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MIUR abdica: riaperte graduatorie numero chiuso 2015

Da Corriere.it. Graduatorie 2015/16 riaperte dall’8 gennaio per Medicina, Veterinaria, Odontoiatria. Lo annuncia l’Udu, l’unione degli studenti universitari, che incassa una nuova vittoria a pochi mesi dalla battaglia (trionfale) contro il numero chiuso delle facoltà umanistiche in Statale. Il tema stavolta riguarda tutta Italia e tocca anche gli atenei milanesi che prevedono l’accesso programmato ai corsi con liste nazionali. L’anno «incriminato» è il 2015/16. Il Ministero dell’Istruzione il 10 febbraio 2016 chiude le graduatorie dopo i test dell’autunno precedente. Ci sono ancora dei posti disponibili per le facoltà richieste e dei candidati da chiamare, ma a tutela della continuità didattica si interrompe lo scorrimento degli elenchi. L’Udu con gli studi legali degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia fa ricorso al Tar del Lazio che a luglio dello stesso anno dà ragione al sindacato studentesco.

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ASSUNZIONE DOCENTI CONCORSONE 2016: I POSTI INDIVIDUATI NELL’ORGANICO DI DIRITTO DAGLI UFFICI SCOLASTICI DEVONO TUTTI ESSERE FINANZIATI DAL MIUR

Si tratta dell’ennesimo, enorme, scivolone del MIUR che, questa volta, ha coinvolto una docente siciliana vincitrice del concorso a cattedra del 2016.

L’insegnante infatti, dopo essere risultata vincitrice nella propria classe di concorso per la regione Sicilia, pur preferendo la sede di Messina veniva destinata per l’assunzione a tempo indeterminato alla provincia di Siracusa.

Ciò che non risultava chiaro è che, appena prima dell’inizio dell’a.s. 2017/2018, l’Ufficio Scolastico Provinciale di Messina nel render noto l’organico di diritto avevaindividuato ben n. 2 posti da accantonare per le immissioni in ruolo nel proprio ambito territoriale ma, incomprensibilmente, il D.M. che aveva determinato il contingente autorizzato per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente aveva individuato n. 0 posti disponibili e n. 0 posti finanziati per l’ambito territoriale di Messina.

E così, la docente, di fronte a tale oscura decisione, chiedeva chiarimenti ad uffici scolastici e Ministero i quali però, restando totalmente inerti di fronte alle legittime richieste della propria dipendente, si limitavano ad intimare la presa in servizio della stessa presso l’ambito di Siracusa e, dopo il danno anche la beffa, per prestare servizio presso una cattedra su un posto di potenziamento e non per la propria classe di concorso.

Il TAR LAZIO, stigmatizzando tale scelta, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ha imposto il trasferimento ed ordinato al MIUR e all’USR Sicilia di rivalutare l’indicazione dei posti da finanziare per l’anno scolastico 2017/18 per la classe di concorso d’interesse e presso l’ambito provinciale di Messina.

“Siamo soddisfatti per questa vittoria” commenta l’Avv. Delia “giacchè senza l’intervento del T.A.R. quel posto non sarebbe mai più stato assegnato alla nostra ricorrente, in quanto, sarebbe stato successivamente assegnato aliunde all’esito della successiva procedura concorsuale”. Il Tar Lazio ha condiviso le nostre censure anche sull’ingiustificata inerzia della P.A. difronte a tale situazione e perciò, ha concesso alle amministrazioni solo 30 giorni per ottemperare al provvedimento ed individuare la cattedra alla ricorrente presso l’ambito di Messina con l’avvertimento che, in caso di reiterata omissione di atti d’ufficio, verrà nominato un commissario ad acta”.

