Seconda possibilità per un aspirante agente della Polizia di Stato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto il ricorso di un candidato che era stato escluso dal concorso per 4617 allievi agenti, ordinando all’Amministrazione di ripetere la valutazione attitudinale.
Il motivo? Un giudizio finale di “non idoneità” ritenuto contraddittorio e privo di un’adeguata motivazione.
Da “compatibile” a “non idoneo” in poche ore: la vicenda riguarda un giovane che aveva superato con successo tutte le prove preliminari del concorso dallo scritto ai test di efficienza fisica, fino ai primi accertamenti psico-fisici. L’ostacolo tuttavia si è presentato durante la valutazione attitudinale.
In una prima fase, che includeva test e un colloquio individuale, il perito selettore aveva infatti espresso un giudizio positivo descrivendo il candidato con un “buon eloquio, fluido e corretto” e una motivazione “convincente ed esaustiva“, definendo così il suo un profilo compatibile.
Anche i test di personalità non avevano evidenziato alcuna criticità, restituendo l’immagine di un soggetto “stabile“, “sicuro di sé” e con “bassa ansietà“.
Poco dopo, però, ecco il colloquio con cui la Commissione collegiale ha ribaltato completamente la situazione. Nel verbale finale, il candidato è stato descritto in modo diametralmente opposto a quanto prospettato fino a quel momento, stabilendo che il candidato: “…ha mostrato un eloquio piatto e monotono risultando, nel complesso, dimesso...” e con una “motivazione superficiale“.
Un giudizio che, alla fine dei conti, ha portato alla sua esclusione.
L’Avvocato Santi Delia, difensore del ricorrente, ha impugnato il provvedimento sottolineando la contraddizione tra i risultati oggettivi dei test e la valutazione finale, quasi impressionistica, della Commissione esaminatrice.
Il TAR del Lazio ha dato ragione al ricorrente chiarendo che sebbene la Commissione finale non sia obbligata a seguire il parere del primo valutatore, ha comunque il dovere di spiegare con chiarezza le ragioni di un giudizio opposto. In questo caso, la motivazione è stata giudicata “carente“.
Per questo, il Tribunale ha sospeso l’esclusione e ha ordinato all’Amministrazione di sottoporre il candidato a un “…riesame da parte di una Commissione in diversa composizione”. La decisione, assolutamente innovativa nell’ambito dei concorsi per l’accesso alle forze armate, commenta l’Avvocato Santi Delia, name founder di Bonetti & Delia Studio Legale, afferma che anche nell’ambito dei concorsi per i corpi militari deve essere garantito ed esternata una motivazione adeguata attraverso un percorso logico e comprensibile.




