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ESAME AVVOCATO: SVOLTA AL TAR CATANZARO. MINISTERO CONDANNATO ALLA RICORREZIONE.

Illegittime le operazioni di mescolamento e raggruppamento dei plichi negli esami di abilitazione forense tenuti a Catanzaro nella sessione 2016.
E’ quanto statuito dal T.A.R. Catanzaro, con le ordinanze gemelle nn. 438 e 439 del 19 ottobre 2017 con le quali è stata stigmatizzata la condotta della Commissione istituita presso la Corte d’Appello di Catanzaro che “non si è costituita in sessione plenaria, come prescrive l’art. 22, comma 4, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 e che la stessa risulta altresì formata solo da avvocati, in violazione (anche) dei criteri generali stabiliti dalla commissione centrale operante presso il Ministero della giustizia, in data 1 dicembre 2016, dove, per l’appunto, si raccomanda “la partecipazione, a tutte le operazioni di abbinamento e mescolamento delle buste, delle varie componenti professionali””.

Tale modus operandi mette in pericolo, anche in forma soltanto potenziale, la regola dell’anonimato “di per sé ragione di invalidità, indipendentemente da un concreto accertamento dell’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione”.

I giudici calabresi, accogliendo i ricorsi degli Avvocati Santi Delia e Rosario Cannata, pertanto, hanno imposto alla Commissione istituita presso la Corte d’Appello di Venezia abbinata per le operazione di correzione, di riesaminare gli elaborati, fornendo delle precise indicazioni sulle modalità operative da seguire, al fine di garantire il pieno rispetto del principio dell’anonimato, attraverso “l’oscuramento del precedente giudizio, con l’imbustamento degli elaborati e con la ricorrezione contestuale con altri elaborati di dieci candidati estratti a sorte in contraddittorio”.

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Medicina 2017: tutti i nostri dubbi sul test di ammissione. L’intervista a Studenti.it

Chi va al mare mangia il gelato. Tutti i bambini mangiano il gelato. Francesco va al mare”. Se le precedenti affermazioni sono vere, quale delle seguenti è necessariamente vera?

E’ con domande come queste che, in Italia, da ormai quasi un trentennio, vengono selezionati gli studenti che possono studiare Medicina.
In tanti, praticamente tutti, si sono spesso chiesti se sia legittimo che i futuri medici vengano scelti sulla base di domande di questo tipo. E’ dal 2013, difatti, che il peso di tali domande di logica all’interno dell’economia del test è esponenzialmente aumentato rendondo, di fatto, tale sezione, come la più importante del test. Se riesci a risolvere la logica (che oggi pesa ben 30 punti sui 60 che sono utili per accedere) hai di fatto l’ammissione a Medicina in tasca. Ma non era affatto quello che il Legislatore del 1999 aveva in mente.

Come dovrebbe essere il test di accesso a Medicina secondo le indicazioni che diede il Legislatore nel 1999?

Il nostro legislatore seguendo le indicazioni della Corte Costituzionale, aveva immaginato una prova di ammissione (che oggi sappiamo tutti essere un test a crocette) basata su “prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi”. Tale norma, in un decisivo documento che il MIUR ha reso accessibile solo dopo una serie infinita di nostri ricorsi sull’accesso agli atti, è letta dallo stesso Ministero come utile ad imporre che il test sia formato da metà domande di cultura generale sulla base dei programmi della scuola superiore e l’ulteriore metà basata sulle materie tipiche (che, per capirci, sono per Medicina quelle di Biologia, Matematica, Fisica, Chimica etc.. e per Architettura ad esempio Storia). Il problema è che oggi la cultura generale  basata sui programmi pesa soltanto 2 domande su 60 nell’attuale test e ben 20, invece, sono i test di logica che nessuno degli studenti studia nei programmi delle scuole superiori. In nessun programma ministeriale, difatti, compare questo tipo di logica che ci aiuta a capire se Francesco può andare al mare mangiando o men o il gelato.
Il test di ammissione, dunque, si è trasformato nella prova dei migliori studenti nella preparazione in corsi ad hoc che studiano questa logica (diversa a seconda che sia quella di Cambridge del 2015 o la più semplice degli eserciziari del 2016 e 2017 e da qui che i punteggi minimi di ammissione sono passati da 29 a 61) e ciò, a nostro modo di vedere, in maniera illegittima.

