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Specializzazioni mediche: il ricorso per i non ammessi

Il concorso per l’accesso alle specializzazioni mediche celebrato il 28 novembre 2017 presenta plurime criticità su cui verranno avanzate azioni giudiziali specifiche e calibrate rispetto alla posizione del singolo candidato.

RICORSO COLLETTIVO “C”. Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre la posizione n. 6676 verrà proposto contestando:

– la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un’unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo.

Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).

– la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.

– l’accesso alla rete, come dimostrano i picchi di ricerca sul web durante la prova, che più di un dubbio impongono sulla veridicità dei verbali.

RICORSO INDIVIDUALE “A”. Accanto a tale azione collettiva vi sarà un’altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l’ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all’eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all’ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l’ha prescelta in tale triplice indicazione.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C”.

RICORSO INDIVIDUALE “B”. Infine vi sarà un’altra azione (RICORSO “B”) di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all’ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l’errorenità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l’attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall’ultimo ammesso. Su questo, sin dal 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C” e se ve ne sono i presupposti del tipo “A”.

Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a santi.delia@avvocatosantidelia.it , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.

Puoi aderire direttamente andando alla sezione riservata del sito o SCARICANDO LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

Specializzazioni mediche: il ricorso per i non ammessi

DI CHE COSA SI TRATTA? E PERCHE’ RICORRERE

RICORSO COLLETTIVO “C”. Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre l’ultima posizione bandita verrà proposto contestando:

– la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un’unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo. Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).

– la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.

RICORSO INDIVIDUALE “A”. Accanto a tale azione collettiva vi sarà un’altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l’ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all’eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all’ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l’ha prescelta in tale triplice indicazione.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C”.

RICORSO INDIVIDUALE “B”. Infine vi sarà un’altra azione (RICORSO “B”) di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all’ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l’erroneità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l’attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall’ultimo ammesso. Su questo, sin da 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.

In particolare è errato il quesito n. 96 codice domanda 146604 ragion per cui chi ha sbagliato o non risposto a tale domanda ed è fuori per il relativo punteggio può agire individualmente.

Quest’anno abbiamo già vinto su caso identico in Medicina generale.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C” e se ve ne sono i presupposti del tipo “A”.


CHI PUO’ RICORRERE

 Tutti i candidati che hanno partecipato alla prova di ammissione.

 



AUTORITA’ ADITA E CONDIZIONI

Il ricorso verrà proposto innanzi al TAR LAZIO o al PDR


MODALITA’ DI ADESIONE

Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a santi.delia@avvocatosantidelia.it , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.

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CONSIGLIO DI STATO: IL DIPLOMA MAGISTRALE NON VALE MENO DI SFP. ANNULLATO IL DECRETO MINISTERIALE SUI PUNTEGGI DELLE GI.

IL GIORNO DOPO LA PLENARIA SI PRONUNCIA LA SEZIONE CONSULTIVA DEL CONSIGLIO DI STATO VALORIZZANDO IL VALORE DEL DIPLOMA MAGISTRALE.

E’ la vittoria della Legge sui pregiudizi. La fine della storiella e delle chiacchere da bar, sul dato positivo e sulle norme.

Il Consiglio di Stato, in sede consultiva, accoglie il ricorso straordinario proposto dagli Avvocati Edmondo Dibitonto, Michele Bonetti e Santi Delia a favore di un docente precario storico della scuola e che grazie ad altra azione giudiziale degli stessi legali aveva ottenuto, solo nel 2015, l’agognato posto di ruolo grazie al diploma magistrale. Dopo il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale all’esito del ricorso straordinario del 2011, al fianco di 220 diploma magistrale, il MIUR, con il DM 308 del 2014 aveva modificato il sistema di valutazione dei titoli abilitanti proprio per far posto, tra essi, al riconosciuto diploma magistrale. Per quanto riassunto dal Consiglio di Stato, i legali hanno contestato la scelta di attribuire valenza asseritamente “perequativa” ad un bonus di punteggio a favore dei laureati in Scienze della formazione primaria, “quasi a rispondere alla non chiarita esigenza di ricreare diversi livelli di valore tra tipologie di titolo di studio, a prescindere dal fatto che l’uno (il diploma magistrale), benché evidentemente inferiore, fino ad una certa data era necessario, ma anche sufficiente per accedere all’insegnamento“.