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Diploma magistrale: i chiarimenti sulle prossime azioni dopo l’esito della Plenaria

A seguito della sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che ha affermato che il diploma di maturità magistrale  “non ha mai costituito titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie permanenti”, gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, insieme alle Associazioni ADIDA e MIDA, agiranno con un ricorso giurisdizionale in Cassazione. Nella citata sentenza, difatti, sono riscontrabili difformità rispetto alle richieste articolate in sede di rimessione alla Plenaria, la quale si è spinta ben oltre i limiti del grado di giudizio.
Per la tutela di tutti i nostri ricorrenti, per cui procederemo anche dinanzi alla CEDU nonché con tutte le azioni più opportune in Europa, auspichiamo un’attività coordinata e congiunta con gli altri avvocati, sindacati e associazioni che negli anni hanno difeso gli insegnanti con diploma magistrale ed insieme ai quali eravamo presenti in sede di Adunanza Plenaria in qualità di intervenienti.
Per questo motivo si dovrà agire per gradi, in quanto i ricorsi in Cassazione e alla CEDU potranno essere proposti, in prima battuta, solo dai ricorrenti direttamente interessati e, solo successivamente, tutti gli altri soggetti lesi dalla sentenza potranno presentare ricorso in quanto portatori di un interesse concreto ed attuale. Non vi è, dunque, alcuna necessità di azione immediata come si legge in maniera frettolosa da più parti sul web.
Ribadiamo che il ricorso alla CEDU sarà avanzato per tutti coloro che vi aderiranno in maniera completamente gratuita e, trattandosi di uno studio legale, non vi sarà alcun costo da sostenere relativamente a tessere associative o sindacali, né alcun ulteriore onere o vincolo da parte Vostra. L’assistenza, dunque, sarà e rimarrà completamente gratuita.
Vi invitiamo, pertanto, a compilare il seguente form di preadesione, al fine di tenerVi aggiornati su tutte le azioni esperibili e, appena vi saranno le condizioni, agire immediatamente.
 
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PLENARIA: LE RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE

FAQ

1) COSA E’ SUCCESSO?
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha ribaltato l’esito di 7 sentenze definitive passate in giudicato e di centinaia di ordinanze cautelari secondo le quali il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 era titolo sufficiente all’ammissione in G.A.E. Qui di seguito trova il nostro comunicato
2) PERCHE’?
Secondo l’Adunanza Plenaria:
“1. Il termine per impugnare il provvedimento amministrativo decorre dalla piena conoscenza dell’atto e dei suoi effetti lesivi e non assume alcun rilievo, al fine di differire il dies a quo di decorrenza del termine decadenziale, l’erroneo convincimento soggettivo dell’infondatezza della propria pretesa. Deve, pertanto, escludersi, fatta eccezione per l’ipotesi degli atti plurimi con effetti inscindibili, che il sopravvenuto annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo possa giovare ai cointeressati che non abbiano tempestivamente proposto il gravame e, per i quali, pertanto, si è già verificata una situazione di inoppugnabilità, con conseguente “esaurimento” del relativo rapporto giuridico”.
Sulla base di tale teoria qualunque ricorso proposto dopo il 2007 è inammissibile dinanzi al Giudice Amministrativo, ragion per cui nessun ricorso proposto dopo l’esito vittorioso del nostro ricorso straordinario del 2013, con il quale il titolo è stato, per la prima volta, dichiarato abilitante, doveva sin da subito, essere rigettato.
Ha errato lo stesso Consiglio di Stato, dunque, a partire dalla sentenza n. 1973/15 ad accogliere.
Ma non basta.

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PLENARIA: MOBILITAZIONE PER L’8 GENNAIO. IL MOVIMENTO DEI PRECARI DELLA SCUOLA NON SI ARRESTA E NON SI ARRENDE