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Ricorso test Medicina 2017: la video intervista all’Avv. Santi Delia

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TAR CATANIA: LA POSIZIONE GIURIDICA DEL RICORRENTE E’ DEFINITIVAMENTE CONSOLIDATA SE HA SUPERATO LE PROVE SCRITTE ED ORALI. SUPERATA LA BOCCIATURA ALLE PRESELETTIVE.

Il Tar Catania, chiamato a pronunciarsi sull’accesso ai corsi del TFA sostegno, ha fissato un nuovo ed importante principio giuridico. Il Giudice Amministrativo, che con decreto cautelare aveva consentito alla ricorrente di svolgere le prove scritte ed orali per l’accesso al corso nonostante il mancato superamento della soglia di ammissione alle prove preselettive, dopo aver verificato il buon esito delle stesse, su specifica istanza degli Avv.ti Delia e Bonetti ha sancito che “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono coloro che abbiano superato le prove d’esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela” e per l’effetto, con integrale accoglimento delle censure proposte ha dichiarato il ricorso della docente improcedibile avendo ella definitivamente stabilizzato la propria posizione giuridica”.

“A differenza di quanto sostenuto da taluna e più restrittiva giurisprudenza secondo cui tale principio non sarebbe applicabile nei corsi a numero chiuso”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “anche a tali corsi post laurea, come già avvenuto per quelli a numero programmato di medicina, va applicato il principio del consolidamento sancito dal legislatore del 2005. Il titolo cui aspirano in fase di selezione i candidati, difatti, non è quello finale, e dunque la laurea nel caso dell’accesso a medicina o il titolo di specializzazione in questo caso, ma l’ammissione al corso che, qui, era stata con merito acquisita”. l’Ateneo provvederà immediatamente ad eliminare la riserva della ricorrente per consentirle di proseguire il corso sino all’esame finale”.

T.A.R. Catania, Sez. I, 13 ottobre 2017, n. 2395

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TAR LAZIO: illegittimo negare il cambio provincia delle GI ai docenti iscritti in GAE con riserva

Salta il DM sull’aggiornamento delle Graduatorie di Istituto. Ancora una volta gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti riescono ad annullare un Decreto Ministeriale. Secondo il T.A.R. Lazio è illegittimo aver imposto ai docenti iscritti con riserva nelle GAE e, dunque, anche in prima fascia di Istituto, di non poter cambiare provincia aggiornando la seconda e la teza fascia di istituto.

Il D.M. 374/17 prevedeva che “gli aspiranti di II e III fascia delle graduatorie di istituto, che risultino inseriti anche in I fascia, non potranno sostituire le istituzioni scolastiche, ivi inclusa la scuola capofila, neppure ai fini dell’inserimento in II e/o III fascia, ma potranno aggiornare i punteggi nella II e III fascia”. Il T.A.R. Lazio, accogliendo la tesi difensiva di Bonetti e Delia, ha annullato il D.M. per violazione di fonte sovraordinata in quanto contrastante con il D.M. regolamentare e richiamato tra i visto e i considerata dello stesso D.M. impugnato. La fonte sovraordinata, difatti, all’art. 5, comma 8, chiarisce che “coloro che hanno titolo ad essere inclusi nelle graduatorie ad esaurimento di una sola provincia hanno facoltà di scegliere, ai fini dell’inclusione nelle graduatorie di circolo e di istituto, una provincia diversa da quella in cui figurano inclusi nelle graduatorie ad esaurimento medesime” con il solo limite che “resta comunque preclusa, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, la cumulabilità di rapporti di lavoro in due diverse province”.