Al riguardo, si legge nel parere, “il Ministero enfatizza la bontà sostanziale delle scelte effettuate, ritenendo le stesse rispondenti ad un più elevato interesse al miglioramento della qualità della docenza, al fine di assicurare “piena efficacia al principio di corretta valutazione dei titoli culturali e professionali dei soggetti che, stante la nuova disciplina di acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, formano, a seguito della costituzione delle graduatorie ai sensi del decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 maggio 2014 n. 353 e formeranno, ad ogni aggiornamento, la platea degli aspiranti abilitati inclusi nella II fascia e gli aspiranti inclusi nella III fascia delle graduatorie di istituto”. In questo modo, tuttavia, avevano rilevato i legali si dimentica che il compito del Ministero non è quello di modificare la Legge ma di rispettarla. Si veniva a materializzare, dunque, l’ennesia beffa in capo ai diplomati magistrale giacchè pur se il loro titolo dichiarato “equivalente” rispetto ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, consentendogli di permanere nella stessa fascia, è di fatto sminuito nell’attribuzione del punteggio, il quale non sarà neanche uguale a quello precedentemente raggiunto nelle graduatorie di III fascia e svalutato tanto da far risultare quasi inutile avere maturato, ai fini della posizione in graduatoria, il punteggio derivante dal servizio pluriennale.

Ed il Consiglio di Stato, che, quella Legge è chiamato a far rispettare concorda con tale difesa. La Sezione, si legge, evidenzia che così facendo il MIUR ha agito “confondendo l’obiettivo, con lo strumento per conseguirlo, fin[endo] per avocare ad una fonte non propria (il regolamento ministeriale) un ambito contenutistico del tutto estraneo alle potenzialità conferitegli con la delega. Attraverso l’attribuzione del già ricordato bonus (non potendo qualificarsi diversamente l’attribuzione di partenza di un punteggio aggiuntivo, di fatto a parità di condizioni date) non è chi non veda come si venga a creare una disparità di trattamento difficilmente superabile in concreto, che finisce per rendere tamquam non esset la “conquistata” iscrizione nella II fascia delle graduatorie di istituto dei diplomati magistrali ante anno scolastico 2001-2002. “E il paradosso, rileva la Sezione, è che ciò avvenga nel momento in cui ancora si discute della –assai più pregnante- valenza abilitante di quel titolo ai fini dell’inserimento nelle GAE, con conseguente possibilità di partecipare al piano assunzionale per posti di ruolo nell’ambito dei provvedimenti attuativi della l.n. 107 del 2014, cosiddetta “la buona scuola” (la fondatezza della pretesa dei diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, anziché esclusivamente in quelle di istituto, è stata riconosciuta da molteplici pronunce del Consiglio di Stato; cfr. ex plurimis, Cons. Stato, Sez. VI, 16 aprile 2015, n. 1973; id., 21 luglio 2015, n. 3628, 27 luglio 2015, nn. 3673 e 3675 e 3 agosto 2015, n. 3788)”.

