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CONCORSI PUBBLICI: LA LEADERSHIP ALLO STUDIO LEGALE BONETTI & DELIA

Da Finanza & Diritto del 25 ottobre 2017. Uno dei maggiori problemi in Italia è la garanzia di un concorso pubblico aperto a tutti e di una selezione basata sul merito come comanda l’art. 1 del regolamento sull’accesso al pubblico impiego.
Un vero e proprio punto di riferimento in questa materia è rappresentato dallo Studio Legale Bonetti & Delia con sede sia a Roma in via San Tommaso d’Aquino, 47 che a Messina alla via Via S. Agostino, 4. Da ormai oltre un decennio, infatti, gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con un nutrito gruppo di giovani collaboratori tra avvocati, praticanti e paralegali sono nel mirino dell’attenzione mediatica nazionale per la leadership acquisita nelle procedure concorsuali pubbliche.
E’ loro, infatti, il ricorso che ha consegnato l’abilitazione ad oltre un milione di insegnanti diplomati magistrale e che, entro fine anno, troverà la conclusione innanzi all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Un provvedimento che, da ormai 5 anni, ha cambiato e continua a cambiare l’architettura del sistema scolastico italiano, al quale si è recentemente accostato quello del T.A.R. Lazio sul titolo AFAM anch’esso ritenuto abilitante. Tutte le maggiori vittorie che hanno fatto tremare il MIUR negli ultimi anni portano la firma dei legali Bonetti & Delia: dalle questioni di giurisdizione per l’ammissione in G.A.E., sino alle ammissioni ai concorsoni 2012 e 2016 con la tutela al fianco dei dottori di ricerca inseguendo il valore abilitante del loro titolo, a quello dei dirigenti scolastici, al primo e secondo T.F.A. ed alle battaglie sul sostegno portate in Europa dalle associazioni che gli stessi assistono da anni. E’ ancora loro, infine, il ricorso che ha fatto svelare al T.A.R. Lazio il famigerato algoritmo impazzito che ha gestione la mobilità per centomila insegnanti nella calda estate del 2016.
Parimenti storiche sono le affermazioni nel mondo del diritto universitario e allo studio. E’ grazie alla rimessione alla Corte costituzionale di un ricorso dello studio legale, difatti, che da ormai 5 anni l’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso si basa su una selezione nazionale a graduatoria unica e che, dopo la vittoria innanzi all’Adunanza Plenaria del 2013, il concorso si svolge con modalità finalmente idonee a garantire l’anonimato. Grazie a queste vittorie, assieme a quelle sull’abolizione del bonus maturità e sullo scorrimento delle graduatorie per tutti i ricorrenti, negli anni, sono stati oltre 20.000 gli studenti che hanno potuto coronare il sogno di studiare Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura o Fisioterapia.
Lo studio, infine, segue da sempre i giovani medici per l’accesso alle specializzazioni ed al mondo della professione e, proprio qualche mese fa, è riuscito ancora una volta a cambiare la storia di tali percorsi imponendo al Ministero della Salute una riforma. Il T.A.R. Lazio, infatti, all’esito di un ricorso patrocinato dai legali Delia & Bonetti al fianco di centinaia di giovani di tutte le Regioni d’Italia, ha annullato un Decreto Ministeriale che resisteva da oltre un decennio e che imponeva a tutti i neolaureati in medicina di attendere a volte anche un anno prima di partecipare alle prove per diventare medici di famiglia. Grazie a questa vittoria anche i neolaureati potranno partecipare velocizzando, così, l’ingresso nel mondo del lavoro.
Enorme clamore a livello nazionale, su questo tema, ha avuto la vittoria degli Avvocati Delia e Bonetti nei confronti degli Atenei di Milano Statale e Roma La Sapienza rei di aver istituito il numero chiuso anche per i corsi di laurea umanistici e di Psicologia. Il T.A.R. del Lazio, in entrambi i casi, accogliendo le azioni dei legali ha stabilito il principio secondo cui non è possibile istituire corsi di laurea a numero chiuso in misura ulteriore rispetto a quelli stabiliti dal Legislatore del 1999 neanche al fine di soddisfare i c.d. requisiti minimi imposti da normative ministeriali sopravvenute.
Impegnato, da sempre, in tutto l’ampio ambito del diritto amministrativo, uno dei dipartimenti dello Studio cura anche l’assistenza in fase contenziosa e stragiudiziale in materia di appalti e procedure concorsuali e l’assistenza di Imprese e Società in ambito di licensing internazionale la cui specialità è valsa, innanzi ad importanti affermazioni che hanno segnato la giurisprudenza sul tema, il Premio Le Fonti 2017 di Boutique d’Eccellenza dell’anno.

