PROVA SCRITTA AL CONCORSO DOCENTI: COME SIAMO RIUSCITI A DIMOSTRARE L’ERRONEITA’ DELLA BOCCIATURA COMMINATA.

In tanti ci state scrivendo all’esito delle prove scritte del concorso DIRIGENTI SCOLASTICI.

Andando a verificare la strutturazione della prova (5 quesiti a risposta aperta sulle materie indicate nel bando e due quesiti in lingua straniera) abbiamo appurato che è sostanzialmente analoga a quella del concorso docenti 2016 (otto quesiti di cui sei a risposta aperta e due, nella lingua straniera scelta dal candidato, a risposta chiusa).

In quei casi, per primi in Italia, siamo riusciti a far valere, con mirati ricorsi individuali, l’illegittimità di quelle valutazioni e l’ammissione, anche dirette, alle prove orali.

Come?

Ecco qualche esempio.

Ora come allora, il Ministero aveva messo a disposizione delle Commissioni particolari “criteri” da utilizzare per la correzione degli elaborati. L’interpretazione di alcuni di tali criteri infatti, in certi casi, è apparso particolarmente discrezionale e pregiudizievole per le valutazioni finali.
Ora come allora, sono migliaia in Italia i concorrenti che hanno visto valutata la propria prova in maniera insufficiente dalla Commissione ritenendo che il proprio elaborato fosse, semplicemente non originale o addirittura carente circa la pertinenza linguistica. Nonostante una perfetta adesione a quanto testi e manuali indicavano, in moltissimi casi, è stato proprio questo criterio a pregiudicare la valutazione.

In uno dei primi casi trattati in Italia, il Tar della Sicilia ha ritenuto fondate le censure riguardanti “Considerato che il ricorso presenta apprezzabili profili censura, con riferimento al giudizio espresso sugli elaborati scritti svolti dalla ricorrente – nella misura in cui la valutazione sembra debordare dall’ambito proprio di discrezionalità tecnica riservato, in via di principio, alla Commissione – sicchè si può accogliere la domanda cautelare, disponendosi a tal fine la ricorrezione di tali elaborati scritti”.

Si è trattato di un provvedimento assai importante che ha fatto da apripista rispetto ad una giurisprudenza che, sino a quel momento, si era mostrata totalmente negativa.

In tal senso, commentando quelle decisioni per una nota rivista del settore l’Avvocato Santi Delia, dichiarò “non possiamo che esprimere grande soddisfazione in quanto ancora una volta viene premiata la bontà della tesi proposta: il voto delle Commissioni non è insidacabile, come “leggendariamente” si afferma in discussioni da bar. E’ solo assai difficilmente contestabile. In tal senso i nostri ricorsi mirano a mettere a nudo le specifiche e singole illogicità del percorso di correzione e, non possiamo che ritenerci assai soddisfatti, ove tale percorso giunga a buon fine”.

Quella decisione fu poi confermata anche in appello dal CGA richiamando altri precedenti frattanto maturati sui nostri ricorsi (Tar Lazio n. 8096/16; Tar dell’Aquila n. 286/2016).

Il compito di quella ricorrente, in accoglimento del ricorso di Bonetti e Delia, verrà dunque ricorretto dalla Commissione che, perciò, dovrà necessariamente tener conto dei rilievi sostenuti in ricorso e confermati dal TAR.

Un altro esempio è approdato al T.A.R. Lazio.

Secondo il T.A.R. il ricorso potrebbe presentare profili di fondatezza, in particolare laddove parte ricorrente rileva l’erroneità nell’attribuzione del punteggio alle prove svolte; Considerato che l’istanza cautelare può essere accolta nella forma di un supplemento di valutazione da parte dell’amministrazione affinchè verifichi la correttezza dei punteggi attribuiti nei riguardi del ricorrente nel termine di giorni quindici dalla notificazione o dalla comunicazione in via amministrativa, se più breve, della presente ordinanza”.

Infine un altro T.A.R.  ha ritenuto eccessivamente restrittivo il criterio dell’ “originalità” ritenendolo, prima facie, non idoneo a valutare le prove scritte dei candidati.
Lo stesso T.A.R., in accoglimento del ricorso di Bonetti e Delia, ha posto l’accento sull’illegittima prassi, anche in tal caso assunta da moltissime commissioni, di aver cambiato i criteri di valutazione senza che i candidati ne fossero informati orientando la loro esposizione scritta.

In questi, come in altri casi, la Commissione ha ordinato il riesame della bocciatura ad opera di altre Commissioni.

Ma come è andata questa seconda fase. Sono stati promossi i ricorrenti?

Nella quasi totalità dei casi si. Appena il 5% dei nostri casi è stato nuovamente bocciato a seguito della ricorrezione. In quel caso il TAR ha censurato l’operato della Commissione per aver violato l’anonimato facendo dunque ottenere comunque l’ammissione alla prova orale (https://www.avvocatosantidelia.it/2017/05/12/concorsone-2016-tar-abruzzo-la-commissione-deve-rispettare-il-principio-dellanonimato-in-caso-di-ricorrezione-della-prova-scritta-del-ricorrente/).

Da acerbo aspirante docente le cui prove venivano valutate insufficienti tanto in Storia quanto in Filosofia a brillante candidata, proprio grazie all’esito degli scritti, nelle stesse materie. Non è la storia di uno dei tanti aspiranti docenti di ruolo che si sono cimentati negli esami scritti del concorsone e che è riuscito a farcela, ma si tratta di una mera rivalutazione degli stessi compiti ad opera di altra commissione del medesimo Ufficio Scolastico Regionale. Ricorderete, infatti, che a seguito della vittoria dei nostri ricorsi, il T.A.R. aveva ordinato di ricorreggere gli elaborati motivando i giudizi espressi. Il CGA aveva inoltre rigettato l’appello del Ministero. Ebbene da uno scarso 26 in storia si è giunti ad un largo 28,8. Un salto in avanti di oltre 2 punti degno del migliore Carl Lewis. Da un appena risicato 28 in Filosofia si è giunti ad un sontuoso 30,8.

A 25 anni dalla L.n. 241/90, se possibile, è ancora più forte la necessità di un controllo giurisdizione FORTISSIMO e non DEBOLE sui lavori delle Commissioni di concorso (qualunque esse siano) e sulle loro valutazioni, con al centro il ruolo del Giudice amministrativo.

Studio Legale Avvocato Santi Delia