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MEDICINA GENERALE 2017: illegittima la graduatoria ed ammessi i ricorrenti. Fondate le censure sul quesito contestato.

Il 25 ottobre 2017 si è svolto il concorso regionale per l’ammissione al corso triennale di formazione scientifica in Medicina generale per il triennio 2017/2020.

Tale procedura si è tenuta su base regionale ma con test uguale per tutte le sedi e si è svolta in contemporanea in tutte le Regioni (one shot).

La prova in questione consisteva nella somministrazione di un questionario di 100 domande a risposta multipla da espletarsi in due ore.

Gli artt. 33 e 34 della nostra Carta Costituzionale sanciscono un principio fondamentale, il diritto allo studio, in virtù del quale la selezione dei capaci e dei meritevoli deve passare attraverso una prova che sia scientificamente attendibile. Ove il questionario somministrato in sede concorsuale, sia caratterizzato da errori, ambiguità, quesiti formulati in maniera contraddittoria o fuorviante, la selezione è inevitabilmente falsata.

Quest’anno, a non rispondere ai canoni di precisione ed attendibilità scientifica è senz’altro la domanda n. 61.

Il quesito è il seguente: “Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme: a) cefalexina; b) doxicillina; c) amoxicillina; d) eritromicina; e) cefuroxima”.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina, tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un’altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

Invero, basterebbe digitare doxicillina sul noto motore di ricerca “google” per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, è lo stesso motore di ricerca a provvedere immediatamente alla correzione automatica in doxiciclina. È quest’ultimo infatti, e non la doxicillina, ad essere un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

Da ciò se ne deduce che la doxicillina non esiste e, quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

La risposta, dunque, era errata.

Il caso non è nuovo alle cronache del giudice amministrativo.

Basti pensare al quesito somministrato nel 2007 al test di Medicina. In quella circostanza si discorreva del motto dell’Unione Europea e si stabilì (TAR Lazio n. 5986/08) che la risposta esatta A) in realtà non fosse correttamente somministrata perché il motto non era “unità nella diversità”, così come formulato dal Miur, bensi’, “unita nella diversità”. Ebbene, in quel caso per il Tar l’aggiunta di un solo accento (“unità” invece di “unita”) non poteva considerarsi, di certo, circostanza trascurabile avendo potuto indurre alcuni concorrenti a “soffermarsi più di altri nella vana ricerca della risposta giusta, a scapito dell’attenzione da dedicare agli altri test”.

Infatti “la funzione selettiva dei test ha valore e significato solo se essi vengono formulati con precisione tale da risultare in assoluto affidabili” e di certo, “la possibilità di dare una duplice risposta rende la domanda assolutamente inattendibile”, ragion per cui, la loro soluzione non costituisce il frutto di un esercizio di logica meritevole di apprezzamento” (Cons. Stato, Sez. VI, 26 ottobre 2012, n 5485).

Per il Tar Lazio, accogliendo, ancora una volta, la tesi degli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, l’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test di quest’anno di Medicina generale, rende inevitabilmente illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell’ex aequo, di un punto o massimo 2.

I nostri ricorrenti sono stati riammessi e possono frequentare il corso con diritto alla borsa di studio.

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OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO: IL TRIBUNALE DI MESSINA SOSPENDE IL PROVVEDIMENTO SANZIONATORIO

La prima sezione civile del Tribunale di Messina, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso il provvedimento del Comune messinese nella parte in cui comminava al ricorrente una ingente sanzione derivante dall’illegittima occupazione di suolo pubblico.

Ed infatti, congiuntamente con l’ordinanza che comminava l’obbligo di rimozione della struttura abusiva, il Dipartimento Demanio, Patrimonio ed Espropriazioni irrogava al ricorrente anche una sanzione pecuniaria di elevato ammontare applicando le tariffe triplicate in ragione dell’abusiva occupazione.

In sede di opposizione giudiziale il nostro studio rappresentava l’illegittimità di tale sanzione, giacchè, contrariamente a quanto previsto dal Regolamento COSAP in vigore, il pagamento per occupazione abusiva non può essere presunto (se non nell’entità massima di un anno) ma deve essere accompagno dalla contestazione effettuata dagli organi di polizia municipale. In questo caso, come in moltissimi altri in città, l’Amministrazione ha proceduto solo dopo molto tempo all’accertamento rendendo così illegittime le sanzioni comminate.