Il parere oggi in commento, discusso nell’adunanza del 18 ottobre 2017 e pubblicato il 16 novembre 2017, è evidente riferito al fatidico appuntamento del 15 novembre 2017 quando si è celebrata l’Adunanza Plenaria con cui si decideranno le sorti dei diplomati magistrale e del loro diritto alle GAE. Oggetto del contendere, chiarisce il Consiglio di Stato, “ora come allora, è il tentativo di non “parificare” ciò che il legislatore, nel susseguirsi dei regimi giuridici, ha voluto, almeno a certi fini, parificato, ovvero i diplomi magistrali conseguiti ante anno scolastico 2001-2002 e la laurea, introdotta a partire dall’anno successivo: nel caso del D.M. del 2011, relegando gli interessati nella III fascia delle graduatorie di istituto, laddove i laureati, ovviamente, stavano nella II; nel caso dei decreti oggi opposti, prevedendo per i laureati un irraggiungibile punteggio di partenza aggiuntivo. Ne’ è pensabile che la maggior duttilità dello strumento utilizzato (il regolamento ministeriale), cui l’Amministrazione riferente, in verità con scarsa coerenza ricostruttiva, riconosce espressamente valenza “normativa”, nasca da un’autonoma scelta gestionale, tale da consentire alla stessa di bypassare i limiti contenutistici desumibili dalla cornice nel quale essa comunque si colloca. E suddetta cornice, in nessuna sua proposizione lascia intravedere una volontà legislativa di conferire al Ministero competente la facoltà di diversificare il valore del titolo di studio abilitante. Anzi, rileva la Sezione, di quanto detto è prova proprio la possibilità, ricordata dallo stesso Ministero, di cui all’art. 1, comma 6 ter, del d.l. n. 240/2000, inserito nel testo normativo dalla legge di conversione n. 306/2000, di valorizzare i diplomati S.S.I.S.: in quel caso, l’attribuzione di punteggio aggiuntivo trova la sua legittimazione, infatti, nella norma primaria che ha in tal modo consentito al Ministero di dare attuazione alla prevista diversificazione, altrimenti egualmente improponibile. L’esistenza di un limite al potere conferito, dalla fonte primaria, all’Autorità di vertice dell’istruzione pubblica, nella potestà di incidere sui punteggi attribuibili alle diverse categorie di titoli, non può non concretizzarsi in primis, ritiene la Sezione, nell’esigenza di non rendere del tutto virtuale l’affermata “parificazione” tra abilitati con diploma e abilitati con laurea, seppur tenendo conto dei noti riferimenti temporali. L’ampiezza della forbice creata con l’introduzione del punteggio aggiuntivo, cioè, ben difficilmente comprimibile in concreto, si traduce inevitabilmente nella potenziale inefficacia dell’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto e in quanto tale non può essere condivisa“.

Le parole del Consiglio di Stato, dimostrano, in maniera inequivocabile, che il valore abilitante del diploma magistrale imposto dal Legislatore non può avere carettere ambivalente come, in sede di Plenaria, sostenuto dall’Avvocatura dello Stato giacchè anche per le GAE l’accesso alle stessa era legato, esclusivamente, al possesso del titolo abilitante.

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TFA SOSTEGNO: ANNULLATI 4 DECRETI MINISTERIALI. AGLI IDONEI IN ALTRE SEDI I POSTI VACANTI

Una sentenza storica, la n. 11745/2017 del Tar Lazio, che ha accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in materia di accesso ai corsi di specializzazione sul sostegno annullando definitivamente non uno ma 4 Decreti Ministeriali: DD.MM. 30 settembre 2011, 1 dicembre 2016, n. 948, 10 marzo 2017, n. 141 e 13 aprile 2017, n. 226. Il TAR ha annullato l’intera struttura del TFA SOSTEGNO basata su questi decreti che vivevano anche da 6 anni “nella parte in cui non consentono la copertura dei posti disponibili, con conseguente scorrimento delle (altre) graduatorie di merito fino a copertura dei posti disponibili”.

Il TAR, condividendo la tesi di Bonetti e Delia, in difesa di un centinaio di idonei all’esito della selezione presso Atenei con posti saturi, ha ritenuto pienamente legittima la possibilità che tali soggetti vengano ammessi presso Atenei con posti vacanti. Il MIUR sarà dunque costretto a riaprire le graduatorie relative alla partecipazione ai corsi del TFA sostegno e lo dovrà fare su base nazionale in modo da consentire la completa saturazione dei posti disponibili.

Si tratta quindi di un risultato di importante rilievo (anche per le famiglie con bimbi che necessitano di assistenza e che avranno più docenti formati a tale fine), in quanto l’azione degli Avvocati Delia e Bonetti ha portato all’annullamento di un intera serie di Decreti ministeriali che “non consentivano l’integrazione della graduatoria degli ammessi al corso con altri candidati”. Tali disposizioni presentavano un’illegittimità evidente in quanto non garantivano la possibilità a candidati idonei di partecipare a corsi TFA nonostante avessero pieno diritto di farlo. Grazie a quest’intervento, tali norme sono ormai venute meno e ciò garantirà a moltissimi insegnanti di poter partecipare ai corsi di specializzazione sul sostegno.

