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RIUNIONE CON I RICORRENTI A NAPOLI

Domenica 25 febbraio 2018 gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, anche con la presenza e l’intervento delle Associazioni Adida e Mida, terranno una riunione a Napoli per affrontare le tematiche e rispondere alle domande circa la posizione dei ricorrenti appartenenti alle categorie Itp, diplomati magistrali, dottorati nonchè tutte le altre anche con riferimento alle adesioni al RICORSO FIT.

La riunione si terrà dalle 14:00 in poi a Napoli presso l’hotel “Starhotels Terminus”, sito in Piazza Garibaldi n. 91.

Starhotels Terminus si trova a centrotrenta metri dalla stazione ferroviaria centrale di Napoli e quindi facilmente raggiungibile.

Nel link potete trovare la mappa

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CONCORSO 559 ALLIEVI AGENTI DI POLIZIA DI STATO: la valutazione della commissione esaminatrice in relazione a profili psico-attitudinali è illegittima se carente di motivazione

 

Si continua a parlare del Concorso 559 allievi agenti di Polizia di Stato, questa volta il Tar del Lazio si è pronunciato sulla questione relativa al contenuto motivazionale della valutazione espressa dalla commissione esaminatrice durante la prova PSICO-ATTITUDINALE di un ricorrente assistito dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

La commissione aveva escluso il candidato all’esito dell’ultima prova per “aspetti depressivi in soggetto con tratti ossessivi di personalità ed ipercontrollo degli impulsi aggressivi”, una valutazione, quest’ultima, ritenuta dagli Avvocati Delia e Bonetti, illogica ed irragionevole. Per dimostrare ciò, oltre a perizie mediche ad hoc, si è fatto riferimento alla carriera pregressa del ricorrente. Nella specie, il candidato, negli anni immeditatamente precedenti alla prova aveva sostenuto altri concorsi all’esito dei quali conseguiva una valutazione di idoneità.

Per il Tar Lazio, il giudizio relativo agli accertamenti psico-attitudinali, proprio in relazione all’ampio margine di incertezza che lo caratterizza, comporta e richiede che la determinazione finale valuti anche e soprattutto circostante ulteriori di tipo obiettivo-fattuale quali ad esempio eventuali precedenti di servizio dei candidati. “Ciò non significa la prevalenza di questi ultimi sui risultati conseguenti agli accertamenti psico-attitudinali dei candidati, ma solo che il giudizio prognostico deve necessariamente tenere in debito conto e dimostrare, attraverso una adeguata e congrua motivazione, le ragione per cui i primi prevalgono sul dato obiettivo e concreto” (Tar Lazio, Sez. I bis, sentenza 4 aprile 2017, n. 4231/2017).

Grazie a tale strategia difensiva il nostro ricorrente è stato risottoposto a valutazione a seguito di ordine del T.A.R. la quale, si legge nel provvedimento di accoglimento, “si è conclusa con esito a lui favorevole, con conseguente insussistenza dei profili di inidoneità asseriti dalla Commissione per l’accertamento dei requisiti psico attitudinali”. Sulla base di ciò il TAR ha “ritenuto, pertanto, di dover accogliere l’istanza cautelare in quanto sorretta da evidente fumus con ammissione del ricorrente alle ulteriori fasi della procedura selettiva”.

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MEDICINA GENERALE: SALTA UN ALTRO PEZZO DEL DECRETO MINISTERIALE. AMMESSI I RICORRENTI ESCLUSI SULLA BASE DEL CRITERIO DELLA “MINORE ANZIANITÀ” DI LAUREA COME CRITERIO DI PREFERENZA IN IPOTESI DI EX AEQUO.

Il TAR Lazio, per la prima volta nella storia del concorso di medicina generale, si è pronunciato favorevolmente sulla questione ex aequo ritenendo fondato il ricorso proposto dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Com’è noto, il D.M. 7 marzo 2006 relativo ai “Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” e il bando di concorso prevedono che “in caso di parità di punteggio si faccia ricorso al criterio di preferenza della minore anzianità di laurea, o in subordine della minore età”.

Trattasi, come più volte sostenuto dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti – e da ultimo confermato dal Tar Lazio- di un criterio assolutamente illogico ed irrazionale che, paradossalmente, finisce per premiare solamente i soggetti che hanno impiegato più tempo a laurearsi e non certamente i migliori.