Tali sanzioni, peraltro, risultano ancor più sproporzionate in quanto si basano sull’attuale Regolamento che, come è noto, a seguito della triplicazione del 2011 vede Messina applicare tariffe abnormi rispetto a tutte le tasse vigenti nelle province siciliane, laddove invece i canoni risultano abbondantemente inferiori.

Il Comune aveva difeso la sua posizione sostenendo, tra l’altro, che l’ordinanza impugnata non avesse la natura di provvedimento definitivo in relazione alla sanzione comminata, ma solo rispetto all’ordine di rimozione della struttura ritenuta abusiva.

Il Tribunale rilevando la fondatezza dell’impugnazione e, rappresentando dunque la sussistenza di gravi motivi per giustificare la sospensione degli effetti esecutivi dell’atto impugnato, ne interrompeva gli effetti esecutivi in attesa dell’udienza finale di merito.

“L’occupazione abusiva del suolo pubblico nel nostro comune è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, sia nelle aule di Tribunale che negli uffici stessi della Giunta municipale, soprattutto in relazione all’ammontare del canone, aumentato esponenzialmente ed irragionevolmente dal regolamento dell’anno 2011. Abbiamo seguito diverse cause su questa materia, tra cui, quella ancora pendente innanzi al CGA proprio in relazione all’aumento dell’aliquota del canone per l’occupazione del suolo pubblico e, l’ eventuale buon esito della stessa, evidentemente potrà avere influenza per l’individuazione dei futuri canoni.

“Siamo comunque molto soddisfatti per il lavoro svolto” continua l’Avv. Delia “in quanto, sinora, le nostre censure e le nostre teorie giuridiche hanno trovato positivo riscontro sia innanzi al giudice ordinario che a quello amministrativo, motivo per cui siamo piuttosto fiduciosi per tutti i nostri giudizi attualmente pendenti”.

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Tirrenoambiente vince al Tribunale di Messina: nulli gli affidamenti senza gara

Il Tribunale di Messina, con sentenza del 6 febbraio 2018, ha accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo della partecipata pubblica Tirrenoambiente S.p.a. ritenendo nulli gli affidamenti dalla stessa eseguiti e come tali i contratti di appalto stipulati.

Sono coinvolti affidamenti per oltre un milione di euro che, tra il 2010 e il 2015, erano stati affidati senza gara e su cui anche il Tribunale di Milano aveva già accolto, ma solo in fase cautelare, tale tesi sostenuta dal legale.
Accogliendo la tesi dell’Avvocato Santi Delia il Tribunale ha chiarito che “il contratto posto a base della pretesa dell’impresa opposta deve essere considerato nullo, essendo pacifico che in tema di appalto di opere pubbliche, il contratto che sia stato stipulato a seguito di trattativa privata è nullo ex art. 1418, 1 comma, c.c. per contrarietà alle norme imperative che prescrivono il ricorso alle regola dell’evidenza pubblica per la scelta del contraente, a garanzia del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione“.
Si tratta della prima decisione di merito riguardante tali modelli di società con partecipazione pubblica, su cui qualche tempo addietro era intervenuta anche l’ANAC.

Secondo il Tribunale le società miste con capitale pubblico “costituita per la gestione dei servizi afferenti al settore dell’igiene urbana, dei rifiuti, ivi inclusi i rifiuti solidi urbani di competenza dei Comuni e delle Province, e dei reflui fognari …devono essere qualificate come vere e proprie “imprese pubbliche”, ai fini dell’applicabilità dell’art. 32 D. Lgs. 163/2006, essendo riconducibili alla fattispecie prevista dal comma 1 lett. f) di tale disposizione, anche se si presentano formalmente come imprese societarie private“.

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CGA: è illegittima l’esclusione postuma da una classe di concorso non indicata in domanda per errore, se il candidato, per autonoma iniziativa dell’amministrazione, è ammesso alla prova.

Costituisce violazione del principio costituzionale del favor partecipationis l’esclusione postuma dalla graduatoria di merito di un concorso a causa di un evidente errore materiale in cui è incorso l’interessato nell’atto della compilazione della domanda, se quest’ultimo è stato regolarmente ammesso a sostenerne le prove, con esito positivo.