Il nostro obiettivo“, commenta l’Avvocato Delia, “è quello di ottenere l’immediata frequenza dei nostri ricorrenti che sono gli unici titolari del potere di ottemperanza. Anche se la sentenza è erga omnes, difatti, la titolarità del diritto e dell’azione di esecuzione è sempre e solo in capo a chi agisce. Nelle more che il MIUR decida cosa fare, quindi, intimeremo agli Atenei con posti vacanti, come Bergamo che ne ha oltre 60, di ammettere i titolari dell’azione“. Frattanto, continua Bonetti, “come avevamo richiesto sin dalle diffide e con il ricorso, anche le sedi di concorso potranno consentire l’ammissione dei ricorrenti così da evitare il maturarsi di ulteriori danni“.

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Tecnica della Scuola

RIUNIONE A ROMA DEL 26 NOVEMBRE

Carissimi,
in merito al recente deposito dei ricorsi di impugnazione dei Decreti Ministeriali n. 374 e 400 del 2017, che Vi hanno in parte immessi nelle GI e nelle GAE con una serie di problematiche (dal punteggio, alla questione delle domande, al mutamento di provincia, ai tempi di inserimento, la revoca di altri incarichi, l’inserimento nelle opportune fasce delle G.I., il punteggio di altri ricorrenti precedenti etc etc) ritengo opportuno svolgere con urgenza una riunione al fine di avere un confronto sui vari aspetti.
Come noto sono stati intrapresi ricorsi e percorsi di natura collettiva, e in questi giorni determinanti, i giusti quesiti che ci ponete per telefono, mail, etc, non sono riassumibili e risolvibili, considerando la particolare complessità e peculiarità della vicenda, con risposte veloci, ma richiedono una chiara ed accurata spiegazione da parte nostra ed alla Vostra presenza. Cercheremo di riportavi (anche se ciò esorbita dal nostro mandato collettivo) tutte le azioni possibili per la vostra problematica individuale.
Pertanto tutto lo studio legale sara’ disponibile insieme all’ADIDA e al MIDA, nella giornata di Domenica 26 novembre dalle 11.30 alle ore 13.00 per tutti i RICORRENTI ITP e dalle 14.00 sino alle ore 16.30 per tutti I DIPLOMATI MAGISTRALI ante 2001/02 (con cui tratteremo tutte le delicate vicende inerenti la Plenaria) presso il Centro congressi Cavour in via Cavour 50/a in Roma. L’appuntamento pomeridiano è aperto anche alle altre categorie di docenti quali Afam, Dottorati, Depennati, Congelati etc.
Il Centro Congressi Cavour si trova a cinquecento metri dalla stazione Termini, e quindi facilmente raggiungibile per chi utilizzasse qualsivoglia mezzo di trasporto pubblico o venisse da fuori Roma e per questo incontro domenicale sono state appositamente prese due sale a pagamento a nostre spese per la delicatezza del momento che impone la Vostra massima presenza.
https://www.google.it/maps/place/Centro+Congressi+Cavour/@41.9003506,12.4989839,17z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x55b36c7528064374!8m2!3d41.8994273!4d12.498607

Vi attendiamo numerosi.

Santi Delia & Michele Bonetti

dirittoscolastico

COMUNICATO POST DISCUSSIONE PLENARIA PER I NOSTRI RICORRENTI

Gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, difensori delle Associazioni “Adida”, “Mida” e “La voce dei giusti”, oltre che di centinaia e centinaia di ricorrenti, successivamente alla discussione in Consiglio di Stato in seda plenaria rappresentano quanto segue.

Dopo una lunga discussione il collegio dei presidenti del Consiglio di Stato ha assunto la causa in decisione e, sebbene, non vi sia un termine perentorio per il deposito del provvedimento, verosimilmente tale decisione potrebbe arrivare prima della pausa natalizia.

