ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE: ANCORA UN ACCOGLIMENTO SUL TEMA RIGUARDANTE I GIUDIZI ILLEGITTIMI DELLE COMMISSIONI GIUDICATRICI

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ll Tribunale Amministrativo per il Lazio, con sentenza del 5 maggio 2019, ha accolto le censure degli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti, consolidando i nostri precedenti favorevoli circa le illegittimità dei giudizi negativi delle Commissioni giudicatrici per l’Abilitazione Scientifica Nazionale.

L’azione proposta chiedeva di annullare il giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale a professore di prima fascia espresso nei confronti del ricorrente, dalla commissione giudicatrice per il settore concorsuale 13/D4.

Il D.M. n. 76/2012 prevede che l’abilitazione può essere rilasciata ai candidati che, oltre a possedere almeno tre titoli scelti dalla Commissione nell’elenco allegato allo stesso, ottengano una valutazione positiva della propria produzione scientifica e le cui pubblicazioni siano valutate complessivamente di qualità “elevata” definita nell’allegato “B” al medesimo regolamento.

Il ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante fosse in possesso dei tre requisiti preliminari richiesti. La Commissione, in maniera del tutto illegittima e arbitraria, esprimeva valutazione negativa con riferimento alla coerenza delle pubblicazioni con il settore di riferimento.

Il Tribunale ha accolto le nostre motivazioni e ha ribadito ed elaborato un principio già portato in aula per la prima volta dal nostro Studio nei precedenti giudizi sul tema, che sembra chiarire, si auspica, una volta per tutte la necessità di una corretta valutazione e, soprattutto, di una maggiore attenzione ai candidati in possesso di requisiti oggettivi di meritevolezza.

Nel caso di specie si legge in sentenza “La motivazione del giudizio non appare idonea a descrivere le ragioni che hanno spinto la commissione a pervenire all’esito del giudizio negativo sia in considerazione della mancanza di adeguata descrizione dell’iter logico che ha condotto all’amministrazione a giungere a tali affermazioni, sia in considerazione delle contrastanti affermazioni contenute nei giudizi individuali espressi dai commissari”.

Pertanto, avvalorando le tesi difensive, il T.A.R. Lazio ha ritenuto meritevoli di accoglimento le censure di eccesso di potere per difetto di motivazione, e ha ordinato la rivalutazione del candidato dal momento che i giudizi espressi dalla Commissione si discostavano da quei parametri oggettivi di cui, nei fatti, non si era tenuto debito conto.

Così, pronunciandosi definitivamente sul ricorso da noi proposto, il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha ordinato l’annullamento del provvedimento impugnato, ordinando all’Amministrazione di rivalutare l’interessato entro novanta giorni.

Studio Legale Avvocato Santi Delia