Cosi si è pronunciato il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sulla legittimità dell’esclusione di un docente, assistito dagli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti, dalla graduatoria di merito relativa al concorsone 2016.Il CGARS ha ribaltato l’orientamento dei Giudici del Tar di Palermo che, nel caso di specie, avevano ritenuto legittima tale esclusione sulla base dell’assunto per cui non si può pretendere di essere inseriti nella graduatoria per una classe di concorso per la quale non si è presentata domanda (nello specifico il docente aveva inserito una classe di concorso ritenuta comprensiva delle altre tre alle quali aspirava), soprattutto se quella indicata non ha una specifica denominazione.
In tal senso vengono accolte le tesi degli Avv. Delia e Bonetti per i quali, non solo risulta arbitrario il comportamento della P.A, in quanto “ogni provvedimento amministrativo che incide sulla sfera giuridica del privato cittadino, deve tener bene a mente […] i criteri- nel confronto tra esercizio della potestà pubblica e tutela delle posizioni delle parti interessate- di ragionevolezza, proporzionalità, logicità ed adeguatezza”, ma avrebbe dovuto l’Amministrazione stessa occorrere in soccorso del partecipante, chiedendo chiarimenti.
Compito della P.A deve essere quello di privilegiare il diritto sostanziale rispetto a quello meramente formale, a maggior ragione quando manchi qualsivoglia fonte di rango primario che attribuisca alla stessa il potere di interpretare la volontà dei candidati a tal punto, e soprattutto quando ad essere messa in discussione non è di certo la sussistenza dei requisiti di partecipazione, come nel caso che ha visto vincitori gli Avv. Delia e Bonetti.
Secondo il C.G.A. “il motivo concernente l’omessa attivazione del soccorso istruttorio, il cui fondamento generale si ricava dall’art. 6 della l. 241/1990, presenta elementi di possibile fondatezza, tenuto conto della dinamica della vicenda e della possibile scusabilità dell’errore in cui è incorso il ricorrente nella compilazione della domanda di concorso; nell’evidenza di un pregiudizio derivante altrimenti dall’esecuzione degli atti impugnati, la domanda cautelare meriti accoglimento, si intende per quanto di interesse di parte ricorrente, nel senso della sua ammissione con riserva tra gli idonei in graduatoria”.

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EX SPECIALIZZANDI ANTE 1982 – la Corte di Giustizia dell’Unione europea dichiara il diritto al risarcimento anche per i medici specializzandi prima del 1982

La Corte di giustizia dell’Unione europea è tornata a pronunciarsi sulla giusta remunerazione dei medici specializzandi ed in particolare, sul diritto dei medici (ormai ex) specializzandi degli anni dal 1978 al 1982. Tecnicamente le Sezioni Unite della Cassazione avevano chiesto alla Corte di chiarire se fosse possibile applicare la direttiva 82/76/CEE alle formazioni iniziate prima del termine assegnato agli Stati membri per la trasposizione di quest’ultima e terminate dopo tale data, riconoscendo, dunque, il diritto al risarcimento del danno da inadempimento anche ai soggetti che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982 e, dunque, dell’emanazione della direttiva stessa.

La risposta della CGE è positiva in linea con altra pronuncia, la prima storica in assoluto della Cassazione su un ricorso degli Avvocati Bonetti e Delia.

La decisione della CGE, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, segue la sentenza della Cassazione del maggio 2015, originata da un ricorso patrocinato dagli stessi legali, che accogliendo le nostre tesi ha stabilito, per la prima volta in Italia, che “il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l’assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio – funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore – dell’applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea conferma così la decisione della Cassazione del maggio 2015 e supera le decisioni negative del 2016 della stessa Corte, estendendone il raggio di applicazione a qualsiasi formazione a tempo pieno o a tempo ridotto come medico specialista che sia iniziata nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990, a condizione che tale formazione riguardi una specializzazione medica comune a tutti gli Stati membri o a due o più di essi.

Secondo il Giudice europeo l’esistenza dell’obbligo di adeguata remunerazione non dipende dall’adozione, da parte di tale Stato di misure di trasposizione della normativa comunitaria, per cui “il giudice nazionale è tenuto, quando applica disposizioni di diritto nazionale, precedenti o successiva ad una direttiva, ad interpretarle quanto più possibile alla luce del tenore letterale e della finalità di queste direttiva, e nel caso in cui, a motivo dell’assenza di misure nazionali di trasposizione della direttiva 82/76, il risultato prescritto da quest’ultima non possa essere raggiunto per via interpretativa prendendo in considerazione il diritto interno nella sua globalità […], il diritto dell’Unione impone allo Stato membro in questione di risarcire i danni che esso abbia causato ai singoli in ragione della mancata trasposizione di cui sopra”.