La discussione ha toccato tutti i temi fondamentali della vicenda che coinvolge migliaia di docenti dell’infanzia e della primaria. Secondo il M.I.U.R. e l’Avvocatura di Stato, i diplomati magistrale sono, ormai, decaduti dalla possibilità di pretendere l’ammissione in G.A.E., in quanto avrebbero dovuto attivarsi entro il 2007, e, in ogni caso, il loro titolo sarebbe utile solo per partecipare al concorso a cattedra e non certo per entrare nelle G.A.E. e ottenere, per ciò solo, il ruolo. Al contrario, gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che hanno iniziato la discussione dell’intero collegio difensivo a favore dei diplomati magistrale, hanno evidenziato sia che queste tesi sono state superate dallo stesso Consiglio di Stato con le sentenze n. 4232 e 5439 del 2015, sia che la chiusura della G.A.E. è inopponibile a chi, come i diplomati magistrali, è abilitato già da prima del 2006.

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TRASFERIMENTI TRA ATENEI: I POSTI DEGLI EXTRACOMUNITARI DEVONO ESSERE ASSEGNATI AI RICORRENTI. UNIVERSITA’ DI PALERMO CONDANNATA ALLE SPESE DI GIUDIZIO

Il Tar Palermo, in relazione all’ormai nota questione giuridica sull’assegnazione dei posti riservati agli extracomunitari e rimasti vacanti nei corsi di laurea a numero programmato, ha per la prima volta affermato che, anche in ipotesi di trasferimenti ad anni successivi al primo, qualora fossero residuati posti vacanti destinati a cittadini non comunitari all’esito dell’originario bando di concorso, questi devono essere assegnati per soddisfare le esigenze di altri studenti che ne abbiano diritto.

Tale principio, già più volte condiviso dal Giudice Amministrativo in relazione agli accessi al primo anno di corso all’esito del test nazionale, aveva avuto un brusco arresto lo scorso anno innanzi al Tar del Lazio. Gli Avv.ti Delia e Bonetti, tuttavia, riuscirono a ribaltare tale tesi restrittiva innanzi al Consiglio di Stato che ha, al contrario, dichiarato di “privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati”.

Nel caso odierno invece, al ricorrente, in qualità di studente al II anno del corso di laurea in fisioterapia presso altro Ateneo italiano, era stata illegittimamente negata dall’Ateneo di Palermo l’istanza di trasferimento. L’Università si era solo limitata a sostenere che non v’erano posti liberi per il corso di laurea indicato chiarendo che quelli extracomunitari vacanti all’esito del concorso dell’anno precedente erano ormai definitivamente persi.

Il TAR Palermo, ritenendo illegittima la scelta dell’Ateneo, lo ha condannato a trasferire del ricorrente comminandogli anche la sanzione delle spese di giudizio.

“Ancora una volta”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “si conferma come sia inspiegabile e contraria ai principi costituzionali sul diritto allo studio, la scelta degli Atenei di non assegnare i posti vacanti degli extracomunitari. È una battaglia iniziata tanti anni fa che finalmente ci consente di raccogliere i frutti del lavoro svolto. Il nostro ricorrente, con comprovati motivi familiari, potrà finalmente tornare a studiare vicino ai propri cari. Si tratta dell’ennesimo messaggio rivolto agli Atenei italiani, i quali non potranno più “nascondere” i posti dei candidati extracomunitari non assegnati qualora ne fatta espressa richiesta da chi ne abbia diritto”.

Domani, 15 novembre, scadrà il termine per partecipare alle azioni collettive ed individuali per ottenere l’ammissione all’esito del test 2017. Se vuoi aderire clicca qui o scrivi a santi.delia@avvocatosantidelia.it

Vai all’intervista a Studenti.it

FIT: Docenti esclusi dal concorso agevolato

DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ RICORRERE

Come noto, con il Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 per il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli dei docenti sia su posti comuni sia di sostegno, è stata disposta una fase transitoria al fine di consentire ai docenti già abilitati di poter ottenere il ruolo. Sulla base di ciò entro il 2018 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca bandirà il primo concorso per l’inserimento dei docenti nelle G.R.A.M.A., cioè le nuove graduatorie regionali di merito ed esaurimento.

Il nuovo concorso “semplificato” ha il medesimo impianto del concorso docenti del 2016, con le medesime illegittimità già censurate dal TAR e dal Consiglio di Stato.