È di queste ultime ore la pubblicazione delle decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in merito alla posizione degli insegnanti in possesso di diploma magistrale.
A distanza di numerosi anni dai primi provvedimenti favorevoli che hanno permesso ad oltre 3.000 docenti l’ingresso nelle GAE, oggi il Consiglio di Stato ribalta le decisioni precedenti statuendo che il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 “non ha mai costituito titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie permanenti”.
Nella decisione difatti si legge che “il diploma magistrale, se conseguito entro l’a.s. 2001/2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esame apposti all’insegnamento, ma di per se non consente l’immediato accesso ai ruoli. Il valore legale conservato in via permanente, quindi, si esaurisce nella possibilità di partecipare alle sessioni di abilitazione o ai concorsi”.
Con una decisione lunga oltre 29 pagine, il Consiglio di Stato riforma le precedenti sentenze sottolineando che la tesi accolta sino ad ora in alcuni provvedimenti “si fonda su un presupposto erroneo”.
Il provvedimento rileva la tardività dell’azione argomentando che “l’annullamento del d.m. n. 234/2014 “nella parte in cui non ha consentito ai diplomati magistrali (con titolo conseguito entro l’a.a. 2001/2002) l’iscrizione delle graduatorie ad esaurimento”, si fonda su argomenti che non possono essere condivisi, perché presuppongono, diversamente da ciò che oggettivamente emerge analizzando il contenuto del d.m., che esso sia l’atto attraverso il quale sono stati disciplinati i criteri ed individuati i requisiti per l’inserimento in graduatoria. Al contrario, come si è evidenziato, tale d.m. di rivolge solo a coloro che sono già inseriti in graduatoria, non occupandosi in alcun modo della posizione di coloro che aspirano all’inserimento. Non era (e non è), quindi, il d.m. n. 234/2014 che preclude l’inserimento dei diplomati magistrali nelle graduatorie ad esaurimento.
Il dies a quo per proporre impugnazione andrebbe, semmai, individuato (anche a voler prescindere dalla preclusione comunque derivante dalla mancata tempestiva presentazione della domanda di inserimento) nella pubblicazione del d.m. 16 marzo 2007, con il quale, in attuazione dell’art. 1, comma 605, l. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), veniva disposto il primo aggiornamento delle graduatorie permanenti, che la stessa legge finanziaria per il 2007 aveva “chiuso” con il dichiarato fine di portarle ad esaurimento […] Pertanto, non avendo i ricorrenti impugnato tale d.m. (né tantomeno presentato domanda di inserimento nei termini da esso previsti), devono ormai ritenersi decaduti”.
Sulla base di tale teoria qualunque ricorso proposto dopo il 2007 è inammissibile dinanzi al Giudice Amministrativo, ragion per cui nessun ricorso proposto dopo l’esito vittorioso del nostro ricorso straordinario del 2013, con il quale il titolo è stato, per la prima volta, dichiarato abilitante, doveva sin da subito, essere rigettato.
Ha errato lo stesso Consiglio di Stato, dunque, a partire dalla sentenza n. 1973/15 ad accogliere.
Chi riguarda la Plenaria?
Ad essere colpiti non sono soltanto i 50.000 insegnanti interessati direttamente dalla sentenza, ma l’intero sistema scolastico. Ad oggi i contratti stipulati a seguito dei precedenti positivi sono del tutto vigenti sino a quando non vi sarà una modifica delle decisioni sottese, ma è ovvio che TUTTI i posti di lavoro (dai soggetti ricorrenti con sentenze passate in giudicato a chi ha provvedimenti del Giudice del lavoro) sono in pericolo e che urge allo stato attuale un intervento politico e legislativo; intervento che auspichiamo ed attendiamo oramai da troppo tempo.
Tecnicamente chi è dentro le GAE con un provvedimento cautelare ha diritto a restarci sino all’esito del giudizio di merito innanzi al TAR o al Consiglio di Stato.
Questi giudizi potrebbero essere fissati, verosimilmente, a partire dal mese di febbraio 2018 in poi.
L’esito di TAR e CDS una volta fissati tali ricorsi (verosimilmente) non può che seguire l’esito della Plenaria decretando, quindi, l’espulsione dalle GAE.
Il MIUR o il Legislatore, tuttavia, possono intervenire con dei provvedimenti ad hoc che, come avvenuto in altre occasioni, si auspica che consentano agli insegnanti di concludere l’anno scolastico in corso.
Difatti è molto probabile che tutti concluderanno gli incarichi e l’anno scolastico nello stesso interesse della Pubblica Amministrazione.
Anche chi ha ottenuto il ruolo (e finanche chi ha firmato il contratto senza riserva ma era comunque in GAE grazie ad un provvedimento cautelare) rischierà il depennamento da GAE con conseguente revoca degli incarichi.
Il Piano politico e dei diritti impone che il più grande licenziamento di massa della storia del pubblico impiego prima autorizzato e poi negato dallo stesso Consiglio di Stato, veda una mobilitazione da parte di tutti i soggetti lesi e di tutto il comparto docente, con una lotta politica senza sosta e senza tregua piazza dopo piazza. I diplomati magistrale, dalle GAE o meno, hanno tenuto in piedi la scuola pubblica italiana da un ventennio: sentirsi dire grazie è stato bello, abbiamo sbagliato, prima che inaccettabile è immorale.
Questa è la posizione di ADIDA e del MIDA.
Il piano giuridico consente di impugnare tale decisione innanzi alla CEDU.
I tempi di risoluzione di tale contenzioso, tuttavia, non sono certo immediati e, stante la media attuale dei procedimenti, oscillano dai 3 ai 5 anni.
Nulla verrà lasciato di intentato e la posizione dei ricorrenti verrà tutelata in ogni sede.
A tal proposito, il giorno 8 gennaio 2018, scenderemo in piazza con la prima grande manifestazione degli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale per esigere una soluzione politica che chiediamo nel nostro piccolo da tempo è che oggi è più difficile ottenere.
La manifestazione di massa sarà aperta a tutte le categorie, agli insegnanti, ai docenti, agli studenti e alle loro famiglie e a tutte le sigle sindacali e associazioni.
Gli Avv.ti Bonetti e Delia proseguiranno con tutte le azioni esperibili, anche a titolo gratuito, dal Giudice del lavoro locale alla Corte Europea ma è chiaro che per dirimere la situazione vi dovrà essere una mobilitazione di tutti i precari e dei diplomati magistrali uniti nella lotta.