In termini di impatto economico per lo Stato italiano potrebbe profilarsi un esborso di milioni di euro. Se tali medici ex specializzandi tra il 1978 e il 1982 hanno validi atti interruttivi della prescrizione inviati tra il 1999 ed il 2009, infatti, il loro diritto è ormai consolidato in giurisprudenza.

Per chi invece, concludono gli Avvocati Bonetti e Delia, non ha tali atti è sostenibile che tali nuove interpretazioni della CGE possano consentire azioni volte a superare il termine prescrizionale giacchè, sino a tale decisione, mai vi era stato un riconoscimento europeo in tal senso.

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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. MIUR commissariato.

Il Consiglio di Stato ha commissariato il MIUR. I giudici di Palazzo Spada hanno accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e “rilevato che l’Ufficio scolastico di Messina, nonostante le diffide presentate dai ricorrenti, non ha dato esecuzione all’ordinanza Cons. Stato, sez. VI, n. 4845 che, confermando il decreto presidenziale n. 3822/2017, accoglieva l’appello cautelare disponendo che il trasferimento dei ricorrenti appellanti debba essere effettuato presso la sede scelta e più coerente con il proprio profilo professionale” ha “ordinato al dirigente amministrativo dell’Ufficio scolastico di Messina di dare esecuzione allo jussum giudiziale entro 30 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, nominando fin d’ora, quale commissario ad acta, il Prefetto di Messiana, con facoltà di sub delega, il quale provvederà, in caso di persistente inottemperanza, a darvi esecuzione“.

I nostri ricorrenti, dunque, otterranno l’assegnazione della cattedra presso la propria città di residenza pena commissariamento del MIUR.

L’ordinanza su cui il Consiglio di Stato si è espresso è quella sulla mobilità dei docenti nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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Medicina generale 2017: il Ministero sbaglia una domanda. Ecco cosa succederà.

Il quesito è il seguente: “Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme:

a) cefalexina;

b) doxicillina;

c) amoxicillina;

d) eritromicina;

e) cefuroxima.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina.

Tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un’altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

La ragione è evidente e non necessita di particolari approfondimenti o accertamenti scientifici poiché, semplicemente, la doxicillina non esiste quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

Al riguardo è sufficiente digitare doxicillina sul noto motore di ricerca “google” per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, il noto motore di ricerca provvede immediatamente ad effettuare la correzione automatica in doxiciclina. Quest’ultimo, e non la doxicillina, è un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

L’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test rende, evidentemente, illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell’ex aequo, di un punto o massimo 2.

Per questo abbiamo predisposto ricorsi INDIVIDUALI, accanto a quelli collettivi già partiti, per tutelare tali specifiche posizioni.

In Sicilia il ricorso scade il prossimo 22/1 mentre in alcune Regioni v’è più tempo per agire.

Per info scrivere a santi.delia@avvocatosantidelia.it

 

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Specializzazioni mediche: accolto il ricorso per gli abilitandi nella sessione di febbraio 2018

Il T.A.R. Lazio, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ha sospeso il bando per l’ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l’abilitazione. 

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l’Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante  ma l’esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l’abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Il giudizio“, di cui il TAR tornerà ad occuparsi nel mese di febbraio 2018, commentano gli Avvocati Delia e Bonetti, “non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l’ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all’espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati“.

Per gli abilitati non ammessi sono invece, in corso, le procedure di adesione alle azioni volte all’ammissione in virtù di specifici e ulteriori vizi (PER ADERIRE A TALI AZIONI CLICCA QUI ENTRO IL 15/1/2018).

 

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CONCORSO 2012 INFANZIA: USR SICILIA OTTEMPERA A DECISIONI CONSIGLIO DI STATO. DOCENTI TRASFERITI IN SICILIA

Con diversi distinti provvedimenti arrivati tra settembre 2017 e gennaio 2018 l”USR Sicilia ha ottemperato alle decisioni del Consiglio di Stato. I nostri ricorrenti sono tornati in Sicilia con effetto immediato. Accanto il provvedimento.

