Può proporre opposizione di terzo il mero partecipante al concorso che subisce l’annullamento dello stesso? La risposta del C.G.A.

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Il 16 Marzo 2020 il Consiglio di Giustizia Amministrativa, accogliendo le tesi dell’Avvocato Santi Delia, fissa innovativi principi in materia di legittimazione alla proposizione dell’opposizione di terzo e contraddittorio e che per tale ragione merita un approfondimento, ma andiamo con ordine. 

Il caso approda dinnanzi al T.A.R. Catania quando unaspirante docente universitaria si rivolge al giudice di prime cure per chiedere l’annullamento di una procedura concorsuale per l’assegnazione di un posto come professore di seconda fascia presso l’Ateneo di Messina. 

 Il motivo che spinge la docente ad impugnare il bando di concorso risiede nel fatto di ritenere illegittima la scelta operata dall’Università di Messina di indire una nuova procedura concorsuale senza prima procedere allo scorrimento della graduatoria del precedente concorso; concorso nel quale la stessa docente si qualificava idonea non vincitrice. 

Il T.A.R., ritenendo fondata la pretesa, con sentenza n. 431/2019, disponeva l’annullamento del bando di concorso. 

E’ solo in questo momento, tuttavia, che entrano in gioco gli altri partecipanti della selezione frattanto annullata e, in particolare, uno dei partecipanti alla nuova procedura frattanto annullata dal T.A.R. 

Costoro ritengono infatti di essere stati ingiustamente pretermessi dal giudizio di primo grado e per tale ragione decidono di proporre opposizione di terzo ex art. 108 c.p.a. 

Come è notosecondo l’orientamento tradizionale, l’art 108 c.p.a. legittima l’opposizione solo di quel soggetto titolare “di una posizione direttamente pregiudicata dalla statuizione giurisdizionale, poiché titolare, come già riferito, di una posizione giuridica assolutamente incompatibile con il dictum del giudice”. La modifica di cui al d.lgs. n. 195/2011, ha fatto mutare il surriferito orientamento, determinando un ampliamento del novero dei soggetti legittimati a valersi del rimedio di cui all’art 108 c.p.a., rendendo così possibile la partecipazione a tutti quei soggetti “la cui mancata partecipazione al processo non sia dipesa da una loro scelta di volontà, ma da una omissione della integrazione del contraddittorio ovvero da una situazione tale da rendere necessario il coinvolgimento nel giudizio”. 

Il T.A.R., tuttavia, non ha ritenuto effettivamente applicabile al caso di specie tale orientamento ritenendo che il mero partecipante al pubblico concorso, sino alla pubblicazione della graduatoria, ha un interesse di mero fatto che non è utile neanche all’attivazione del rimedio dell’opposizione di terzo. Secondo il primo giudice, difatti, non poteva attribuirsi al mero partecipante la qualifica di controinteressato, in quanto, per definizione, la stessa si ravvisa nell’ipotesi in cui un soggetto, all’adozione di un atto amministrativo – nel caso di specie un bando di concorso – possa ricavare dallo stesso un beneficio immediato e diretto, tale da legittimare, in caso di impugnazione, la notifica del ricorso. Detto in altri termini: il T.A.R. non ha ritenuto la posizione dei partecipanti alla procedura concorsuale come posizione giuridica meritevole di tutela almeno sino alla conclusione dell’intera procedura. 

Il C.G.A., al contrario, accogliendo la tesi dell’Avvocato Santi Delia, si mostra di avviso opposto, chiarendo la sussistenza in capo agli appellanti della legittimazione e dell’interesse ad agire, in quanto gli stessi hanno subìto dalla sentenza di primo grado, un pregiudizio diretto, concreto ed attuale, identificato nella “perdita di chance” derivante dalla mancata conclusione del concorso a cui gli stessi stavano partecipando. Secondo il C.G.A., difatti, già la partecipazione al concorso costituisce una delle c.d. “situazioni” legittimanti, che consentono al soggetto di distinguere la propria posizione da quella della generalità dei consociati. Pertanto tale posizione non può essere qualificata alla stregua di una mera aspettativa ma, al contrario, deve essere considerata come meritevole di tutela. Se è vero, difatti, che il “bene finale” cui il privato aspira è costituito dal profilo professionale messo a bando, con la conseguenza che la posizione giuridica di cui lo stesso è titolare è caratterizzata da un interesse pretensivo, non può negarsi l’esistenza di una qualche utilità alla partecipazione in . D’altra parte l’ottenimento di questo bene deve necessariamente passare attraverso la procedura concorsuale che, invece, rappresenta il mezzo di cui il privato si serve per acquisire l’anzidetto bene. Ed ecco perché, dunque, secondo il C.G.A., anche lo svolgimento del concorso può essere considerato come bene della vita meritevole di tutela, con la conseguenza proprio grazie ad esso, sorgerà in capo al privato non un interesse di tipo “finale” bensì uno di tipo “strumentale”. 

 Per tali ragioni il C.G.A. accoglie il ricorso e rescinde la sentenza di primo grado, rimettendo le parti davanti al T.A.R. per la prosecuzione del giudizio con l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli appellanti, in qualità di controinteressati. 

Da qui l’importanza della sentenza appena citata, dato che, proprio grazie alla stessa, si compie oggi un ulteriore passo verso la completa ed effettiva attuazione del principio del contraddittorio e di conseguenza verso una maggiore attenzione alla sua integrazione. 

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