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TFA SOSTEGNO: ANNULLATI 4 DECRETI MINISTERIALI. AGLI IDONEI IN ALTRE SEDI I POSTI VACANTI

Una sentenza storica, la n. 11745/2017 del Tar Lazio, che ha accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in materia di accesso ai corsi di specializzazione sul sostegno annullando definitivamente non uno ma 4 Decreti Ministeriali: DD.MM. 30 settembre 2011, 1 dicembre 2016, n. 948, 10 marzo 2017, n. 141 e 13 aprile 2017, n. 226. Il TAR ha annullato l’intera struttura del TFA SOSTEGNO basata su questi decreti che vivevano anche da 6 anni “nella parte in cui non consentono la copertura dei posti disponibili, con conseguente scorrimento delle (altre) graduatorie di merito fino a copertura dei posti disponibili”.

Il TAR, condividendo la tesi di Bonetti e Delia, in difesa di un centinaio di idonei all’esito della selezione presso Atenei con posti saturi, ha ritenuto pienamente legittima la possibilità che tali soggetti vengano ammessi presso Atenei con posti vacanti. Il MIUR sarà dunque costretto a riaprire le graduatorie relative alla partecipazione ai corsi del TFA sostegno e lo dovrà fare su base nazionale in modo da consentire la completa saturazione dei posti disponibili.

Si tratta quindi di un risultato di importante rilievo (anche per le famiglie con bimbi che necessitano di assistenza e che avranno più docenti formati a tale fine), in quanto l’azione degli Avvocati Delia e Bonetti ha portato all’annullamento di un intera serie di Decreti ministeriali che “non consentivano l’integrazione della graduatoria degli ammessi al corso con altri candidati”. Tali disposizioni presentavano un’illegittimità evidente in quanto non garantivano la possibilità a candidati idonei di partecipare a corsi TFA nonostante avessero pieno diritto di farlo. Grazie a quest’intervento, tali norme sono ormai venute meno e ciò garantirà a moltissimi insegnanti di poter partecipare ai corsi di specializzazione sul sostegno.

Il nostro obiettivo“, commenta l’Avvocato Delia, “è quello di ottenere l’immediata frequenza dei nostri ricorrenti che sono gli unici titolari del potere di ottemperanza. Anche se la sentenza è erga omnes, difatti, la titolarità del diritto e dell’azione di esecuzione è sempre e solo in capo a chi agisce. Nelle more che il MIUR decida cosa fare, quindi, intimeremo agli Atenei con posti vacanti, come Bergamo che ne ha oltre 60, di ammettere i titolari dell’azione“. Frattanto, continua Bonetti, “come avevamo richiesto sin dalle diffide e con il ricorso, anche le sedi di concorso potranno consentire l’ammissione dei ricorrenti così da evitare il maturarsi di ulteriori danni“.

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Tecnica della Scuola

RIUNIONE A ROMA DEL 26 NOVEMBRE

Carissimi,
in merito al recente deposito dei ricorsi di impugnazione dei Decreti Ministeriali n. 374 e 400 del 2017, che Vi hanno in parte immessi nelle GI e nelle GAE con una serie di problematiche (dal punteggio, alla questione delle domande, al mutamento di provincia, ai tempi di inserimento, la revoca di altri incarichi, l’inserimento nelle opportune fasce delle G.I., il punteggio di altri ricorrenti precedenti etc etc) ritengo opportuno svolgere con urgenza una riunione al fine di avere un confronto sui vari aspetti.
Come noto sono stati intrapresi ricorsi e percorsi di natura collettiva, e in questi giorni determinanti, i giusti quesiti che ci ponete per telefono, mail, etc, non sono riassumibili e risolvibili, considerando la particolare complessità e peculiarità della vicenda, con risposte veloci, ma richiedono una chiara ed accurata spiegazione da parte nostra ed alla Vostra presenza. Cercheremo di riportavi (anche se ciò esorbita dal nostro mandato collettivo) tutte le azioni possibili per la vostra problematica individuale.
Pertanto tutto lo studio legale sara’ disponibile insieme all’ADIDA e al MIDA, nella giornata di Domenica 26 novembre dalle 11.30 alle ore 13.00 per tutti i RICORRENTI ITP e dalle 14.00 sino alle ore 16.30 per tutti I DIPLOMATI MAGISTRALI ante 2001/02 (con cui tratteremo tutte le delicate vicende inerenti la Plenaria) presso il Centro congressi Cavour in via Cavour 50/a in Roma. L’appuntamento pomeridiano è aperto anche alle altre categorie di docenti quali Afam, Dottorati, Depennati, Congelati etc.
Il Centro Congressi Cavour si trova a cinquecento metri dalla stazione Termini, e quindi facilmente raggiungibile per chi utilizzasse qualsivoglia mezzo di trasporto pubblico o venisse da fuori Roma e per questo incontro domenicale sono state appositamente prese due sale a pagamento a nostre spese per la delicatezza del momento che impone la Vostra massima presenza.
https://www.google.it/maps/place/Centro+Congressi+Cavour/@41.9003506,12.4989839,17z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x55b36c7528064374!8m2!3d41.8994273!4d12.498607

Vi attendiamo numerosi.