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Diplomati magistrale, depennati e congelati in GAE: le nuove azioni in attesa della Plenaria

Il 15 novembre l’Adunanza Plenaria metterà la parola fine alla vicenda. La decisione, tuttavia, potrebbe tardare alcuni mesi e potrebbe non essere compatibile con la scadenza dell’azione che segue i cui termini di adesione si chiuderanno il 30 novembre 2017.

I DIPLOMATI MAGISTRALE ANTE 2001/2002: LA STORIA DEL CONTENZIOSO ED IL PERCHE’ NON SONO ANCORA IN GAE.

Da sempre gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia hanno creduto, anche in tempi non sospetti e con la collaborazione delle associazioni “Adida” e “La Voce dei Giusti”, alla vicenda del titolo abilitante del diploma magistrale. Per primi i suddetti avvocati tramite un ricorso collettivo di circa 220 ricorrenti hanno ottenuto, mediante un parere della sezione consultiva del Consiglio di Stato, il riconoscimento del valore abilitante del titolo facendolo recepire, tramite un’azione sinergica caldeggiata dal mondo associativo su citato, in un decreto ministeriale che ha disposto il trasferimento di tutti i diplomati magistrali dalla III alla II fascia delle graduatorie di istituto.

Tale passaggio eccezionale generò la campagna dei 3000 ricorrenti del 2014 per primi ammessi con ordinanza cautelare nelle famose GAE.

1. Perchè agire. La vicenda dei diplomati magistrale in GAE non è, dopo quasi 4 anni dal nostro parere del Consiglio di Stato che ha abilitato 55.000 insegnanti, ancora definitivamente risolta. Sono quasi 35.000 i docenti in possesso di diploma magistrale che sono riusciti ad entrare in G.A.E. La quasi totalità di essi, però, è in G.A.E. grazie a provvedimenti cautelari del T.A.R., del C.D.S. o del Giudice del lavoro in attesa di giudizio definitivo.La maggior parte dei 55.000 aventi diritto, tuttavia, non è ancora in G.A.E. e non ha neanche mai fatto un ricorso.

Nonostante tutti i tentativi che abbiamo fatto in sede ministeriale e parlamentare, allo stato, l’unica via per ottenere giustizia e far valere i propri diritti rimane quella giudiziale.

Per questo, a difesa delle migliaia di insegnanti ancora privi di tutela che ogni giorno ci scrivono, abbiamo deciso di ripartire da dove avevamo cominciato: un ricorso al T.A.R. avente come unico obiettivo quello dell’eliminazione fisica dell’ultimo D.M. sull’aggiornamento delle G.A.E. (n. 400/17).

Il 16 novembre si riunirà l’Adunanza Plenaria. Se il massimo organo della giustizia amministrativa confermerà il valore abilitante del titolo e la possibilità di chiedere ed ottenere l’ammissione in GAE si arriverà, presumibilmente, ad una vittoria definitiva. Se, al contrario, ci sarà un ripensamento, lo scenario potrebbe davvero essere buio per tutti.

Dopo la vittoria del precedente ricorso sperimentale sul D.M. 325/15, abbiamo aperto le adesioni ad un’azione di nullità anche nei confronti dell’ultimo D.M.

Una volta ottenuta la declaratoria di nullità del D.M. si agirà in sede di ottemperanza per ottenere l’ammissione definitiva in G.A.E.

Identica azione verrà inoltrata per i c.d. DEPENNATI e i CONGELATI SISS per i quali, sempre grazie alle nostre azioni, è stato già ottenuto l’annullamento dei precedenti D.M.

2. Chi può agire. Possono agire tutti coloro in possesso del diploma magistrale ottenuto entro l’a.s. 2001/2002, i depennati ed i congelati SISS

Inoltre, sempre e solo per chi è in possesso del diploma, deve essere in possesso delle seguenti caratteristiche:

1) RICORSO A)

Deve aver fatto domanda di ammissione in GAE tra il 12/6/2017 e l’8/7/2017 come prevedeva il D.M. 400/17 anche usando modelli diversi da quelli ministeriali;

1) RICORSO B)

Può agire anche chi non ha fatto domanda nel 2017. In tal caso verrà usata la giurisprudenza che ritiene inutile l’invio della domanda stante il fatto che il sistema telematico “istanze on line”. E’ chiaro che il MIUR e i giudici potrebbero eccepire tale aspetto.