Si tratta, commentano Delia e Bonetti, di una vittoria importantissima in quanto permetterà a centinaia di insegnanti di poter, quanto meno, sfruttare il canale delle supplenze in una Provincia più prossima rispetto a dove si svolge la loro vita e dove hanno gli affetti familiari. Tre anni non sono affatto pochi ragion per cui attendere un periodo così tanto lungo vuol dire imporre ai docenti precari scelte di vita che possono minare dal profondo gli equilibri familiari e professionali. Prima di inserire clausole come quella annullata il MIUR dovrebbe ricordare quanti sacrifici, in punto di territorialità, sono stati imposti alla classe docente.

 

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Giudice del lavoro: docenti risarciti anche su organico di fatto. MIUR condannato a 30.000 euro.

Con tre pronunce che ancora una volta consolidano l’orientamento giurisprudenziale, il Tribunale di Vicenza ha condannato il MIUR a risarcire il danno derivante dall’abusiva reiterazione dei contratti a termine a favore dei docenti.

Si tratta di decisioni importanti che mirano a rafforzare l’orientamento segnato dalla sentenza delle SS.UU. n. 5072/2016, in ordine all’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato stipulati dal MIUR.

Le SS.UU. hanno sancito che “nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dell’onere probatorio nella misura pari ad una indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 L. 15 luglio 1996, n. 604”.

Ebbene, alla luce della summenzionata pronuncia, il Tribunale di Vicenza in via definitiva ha condannato il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca a risarcire il danno derivante dall’abusa reiterazione dei contratti a termine, riconoscendo ai ricorrenti un risarcimento pari a circa 30.000 euro oltre gli interessi legali decorrenti dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro.

Non solo, lo stesso Tribunale ha riconosciuto il diritto alla corretta ricostruzione di carriera in modo da adeguarla alla progressione stipendiale prevista dalla contrattazione di comparto dell’anzianità di servizio maturata durante i rapporti di lavoro e al contempo, ha condannato l’Amministrazione alla corresponsione della differenza tra il trattamento retributivo percepito e quello dovuto.

 

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Diplomati magistrale in GAE: il CDS conferma l’impugnabilità dei DD.MM. di mero scioglimento delle riserve del 2015 e 2016. Dentro altri 1000. Ora tocca alla Plenaria.

Il TAR Lazio, con nuovo orientamento giurisprudenziale”, aveva ritenuto che (le sottolineature sono nostre): “[…] il ricorso sia inammissibile e comunque irricevibile per omessa tempestiva impugnazione del D.M. n. 235 del 1 aprile 2014, concernente l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GAE) per il triennio 2014/15, 2015/16, 2016/17 che costituisce atto presupposto del D.M. n. 495/2016, immediatamente lesivo dell’interesse dei ricorrenti, atteso che le GAE per espressa previsione del legislatore hanno natura triennale e nel corso del triennio è consentito esclusivamente lo scioglimento delle riserve, secondo le modalità e i termini disciplinati con il D.M n. 325/2015 per l’annualità 2015/2016 e con il D.M. n. 425/2016 per l’annualità 2016/2017(v. art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 e ora art. 1, comma 10 bis, della L. n. 21/2016, che ha prorogato la validità di tali GAE fino all’a.s. 2018/2019); Ritenuto, quindi, che il ricorso va dichiarato irricevibile per la tardiva impugnativa del presupposto D.M. n. 235/2014”.

I nostri ricorsi sul D.M. 400/17 che verranno trattati verosimilmente prima della Plenaria contengono tutti un importante approfondimento di cui oggi il Consiglio di Stato ha confermato l’insuperabile decisività.

Innanzi all’Adunanza Plenaria, infatti, l’Avvocatura generale dello Stato aveva già sollevato la questione dell’inammissibilità dei ricorsi avverso il D.M. 325/15 proprio sviluppando la teoria oggi fatta propria dal T.A.R. Lazio. Tanto in memoria quanto in discussione orale avevamo sostenuto che tale argomento, seppur suggestivo, era infondanto in quanto grazie all’annullamento del D.M. 235/14 la questione era ormai superata.