Santi Delia & Michele Bonetti

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COMUNICATO POST DISCUSSIONE PLENARIA PER I NOSTRI RICORRENTI

Gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, difensori delle Associazioni “Adida”, “Mida” e “La voce dei giusti”, oltre che di centinaia e centinaia di ricorrenti, successivamente alla discussione in Consiglio di Stato in seda plenaria rappresentano quanto segue.

Dopo una lunga discussione il collegio dei presidenti del Consiglio di Stato ha assunto la causa in decisione e, sebbene, non vi sia un termine perentorio per il deposito del provvedimento, verosimilmente tale decisione potrebbe arrivare prima della pausa natalizia.

La discussione ha toccato tutti i temi fondamentali della vicenda che coinvolge migliaia di docenti dell’infanzia e della primaria. Secondo il M.I.U.R. e l’Avvocatura di Stato, i diplomati magistrale sono, ormai, decaduti dalla possibilità di pretendere l’ammissione in G.A.E., in quanto avrebbero dovuto attivarsi entro il 2007, e, in ogni caso, il loro titolo sarebbe utile solo per partecipare al concorso a cattedra e non certo per entrare nelle G.A.E. e ottenere, per ciò solo, il ruolo. Al contrario, gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che hanno iniziato la discussione dell’intero collegio difensivo a favore dei diplomati magistrale, hanno evidenziato sia che queste tesi sono state superate dallo stesso Consiglio di Stato con le sentenze n. 4232 e 5439 del 2015, sia che la chiusura della G.A.E. è inopponibile a chi, come i diplomati magistrali, è abilitato già da prima del 2006.

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TRASFERIMENTI TRA ATENEI: I POSTI DEGLI EXTRACOMUNITARI DEVONO ESSERE ASSEGNATI AI RICORRENTI. UNIVERSITA’ DI PALERMO CONDANNATA ALLE SPESE DI GIUDIZIO

Il Tar Palermo, in relazione all’ormai nota questione giuridica sull’assegnazione dei posti riservati agli extracomunitari e rimasti vacanti nei corsi di laurea a numero programmato, ha per la prima volta affermato che, anche in ipotesi di trasferimenti ad anni successivi al primo, qualora fossero residuati posti vacanti destinati a cittadini non comunitari all’esito dell’originario bando di concorso, questi devono essere assegnati per soddisfare le esigenze di altri studenti che ne abbiano diritto.

Tale principio, già più volte condiviso dal Giudice Amministrativo in relazione agli accessi al primo anno di corso all’esito del test nazionale, aveva avuto un brusco arresto lo scorso anno innanzi al Tar del Lazio. Gli Avv.ti Delia e Bonetti, tuttavia, riuscirono a ribaltare tale tesi restrittiva innanzi al Consiglio di Stato che ha, al contrario, dichiarato di “privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati”.

Nel caso odierno invece, al ricorrente, in qualità di studente al II anno del corso di laurea in fisioterapia presso altro Ateneo italiano, era stata illegittimamente negata dall’Ateneo di Palermo l’istanza di trasferimento. L’Università si era solo limitata a sostenere che non v’erano posti liberi per il corso di laurea indicato chiarendo che quelli extracomunitari vacanti all’esito del concorso dell’anno precedente erano ormai definitivamente persi.

Il TAR Palermo, ritenendo illegittima la scelta dell’Ateneo, lo ha condannato a trasferire del ricorrente comminandogli anche la sanzione delle spese di giudizio.

“Ancora una volta”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “si conferma come sia inspiegabile e contraria ai principi costituzionali sul diritto allo studio, la scelta degli Atenei di non assegnare i posti vacanti degli extracomunitari. È una battaglia iniziata tanti anni fa che finalmente ci consente di raccogliere i frutti del lavoro svolto. Il nostro ricorrente, con comprovati motivi familiari, potrà finalmente tornare a studiare vicino ai propri cari. Si tratta dell’ennesimo messaggio rivolto agli Atenei italiani, i quali non potranno più “nascondere” i posti dei candidati extracomunitari non assegnati qualora ne fatta espressa richiesta da chi ne abbia diritto”.