Com’è noto, sebbene il Testo Unico in materia di istruzione (d.lgs. n. 297 del 1994, art. 400, comma 1) abbia previsto la cadenza triennale dei concorsi per l’assunzione nel settore scuola, quello del 2012 è stato il primo concorso dopo 13 anni di silenzio.

In quell’anno, nello specifico, il bando prevedeva che sarebbero stati coperti 11.542 posti a cattedre di personale docente, attraverso l’approvazione di una graduatoria di merito con l’elenco di tutti i candidati che avessero superato la prova orale.

In realtà, un numero ingente di vincitori di quel famoso concorso rimasero senza lavoro, sebbene non tutti i posti vacanti fossero stati ricoperti: l’unico spiraglio di speranza, quindi, avrebbe dovuto essere quello dettato dalla L.n. 107/2015 che, grazie al piano straordinario di assunzioni, avrebbe potuto porre rimedio ad una tale condizione.

Ebbene, nonostante il comma 96 della L. n. 107/2015 individuasse tra i vincitori e gli idonei del concorso 2012, quali legittimi partecipanti al piano di assunzioni straordinario, in concreto, tuttavia, nessuno dei vincitori o degli idonei di tale graduatoria di merito del concorso infanzia 2012 ha ricevuto alcuna proposta di assunzione, semplicemente perché i posti resi disponibili da tale piano straordinario di assunzioni per la scuola dell’infanzia sono stati pari a zero. Idonei e vincitori (una trentina e solo per la Regione Sicilia) delle graduatorie di merito infanzia, dunque, furono gli unici aventi diritto del concorso 2012 a non essere assunti con il piano straordinario de “La Buona scuola”.

Nel mese di febbraio 2016, frattanto, veniva bandito il nuovo concorso a cattedra e, con esso, l’annunciata cancellazione delle graduatorie di merito vigenti.

Il Legislatore, comprendendo l’illegittima scelta sinora perseguita nei confronti dei vincitori di tale concorso pubblico, intervenne nel mese successivo e, con il D.L. 29 marzo 2016, n. 42 convertito in Legge 26 maggio 2016, n. 89 fece salve le graduatorie del concorso 2012 escludendovi solo i soggetti presenti nelle graduatoria di merito non a pieno titolo e rimandando ad un successivo D.M. i provvedimenti attuativi. Vincitori e idonei, tuttavia, vennero per lo più assunti fuori dalla Regione ove avevano concorso. Una trentina di vincitori siciliani, ad esempio, vennero assunti in Toscana e Veneto. Gli idonei siciliani e campani tra Lazio, Toscana, Emilia, Lombardia e Veneto.

Ma vi è anche stato chi è stato categoricamente escluso dalle assunzioni.

Alla procedura di assunzione, infatti, una docente assistita dallo Studio Legale Delia & Bonetti ha appreso di non poter far parte giacché, il MINISTERO ritenne di introdurre tra i requisiti per potervi partecipare anche il fatto di non aver, frattanto, ottenuto il ruolo in altra C.D.C.

Secondo gli Avvocati Delia e Bonetti tale clausola è illegittima giacchè impedire ad una docente di aspirare ad una migliore collocazione lavorativa per la sola circostanza di aver ottenuto un ruolo in un’altra classe di concorso, vanificando così la propria posizione in una graduatoria di merito che aveva faticosamente conquistato all’esito di un concorso pubblico e per di più senza neanche essere preavvertita circa gli effetti di aver accettato il ruolo in altra classe di concorso, vuol dire calpestare i più elementari principi di uno Stato di diritto.

Il T.A.R. Lazio, tuttavia, aveva ritenuto legittima e conforme a diritto la scelta dell’Amministrazione ritenendo che”malgrado tale preclusione non sia prevista nella legge”, la scelta dell’amministrazione secondo cui “dal Piano di assunzione per la Scuola dell’infanzia dovessero essere esclusi coloro che “risultino già assunti a tempo indeterminato alle dipendenze dello Stato indipendentemente dalla classe di concorso, dal tipo posto e dal grado di istruzione per i quali sono assunti” e, quindi, anche coloro che fossero stati assunti a tempo indeterminato per effetto del precedente Piano di assunzione di cui alla legge n.107/2015″, è immune da “eccesso di potere”.