SIA PER IL RICORSO A) CHE PER QUELLO B)

2) NON DEVE AVERE FATTO RICORSO AL TAR O AL PDR AVVERSO IL D.M. 400/17.

Se ha agito innanzi al Giudice del Lavoro, in qualunque tempo ed anche avverso il medesimo D.M. 400/17, invece, può comunque aderire al ricorso trattandosi di azione giudiziale compatibile;

3) NON DEVE ESSERE GIA’ IN GAE GRAZIE AD ALTRI PROVVEDIMENTI FAVOREVOLI OTTENUTI ALL’ESITO, ANCHE MERAMENTE CAUTELARE, DI ALTRI GIUDIZI.

3. Quanto costa l’azione. L’adesione costa € 250,00 e comprende ogni fase e grado del giudizio compresi appelli e il giudizio di ottemperanza che, con ogni probabilità, dovrà essere attivato per eseguire la sentenza di declaratoria di nullità del D.M. 400/17. Non comprende eventuali azioni sul conferimento incarichi da GAE o rettifica punteggio. Il costo più importante rispetto ad altri nostri ricorsi collettivi è, appunto, dovuto, al fatto che l’azione da mettere in campo necessità di più fasi che, di fatto, potrebbero dar vita anche a 4-5 ricorsi sempre compresi nel prezzo.

4. In che tempi potrebbe maturare l’ammissione in G.A.E. In due mesi circa avremo l’udienza al T.A.R. In ipotesi di pronuncia favorevole potrà essere attivata la fase dell’ottemperanza. Se il T.A.R. rispetterà i tempi dettati dal codice l’ammissione in G.A.E. potrebbe arrivare prima del nuovo a.s.

5. Come aderire. Le adesioni scadono il 30/11/17 (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE) e verranno accettate solo se perverranno con le seguenti modalità.

SCARICA LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

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TFA SOSTEGNO: TAR LAZIO accoglie ricorso su valutazione titoli

Il 20 aprile 2017 l’Università degli Studi Internazionali di Roma bandiva un concorso per l’ammissione di docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento- previo superamento di ben tre prove- preselettiva, scritta e orale- alla specializzazione sul sostegno nella scuola primaria.

Tale bando prevedeva che “i titoli professionali, di studio e scientifici valutabili ai fini della graduatoria finale e i relativi punteggi […]”, dovessero essere “posseduti prima dell’iscrizione alla prova d’accesso”. Non veniva, però, fissato alcun termine di presentazione di detti titoli né tanto meno alcun onere per i candidati di visionare eventuali comunicazioni sul sito web istituzionale.

In mancanza di un termine indicato per la presentazione dei titoli, legittimamente, i candidati avrebbero potuto ritenere che la loro valutazione avvenisse dopo il superamento della prova orale – non avendo senso per l’Ateneo o la Commissione valutare una documentazione relativa ad un candidato che ancora non abbia superato le prove- e per ciò stesso presentare la certificazione attestante il possesso di detti titoli solo a seguito del superamento della stessa.

Oggi il Tar Lazio, rilevando la fondatezza dell’azione esperita dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, proprio “in quanto il bando della selezione, con riguardo ai titoli, si limitava a disporre che essi dovessero essere posseduti dai candidati prima dell’iscrizione della prova di accesso, ma nulla prescriveva circa il termine per la presentazione dei titoli medesimi”, ha sospeso l’efficacia della graduatoria finale del concorso, ordinando il riesame alla luce dei titoli presentati.

Il Tar ha riconosciuto illegittimo che, pur non disponendo nulla in tal senso, la Commissione di sua sponte abbia interpretato il bando in forma restrittiva e totalmente difforme da quanto in prima facie emerga dal suo senso letterale.

Così come più volte confermato dalla giurisprudenza, “risulta non essere conforme al principio comunitario di proporzionalità, vigente nel nostro ordinamento in virtù dell’art.1, comma1, della legge n. 241 del 1990, né a quello di buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione” l’esclusione postuma per mere irregolarità formali non attinenti al punteggio del candidato e/o ai titoli in suo possesso per l’ammissione, dovendosi in via prioritaria tutelare e privilegiare il diritto alla formazione e la massima partecipazione dei cittadini nel rispetto della par condicio (c.d. favor partecipationis).