“La mancata impugnativa del D.M. 235/14, infatti, preso atto del suo annullamento con la sentenza n. 1973/15 e con le seguenti è divenuta comunque indifferente ai fini del decidere. Se, difatti, tale D.M. fosse stato tempestivamente impugnato da taluni e non da altri ed i primi, allo stato, non avessero ancora ottenuto l’annullamento, si potrebbe discutere di tale carenza (recte decadenza) in capo ai secondi ma, oggi, in concreto tale situazione non c’è giacchè il D.M. 235/14 è stato annullato dal Consiglio di Stato prima dei D.M. 235/15 e 495/16 e con effetti erga omnes”.

Oggi la conferma di tale posizione da parte del Consiglio di Stato che chiarisce “precisato in via preliminare che, sulla statuizione di primo grado concernente l’irricevibilità del ricorso per la mancata tempestiva impugnazione dei dd. mm. del 2014 e anni precedenti, a un primo esame è da ritenere che i dd. mm. suindicati siano autonomi tra loro, sicché l’impugnazione del d. m. più recente sembra essere avvenuta tempestivamente all’atto della lesione concreta e attuale derivante dal decreto stesso, con conseguente fondatezza del motivo dedotto dall’appellante contro la citata statuizione di irricevibilità per tardività”.

Il Consiglio di Stato, peraltro, ha dimostrato di ben ricordare che la partita sul D.M. 325/15 si è già giocata innanzi all’Adunanza Plenaria in sede cautelare citando, espressamente, quella storica ordinanza.

Ma ripercorriamo le vicende di quel, sin’ora decisivo, 27 aprile 2016 quando l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato segnò un punto importante, forse decisivo, per i docenti in possesso del diploma magistrale. La prossima tappa è il 15 novembre 2017.

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Concorso specializzazioni mediche: ricorso per consentire la partecipazione ai laureati che si abiliteranno a febbraio 2018

Il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda ma imponendo l’obbligo di ottenere l’abilitazione prima dell’inizio delle attività didattiche.

Tale clausola, ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, per il concorso che ci occupa non potrà essere applicata. Si tratta, quindi, di una clausola dall’applicazione impossibile che, come tale, è illegittima.

L’Ordinanza 8 marzo 2017 n. 135, infatti, ha già fissato al 18 luglio ed al 15 febbraio 2018 le date della prova di abilitazione decretando, di fatto, l’esclusione di tutti i laureati in Medicina a partire dalla sessione di giugno 2017.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Noi, in ragione della peculiarità della situazione che si è venuta a creare, riteniamo illegittima la discriminazione per soli 45 giorni di distanza dall’inizio dell’attività didattica (peraltro fittizia essendo un venerdì cui seguono giorni notoriamente festivi) e per questo è possibile agire pur nella consapevolezza dell’estrema difficoltà del contenzioso.

Sul tema della partecipazione dei non abilitati il nostro studio, con la storica sentenza di maggio 2017, è riuscita a far modificare la norma per l’accesso a Medicina generale che stava in piedi dal 2006.

Consigliamo (meglio riteniamo fondamentale per il buon esito dell’azione anche al fine di paralizzare strumentali eccezioni del Ministero) a tutti coloro che si trovano in questa situazione di presentare, comunque, la domanda di partecipazione impugnando il bando e di partecipare alle prove.

Ci rendiamo conto che, per chi è già in possesso dell’abilitazione, la pretesa di tali laureati a giugno possa sembrare pretestuosa giacchè anch’essi ben potrebbero attendere un altro anno stante la penuria di borse. Tale scelta, ci riferiamo appunto alla penuria di borse, è dovuta alle scelte illegittime del Governo che, nonostante un fabbisogno pari 7967 unità ha bandito solo 6105 borse. Orbene, far ricadere tali scelte assurde su chi non ha francamente colpa alcuna è profondamente ingiusto ed illegittimo e, da sempre, il nostro obiettivo è stato quello dell’eliminazione di un sistema ad imbuto da sostituire con uno a cilindro ove l’accesso alle specializzazioni deve essere scontatamente concesso a tutti dopo il percorso di laurea già a numero chiuso.