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Tfa sostegno, Consiglio di Stato: la natura di alta specializzazione del TFA è comunque garantita dall’ammissione degli idonei in altre sedi a copertura di tutti i posti rimasti disponibili.

I posti rimasti vacanti nei corsi TFA di tutte le università italiane possono essere tutti ricoperti dai candidati risultati idonei presso altri Atenei diversi da quello in cui tali posti sono risultati liberi, Secondo il Consiglio di Stato, dunque, se, ad esempio, a Bergamo sono rimasti 10 posti vacanti questi ben possono essere occupati da 10 idonei presso l’Ateneo di Roma ove, al contrario dell’Università lombarda la selezione aveva visto rimasti esclusi dalla partecipazione al corso soggetti, comunque, idonei.

Ed infatti i Giudici di Palazzo Spada hanno che se “è pur vera la natura di alta specializzazione del TFA per i posti inerenti alla formazione sul sostegno, in relazione ai valori sociali e costituzionali implicati nell’attività scolastica di sostegno”, “nondimeno che di per sé solo tal argomento non appare dirimente a fondare, in assenza di un giudizio di merito negativo nei riguardi degli odierni appellanti, la ragionevolezza della clausola di non integrazione, con altri candidati, dei posti rimasti disponibili”.

Questo è l’ultimo principio espresso dal Consiglio di Stato con l’ordinanza del 18 dicembre 2017 in un giudizio patrocinato dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti e per mezzo del quale è stata accolta l’istanza cautelare dei ricorrenti – soggetti risultati idonei nelle prove effettuate in un determinato Ateneo – che chiedevano di essere ammessi a frequentare il corso TFA presso Atenei diversi in cui risultavano ancora posti vacanti.

Tale provvedimento chiarisce come la natura del corso TFA, volta alla specializzazione dei docenti nell’ambito del sostegno, sia strettamente legata a principi di natura costituzionale che, in questo caso possono essere realizzati consentendo, come nel caso che ci occupa, la frequenza ai corsi ai docenti che ne abbiano interesse.

“Nella specie” commentano Delia e Bonetti “i nostri ricorrenti, che hanno svolto il test in un ateneo di Roma, e pur di migliorare la propria preparazione professionale, hanno deciso di seguire il corso in Atenei anche molto distanti dal proprio domicilio, come quello di Lecce e Bergamo. Si tratta di un sacrificio ripagato dal provvedimento positivo del Consiglio di Stato, che, oggi, mette il definitivo sigillo ai tanti successi ottenuti nell’ambito del contenzioso sull’accesso ai corsi TFA”.  

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TRASFERIMENTO DALL’ESTERO, INTERFACOLTÀ E DI SEDE: NUOVO ACCOGLIMENTO DEL TAR PER IL LAZIO.

Prosegue la nostra battaglia avverso un fenomeno che concerne quarantaquattromila studenti costretti a trasferirsi fuori dall’Italia per poter studiare.

È di poche ore, infatti, l’emanazione del provvedimento cautelare con cui il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha riconosciuto il diritto di una nostra ricorrente al trasferimento in Italia.