Il Consiglio di Stato, con ordinanza collegiale del 26 settembre 2017, in riforma di tale sentenza del T.A.R., ha sospeso in parte qua il provvedimento impugnato ordinando l’inserimento della docente nelle procedure di reclutamento per la Regione Sicilia che si celebreranno nel mese di settembre affermando che risulta “sufficientemente comprovato il requisito del fumus boni iuris alla luce del fatto che, per un verso, l’avere parte ricorrente conseguito la formalizzazione di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato, per effetto di una precedente procedura straordinaria di reclutamento, non appare fungere da ostacolo al conseguimento, da parte sua, di un risultato lavorativo più soddisfacente grazie all’avvenuta, positiva partecipazione ad una nuova e successiva procedura di reclutamento (senza tra l’altro ignorare che il posto attualmente ricoperto da parte ricorrente e che conseguentemente verrebbe lasciato libero ben potrà essere utilmente ricoperto dall’Amministrazione mediante, ad esempio, scorrimento di graduatoria) e che pertanto l’accoglimento della domanda di parte ricorrente risulta rispondere sostanzialmente ad una criterio di obiettiva ragionevolezza; ritenuto altresì sufficientemente comprovato anche il requisito del periculum, tenuto conto dell’attuale periodo dell’anno in corso e delle concomitanti procedure di programmazione in atto per la copertura di posti, trascorso il quale il pregiudizio delineato da parte ricorrente può solo che aggravarsi fini della liquidazione delle spese legali a carico dell’Amministrazione resistente”.

Si tratta del terzo provvedimento positivo su GMINFANZIA che segue i primi ottenuti a luglio e settembre 2017.

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dirittoscolastico

#l8lotto. In piazza alle ore 14. Il senso di una rivendicazione.

Vi aspettiamo dalle 14 al MIUR per tutelare i Vostri diritti.

Alla fine di queste riflessioni trovate il comunicato ufficiale MIUR del 5 gennaio 2018 sui diplomati magistrale.

Ho molto rispetto delle opinioni altrui ma quello che dal giorno della Plenaria circola su web e social è, francamente, largamente imbarazzante e continua a non fare il bene della categoria.
Chiunque, dal primo all’ultimo dei ricorrenti, annuncia in pompa magna l’adesione a questo o quel ricorso giacchè con questo slancio si riuscirà a “revocare” la Plenaria.  Revochiamola, eliminiamola, cancelliamola, impugnamola; facciamo finta che non è successo nulla.

Si, anche su questo, credo che esista un qualche invito di qualche capo popolo tra i ricorrenti che mi ha scritto di essere felice di essere difeso da noi ma solo se, e pure subito, avremmo agito per la revocazione di questa decisione.

Abbiamo provato a spiegare, a chi ha voglia di ascoltare ed affidarsi, le ragioni (evidentemente non condivisibili) della decisione.

Molti, invero, moltissimi dei nostri ricorrenti lo fanno. Ascoltano. Insegnano a bambini alle elementari ed all’infanzia e sono abituati ad ascoltare parlando ai genitori delle cose che sanno. Delle reazioni dei loro discenti in classe e dei loro dubbi. Altri no. Si vestono da giuristi con una bella toga blu rilasciata da Facebook e propongono soluzioni giuridiche. Imbarazzanti, francamente, imbarazzanti.
La delusione per una decisione negativa non può lasciare il campo a tutto questo. Ne risulterebbe pregiudicato un percorso partito con il nostro ricorso straordinario del 2011, concluso nel 2014 con l’ammissione erga omnes di tutti i diplomati magistrale in seconda fascia e giunto sino all’equiparazione dei punteggi tra il diploma magistrale e SFP nelle G.I. Un parere arrivato appena 20 giorni prima dell’esito della Plenaria.