D’altra parte la scelta di derogare al Regolamento bandendo il concorso a novembre è proprio del MIUR. Il Regolamento imponeva il bando entro maggio. Il precedente entro aprile. Perchè può derogarsi a parti del Regolamento ed ad altre no? Sino ai nostri giudizi del 2007 sulle specializzazioni e del 2014 e 2015 su Medicina generale a questi concorso potevano partecipare solo i soggetti già abilitati al momento del bando. La giurisprudenza ha mutato tale quadro consentendo la mera partecipazione a chi quel titolo lo acquisirà entro l’inizio delle attività didattiche. Qui si chiede, anche in quanto il primo mese è notoriamente riservato a lezioni frontali una deroga, su tempi assolutamente trascurabili per un percorso di specializzazione quinquennale che consenta di superare il mancato coordinamento tra le varie fonti.

Vi chiariamo che NON è possibile agire DOPO la vittoria del concorso giacchè il termine di impugnazione al TAR è DECADENZIALE. Chi non agisce nei termini, dunque, non può farlo successivamente.

LA SCADENZA DI ADESIONE E’ FISSATA PER IL 23 OTTOBRE 2017

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Test 2017: il compito che visualizzo non è mio. Arrivano decine di segnalazioni. Ecco cosa fare.

RISULTATI TEST MEDICINA 2017, QUALCOSA NON TORNA – Sono sempre di più gli studenti che dopo aver controllato i risultati del proprio test sul sito del Miur si dicono sicurissimi di non aver risposto in un certo modo o di non aver fatto alcuni segni che ora invece appaiono nel foglio delle risposte. Qualcosa non torna e se all’inizio sembravano inspiegabili casi isolati, in rete gli studenti si sono confrontati e hanno capito che ad avere le stesse perplessità erano in tanti, troppi.

E’ IL MIO CODICE MA QUELLE NON SONO LE MIE RISPOSTE – Una valanga di segnalazioni è arrivata alle nostre mail raccontanto di essere sicuri di aver risposto a questa o quella domanda che ora non si ritrovano.

COSA POSSONO FARE ORA GLI STUDENTI CHE SI SENTONO DANNEGGIATI? Gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che da anni assistono l’UDU e migliaia di giovani candidati esclusi, fanno presente di aver ricevuto decine di segnalazioni circostanziate da parte di candidati che non riconoscono il proprio compito.
“Ogni anno”, ci riferisce l’Avvocato Santi Delia, “riceviamo segnalazioni di questo tipo. In ragione dell’emotività del momento non sempre i candidati ricordano perfettamente le risposte date. Per questo valutiamo attentamente queste segnalazioni e solo dopo approfondita analisi agiamo innanzi al T.A.R.”
 “Grazie ad azioni mirate” – ci scrivono gli avvocati –  “siamo riusciti, su ordine del T.A.R. Catania, a far entrare la Guardia di Finanza al CINECA ed ad appurare l’effettiva esistenza di uno scambio di compiti grazie al quale il medesimo T.A.R. decretò l’accoglimento del nostro ricorso. In altri casi TAR e Consiglio di Stato hanno decretato, sempre sui nostri ricorsi, l’illegittimità di alcune correzioni operate dal CINECA ammettendo i nostri ricorrenti“. “Ogni azione va quindi vagliata attentamente caso per caso approfondendo la presenza di segni anomali anche attraverso perizie chimiche sull’inchiostro e calligrafiche che accertino chi ha messo quei segni che non sono di paternità del candidato”.
“La storia dei ricorsi sul numero chiuso che viviamo sul campo da quasi un decennio e che ci ha visti protagonista di ogni momento di rivoluzione di questo barbaro sistema che riusciremo ad eliminare (dall’anonimato, alla graduatoria unica alla redistribuzione dei posti extracomunitari sino alle vittorie sulle domande errate sino alle tavole di chimica del caso Firenze), ci insegna che non esistono, come si legge, tre-cinque o sette tipi di ricorso. Ogni azione va calibrata sulla singola posizione dei candidati che verranno accorpati in gruppetti omogenei solo dopo averne vagliato le caratteristiche”.