Nella specie, trattavasi di una studentessa iscritta nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di un’Università estera che, seguendo alla lettera la procedura amministrativa, chiedeva il trasferimento al V anno dell’Ateneo Capitolino de “La Sapienza”.

Il Giudice Amministrativo proclama l’illegittimità del diniego impugnato ed impone al Polo resistente, previa verifica del possesso dei titoli in capo all’interessata, l’inserimento in graduatoria della ricorrente.

In questo modo, si accetta il trasferimento da Medicina in inglese di un’Università estera a Medicina in lingua italiana di un Ateneo nazionale.

Ancora una volta, il nostro studio legale ottiene una pronuncia che riconosce il valore del principio della libera circolazione degli studenti, così consentendo il trasferimento degli studenti italiani che, a causa del numero chiuso, sono costretti a fuggire in città estere.

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Dottorato e abilitazione: CDS ribalta TAR. Si alla GAE. Anche il Parlamento Europeo dichiara ricevibile la nostra petizione.

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’immediata iscrizione in G.A.E. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica sul tema “rammentate le pronunce cautelari della Sezione sulla questione della possibile equipollenza tra dottorato di ricerca e abilitazione (nel senso della non manifesta infondatezza della questione, e per l’accoglimento delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 4904/2016, 5450/2016, 1593/2017, 1594/2017, 1937/2017; nel senso invece della non equipollenza, e della diversità ontologica tra percorsi di abilitazione e dottorato di ricerca, con conseguente rigetto delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 5144, 5145, 5153 e 5163 del 2017)”, ha preferito dar seguito alla prima, ordinando, nelle more del merito, l’ammissione in GAE dei ricorrenti.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

La novità Europea. Con una nota datata 12 dicembre 2017 e recapitataci oggi, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest’esame (che è largamente il più ostico ed all’esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all’esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato.

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Specializzazioni mediche: il ricorso per i non ammessi

Il concorso per l’accesso alle specializzazioni mediche celebrato il 28 novembre 2017 presenta plurime criticità su cui verranno avanzate azioni giudiziali specifiche e calibrate rispetto alla posizione del singolo candidato.

RICORSO COLLETTIVO “C”. Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre la posizione n. 6676 verrà proposto contestando:

– la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un’unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo.

Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).

– la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.

– l’accesso alla rete, come dimostrano i picchi di ricerca sul web durante la prova, che più di un dubbio impongono sulla veridicità dei verbali.

RICORSO INDIVIDUALE “A”. Accanto a tale azione collettiva vi sarà un’altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l’ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all’eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all’ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l’ha prescelta in tale triplice indicazione.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C”.

RICORSO INDIVIDUALE “B”. Infine vi sarà un’altra azione (RICORSO “B”) di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all’ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l’errorenità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l’attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall’ultimo ammesso. Su questo, sin dal 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C” e se ve ne sono i presupposti del tipo “A”.

Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a santi.delia@avvocatosantidelia.it , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.

Puoi aderire direttamente andando alla sezione riservata del sito o SCARICANDO LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

Specializzazioni mediche: il ricorso per i non ammessi

DI CHE COSA SI TRATTA? E PERCHE’ RICORRERE

RICORSO COLLETTIVO “C”. Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre l’ultima posizione bandita verrà proposto contestando:

– la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un’unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo. Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).

– la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.

RICORSO INDIVIDUALE “A”. Accanto a tale azione collettiva vi sarà un’altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l’ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all’eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all’ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l’ha prescelta in tale triplice indicazione.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C”.

RICORSO INDIVIDUALE “B”. Infine vi sarà un’altra azione (RICORSO “B”) di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all’ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l’erroneità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l’attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall’ultimo ammesso. Su questo, sin da 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.

In particolare è errato il quesito n. 96 codice domanda 146604 ragion per cui chi ha sbagliato o non risposto a tale domanda ed è fuori per il relativo punteggio può agire individualmente.

Quest’anno abbiamo già vinto su caso identico in Medicina generale.

Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso “C” e se ve ne sono i presupposti del tipo “A”.


CHI PUO’ RICORRERE

 Tutti i candidati che hanno partecipato alla prova di ammissione.

 



AUTORITA’ ADITA E CONDIZIONI

Il ricorso verrà proposto innanzi al TAR LAZIO o al PDR


MODALITA’ DI ADESIONE

Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a santi.delia@avvocatosantidelia.it , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.

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