I nostri ricorrenti sono, così, stati dichiarati vincitori delle selezioni.

 

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ESAME AVVOCATO: SVOLTA AL TAR CATANZARO. MINISTERO CONDANNATO ALLA RICORREZIONE.

Illegittime le operazioni di mescolamento e raggruppamento dei plichi negli esami di abilitazione forense tenuti a Catanzaro nella sessione 2016.
E’ quanto statuito dal T.A.R. Catanzaro, con le ordinanze gemelle nn. 438 e 439 del 19 ottobre 2017 con le quali è stata stigmatizzata la condotta della Commissione istituita presso la Corte d’Appello di Catanzaro che “non si è costituita in sessione plenaria, come prescrive l’art. 22, comma 4, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 e che la stessa risulta altresì formata solo da avvocati, in violazione (anche) dei criteri generali stabiliti dalla commissione centrale operante presso il Ministero della giustizia, in data 1 dicembre 2016, dove, per l’appunto, si raccomanda “la partecipazione, a tutte le operazioni di abbinamento e mescolamento delle buste, delle varie componenti professionali””.

Tale modus operandi mette in pericolo, anche in forma soltanto potenziale, la regola dell’anonimato “di per sé ragione di invalidità, indipendentemente da un concreto accertamento dell’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione”.

I giudici calabresi, accogliendo i ricorsi degli Avvocati Santi Delia e Rosario Cannata, pertanto, hanno imposto alla Commissione istituita presso la Corte d’Appello di Venezia abbinata per le operazione di correzione, di riesaminare gli elaborati, fornendo delle precise indicazioni sulle modalità operative da seguire, al fine di garantire il pieno rispetto del principio dell’anonimato, attraverso “l’oscuramento del precedente giudizio, con l’imbustamento degli elaborati e con la ricorrezione contestuale con altri elaborati di dieci candidati estratti a sorte in contraddittorio”.

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Medicina 2017: tutti i nostri dubbi sul test di ammissione. L’intervista a Studenti.it

Chi va al mare mangia il gelato. Tutti i bambini mangiano il gelato. Francesco va al mare”. Se le precedenti affermazioni sono vere, quale delle seguenti è necessariamente vera?

E’ con domande come queste che, in Italia, da ormai quasi un trentennio, vengono selezionati gli studenti che possono studiare Medicina.
In tanti, praticamente tutti, si sono spesso chiesti se sia legittimo che i futuri medici vengano scelti sulla base di domande di questo tipo. E’ dal 2013, difatti, che il peso di tali domande di logica all’interno dell’economia del test è esponenzialmente aumentato rendondo, di fatto, tale sezione, come la più importante del test. Se riesci a risolvere la logica (che oggi pesa ben 30 punti sui 60 che sono utili per accedere) hai di fatto l’ammissione a Medicina in tasca. Ma non era affatto quello che il Legislatore del 1999 aveva in mente.

Come dovrebbe essere il test di accesso a Medicina secondo le indicazioni che diede il Legislatore nel 1999?

Il nostro legislatore seguendo le indicazioni della Corte Costituzionale, aveva immaginato una prova di ammissione (che oggi sappiamo tutti essere un test a crocette) basata su “prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi”. Tale norma, in un decisivo documento che il MIUR ha reso accessibile solo dopo una serie infinita di nostri ricorsi sull’accesso agli atti, è letta dallo stesso Ministero come utile ad imporre che il test sia formato da metà domande di cultura generale sulla base dei programmi della scuola superiore e l’ulteriore metà basata sulle materie tipiche (che, per capirci, sono per Medicina quelle di Biologia, Matematica, Fisica, Chimica etc.. e per Architettura ad esempio Storia). Il problema è che oggi la cultura generale  basata sui programmi pesa soltanto 2 domande su 60 nell’attuale test e ben 20, invece, sono i test di logica che nessuno degli studenti studia nei programmi delle scuole superiori. In nessun programma ministeriale, difatti, compare questo tipo di logica che ci aiuta a capire se Francesco può andare al mare mangiando o men o il gelato.
Il test di ammissione, dunque, si è trasformato nella prova dei migliori studenti nella preparazione in corsi ad hoc che studiano questa logica (diversa a seconda che sia quella di Cambridge del 2015 o la più semplice degli eserciziari del 2016 e 2017 e da qui che i punteggi minimi di ammissione sono passati da 29 a 61) e ciò, a nostro modo di vedere, in maniera illegittima.