Per info scrivere a santi.delia@avvocatosantidelia.it

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Numero chiuso 2016 e 2017: gli ultimi sviluppi ed aggiornamenti

Il Consiglio di Stato è tornato a pronunciarsi sulla questione dei test di medicina del 2016.
Come ricorderete vi avevamo comunicato che il T.A.R. Lazio accogliendo il nostro ricorso contro il MIUR sul diniego di accesso alla documentazione di concorso aveva imposto al Ministero di consegnare tale documentazione.
Il MIUR ha provveduto solo parzialmente ma, tra i documenti trasmessi, ve ne sono alcuni su cui, è stata proposta la denuncia all’ANAC su come il MIUR ha gestito il test del 2016 e sulle domande copiate.
E’ stato dimostrato da tale documentazione, prodotta poi interamente grazie all’azione politica dell’Unione e a quanto emerso nelle nostre indagini, che infatti il MIUR si era autolimitato imponendo al CINECA di fornirgli quiz inediti. Il vizio sino allora solo ipotizzato con la serietà e fierezza che contraddistingue la nostra associazione, difatti, a differenza della questione o meno se era possibile avere quiz tratti da manuali, era se il MIUR avesse imposto o meno tale scelta al CINECA.
Il Consiglio di Stato, già dal mese di maggio (e forte di tali nuovi dati), su alcuni nostri ricorsi collettivi basati unicamente su tale dato su Professioni sanitarie e Medicina, aveva già accolto l’appello ammettendo quasi 200 studenti a Medicina e Professioni sanitarie.
Ecco i due provvedimenti PRIMO PROVVEDIMENTO – SECONDO PROVVEDIMENTO
Ma oltre per il caso del test di professione sanitarie, anche un ricorso collettivo per 20 persone è stato accolto sul test nazionale di medicina; dunque non solo su un ricorso collettivo e di professioni sanitarie a Catania ove l’UdU Catania aveva rilevato come le domande erano state copiate anche per tale corso di laurea, ma anche per un ricorso collettivo Udu per il test nazionale.
Lo stesso Consiglio di Stato, tuttavia, aveva già accolto tanto prima prescindendo dalla domanda n. 16, dai posti extracomunitari residui e, dunque, dalla posizione in graduatoria
QUI IL PROVVEDIMENTO QUI I COMMENTI SU TALI VITTORIE SU DOMANDA 16POSTI EXTRACOMUNITARI
Ecco perchè siamo sempre rimasti cauti nonostante tali importanti nostri accoglimenti, stante il fatto che lo stesso Consiglio di Stato si era sconfessato sul punto con altrettanti provvedimenti.
Tra soli 4 giorni si terranno le prime udienze finali di merito in cui il T.A.R. deciderà definitivamente su 3 nostri ricorsi pilota avendo finalmente a disposizione tutta la documentazione del test.
Anche sulla base di questo esito valuteremo di far trattare tutti i ricorsi ancora non fissati che, appunto, attendevano tale esito del merito e per cui abbiamo agito senza richiedere altre somme per la prosecuzione processuale anche a nostre spese. I nostri ricorsi, peraltro, avevano già la censura sul limite che il MIUR si era AUTOIMPOSTO circa le domande inedite ragion per cui, sulla base di quanto il MIUR ha sin’ora fornito, non è necessario AGIRE CON MOTIVI AGGIUNTI.
La pronuncia del Consiglio di Stato, infine, è certamente importante in quanto ricorda a tutti, in primis al T.A.R., i nostri storici precedenti sul sovrannumero del 2013 (la storica adunanza plenaria sull’anonimato), del 2014 (la storica condanna a MIUR e Atenei a € 20.000 per ogni anno di studio perso oltre all’ammissione in sovrannumero) e anche del 2015 (con il quale si minacciava l’annullamento del concorso per le specializzazioni mediche).
Il Consiglio di Stato, seguendo, tra le due soluzioni possibili circa l’annullamento (sentenza 2015) o il sovrannumero (sentenze 2013 e 2014) segue quest’ultima: si tratta, come sapete, della nostra battaglia più importante che seguiamo dal 2007: il sovrannumero, da cui parte tutto.
Anche tale aspetto, purtroppo, non può dirsi acquisito definitivamente giacchè sino a qualche giorno fa lo stesso Consiglio di Stato aveva rigettato ritenendo che si potesse giungere solo all’annullamento e non al sovrannumero
QUI IL PROVVEDIMENTO
La stessa pronuncia favorevole del Consiglio di Stato, in ogni caso, nel proprio dispositivo, sembra limitare gli effetti del soprannumero e ci impone cautela.
Non si tratta di un’ammissione in sovrannumero secca e assoluta, infatti, ma SOLO se ci siano posti vacanti. Si legge nel PQM, infatti, che il Consiglio di Stato “sospende gli atti impugnati con il ricorso di primo grado e dispone l’ammissione con riserva dell’odierna ricorrente al corso di laurea in Medicina Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’ateneo indicato nelle preferenze in cui ad oggi vi siano posti disponibili”.
Vi daremo dunque notizie sul prosieguo dopo le udienze del 4 ottobre confidando in una decisione quanto più celere del T.A.R. che, per quanto annunciato, dovrebbe giungere entro la fine di ottobre.
Lunedì sera ufficializzeremo la nostra posizione sui ricorsi del 2017 e nel frattempo, come già richiesto, Vi invitiamo a segnalarci altre domande copiate per il test 2017 e a mandare segnalazioni specifiche concernenti i noti fatti accaduti in Campania alla mail santi.delia@avvocatosantidelia.it
Potete, inoltre, compilare il form qui indicato per essere informati su tutte le novità
 

