce appunto il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione previste dal DM 39/1998 e dal DM 22/2005, e contro cui l’associazione A.D.I.D.A., Associazione Docenti Invisibili da Abilitare, combatte da tempo una battaglia senza tregua.

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FUORI CORSO: ANCHE SE NON DAI ESAMI DA ANNI NON PERDERE LA POSSIBILITA’ DI LAUREARTI

Il T.A.R. accoglie il ricorso e dichiara illegittimi i Regolamenti delle Università che stabiliscono un termine minore di 8 anni senza fare alcun esame per espellere i fuori corso.

Anche se sono trascorsi 8 anni consecutivi senza aver dato alcuna materia e il Vostro Ateneo prevede che ne bastino 5, 6 o 7 per decretare la vostra cancellazione, non perdete le speranze.

Il T.A.R. ha dichiarato che “le previsioni, nel regolamento delle singole università, di ipotesi decadenziali ulteriori, maggiormente compressive del diritto allo studio, rispetto a quelle oggetto della normativa primaria statale, appaiono sfornite di adeguata base giuridica, ed anzi in contrasto con il principio di gerarchia delle fonti“.

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Numero chiuso 2012/2013: ecco tutte le novità

Test unico per medicina e odontoiatria, graduatoria su più sedi aggregate in ambito extra-regionale, punteggio minimo di ammissione per gli extracomunitari.

Ieri la conferma ufficiale con la pubblicazione, allo stato solo sul sito istituzionale del Miur, del D.M. 28 giugno 2012 rubricato “Modalità e contenuti prove di ammissione corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2012/2013”.

All’art. 1 si legge che sono previste aggregazioni di sedi universitarie con graduatorie comuni secondo l’ordine di punteggio dei candidati “ampliando la sperimentazione già effettuata nel precedente anno accademico”.

La novità più rilevante è rappresentata dall’aggregazione “sperimentale” di “tutte le sedi” ai fini della compilazione della graduatoria.

Messina, ad esempio, è aggregata a Catania, Catanzaro Magna Graecia, Palermo.

A differenza di quanto avvenuto l’anno passato, quindi, la graduatoria tra tali Università sarà unica ragion per cui non potrà verificarsi che un candidato rimanga escluso a Palermo con un punteggio che, a Messina, era invece sufficiente per ottenere l’ammissione.

Le differenze di punteggio tra queste sedi sono state tutt’altro che poco rilevanti.

Quest’anno (2011/12) l’ultimo ammesso a Messina ha totalizzato il punteggio di 38,50. A Catanzaro 40; a Palermo 40,25. A Catania addirittura 44,50.

Per comprendere quanto importanti siano le differenze, basta rilevare che l’ultimo amesso a Messina avrebbe ottenuto, a Catania, la posizione n. 725 in graduatoria ad una distanza siderale dall’ultimo degli ammessi (391).

Il regolamento di attuazione prevede una rigida scansione delle opzioni, al fine di favorire gli scorrimenti.

I vincitori, dal 17 al 19 settembre, dovranno “provvedere all’immatricolazione presso gli Atenei in cui risultano assegnati (…) e la mancata immatricolazione costituisce rinuncia all’immatricolazione”. Per i successivi scorrimenti, sino all’esaurimento dei posti, il termine è sempre di 3 giorni per curare l’iscrizione ed esprimere l’opzione.

Lo scorso anno, nelle sedi in cui si è attuata la sperimentazione, abbiamo verificato quanto illegittimo possa essere il regime delle decadenze e delle opzioni e il T.A.R., ancora una volta, ha dato ragione alle nostre tesi.

La scelta sembra sposare le idee che avevamo recentemente esposto a commento di una decisione del T.A.R. Lazio (cfr., in particolare, nota 31).

E’ chiaro, tuttavia, che la scelta non è ancora conforme alle indicazioni del Consiglio di Stato che, appena qualche giorno fa, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione circa la necessità di elaborare una graduatoria unica per tutti gli Atenei.

Sarà, nuovamente, test unico per i corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria.

La scheda anagrafica che i candidati dovranno compilare nel giorno del test, conterrà l’indicazione, da compilare obbligatoriamente, circa la scelta tra Medicina o Odontoiatria e/o, “se l’interesse è per entrambi i corsi, l’indicazione in ordine preferenziale tra i due”. Il D.M. precisa che “l’omessa indicazione rende di fatto impossibile la relativa immatricolazione”.

Confermato (rispetto all’anno passato ma diverso rispetto al 2009/2010 e alla norma che entrerà in vigore dal prossimo anno accademico sul valore del voto di diploma) il criterio di preferenza in ipotesi di punteggio eguale giacchè, secondo il D.M., “per i corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria e per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, prevale in ordine decrescente il punteggio ottenuto dal candidato nella soluzione, rispettivamente, dei quesiti relativi agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”.

Confermata la proporzione tra le materie oggetto di prova che restano sempre “relative agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”. Smentita la scomparsa della “cultura generale” per far spazio alla “logica”.

Confermata la soglia minima di 20 punti per essere ammessi al Corso di Laurea.

La disposizione, se ne è avuto prova lo scorso anno accademico, sembra incidere, almeno tra il contingente dei comunitari, solo sulla legittimazione a ricorrere avverso l’esclusione dal novero degli ammessi. Chi ha totalizzato meno di 20 punti avrà anche tale ulteriore problema da affrontare nello spiegare le proprie doglianze innanzi al T.A.R.. Almeno a memoria di chi scrive, in nessuna delle graduatorie di tutti gli Atenei d’italia vi è mai stato alcun soggetto ammesso che avesse totalizzato meno di 20 punti.

Il successivo comma, ed è questa la vera novità, estende tale soglia di punteggio minimo anche agli extracomunitari. Ciò significa che saranno assai numerosi i posti che si renderanno vacanti a seguito delle prove di ammissione, stante almeno i risultati degli ultimi anni. Presso l’Ateneo de L’Aquila, ad esempio, uno degli studenti extracomunitari ammessi aveva ottenuto un punteggio inferiore all’ultimo studente comunitario nella sua graduatoria.

Dopo le vittorie al T.A.R. Lazio sull’introduzione di tale soglia, si “vociferava” che tale nuovo paletto sarebbe stato introdotto con Legge. Così non è stato.

Si chiude, almeno per Medicina, la querelle circa la possibilità che tali posti, eventualmente rimasti vacanti, vengano assegnati ai comunitari. Il D.M. in commento, nell’allegato 1, chiarisce che “i posti eventualmente non utilizzati nella graduatoria dei cittadini extracomunitari residenti all’estero, verranno utilizzati per lo scorrimento della graduatoria dei cittadini comunitari e non comunitari di cui all’articolo 26 della legge 189 del 2002, qualora previsto nei successivi decreti di programmazione“.

Tale previsione è, in effetti, presente nel solo Decreto di programmazione di MEDICINA. Nulla invece è disposto per Odontoiatria e Professioni sanitarie.

Nonostante i recenti arresti giurisprudenziali il MIUR ha concesso tale possibilità solo ove l’offerta degli Atenei è risultata inferiore rispetto al fabbisogno del SSN.

D.M. 28 giugno 2012, n. 196

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