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Ricorso test Medicina 2017: la video intervista all’Avv. Santi Delia

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TAR CATANIA: LA POSIZIONE GIURIDICA DEL RICORRENTE E’ DEFINITIVAMENTE CONSOLIDATA SE HA SUPERATO LE PROVE SCRITTE ED ORALI. SUPERATA LA BOCCIATURA ALLE PRESELETTIVE.

Il Tar Catania, chiamato a pronunciarsi sull’accesso ai corsi del TFA sostegno, ha fissato un nuovo ed importante principio giuridico. Il Giudice Amministrativo, che con decreto cautelare aveva consentito alla ricorrente di svolgere le prove scritte ed orali per l’accesso al corso nonostante il mancato superamento della soglia di ammissione alle prove preselettive, dopo aver verificato il buon esito delle stesse, su specifica istanza degli Avv.ti Delia e Bonetti ha sancito che “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono coloro che abbiano superato le prove d’esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela” e per l’effetto, con integrale accoglimento delle censure proposte ha dichiarato il ricorso della docente improcedibile avendo ella definitivamente stabilizzato la propria posizione giuridica”.

“A differenza di quanto sostenuto da taluna e più restrittiva giurisprudenza secondo cui tale principio non sarebbe applicabile nei corsi a numero chiuso”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “anche a tali corsi post laurea, come già avvenuto per quelli a numero programmato di medicina, va applicato il principio del consolidamento sancito dal legislatore del 2005. Il titolo cui aspirano in fase di selezione i candidati, difatti, non è quello finale, e dunque la laurea nel caso dell’accesso a medicina o il titolo di specializzazione in questo caso, ma l’ammissione al corso che, qui, era stata con merito acquisita”. l’Ateneo provvederà immediatamente ad eliminare la riserva della ricorrente per consentirle di proseguire il corso sino all’esame finale”.

T.A.R. Catania, Sez. I, 13 ottobre 2017, n. 2395

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TAR LAZIO: illegittimo negare il cambio provincia delle GI ai docenti iscritti in GAE con riserva

Salta il DM sull’aggiornamento delle Graduatorie di Istituto. Ancora una volta gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti riescono ad annullare un Decreto Ministeriale. Secondo il T.A.R. Lazio è illegittimo aver imposto ai docenti iscritti con riserva nelle GAE e, dunque, anche in prima fascia di Istituto, di non poter cambiare provincia aggiornando la seconda e la teza fascia di istituto.

Il D.M. 374/17 prevedeva che “gli aspiranti di II e III fascia delle graduatorie di istituto, che risultino inseriti anche in I fascia, non potranno sostituire le istituzioni scolastiche, ivi inclusa la scuola capofila, neppure ai fini dell’inserimento in II e/o III fascia, ma potranno aggiornare i punteggi nella II e III fascia”. Il T.A.R. Lazio, accogliendo la tesi difensiva di Bonetti e Delia, ha annullato il D.M. per violazione di fonte sovraordinata in quanto contrastante con il D.M. regolamentare e richiamato tra i visto e i considerata dello stesso D.M. impugnato. La fonte sovraordinata, difatti, all’art. 5, comma 8, chiarisce che “coloro che hanno titolo ad essere inclusi nelle graduatorie ad esaurimento di una sola provincia hanno facoltà di scegliere, ai fini dell’inclusione nelle graduatorie di circolo e di istituto, una provincia diversa da quella in cui figurano inclusi nelle graduatorie ad esaurimento medesime” con il solo limite che “resta comunque preclusa, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, la cumulabilità di rapporti di lavoro in due diverse province”.

Si tratta, commentano Delia e Bonetti, di una vittoria importantissima in quanto permetterà a centinaia di insegnanti di poter, quanto meno, sfruttare il canale delle supplenze in una Provincia più prossima rispetto a dove si svolge la loro vita e dove hanno gli affetti familiari. Tre anni non sono affatto pochi ragion per cui attendere un periodo così tanto lungo vuol dire imporre ai docenti precari scelte di vita che possono minare dal profondo gli equilibri familiari e professionali. Prima di inserire clausole come quella annullata il MIUR dovrebbe ricordare quanti sacrifici, in punto di territorialità, sono stati imposti alla classe docente.