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TFA SOSTEGNO: L’UNIVERSITA’ DI MESSINA OTTEMPERA DEFINITIVAMENTE ALL’ORDINE DEL TAR. OLTRE 100 DOCENTI BENEFICIANO DEI NOSTRI ACCOGLIMENTI GIUDIZIALI.

È stata pubblicata in data odierna sul sito web dell’Università di Messina la notizia con cui l’Ateneo “a breve” provvederà allo scioglimento delle riserve di tutti i ricorrenti che  hanno adito il Giudice Amministrativo per ottenere l’ammissione ai corsi del TFA sostegno.

A seguito delle nostre vittorie innanzi al T.A.R. Lazio ed al T.A.R. Catania tutti i ricorrenti avevano ottenuto la possibilità di sostenere le prove di accesso ma, nelle graduatorie dell’ 8 agosto 2017, risultavano ancora ammessi con riserva in attesa dell’eventuale appello innanzi al Consiglio di Stato che l’Avvocatura dello Stato, per conto del Miur, si era riservata di proporre.

L’Università di Messina, proprio alla luce dell’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale affermatosi in accoglimento delle tesi degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ha ricevuto il via libera dall’Avvocatura generale dello Stato. Si legge sul sito dell’Ateneo che “acquisita la nota dell’Avvocatura Generale dello Stato, a breve provvederà allo scioglimento delle riserve indicate nel decreto rettorale di approvazione degli atti e di pubblicazione delle graduatorie, n. 1686/2017, prot. n. 58061 dell’8 agosto 2017. Gli iscritti con riserva si intendono, pertanto, iscritti a pieno titolo”.

Secondo l’Avvocato Delia si tratta del “giusto riconoscimento al buon lavoro svolto, in quanto tutti i nostri ricorrenti hanno già iniziato a seguire i corsi oltre che, il definitivo passo indietro dell’Università, è per noi motivo di grande soddisfazione, in quanto ci lascia sereni per la prosecuzione del percorso di tutti i candidati ammessi”.


Studio Legale Avvocato Santi Delia