Domani, 15 novembre, scadrà il termine per partecipare alle azioni collettive ed individuali per ottenere l’ammissione all’esito del test 2017. Se vuoi aderire clicca qui o scrivi a santi.delia@avvocatosantidelia.it

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FIT: Docenti esclusi dal concorso agevolato

DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ RICORRERE

Come noto, con il Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 per il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli dei docenti sia su posti comuni sia di sostegno, è stata disposta una fase transitoria al fine di consentire ai docenti già abilitati di poter ottenere il ruolo. Sulla base di ciò entro il 2018 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca bandirà il primo concorso per l’inserimento dei docenti nelle G.R.A.M.A., cioè le nuove graduatorie regionali di merito ed esaurimento.

Il nuovo concorso “semplificato” ha il medesimo impianto del concorso docenti del 2016, con le medesime illegittimità già censurate dal TAR e dal Consiglio di Stato.


CHI PUO’ RICORRERE

Dottori di ricerca.  A nostro modo di vedere la previsione che li esclude è illegittima, in quanto non valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso a tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur. (LEGGI del valore abilitante del titolo di dottorato IN GAE).

Quale è lo stato del contenzioso sui Dottori di ricerca e sul valore abilitante del loro titolo?

La situazione è ancora molto incerta anche all’interno del Consiglio di Stato.

Il 18 dicembre 2017, difatti, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’immediata iscrizione in G.A.E. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica sul tema “rammentate le pronunce cautelari della Sezione sulla questione della possibile equipollenza tra dottorato di ricerca e abilitazione (nel senso della non manifesta infondatezza della questione, e per l’accoglimento delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 4904/2016, 5450/2016, 1593/2017, 1594/2017, 1937/2017; nel senso invece della non equipollenza, e della diversità ontologica tra percorsi di abilitazione e dottorato di ricerca, con conseguente rigetto delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 5144, 5145, 5153 e 5163 del 2017)”, ha preferito dar seguito alla prima, ordinando, nelle more del merito, l’ammissione in GAE dei ricorrenti.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

La novità Europea. Con una nota datata 12 dicembre 2017 e recapitataci oggi, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest’esame (che è largamente il più ostico ed all’esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all’esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato e, anche su questo, abbiamo ritenuto di accettare le adesioni al ricorso FIT.


Per tutte le altre categorie diverse dal dottorato VAI ALLE FAQ

MODALITA’ DI ADESIONE

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono scaricando la seguente documentazione.

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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. Illegittimo il mancato computo degli anni in paritaria.

Il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza Ministeriale sulla mobilità dei docenti, accogliendo l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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MEDICINA GENERALE (MMG): APERTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE AL RICORSO

Carissimi,
come sapete, siamo stati in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta,
per primi siamo riusciti a vincere.

Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.

Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..

Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti.

Sempre su Medicina Generale, il T.A.R. Lazio ha annullato il D.M. Salute 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione ai laureati in Medicina non ancora abilitati e ha consentito, grazie alla nostra azione, ai giovani medici di partecipare alle prove di ammissione. Dunque, tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova.

Abbiamo appurato che vi sono state numerose segnalazioni di irregolarità ragion per cui abbiamo già effettuato istanza d’accesso per riscontrarne la fondatezza.

In Campania è già aperto un ricorso collettivo al costo di € 500 di adesione mentre per le altre Regioni allo stesso prezzo potrà aderirsi ad azioni collettive e/o individuali che, però, dovremmo poi valutare all’esito dell’accesso agli atti.

Ciò vuol dire che se, successivamente a tale fase, non riscontreremo elementi utili per agire, la quota verrà restituita.

Anche quest’anno vi sono diverse domande dubbie su cui si può fondare l’azione. Una è già stata individuata.
Chi è fuori per una domanda, quindi, può agire individualmente.

                                                                        CHI PUO’ AGIRE

TUTTI I CONCORRENTI CON PUNTEGGI SUPERIORI A 60. Pur se in passato anche i soggetti sotto tale soglia sono stati ammessi per voi la posizione da difendere è più complessa potendo agire solo collettivamente.

                                                                       COME AGIRE

COMPILANDO LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA E SEGUENDO LE ISTRUZIONI IVI CONTENUTE.
Per chi vuole avere un appuntamento può chiamare i numeri fissi di Messina o alla linea dedicata ed esclusiva 3898538944.