 

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Giudice del lavoro: docenti risarciti anche su organico di fatto. MIUR condannato a 30.000 euro.

Con tre pronunce che ancora una volta consolidano l’orientamento giurisprudenziale, il Tribunale di Vicenza ha condannato il MIUR a risarcire il danno derivante dall’abusiva reiterazione dei contratti a termine a favore dei docenti.

Si tratta di decisioni importanti che mirano a rafforzare l’orientamento segnato dalla sentenza delle SS.UU. n. 5072/2016, in ordine all’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato stipulati dal MIUR.

Le SS.UU. hanno sancito che “nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dell’onere probatorio nella misura pari ad una indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 L. 15 luglio 1996, n. 604”.

Ebbene, alla luce della summenzionata pronuncia, il Tribunale di Vicenza in via definitiva ha condannato il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca a risarcire il danno derivante dall’abusa reiterazione dei contratti a termine, riconoscendo ai ricorrenti un risarcimento pari a circa 30.000 euro oltre gli interessi legali decorrenti dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro.

Non solo, lo stesso Tribunale ha riconosciuto il diritto alla corretta ricostruzione di carriera in modo da adeguarla alla progressione stipendiale prevista dalla contrattazione di comparto dell’anzianità di servizio maturata durante i rapporti di lavoro e al contempo, ha condannato l’Amministrazione alla corresponsione della differenza tra il trattamento retributivo percepito e quello dovuto.

 

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Diplomati magistrale in GAE: il CDS conferma l’impugnabilità dei DD.MM. di mero scioglimento delle riserve del 2015 e 2016. Dentro altri 1000. Ora tocca alla Plenaria.

Il TAR Lazio, con nuovo orientamento giurisprudenziale”, aveva ritenuto che (le sottolineature sono nostre): “[…] il ricorso sia inammissibile e comunque irricevibile per omessa tempestiva impugnazione del D.M. n. 235 del 1 aprile 2014, concernente l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GAE) per il triennio 2014/15, 2015/16, 2016/17 che costituisce atto presupposto del D.M. n. 495/2016, immediatamente lesivo dell’interesse dei ricorrenti, atteso che le GAE per espressa previsione del legislatore hanno natura triennale e nel corso del triennio è consentito esclusivamente lo scioglimento delle riserve, secondo le modalità e i termini disciplinati con il D.M n. 325/2015 per l’annualità 2015/2016 e con il D.M. n. 425/2016 per l’annualità 2016/2017(v. art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 e ora art. 1, comma 10 bis, della L. n. 21/2016, che ha prorogato la validità di tali GAE fino all’a.s. 2018/2019); Ritenuto, quindi, che il ricorso va dichiarato irricevibile per la tardiva impugnativa del presupposto D.M. n. 235/2014”.

I nostri ricorsi sul D.M. 400/17 che verranno trattati verosimilmente prima della Plenaria contengono tutti un importante approfondimento di cui oggi il Consiglio di Stato ha confermato l’insuperabile decisività.

Innanzi all’Adunanza Plenaria, infatti, l’Avvocatura generale dello Stato aveva già sollevato la questione dell’inammissibilità dei ricorsi avverso il D.M. 325/15 proprio sviluppando la teoria oggi fatta propria dal T.A.R. Lazio. Tanto in memoria quanto in discussione orale avevamo sostenuto che tale argomento, seppur suggestivo, era infondanto in quanto grazie all’annullamento del D.M. 235/14 la questione era ormai superata.

“La mancata impugnativa del D.M. 235/14, infatti, preso atto del suo annullamento con la sentenza n. 1973/15 e con le seguenti è divenuta comunque indifferente ai fini del decidere. Se, difatti, tale D.M. fosse stato tempestivamente impugnato da taluni e non da altri ed i primi, allo stato, non avessero ancora ottenuto l’annullamento, si potrebbe discutere di tale carenza (recte decadenza) in capo ai secondi ma, oggi, in concreto tale situazione non c’è giacchè il D.M. 235/14 è stato annullato dal Consiglio di Stato prima dei D.M. 235/15 e 495/16 e con effetti erga omnes”.