CHI PUO’ RICORRERE

Dottori di ricerca.  A nostro modo di vedere la previsione che li esclude è illegittima, in quanto non valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso a tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur. (LEGGI del valore abilitante del titolo di dottorato IN GAE).

Quale è lo stato del contenzioso sui Dottori di ricerca e sul valore abilitante del loro titolo?

La situazione è ancora molto incerta anche all’interno del Consiglio di Stato.

Il 18 dicembre 2017, difatti, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’immediata iscrizione in G.A.E. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica sul tema “rammentate le pronunce cautelari della Sezione sulla questione della possibile equipollenza tra dottorato di ricerca e abilitazione (nel senso della non manifesta infondatezza della questione, e per l’accoglimento delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 4904/2016, 5450/2016, 1593/2017, 1594/2017, 1937/2017; nel senso invece della non equipollenza, e della diversità ontologica tra percorsi di abilitazione e dottorato di ricerca, con conseguente rigetto delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 5144, 5145, 5153 e 5163 del 2017)”, ha preferito dar seguito alla prima, ordinando, nelle more del merito, l’ammissione in GAE dei ricorrenti.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

La novità Europea. Con una nota datata 12 dicembre 2017 e recapitataci oggi, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest’esame (che è largamente il più ostico ed all’esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all’esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato e, anche su questo, abbiamo ritenuto di accettare le adesioni al ricorso FIT.


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MODALITA’ DI ADESIONE

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono scaricando la seguente documentazione.

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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. Illegittimo il mancato computo degli anni in paritaria.

Il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza Ministeriale sulla mobilità dei docenti, accogliendo l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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MEDICINA GENERALE (MMG): APERTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE AL RICORSO

Carissimi,
come sapete, siamo stati in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta,
per primi siamo riusciti a vincere.

Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.

Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..

Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti.

Sempre su Medicina Generale, il T.A.R. Lazio ha annullato il D.M. Salute 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione ai laureati in Medicina non ancora abilitati e ha consentito, grazie alla nostra azione, ai giovani medici di partecipare alle prove di ammissione. Dunque, tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova.

Abbiamo appurato che vi sono state numerose segnalazioni di irregolarità ragion per cui abbiamo già effettuato istanza d’accesso per riscontrarne la fondatezza.

In Campania è già aperto un ricorso collettivo al costo di € 500 di adesione mentre per le altre Regioni allo stesso prezzo potrà aderirsi ad azioni collettive e/o individuali che, però, dovremmo poi valutare all’esito dell’accesso agli atti.

Ciò vuol dire che se, successivamente a tale fase, non riscontreremo elementi utili per agire, la quota verrà restituita.

Anche quest’anno vi sono diverse domande dubbie su cui si può fondare l’azione. Una è già stata individuata.
Chi è fuori per una domanda, quindi, può agire individualmente.

                                                                        CHI PUO’ AGIRE

TUTTI I CONCORRENTI CON PUNTEGGI SUPERIORI A 60. Pur se in passato anche i soggetti sotto tale soglia sono stati ammessi per voi la posizione da difendere è più complessa potendo agire solo collettivamente.

                                                                       COME AGIRE

COMPILANDO LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA E SEGUENDO LE ISTRUZIONI IVI CONTENUTE.
Per chi vuole avere un appuntamento può chiamare i numeri fissi di Messina o alla linea dedicata ed esclusiva 3898538944.

Per chi invece ha già deciso di agire può seguire la modulistica allegata.
L’acconto di adesione è pari a € 500,00 e va inviato unitamente alla documentazione richiesta.
LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE VA SEMPRE ANTICIPATA A MEZZO MAIL SCANSIONATA.

SCADENZE DI ADESIONE (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE – LA DOCUMENTAZIONE VA SEMPRE ANTICIPATA VIA MAIL SCANSIONATA) 15/12

PER OGNI DUBBIO PUOI COMPILARE IL FORM E CHIEDERCI COSA FARE
                                 

OPPURE

                       SCARICA DIRETTAMENTE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

Studio Legale Avvocato Santi Delia