L’assoluta irrazionalità del criterio emerge pensando che ci sono candidati esclusi nonostante abbiano seguito il medesimo percorso universitario così da laurearsi nella medesima sessione ma in giorni differenti, con la conseguenza che l’ammissione al corso di medicina generale viene decisa semplicemente perché il giorno di conseguimento del diploma di laurea è anteriore a quello di un altro candidato!

Commenta, in tal senso, l’Avv. Delia dopo aver appreso della vittoria: “Un sistema così strutturato affida sostanzialmente al caso l’ammissione al percorso di formazione, in aperta violazione di tutti i principi che sottendono ogni procedura concorsuale, finalizzata sempre alla scelta dei migliori. Volendo dargli una logica, essa potrebbe essere individuata nella circostanza che la minore anzianità di laurea dovrebbe corrispondere ad un aggiornamento più recente. Paradossalmente, tuttavia, si dimentica che se è questa la ratio, l’aggiornamento più recente deve essere riferito anche al post lauream e, dunque, ai titoli accademici, persino più alti successivamente acquisiti.

Un criterio che andando a valorizzare semplicemente la data di conseguimento del diploma di laurea, non tiene in considerazione la reale preparazione dei vari concorrenti: è irragionevole che soggetti operanti nel medesimo settore, ossia quello medico, subiscano regole così diverse nella disciplina dell’accesso ai corsi di formazione post lauream, quando si verificano situazioni di ex aequo.”

 

dirittosanitario

MEDICINA GENERALE 2017: illegittima la graduatoria ed ammessi i ricorrenti. Fondate le censure sul quesito contestato.

Il 25 ottobre 2017 si è svolto il concorso regionale per l’ammissione al corso triennale di formazione scientifica in Medicina generale per il triennio 2017/2020.

Tale procedura si è tenuta su base regionale ma con test uguale per tutte le sedi e si è svolta in contemporanea in tutte le Regioni (one shot).

La prova in questione consisteva nella somministrazione di un questionario di 100 domande a risposta multipla da espletarsi in due ore.

Gli artt. 33 e 34 della nostra Carta Costituzionale sanciscono un principio fondamentale, il diritto allo studio, in virtù del quale la selezione dei capaci e dei meritevoli deve passare attraverso una prova che sia scientificamente attendibile. Ove il questionario somministrato in sede concorsuale, sia caratterizzato da errori, ambiguità, quesiti formulati in maniera contraddittoria o fuorviante, la selezione è inevitabilmente falsata.

Quest’anno, a non rispondere ai canoni di precisione ed attendibilità scientifica è senz’altro la domanda n. 61.

Il quesito è il seguente: “Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme: a) cefalexina; b) doxicillina; c) amoxicillina; d) eritromicina; e) cefuroxima”.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina, tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un’altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

Invero, basterebbe digitare doxicillina sul noto motore di ricerca “google” per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, è lo stesso motore di ricerca a provvedere immediatamente alla correzione automatica in doxiciclina. È quest’ultimo infatti, e non la doxicillina, ad essere un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

Da ciò se ne deduce che la doxicillina non esiste e, quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

La risposta, dunque, era errata.

Il caso non è nuovo alle cronache del giudice amministrativo.

Basti pensare al quesito somministrato nel 2007 al test di Medicina. In quella circostanza si discorreva del motto dell’Unione Europea e si stabilì (TAR Lazio n. 5986/08) che la risposta esatta A) in realtà non fosse correttamente somministrata perché il motto non era “unità nella diversità”, così come formulato dal Miur, bensi’, “unita nella diversità”. Ebbene, in quel caso per il Tar l’aggiunta di un solo accento (“unità” invece di “unita”) non poteva considerarsi, di certo, circostanza trascurabile avendo potuto indurre alcuni concorrenti a “soffermarsi più di altri nella vana ricerca della risposta giusta, a scapito dell’attenzione da dedicare agli altri test”.

Infatti “la funzione selettiva dei test ha valore e significato solo se essi vengono formulati con precisione tale da risultare in assoluto affidabili” e di certo, “la possibilità di dare una duplice risposta rende la domanda assolutamente inattendibile”, ragion per cui, la loro soluzione non costituisce il frutto di un esercizio di logica meritevole di apprezzamento” (Cons. Stato, Sez. VI, 26 ottobre 2012, n 5485).

Per il Tar Lazio, accogliendo, ancora una volta, la tesi degli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, l’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test di quest’anno di Medicina generale, rende inevitabilmente illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell’ex aequo, di un punto o massimo 2.