Per chi invece ha già deciso di agire può seguire la modulistica allegata.
L’acconto di adesione è pari a € 500,00 e va inviato unitamente alla documentazione richiesta.
LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE VA SEMPRE ANTICIPATA A MEZZO MAIL SCANSIONATA.

SCADENZE DI ADESIONE (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE – LA DOCUMENTAZIONE VA SEMPRE ANTICIPATA VIA MAIL SCANSIONATA) 15/12

PER OGNI DUBBIO PUOI COMPILARE IL FORM E CHIEDERCI COSA FARE
                                 

OPPURE

                       SCARICA DIRETTAMENTE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

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PERSONALE EDUCATIVO: IL CDS RIFORMA IL PROVVEDIMENTO DEL T.A.R. E RICONOSCE ABILITANTE E VALIDO PER IL PASSAGGIO IN RUOLO NELLA PRIMARIA IL CONCORSO DEL 2000

Roma, 9 novembre 2017 (Ufficio stampa Gilda Insegnanti). Il personale educativo che presta servizio nei convitti ha diritto a partecipare alle operazioni di mobilità per il passaggio in ruolo nella scuola primaria. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che, con il decreto cautelare n. 4759/2017, ha accolto il ricorso presentato in appello dalla Gilda degli Insegnanti attraverso gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia riguardante il personale educativo abilitato con il concorso ordinario del 2000.Nel 2000 i ricorrenti avevano partecipato e superato il concorso ordinario, “lo stesso, per modalità e oggetto della selezione, di quello svolto contemporaneamente ma abilitante all´insegnamento nella primaria”, spiegano gli avvocati Bonetti e Delia. “Considerata l´affinità strutturale e concettuale dei due concorsi – proseguono i legali della Gilda – abbiamo ritenuto illegittima la decisione del Miur di escludere il personale educativo dalle procedure di mobilità”.

L´accoglimento con riserva da parte del Consiglio di Stato, che ammette i ricorrenti a partecipare alle procedura di mobilità, riforma la precedente ordinanza del Tar del Lazio che si era espressa in maniera contraria al ricorso.Tanta la soddisfazione degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia che, in collaborazione con la Gilda degli insegnanti, da anni si battono per la difesa dei diritti degli insegnanti e del personale educativo.

 

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IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA IL VALORE ABILITANTE DEL DOTTORATO DI RICERCA: VIA LIBERA ALLE PROVE SUPPLETIVE PER IL TFA SOSTEGNO

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello proposto dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti inerente l’illegittimità del D.M. 948/2016 in forza del quale veniva impedito ai dottori di ricerca di poter prendere parte alle prove selettive per l’accesso ai percorsi formativi per assumere la qualifica di insegnante di sostengo e poter insegnare nelle scuole.

Secondo gli Avv.ti Delia e Bonetti, tale scelta ministeriale è del tutto illegittima giacchè non v’è alcuna ragione per cui, dopo avere utilizzato i dottorati per anni sui posti di sostegno – cosa che ha permesso di acquisire specifiche competenze “sul campo” – essi possono aspirare a formalizzare la loro professionalità, essendo precluso l’accesso ai corsi che il Ministero ha previsto per ottenere la qualifica di insegnante di sostegno.

Invero, prima dell’adozione del D.M. 948/2016, il Miur, con nota prot. n. 19030 del 21 novembre 2008, aveva previsto che “l‘utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati”. Gli insegnanti privi di specializzazione al sostegno ed abilitazione all’insegnamento, quindi, per espressa previsione di legge, possono comunque aspirare alle supplenze sul sostegno in mancanza di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati.

            Così numerosi docenti precari (anche della terza fascia d’istituto, come parte appellante), prestano il loro servizio presso le scuole di ogni ordine e grado proprio in qualità di insegnanti di sostegno. Si tratta di un numero talmente importante che alcuni USP stanno organizzando corsi professionali di formazione regionale per dar un minimo di nozioni a tali soggetti.

            Nonostante ciò, come anticipato, il D.M.1 dicembre 2016, n. 948 preclude l’ammissione ai corsi a tutti i docenti precari di terza fascia che, anche per un decennio, hanno “sostenuto” centinaia di studenti in condizioni di handicap, ivi compresi gli insegnanti che hanno conseguito un dottorato di ricerca. In altre parole il “dottorato di ricerca” – massimo titolo di istruzione previsto nel sistema italiano – non sarebbe qualificabile quale titolo neanche utile per l’ammissione ad un corso di formazione ulteriore.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha ribaltato l’esito del T.A.R. ritenendo illegittime le disposizioni del MIUR che impedivano ai docenti in possesso del dottorato di ricerca, di prendere parte al tirocinio formativo abilitante, ammettendoli alla frequenza e garantendo loro la possibilità di formarsi e di aspirare all’ottenimento del tanto auspicato “incarico di ruolo”.

