Il Consiglio di Stato ordina al MIUR di consegnare i documenti relativi al concorso per l’accesso al test di Medicina e Odontoiatria.

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Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca non può continuare a negare l’accesso agli atti in base riguardanti il test d’ammissione a Medicina ed Odontoiatria ed il numero dei posti banditi. Accolto l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Volge al termine una reiterata mancanza di trasparenza da parte del Ministero su un argomento che decide sul futuro di migliaia di giovani.

Il T.a.r. per il Lazio aveva accolto solo parzialmente il ricorso dei legali avverso la nota del M.i.u.r. che aveva respinto le loro istanze di accesso agli asserendo che per alcuni atti «non risulta evidente il legame tra i documenti e l’interesse che si intende far valere e [che] in ogni caso non sono ammesse richieste volte a un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione, ex art. 24, comma 3 della Legge n.241 del 1990»

A tale accoglimento parziale veniva fatto appello, al Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada hanno accolto le tesi degli Avvocati Delia e Bonetti e ordinato al Ministero di “rilasciare copia anche della residua documentazione di cui è stata richiesta l’esibizione”, di cui fa parte, tra gli altri, il verbale del tavolo tecnico della programmazione degli accessi che è l’unico documento riassuntivo con il quale si decide il numero dei posti banditi di anno in anno.

Il Consiglio di Stato, inoltre, ha imposto il deposito anche dei test di anomalia sulla correzione delle domande, al fine di comprendere come il Ministero abbia valutato la criticità di alcune delle domande sottoposte ai candidati, chiarendo come emerga una correlazione forte fra la documentazione in esame e l’interesse dei ricorrenti a difendere la propria posizione giuridica.

Secondo il Consiglio di Stato, difatti, “non è ravvisabile una differenza sostanziale della documentazione sub 3. rispetto a quella sub 2., sotto il profilo del collegamento teleologico con le esigenze di tutela e di difesa perseguite dai ricorrenti in funzione del vaglio sulla legittimità degli atti della procedura preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea, a numero chiuso, in medicina e odontoiatria”.

Nonostante tale ordine espresso, il Miur, in fase di ottemperanza, si limitava a rilasciare un mero resoconto postumo delle operazioni di programmazione, omettendo il deposito dei verbali.

Il Consiglio di Stato, anche in tal caso, ha ritenuto insufficiente tale adempimento ordinando al Ministero di “procedere all’immediato rilascio di copia del verbale del tavolo tecnico della programmazione e dei test di anomalia sulle domande dopo la correzione.”

Il Miur, nelle fasi giudiziali, è stato altresì condannato alla refusione delle spese di lite per quasi 5.000 euro. V’è da chiedersi, concludono i legali, “se dopo quasi 30 anni dalla Legge sulla c.d. trasparenza sia da ritenersi legittimo che un’Amministrazione dello Stato, che dovrebbe solo occuparsi di diffondere il sapere, sprechi tempo, risorse e soldi pubblici, ostinandosi pervicacemente a negare la mera ostensione di documentazione con la quale dovrebbe solo rendicontare ai cittadini l’attività svolta. La speranza è che sia davvero l’ultima volta che accada e che, in futuro, si agisca con maggiore trasparenza”.