Oggi la conferma di tale posizione da parte del Consiglio di Stato che chiarisce “precisato in via preliminare che, sulla statuizione di primo grado concernente l’irricevibilità del ricorso per la mancata tempestiva impugnazione dei dd. mm. del 2014 e anni precedenti, a un primo esame è da ritenere che i dd. mm. suindicati siano autonomi tra loro, sicché l’impugnazione del d. m. più recente sembra essere avvenuta tempestivamente all’atto della lesione concreta e attuale derivante dal decreto stesso, con conseguente fondatezza del motivo dedotto dall’appellante contro la citata statuizione di irricevibilità per tardività”.

Il Consiglio di Stato, peraltro, ha dimostrato di ben ricordare che la partita sul D.M. 325/15 si è già giocata innanzi all’Adunanza Plenaria in sede cautelare citando, espressamente, quella storica ordinanza.

Ma ripercorriamo le vicende di quel, sin’ora decisivo, 27 aprile 2016 quando l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato segnò un punto importante, forse decisivo, per i docenti in possesso del diploma magistrale. La prossima tappa è il 15 novembre 2017.

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Concorso specializzazioni mediche: ricorso per consentire la partecipazione ai laureati che si abiliteranno a febbraio 2018

Il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda ma imponendo l’obbligo di ottenere l’abilitazione prima dell’inizio delle attività didattiche.

Tale clausola, ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, per il concorso che ci occupa non potrà essere applicata. Si tratta, quindi, di una clausola dall’applicazione impossibile che, come tale, è illegittima.

L’Ordinanza 8 marzo 2017 n. 135, infatti, ha già fissato al 18 luglio ed al 15 febbraio 2018 le date della prova di abilitazione decretando, di fatto, l’esclusione di tutti i laureati in Medicina a partire dalla sessione di giugno 2017.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Noi, in ragione della peculiarità della situazione che si è venuta a creare, riteniamo illegittima la discriminazione per soli 45 giorni di distanza dall’inizio dell’attività didattica (peraltro fittizia essendo un venerdì cui seguono giorni notoriamente festivi) e per questo è possibile agire pur nella consapevolezza dell’estrema difficoltà del contenzioso.

Sul tema della partecipazione dei non abilitati il nostro studio, con la storica sentenza di maggio 2017, è riuscita a far modificare la norma per l’accesso a Medicina generale che stava in piedi dal 2006.

Consigliamo (meglio riteniamo fondamentale per il buon esito dell’azione anche al fine di paralizzare strumentali eccezioni del Ministero) a tutti coloro che si trovano in questa situazione di presentare, comunque, la domanda di partecipazione impugnando il bando e di partecipare alle prove.

Ci rendiamo conto che, per chi è già in possesso dell’abilitazione, la pretesa di tali laureati a giugno possa sembrare pretestuosa giacchè anch’essi ben potrebbero attendere un altro anno stante la penuria di borse. Tale scelta, ci riferiamo appunto alla penuria di borse, è dovuta alle scelte illegittime del Governo che, nonostante un fabbisogno pari 7967 unità ha bandito solo 6105 borse. Orbene, far ricadere tali scelte assurde su chi non ha francamente colpa alcuna è profondamente ingiusto ed illegittimo e, da sempre, il nostro obiettivo è stato quello dell’eliminazione di un sistema ad imbuto da sostituire con uno a cilindro ove l’accesso alle specializzazioni deve essere scontatamente concesso a tutti dopo il percorso di laurea già a numero chiuso.

D’altra parte la scelta di derogare al Regolamento bandendo il concorso a novembre è proprio del MIUR. Il Regolamento imponeva il bando entro maggio. Il precedente entro aprile. Perchè può derogarsi a parti del Regolamento ed ad altre no? Sino ai nostri giudizi del 2007 sulle specializzazioni e del 2014 e 2015 su Medicina generale a questi concorso potevano partecipare solo i soggetti già abilitati al momento del bando. La giurisprudenza ha mutato tale quadro consentendo la mera partecipazione a chi quel titolo lo acquisirà entro l’inizio delle attività didattiche. Qui si chiede, anche in quanto il primo mese è notoriamente riservato a lezioni frontali una deroga, su tempi assolutamente trascurabili per un percorso di specializzazione quinquennale che consenta di superare il mancato coordinamento tra le varie fonti.

Vi chiariamo che NON è possibile agire DOPO la vittoria del concorso giacchè il termine di impugnazione al TAR è DECADENZIALE. Chi non agisce nei termini, dunque, non può farlo successivamente.

LA SCADENZA DI ADESIONE E’ FISSATA PER IL 23 OTTOBRE 2017

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Studio Legale Avvocato Santi Delia