I nostri ricorrenti sono stati riammessi e possono frequentare il corso con diritto alla borsa di studio.

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OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO: IL TRIBUNALE DI MESSINA SOSPENDE IL PROVVEDIMENTO SANZIONATORIO

La prima sezione civile del Tribunale di Messina, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso il provvedimento del Comune messinese nella parte in cui comminava al ricorrente una ingente sanzione derivante dall’illegittima occupazione di suolo pubblico.

Ed infatti, congiuntamente con l’ordinanza che comminava l’obbligo di rimozione della struttura abusiva, il Dipartimento Demanio, Patrimonio ed Espropriazioni irrogava al ricorrente anche una sanzione pecuniaria di elevato ammontare applicando le tariffe triplicate in ragione dell’abusiva occupazione.

In sede di opposizione giudiziale il nostro studio rappresentava l’illegittimità di tale sanzione, giacchè, contrariamente a quanto previsto dal Regolamento COSAP in vigore, il pagamento per occupazione abusiva non può essere presunto (se non nell’entità massima di un anno) ma deve essere accompagno dalla contestazione effettuata dagli organi di polizia municipale. In questo caso, come in moltissimi altri in città, l’Amministrazione ha proceduto solo dopo molto tempo all’accertamento rendendo così illegittime le sanzioni comminate.

Tali sanzioni, peraltro, risultano ancor più sproporzionate in quanto si basano sull’attuale Regolamento che, come è noto, a seguito della triplicazione del 2011 vede Messina applicare tariffe abnormi rispetto a tutte le tasse vigenti nelle province siciliane, laddove invece i canoni risultano abbondantemente inferiori.

Il Comune aveva difeso la sua posizione sostenendo, tra l’altro, che l’ordinanza impugnata non avesse la natura di provvedimento definitivo in relazione alla sanzione comminata, ma solo rispetto all’ordine di rimozione della struttura ritenuta abusiva.

Il Tribunale rilevando la fondatezza dell’impugnazione e, rappresentando dunque la sussistenza di gravi motivi per giustificare la sospensione degli effetti esecutivi dell’atto impugnato, ne interrompeva gli effetti esecutivi in attesa dell’udienza finale di merito.

“L’occupazione abusiva del suolo pubblico nel nostro comune è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, sia nelle aule di Tribunale che negli uffici stessi della Giunta municipale, soprattutto in relazione all’ammontare del canone, aumentato esponenzialmente ed irragionevolmente dal regolamento dell’anno 2011. Abbiamo seguito diverse cause su questa materia, tra cui, quella ancora pendente innanzi al CGA proprio in relazione all’aumento dell’aliquota del canone per l’occupazione del suolo pubblico e, l’ eventuale buon esito della stessa, evidentemente potrà avere influenza per l’individuazione dei futuri canoni.

“Siamo comunque molto soddisfatti per il lavoro svolto” continua l’Avv. Delia “in quanto, sinora, le nostre censure e le nostre teorie giuridiche hanno trovato positivo riscontro sia innanzi al giudice ordinario che a quello amministrativo, motivo per cui siamo piuttosto fiduciosi per tutti i nostri giudizi attualmente pendenti”.

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Tirrenoambiente vince al Tribunale di Messina: nulli gli affidamenti senza gara

Il Tribunale di Messina, con sentenza del 6 febbraio 2018, ha accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo della partecipata pubblica Tirrenoambiente S.p.a. ritenendo nulli gli affidamenti dalla stessa eseguiti e come tali i contratti di appalto stipulati.

Sono coinvolti affidamenti per oltre un milione di euro che, tra il 2010 e il 2015, erano stati affidati senza gara e su cui anche il Tribunale di Milano aveva già accolto, ma solo in fase cautelare, tale tesi sostenuta dal legale.
Accogliendo la tesi dell’Avvocato Santi Delia il Tribunale ha chiarito che “il contratto posto a base della pretesa dell’impresa opposta deve essere considerato nullo, essendo pacifico che in tema di appalto di opere pubbliche, il contratto che sia stato stipulato a seguito di trattativa privata è nullo ex art. 1418, 1 comma, c.c. per contrarietà alle norme imperative che prescrivono il ricorso alle regola dell’evidenza pubblica per la scelta del contraente, a garanzia del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione“.
Si tratta della prima decisione di merito riguardante tali modelli di società con partecipazione pubblica, su cui qualche tempo addietro era intervenuta anche l’ANAC.