In mezzo migliaia di ammissioni in G.A.E. a partire dallo storico gruppo dei 3.000 che, per primi, hanno ottenuto su un ricorso collettivo l’ammissione: era il marzo del 2015 e le storiche ottemperanze del secondo semestre del 2015 che portano al Commissariamento del MIUR sul conferimento degli incarichi con riserva. E’ grazie a quei provvedimenti che in migliaia avete ottenuto incarichi a tempo indeterminato e ruoli. E’ grazie anche a quelle ottemperanze che, oggi, nonostante la Plenaria, il MIUR si “preoccupa” della “concreta gestione delle graduatorie e dei rapporti di lavoro che nel frattempo si sono instaurati con le e i docenti già inseriti (seppure con riserva) nelle GAE (Graduatorie ad esaurimento)”. Questo si legge nel comunicato che trovate in fondo all’articolo.
Il percorso che oggi infiamma la rivendicazione e che l’8 gennaio culminerà in una grande manifestazione, parte proprio da li: da quelle ottemperanze che costrinsero il MIUR commissariato a dare incarichi anche a chi era con riserva. Ad essi, scriveva la Sesta Sezione del Consiglio di Stato presieduta dal Presidente Baccarini, vanno conferiti gli incarichi giacchè “l’ordinanza n. 1089/2015, in quanto ha disposto l’inserimento dei ricorrenti nelle GAE, costituisce per i medesimi titolo per stipulare contratti a tempo determinato e indeterminato anche prima della definizione nel merito del procedimento: infatti, mentre nelle procedure selettive in senso proprio (concorsi, gare e quant’altro) è possibile distinguere tra la partecipazione ad attività procedimentali, su cui opera il provvedimento cautelare, e l’utilità finale, il cui conseguimento è subordinato alla favorevole pronuncia di merito, nelle GAE l’inserimento in graduatoria attribuisce di per sè la facoltà di stipulare contratti a tempo determinato o indeterminato, secondo la disponibilità di cattedre e la posizione in graduatoria“.
Ecco perchè oggi, con il comunicato del 5 gennaio, il MIUR ha chiesto all’Avvocatura. Si prende tempo in attesa che i singoli giudizi arrivino a naturale conclusione pur sapendo, anzi scrivendolo, quale sarà tale esito.
In attesa dei nuovi giudizi di merito, che si uniformeranno necessariamente alla decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, il Ministero, per poter ottemperare correttamente alla sentenza, ha innanzitutto analizzato tutte le situazioni giuridiche e di fatto esistenti e consolidate“.

Il MIUR sà già come decideranno gli altri Giudici non pensando neanche all’ipotesi di un diverso esito.
Se questa è la posizione della politica è chiaro che poco o nulla verrà ottenuto.

Ma non per questo è legittimo fermare la lotta, civile e giuridica, per una decisione ritenuta ingiusta e contra legem. A questo serve la manifestazione dell’8 gennaio.

Andiamo ora al piano giuridico.
Non per questo, al contrario, è utile mettere in campo la strategia volta a provare ogni strada (giuridica si intende) pensando che con la quantità degli strumenti alla fine qualcosa venga fuori.
Ogni provvedimento è astrattamente impugnabile, revocabile, modificabile. Pochi lo sono in maniera seria e con vere chanches di successo.
Tutti (invero solo le parti di quel giudizio), quindi, possono chiedere la revocazione della decisione dell’Adunanza Plenaria ma che non si pensi che una nuova sconfitti non cambi la situazione se non aggravandola ulteriormente.
Tutti (come prima…invero solo le parti di quel giudizio), ancora, possono ricorrere in Cassazione ed anche in tal caso serve la consapevolezza dei limiti giuridici sulla base dei quali tale strumento porta all’annullamento della decisione.
Se vi è questa consapevolezza ed è questo che si vuole andate pure. Non è mai stata questa la nostra strategia giuridica.
Associazioni, sindacati, ricorrenti facciano il loro: rivendichino, in piazza, civilmente, il loro diritto alle GAE ed il valore abilitante del titolo utile, per ciò solo, a tale ingresso. Lo facciano con tale forza e convinzione da convincere la politica che ha il compito di fare leggi giuste.

In conclusione di questa riflessione, per essere chiari come spesso mi chiedete, quindi, nessuno dei singoli ricorrenti (che non siano quelli nominativamente indicati nelle due decisioni della Plenaria) deve, al momento, per tutelare la propria posizione fare altro rispetto a quanto già fatto. Il form che vi abbiamo invitato a compilare è un censimento volto alla proposizioni delle più opportune azioni a vostra tutela come già indicato in questo post. Compilatelo perchè da li verrete contattati prontamente per ogni azione a vostra tutela.

E ora forza. Andiamo a rivendicare un diritto. In piazza alle ore 14 l’8 gennaio davanti al MIUR.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia