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L’atto di diritto amministrativo per l’abilitazione all’esercizio alla professione forense, una nostra questione dibattuta davanti alla GA.

Per il secondo anno consecutivo l’atto di diritto amministrativo in cui si sono cimentati gli aspiranti avvocati italiani è un caso del tutto similare a quello vittoriosamente patrocinato dallo studio innanzi al TAR del Lazio ed al Consiglio di Stato.

Per il 2018/2019 la traccia relativa alla terza prova dell’esame nazionale per l’esercizio della professione forense in punto di merito riguardava il contenzioso relativo all’abilitazione scientifica nazionale, argomento che già da anni ho portato innanzi alla giustizia amministrativa ed i cui sviluppi più recenti sono reperibili qui.

Quest’anno, invece, l’atto di amministrativo è stato imperniato sulla materia dei contratti pubblici, ed in particolare sull’obbligo per gli operatori economici di inserire i costi della sicurezza all’interno della propria offerta economica ai sensi dell’art. 95 comma 10 d.lgs. 50/2016.

Tale obbligo, così come la possibilità di integrare la documentazione mancante attraverso l’utilizzo dell’istituto del soccorso istruttorio, è stato oggetto di molteplici nonché altalenanti pronunce giurisprudenziali, culminate con la decisione della Corte di Giustizia UE del 2 maggio 2019 n. 309/2018 e con la successive Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato n. 3 del 24 gennaio 2019, n. 3 (la quale, confermando la portata dei dettami codicistici, ha nuovamente rimesso la questione alla C.G.E.).

Proprio su tale questione lo studio aveva intrapreso una serie di contenziosi a tutela di ditte operanti nel settore food e catering presso gli istituti scolastici statali, richiedendo l’effettiva applicazione degli obblighi di cui all’art. 95 c. 10 d.lgs. 50/2016 e negando la possibilità di ricorrere al soccorso istruttorio in ottemperanza alle prescrizioni di cui all’art. 83 c. 9 d.lgs. 50/2016).  Tali richieste avevano trovato accoglimento innanzi al TAR del Lazio prima (sent. n. 12323/2019) e innanzi al Consiglio di Stato poi (qui trovate la news in proposito).

Ora non resta che attendere gli esiti dell’esame che saranno pubblicati a partire dal prossimo giugno. In bocca al lupo a tutti i candidati

ISCRIZIONE AD ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO: ANCHE IL TAR PIEMONTE SI ESPRIME IN FAVORE DI UNA RICORRENTE.

Importante pronuncia del TAR Piemonte sull’accesso al corso di laurea in Odontoiatria, chiamato a decidere sul ricorso di una studentessa che lamentava l’illegittimità del comportamento dell’Università di Torino nella gestione del bando per il trasferimento ad anni successivi al primo.

Nel ricorso patrocinato dal nostro studio legale si deduceva come la domanda della studentessa, pur essendo iscritta presso un altro Ateneo italiano al II anno, fosse stata illegittimamente valutata dall’Ateneo piemontese come idonea ad ottenere il passaggio al IV anno, anziché al terzo. La decisione dell’Ateneo di Torino si era rivelata determinante per la ricorrente, non essendoci al IV anno un numero di posti disponibili sufficienti a consentirne l’immatricolazione.

Il TAR Piemonte, mediante l’ordinanza in allegato, ha ritenuto “irragionevole l’esclusione della ricorrente dall’iscrizione al terzo anno di corso” ed ha sottolineato il rischio di “compromettere irrimediabilmente i suoi progetti formativi e le sue future scelte professionali e di vita”.

Per tali motivi, ha disposto la “sua immediata ammissione con riserva e in sovrannumero rispetto agli iscritti al terzo anno di corso”. In particolare, ha concluso il TAR, l’accoglimento in sovrannumero “non è idoneo a pregiudicare né il diritto alla formazione degli altri studenti iscritti, né la complessiva organizzazione del corso di laurea a numero chiuso”, anche in considerazione della sussistenza di posti rimasti vacanti.

Il provvedimento del Giudice Amministrativo consentirà alla ricorrente di proseguire la propria carriera accademica nella sede ambita ed ha riaffermato il rispetto dei principi meritocratici che dovrebbero guidare ogni procedura amministrativa e che, nel caso di specie, non sono stati correttamente tutelati dall’Università di Torino.

Bonetti & Delia nel finanziamento Ue a 25 imprese agricole in Sicilia

Ben 17 aziende hanno beneficiato, grazie all’incisiva azione patrocinata dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, di fondi stanziati dall’Unione Europea destinati allo sviluppo rurale della regione Sicilia, da tempo immobilizzati e non distribuiti da parte del gestore regionale.

Le aziende, pur avendo tutti i requisiti previsti dal bando si vedevano negare, da parte della Regione, l’accesso ai fondi strutturali. La motivazione alla base del diniego si fondava sulla mancata collocazione delle aziende richiedenti in una determinata area geografica individuata con un criterio di “priorità”. La Regione Sicilia aveva ricevuto un totale di 5 milioni di euro destinati allo sviluppo rurale del territorio e ne aveva distribuiti soltanto 3,6 immobilizzando, di fatto, la restante somma.

Grazie all’azione posta in essere dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, le aziende assistite hanno giovato delle somme destinate ad agricoltori e contadini per attività di coltivazione.

Uno dei più letti quotidiani regionali, “Il Giornale di Sicilia”, riporta che “Grazie alle azioni dei legali Santi Delia e Michele Bonetti, le aziende in graduatoria (dapprima escluse), hanno giovato di tale somme che potranno investire per la salvaguardia delle risorse: acqua, suolo, aria e biodiversita attraverso l’adozione di specifiche ed idonee pratiche agricole e tecniche di gestione aziendale, programmate secondo le criticità e vulnerabilità del territorio regionale.”

Nella fase giudiziaria, la difesa aveva rilevato, sin da subito, la mancata individuazione da parte della PA di un ben definito criterio di assegnazione delle somme stanziate che, in alcun modo sarebbero potute essere utilizzate per altri scopi se non per quelli per cui erano destinati. L’amministrazione resistente, dunque, ha provveduto ad erogare le somme in favore delle aziende ricorrenti, confermando integralmente le tesi difensive.

Del caso si è occupata, nella Sezione Finanza, anche Toplegal che scrive “grazie a Bonetti & Delia oltre 25 aziende agricole hanno beneficiato di fondi stanziati dall’Unione europea destinati allo sviluppo rurale della Sicilia, da tempo immobilizzati e non distribuiti da parte del gestore regionale. La Regione Sicilia aveva ricevuto un totale di 5 milioni di euro destinati allo sviluppo rurale del territorio e ne aveva distribuiti 3,6 immobilizzando, di fatto, la restante somma. Grazie alle azioni proposte dai legali Santi Delia e Michele Bonetti, la Regione è intervenuta in autotutela, anche al fine di arginare il contenzioso, e le aziende in graduatoria (dapprima escluse), hanno giovato di tale somme che potranno investire per la salvaguardia delle risorse“.

Vittoria al Consiglio di Stato sulle concessioni di servizi in ambito scolastico.

La procedura pubblica relativa ai servizi bar/ristoro all’interno degli istituti scolastici deve qualificarsi come concessione di servizi. È quanto stabilito dal Consiglio di Stato (confermando la sentenza emessa dal TAR del Lazio) con l’ordinanza del 6.12.2019.

Il contenzioso ci ha visto protagonisti in difesa di una società attiva nell’ambito food, ristorazione e catering; qualificando la gara quale concessione di servizi, abbiamo richiesto l’applicazione degli obblighi ex art. 95 comma 10 d.lgs. 50/2016 relativamente ai costi per la manodopera ed agli oneri di sicurezza.

La gestione del punto ristoro all’interno degli Istituti, difatti, non può che discendere da un contratto strettamente correlato alle esigenze di continuità della presenza in sede del personale nonché degli utenti del vero e proprio servizio pubblico. Trattasi dunque di un servizio strumentale ed ulteriore rispetto a quello istituzionale ma che nondimeno va a implementarne l’efficienza.

Non può quindi dimenticarsi che l’utilizzo del bene pubblico, identificato nei locali adibiti all’esercizio del servizio bar, è meramente strumentale ed accessorio rispetto all’attività di ristoro effettuata a disposizione della struttura scolastica, e pertanto non in grado di alterare la natura giuridica della concessione presupposta.

In base a tale qualificazione è quindi inevitabile l’applicazione dei limiti e degli obblighi sanciti all’interno del cd. codice dei contratti pubblici, in particolare in riferimento all’inserimento degli oneri di sicurezza e dei costi di manodopera all’interno delle offerte economiche.

È proprio l’art. 164 d.lgs. 50/2016 a disporre che alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni relative (tra l’altro) ai criteri di aggiudicazione di cui al citato art. 95 cod. contr. pubbl.

A ciò si aggiunge che, in ottemperanza alla più ampia giurisprudenza in proposito (ex plurimis Ad. Pl., 24 gennaio 2019, n. 3), l’amministrazione non potrebbe neppure procedere all’integrazione della documentazione relativa ai costi suddetti poiché l’articolo 83, comma 9, d.Lgs. 50/2016 espressamente esclude l’utilizzo di tale rimedio per le violazioni relative al contenuto dell’offerta economica.

Il Consiglio di Stato ha condiviso la nostra tesi, rigettando il gravame e marcando così la linea di confine tra concessione di servizi pubblici e concessione di usufrutto di bene demaniale anche in ambito scolastico. L’alto Consesso ha quindi ribadito l’obbligatorietà dell’indicazione dei costi di sicurezza e manodopera la cui omissione comporta l’esclusione dalla procedura pubblica senza possibilità di ricorrere all’istituto del soccorso istruttorio.

IDONEI AL CONCORSO 1851 ALLIEVI AGENTI: IL CONSIGLIO DI STATO RIGETTA GLI APPELLI DEL MINISTERO E CONFERMA IL DIRITTO DEI RICORRENTI A PRENDERE PARTE AL CORSO DI FORMAZIONE.

Proseguono gli accoglimenti ottenuti dal nostro studio dinanzi al Consiglio di Stato sulla ormai nota questione relativa allo scorrimento della graduatoria per l’assunzione di 1851 Allievi Agenti della Polizia di Stato.

Per la prima volta il Consiglio di Stato si pronuncia in favore dei ricorrenti idonei, convocati alle prove grazie ai provvedimenti cautelare del TAR del Lazio.

Il Consiglio di Stato, difatti, all’esito della camera di consiglio del 5 dicembre scorso, ha rigettato gli appelli del Ministero dell’Interno avverso le ordinanze del TAR del Lazio che hanno disposto l’ammissione al corso di formazione per i ricorrenti che, convocati alle prove, avevano ottenuto l’idoneità.

Il massimo organo della Giustizia Amministrativa ha, dunque, confermato l’ammissione dei ricorrenti al corso di formazione, in considerazione del fatto che “nella comparazione degli interessi coinvolti nel presente contenzioso, gli estremi di danno allegati dall’appellante appaiono, allo stato, recessivi a fronte degli interessi della parte appellata”. Il Consiglio di Stato ha proseguito affermando che “le censure dedotte dall’Amministrazione appellante hanno ad oggetto questioni controverse per l’esame delle quali risulta opportuno un approfondimento nella fase di merito, anche con riferimento ai profili di costituzionalità”.

Dunque, il Giudice Amministrativo ha, anche in tale caso, ritenuto prevalenti gli interessi dei nostri ricorrenti ritenuti idonei alle prove, rispetto alle esigenze rappresentate dall’Amministrazione. Allo stesso modo, i Giudici di Palazzo Spada hanno poi nuovamente evidenziato profili di possibile incostituzionalità della norma che ha disposto il cambiamento dei requisiti di ammissione alle prove.

Alla luce di tali pronunce, l’Amministrazione è chiamata ad assumere i provvedimenti necessari al fine di dare esecuzione al disposto giudiziale, ammettendo i ricorrenti idonei a corsi di formazione da predisporre ad hoc ovvero a corsi di formazione riservati ad altre procedure. Valuteremo a tal fine di avanzare diverse tipologie di esecuzione delle misure cautelari (cosiddette ottemperanze). I nostri assistiti riceveranno in ogni caso delle ulteriori informazione nel corso della prossima settimana.

Restano in ogni caso ferme le udienze di merito fissate dinanzi al TAR del Lazio, a partire da aprile 2019, sede in cui l’intera vicenda verrà discussa nel merito, anche in relazione alla questione di legittimità costituzionale sopra citata.

Bonetti & Delia vincono al TAR con l’Università di Catanzaro sul mancato accreditamento delle scuole di specializzazione

Bonetti & Delia, con il founder Santi Delia (in foto) e Michele Bonetti, hanno assistito l’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’ampio contenzioso  (sentenze nn. 1784/19 e da 1793 a 1798 del 2019 e n. 1902/19) generatosi a seguito del temporaneo mancato accreditamento di alcune scuole di specializzazione di medicina.

Il MIUR, difatti, oltre a comminare il mancato accreditamento in ragione del non raggiungimento di alcuni parametri imposti dall’Osservatorio nazionale, imponeva all’Ateneo di accordare il trasferimento incondizionato a tutti gli specializzandi che ne facessero richiesta proprio in virtù della “sanzione” comminata.

Il T.A..R. Calabria, adito dagli specializzandi che reclamavano l’immediata ottemperanza a tale clausola, ha dapprima rigettato le loro domande ritenendo che sul tema abbia giurisdizione il giudice ordinario e che, anche per tale ragione, la domanda di applicazione dell’istituto del silenzio – assenso non possa trovare applicazione ed in seguito, in separato contenzioso, si è espresso sulla natura di tale vincolo ministeriale su ricorso proposto dall’Ateneo.

Il T.A.R., aderendo alle tesi dell’Avvocato Santi Delia, ha ritenuto che il Decreto ministeriale invade le competenze dell’Ateneo, ragion per cui “ogni diversa interpretazione esporrebbe la disposizione medesima ad evidenti profili di nullità (e, quindi, di inefficacia), per difetto assoluto di attribuzione”.

Secondo il T.A.R., difatti, “alla stregua della suddetta interpretazione autentica (giacché proveniente dallo stesso Ministero emanante), la disposizione impugnata va correttamente intesa nel senso di non recare alcun obbligo legale, o vincolo cogente, alla concessione dei nulla-osta al trasferimento ad altra Scuola domandati dagli specializzandi, in quanto ciò verrebbe a negare in termini assoluti “il riconoscimento in capo all’ateneo di un potere di valutazione discrezionale, da esperire caso per caso, anche in funzione e considerazione della tutela degli interessi pubblici e della continuità dei servizi di sua pertinenza” (cfr. T.A.R. Lazio, Sez. III, ord. n. 12431/2017), ponendosi in contrasto con l’autonomia universitaria garantita – in attuazione dell’art. 33, ultimo comma, Cost. – dagli artt. 9 e 11 del D.M. 270/2004”.

L’interpretazione “autentica” del provvedimento impugnato, dunque, ha fatto solo formalmente venir meno l’ammissibilità dell’impugnazione che ha, al contrario, consentito affermarsi la piena potestà dell’Ateneo circa l’attività da compiere ai fini dell’evasione delle istanze, con ciò confermando integralmente la tesi difensiva dello studio legale Bonetti & Delia.

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Toplegal

ANNO ALL’ESTERO DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI: LA SENTENZA DEL TAR CATANIA CHE ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha definitivamente accolto il ricorso proposto da una giovane studentessa, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che aveva proposta al ritorno dall’anno di studio all’estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso una struttura scolastica russa.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in Russia, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “la Circolare n. 843 del 10 aprile 2013, come indicato dai ricorrenti, invita testualmente a non cedere “alla tentazione di richiedere allo studente l’intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”, risultando ciò di particolare importanza “per le discipline che non sono comprese nel piano di studi dell’Istituto straniero”.

Secondo il T.A.R., “in difetto di diversi riferimenti normativi che consentano di escludere, anche per la particolare esperienza all’estero dell’alunna in questione, le previsioni di cui alla nota della Direzione Generale Ordinamenti Scolastici n. 2787 in data 20 aprile 2011 e di cui alla richiamata Circolare n. 843 del 10 aprile 2013 (…) la previsione all’inizio dell’anno scolastico di “esami di ammissione” poteva e doveva intendersi, alla luce di quanto sopra indicato, nel senso che, indipendentemente dalla formula utilizzata, essi sarebbero consistiti in un “accertamento” costituito da “prove integrative al fine di pervenire ad una valutazione globale”, restando “escluso che la scuola” potesse “sottoporre” l’alunna “ad esami di idoneità” e che alla stessa potesse essere richiesta la conoscenza, seppur minimale, della “intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”.

Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: domani la prova scritta. TAR accoglie ricorsi e ammette alla prova.

Il T.A.R. Catania ha accolto i ricorsi proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ammesso alla prova scritta del concorso per 11l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico, calendarizzata per domani 27/11, i nostri ricorrenti

Il concorso, come si ricorderà, era stato caratterizzato da numerose segnalazioni di irregolarità sull’andamento della prova scritta celebrata nel mese di ottobre. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si era rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, dobbiamo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

Il caso “sardine” e la bocciatura su cui interviene il Giudice: perchè è sempre la Legge la giusta bussola a cui affidarsi.

Due casi apparentemente diversi ci inducono una riflessione sul vasto tema dell’insegnamento.

A Piacenza un docente avverte, in maniera neanche troppo velata, i suoi studenti che ove dovessero manifestare in piazza battezzandosi “sardine”, potranno vedere il 6 con il binocolo. Il Ministro non ci pensa due volte ed annuncia la sospensione del docente.

A Cremona, invece, ci sono altri docenti che bocciano, a torto o a ragione, un ragazzo di prima media, in piena scuola dell’obbligo, pur con una media ben oltre il 6 e mezzo e qualche insufficienze in taluna materie orali.

Sul primo caso a gridare allo scandalo sono molti quotidiani, scagliandosi contro il docente reo di aver minacciato una bocciatura ingiusta alle sardine ribelli. Non puoi, è ovvio, essere bocciato perchè “sardina”. Siamo tutti concordi. Quel docente non fa bene il suo lavoro perchè la Legge e forse anche la Costituzione, impone un insegnamento, ed una valutazione, scevro da tratti politici e discriminazioni di ogni sorta.

Sul secondo, invece, a gridare allo scandalo sono altri quotidiani, che sul primo caso erano per lo più rimasti freddi, affermando seccamente e senza mezze parole che i Prof. hanno sempre ragione e che se hanno deciso di bocciare, nonostante la media del 6 e mezzo e la scuola dell’obbligo un motivo ci sarà. E nessun Giudice deve mettersi in mezzo, perchè altrimenti il ruolo della Scuola si depotenzierebbe e, con esso, il ruolo di precettori dei suoi protagonisti.

Conciliare le due grida di scandalo è evidentemente impossibile ma vi sono dei tratti comuni che possono farci comprendere quanto errato sia, in maniera preconcetta, ritenere incontestabile una decisione di chi decide di bocciare. In un caso e nell’altro, quei docenti, in un caso secondo il senso comune, nell’altro secondo i Giudici, hanno violato la legge e le parti lese da tale violazione hanno trovato tutela: nel primo caso mediatica (tutti accanto alle sardine a cui è impedito di manifestare perchè a rischio bocciatura), nel secondo giudiziale.

Basterebbe, allora, al fine di mantenere una corretta bussola di valutazione, fidarsi della Legge, di un sistema di divisione dei poteri e, nello specifico, di un sistema giudiziario che, in uno Stato democratico, per funzionare, deve semplicemente garantire l’applicazione della legge. Anche quando può non piacere.

“Ci piace”, allora, ed il senso comune lo condivide, l’annunciata sospensione del Prof. oppressore di sardine; deve allo stesso modo piacerci la decisione del Giudice che, applicando la legge, appura che quella bocciatura alla scuola dell’obbligo è illegittima perchè quei Prof., semplicemente, non l’hanno applicato correttamente.

Questo, in particolare, il caso di Cremona.

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MOBILITÀ MEDICI DI ASSISTENZA PRIMARIA: Regione rinuncia ad appello innanzi al Cga.

PALERMO – L’Assessorato siciliano alla Sanità dopo aver proposto appello avverso la decisione del Tar Palermo, all’esito della camera di consiglio del 13 novembre, vi ha rinunciato ritenendo prevalenti le esigenze cautelari già positivamente valorizzate dal Tar Palermo.
La prima sezione del Tar Sicilia, difatti, nel mese di settembre, aveva sospeso la procedura di mobilità riservata ai medici di assistenza primaria con riferimento agli “ambiti carenti di assistenza primaria relativi all’anno 2019” accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale), nell’interesse di uno dei medici esclusi dalla procedura.

In particolare, tale procedura bandiva le zone carenti dislocate nella regione Sicilia (ad es. ambiti relativi ad Isole Eolie, Isole Egadi, etc..) da assegnare ai medici di assistenza primaria, sulla base del punteggio maturato nel corso della propria carriera professionale. Tra i requisiti necessari a partecipare a tale procedura, ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale vigente, era previsto che potessero concorrere al conferimento degli incarichi i medici titolari di incarico a tempo indeterminato di assistenza primaria iscritti da almeno due anni in un elenco della Regione che pubblica l’avviso.

Secondo il T.a.r., “il ricorso introduttivo e i successivi motivi aggiunti appaiono assistiti da sufficiente fumus boni iuris in relazione alla censura con cui parte ricorrente, lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 34, come modificato dall’art. 5 dell’A.C.N. del 21 giugno 2018″ avendo la Regione obliterato le modifiche “che appaiono sostanziali (e non meramente terminologiche), apportate con il nuovo A.C.N. in data 21 giugno 2018“. Alla procedura, dunque, a differenza di quanto aveva ritenuto l’Assessorato, ben potevano partecipare anche i medici con un servizio in Sicilia da almeno due anni senza che fosse necessario essere iscritti da almeno due anni nell’elenco di provenienza.

Grazie alla vittoria al Tar, commenta l’Avvocato Santi Delia, “la procedura di mobilità è regolarmente ripartita inserendo i ricorrenti vittoriosi. Si tratta di una decisione destinata ad incidere nella gestione dell’assegnazione degli ambiti carenti di assistenza primaria su tutta la Regione e che, come la contrattazione collettiva voleva e l’Assessorato aveva obliterato, premia i medici che, da tempo, svolgono il loro servizio a favore della collettività siciliana”.

Studio Legale Avvocato Santi Delia