Secondo il Tribunale le società miste con capitale pubblico “costituita per la gestione dei servizi afferenti al settore dell’igiene urbana, dei rifiuti, ivi inclusi i rifiuti solidi urbani di competenza dei Comuni e delle Province, e dei reflui fognari …devono essere qualificate come vere e proprie “imprese pubbliche”, ai fini dell’applicabilità dell’art. 32 D. Lgs. 163/2006, essendo riconducibili alla fattispecie prevista dal comma 1 lett. f) di tale disposizione, anche se si presentano formalmente come imprese societarie private“.

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CGA: è illegittima l’esclusione postuma da una classe di concorso non indicata in domanda per errore, se il candidato, per autonoma iniziativa dell’amministrazione, è ammesso alla prova.

Costituisce violazione del principio costituzionale del favor partecipationis l’esclusione postuma dalla graduatoria di merito di un concorso a causa di un evidente errore materiale in cui è incorso l’interessato nell’atto della compilazione della domanda, se quest’ultimo è stato regolarmente ammesso a sostenerne le prove, con esito positivo.

Cosi si è pronunciato il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sulla legittimità dell’esclusione di un docente, assistito dagli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti, dalla graduatoria di merito relativa al concorsone 2016.Il CGARS ha ribaltato l’orientamento dei Giudici del Tar di Palermo che, nel caso di specie, avevano ritenuto legittima tale esclusione sulla base dell’assunto per cui non si può pretendere di essere inseriti nella graduatoria per una classe di concorso per la quale non si è presentata domanda (nello specifico il docente aveva inserito una classe di concorso ritenuta comprensiva delle altre tre alle quali aspirava), soprattutto se quella indicata non ha una specifica denominazione.
In tal senso vengono accolte le tesi degli Avv. Delia e Bonetti per i quali, non solo risulta arbitrario il comportamento della P.A, in quanto “ogni provvedimento amministrativo che incide sulla sfera giuridica del privato cittadino, deve tener bene a mente […] i criteri- nel confronto tra esercizio della potestà pubblica e tutela delle posizioni delle parti interessate- di ragionevolezza, proporzionalità, logicità ed adeguatezza”, ma avrebbe dovuto l’Amministrazione stessa occorrere in soccorso del partecipante, chiedendo chiarimenti.
Compito della P.A deve essere quello di privilegiare il diritto sostanziale rispetto a quello meramente formale, a maggior ragione quando manchi qualsivoglia fonte di rango primario che attribuisca alla stessa il potere di interpretare la volontà dei candidati a tal punto, e soprattutto quando ad essere messa in discussione non è di certo la sussistenza dei requisiti di partecipazione, come nel caso che ha visto vincitori gli Avv. Delia e Bonetti.
Secondo il C.G.A. “il motivo concernente l’omessa attivazione del soccorso istruttorio, il cui fondamento generale si ricava dall’art. 6 della l. 241/1990, presenta elementi di possibile fondatezza, tenuto conto della dinamica della vicenda e della possibile scusabilità dell’errore in cui è incorso il ricorrente nella compilazione della domanda di concorso; nell’evidenza di un pregiudizio derivante altrimenti dall’esecuzione degli atti impugnati, la domanda cautelare meriti accoglimento, si intende per quanto di interesse di parte ricorrente, nel senso della sua ammissione con riserva tra gli idonei in graduatoria”.

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EX SPECIALIZZANDI ANTE 1982 – la Corte di Giustizia dell’Unione europea dichiara il diritto al risarcimento anche per i medici specializzandi prima del 1982

La Corte di giustizia dell’Unione europea è tornata a pronunciarsi sulla giusta remunerazione dei medici specializzandi ed in particolare, sul diritto dei medici (ormai ex) specializzandi degli anni dal 1978 al 1982. Tecnicamente le Sezioni Unite della Cassazione avevano chiesto alla Corte di chiarire se fosse possibile applicare la direttiva 82/76/CEE alle formazioni iniziate prima del termine assegnato agli Stati membri per la trasposizione di quest’ultima e terminate dopo tale data, riconoscendo, dunque, il diritto al risarcimento del danno da inadempimento anche ai soggetti che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982 e, dunque, dell’emanazione della direttiva stessa.

La risposta della CGE è positiva in linea con altra pronuncia, la prima storica in assoluto della Cassazione su un ricorso degli Avvocati Bonetti e Delia.