Tale percorso di formazione, peraltro, è stata già attenzionata anche dall’Europa cui l’Associazione La Voce dei Giusti, da sempre difesa dai Bonetti & Delia si era rivolta. Il Comitato sociale europeo, in particolare, ha dichiarato l’illegittimità di tali percorsi nella parte in cui risulta precluso l’accesso ai non abilitati. Tale organo, nello specifico, ha ritenuto che il percorso di specializzazione di cui si discute, così come attualmente impostato, dà vita ad “una violazione dell’articolo E, congiuntamente all’articolo 10§3 a) e b) della Carta per il fatto che vi è una situazione di discriminazione indiretta in materia di accesso alla formazione specialistica per l’insegnamento di sostegno nei confronti degli insegnanti delle graduatorie di terza fascia” (Commissione Europea dei Diritti Sociali, DECISIONE RIGUARDANTE LA FONDATEZZA 18 ottobre 2016, pubblicata stante la mancata risposta del Governo il 15 marzo 2017, Associazione sindacale “La Voce dei Giusti” contro l’Italia, Ricorso n° 105/2014).

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Scuole specializzazione in Medicina: illegittimo negare il nulla osta ai trasferimenti.

Ad agosto l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica aveva proposto di escludere 135 scuole di specializzazione su 1.433 perché non in grado di formare al meglio. Dopo le polemiche, un nuovo controllo e alcuni adempimenti delle Università, la lista è un po’ cambiata a settembre 2017 in prossimità del bando. Delle 135 scuole, inizialmente, bocciate 13 sono rientrate con accreditamento provvisorio (Catanzaro-Microbiologia e virologia; Ferrara-Chirurgia vascolare; Ferrara-Medicina dello sport; Firenze-Audiologia e foniatria; Modena-Malattie dell’apparato digerente; Parma-Oftalmologia; Parma-Dermatologia; Pavia-Chirurgia vascolare; Pisa-Medicina dello Sport; Pisa-Audiologia; Pisa-Malattie infettive; Pisa-Medicina del Lavoro; Campus Biomedico-Ginecologia e Ostetricia) mentre 4 sono state ritenute non valutabili (Cattolica-Chirurgia maxillo facciale; Foggia-Malattie dell’apparato digerente; Genova-Medicina dello Sport; Napoli-Federico II-Reumatologia). Ben 10 le scuole considerate non adegute (tra cui Messina-Chirurgia maxillo facciale; Pavia-Chirurgia pediatrica; Pavia-Scienze dell’alimentazione; San Raffaele-Chirurgia vascolare; Messina-Ematologia; Insubria Varese-Medicina legale; Insubria Varese- Neuropsichiatria infantile; Humanitas-Neurochirurgia; Campus Biomedico-Oftalmologia; Chieti-Otorinolaringoiatria).

Secondo quanto oggi confermato da Repubblica.it, una scuola di specializzazione su dieci che in Sicilia prepara i neo-camici bianchi alla professione non ha i requisiti di qualità, e più della metà (55 su 103) ha lacune da colmare. Il record a Messina, che con nove scuole “bocciate” e venti ammesse con “debito” ha la maglia nera in Italia con Foggia e Bari. 

Abbiamo ricevuto mandato da alcuni gruppi di specializzandi che frequentano queste scuole e che, non potendo prendere atto di tali rilievi dell’Osservatorio e del Ministero, ci hanno chiesto se esistano margini per azioni giudiziali risarcitorie e, sin da subito, al fine di limitare i danni, trasferire il proprio percorso verso scuole conformi a legge.

Il Ministero ha confermato che gli Atenei hanno l’obbligo di concedere i nulla osta, ma in tanti stanno resistendo anche adducendo di aver agito in giudizio (quel tanto odiato T.A.R. a cui ora anche loro chiedono giustizia) avverso la decisione del MIUR.

Stante la scadenza dei termini per agire e le vostre numerose richieste, Vi invitiamo a contattarci tempestivamente giacchè l’azione va iniziata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando avete ricevuto il diniego al nulla osta.

Inoltre, anche ai fini risarcitori, consigliamo a tutti gli interessati, di formalizzare il proprio interesse al trasferimento giacchè tale scelta potrebbe incidere, ai sensi dell’art. 1227 c.c. in un ipotetico contenzioso futuro.

Per info scrivere a santi.delia@avvocatosantidelia.it 

Studio Legale Avvocato Santi Delia