La decisione della CGE, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, segue la sentenza della Cassazione del maggio 2015, originata da un ricorso patrocinato dagli stessi legali, che accogliendo le nostre tesi ha stabilito, per la prima volta in Italia, che “il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l’assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio – funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore – dell’applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea conferma così la decisione della Cassazione del maggio 2015 e supera le decisioni negative del 2016 della stessa Corte, estendendone il raggio di applicazione a qualsiasi formazione a tempo pieno o a tempo ridotto come medico specialista che sia iniziata nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990, a condizione che tale formazione riguardi una specializzazione medica comune a tutti gli Stati membri o a due o più di essi.

Secondo il Giudice europeo l’esistenza dell’obbligo di adeguata remunerazione non dipende dall’adozione, da parte di tale Stato di misure di trasposizione della normativa comunitaria, per cui “il giudice nazionale è tenuto, quando applica disposizioni di diritto nazionale, precedenti o successiva ad una direttiva, ad interpretarle quanto più possibile alla luce del tenore letterale e della finalità di queste direttiva, e nel caso in cui, a motivo dell’assenza di misure nazionali di trasposizione della direttiva 82/76, il risultato prescritto da quest’ultima non possa essere raggiunto per via interpretativa prendendo in considerazione il diritto interno nella sua globalità […], il diritto dell’Unione impone allo Stato membro in questione di risarcire i danni che esso abbia causato ai singoli in ragione della mancata trasposizione di cui sopra”.

In termini di impatto economico per lo Stato italiano potrebbe profilarsi un esborso di milioni di euro. Se tali medici ex specializzandi tra il 1978 e il 1982 hanno validi atti interruttivi della prescrizione inviati tra il 1999 ed il 2009, infatti, il loro diritto è ormai consolidato in giurisprudenza.

Per chi invece, concludono gli Avvocati Bonetti e Delia, non ha tali atti è sostenibile che tali nuove interpretazioni della CGE possano consentire azioni volte a superare il termine prescrizionale giacchè, sino a tale decisione, mai vi era stato un riconoscimento europeo in tal senso.

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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. MIUR commissariato.

Il Consiglio di Stato ha commissariato il MIUR. I giudici di Palazzo Spada hanno accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e “rilevato che l’Ufficio scolastico di Messina, nonostante le diffide presentate dai ricorrenti, non ha dato esecuzione all’ordinanza Cons. Stato, sez. VI, n. 4845 che, confermando il decreto presidenziale n. 3822/2017, accoglieva l’appello cautelare disponendo che il trasferimento dei ricorrenti appellanti debba essere effettuato presso la sede scelta e più coerente con il proprio profilo professionale” ha “ordinato al dirigente amministrativo dell’Ufficio scolastico di Messina di dare esecuzione allo jussum giudiziale entro 30 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, nominando fin d’ora, quale commissario ad acta, il Prefetto di Messiana, con facoltà di sub delega, il quale provvederà, in caso di persistente inottemperanza, a darvi esecuzione“.

I nostri ricorrenti, dunque, otterranno l’assegnazione della cattedra presso la propria città di residenza pena commissariamento del MIUR.

L’ordinanza su cui il Consiglio di Stato si è espresso è quella sulla mobilità dei docenti nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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Medicina generale 2017: il Ministero sbaglia una domanda. Ecco cosa succederà.

Il quesito è il seguente: “Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme:

a) cefalexina;

b) doxicillina;

c) amoxicillina;

d) eritromicina;

e) cefuroxima.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina.

Tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un’altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

La ragione è evidente e non necessita di particolari approfondimenti o accertamenti scientifici poiché, semplicemente, la doxicillina non esiste quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

Al riguardo è sufficiente digitare doxicillina sul noto motore di ricerca “google” per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, il noto motore di ricerca provvede immediatamente ad effettuare la correzione automatica in doxiciclina. Quest’ultimo, e non la doxicillina, è un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

L’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test rende, evidentemente, illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell’ex aequo, di un punto o massimo 2.

Per questo abbiamo predisposto ricorsi INDIVIDUALI, accanto a quelli collettivi già partiti, per tutelare tali specifiche posizioni.

In Sicilia il ricorso scade il prossimo 22/1 mentre in alcune Regioni v’è più tempo per agire.

Per info scrivere a santi.delia@avvocatosantidelia.it

 

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