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Mobilità docenti: il contratto collettivo nazionale viola la Legge 104/92. Tribunale ordina trasferimento.

Il Tribunale del lavoro di Barcellona P.G. ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con il quale è stato annullato l’illegittimo diniego di trasferimento richiesto da una docente.

La nostra ricorrente, assunta a tempo indeterminato nel 2010 quale docente di scuola secondaria di I grado, ai sensi della legge 104/92 come unica referente per la madre portatrice di handicap richiedeva il trasferimento presso una delle sedi preferite e che le avrebbero concesso di riavvicinarsi e prendersi cura del proprio familiare.

Così, con ricorso d’urgenza gli Avvocati Delia e Bonetti adivano il Tribunale del lavoro di Barcellona P.G. censurando proprio l’illegittimità del CCNI che, in violazione delle norme di rango costituzionale nonché della stessa L. n. 104/1992 (nonchè del principio gerarchico delle fonti garantito dalla Costituzione e dal diritto comunitario), interferisce in modo arbitrario sul riconoscimento del diritto alla precedenza del lavoratore dinanzi all’interesse del disabile ad essere assistito con soluzione di continuità. Continue reading Mobilità docenti: il contratto collettivo nazionale viola la Legge 104/92. Tribunale ordina trasferimento.

Abilitazione alla professione di Avvocato: il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana accoglie il ricorso e ordina la ricorrezione degli elaborati.

Lo Studio dell’Avvocato Santi Delia torna ad occuparsi di esami di abilitazione alla professione di Avvocati, cimentandosi nella difesa di un candidato i cui elaborati erano stati valutati in maniera irregolare.

In particolare, a guadagnarsi le censure difensive accolte dal CGARS era stata l’irregolare composizione della Commissione esaminatrice che, da sola, aveva compromesso l’intera valutazione e la votazione assegnata agli elaborati del ricorrente. Continue reading Abilitazione alla professione di Avvocato: il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana accoglie il ricorso e ordina la ricorrezione degli elaborati.

Il servizio pre-ruolo nelle scuole paritarie deve essere valutato ai fini della mobilità scolastica: il TAR Lazio accoglie il ricorso di Delia e Bonetti

Dopo che sulla mobilità del 2016, per primi, eravamo riusciti ad ottenere l’accoglimento in fase cautelare innanzi al Consiglio di Stato, anche per la nuova ordinanza del 2018, dopo la prima affermazione cautelare innanzi al T.A.R. Lazio è arrivata la sentenza definitiva.

Il T.A.R. ha annullato l’Ordinanza ministeriale n. 207/2018 sulla mobilità docenti del 2018 nella parte in cui omette di valutare il servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti. L’ordinanza ministeriale è stata così annullata e travolta da tale provvedimento.

Secondo i Giudici di Via Flaminia non vi è alcuna differenza tra le scuole statale e le scuole paritarie in quanto entrambe svolgono un servizio pubblico essendovi una piena omogeneità tra il servizio svolto nelle scuole pubbliche e quello svolto nelle scuole private.

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Consiglio di Stato: i vincitori del concorso 2012 infanzia non immessi in ruolo hanno diritto all’assunzione nella propria Regione

Rivoluzionaria sentenza del Consiglio di Stato, che si è pronunciato sull’appello presentato da una docente vincitrice del concorso MIUR bandito nel 2012 per la classe di concorso infanzia e che non aveva avuto la possibilità di partecipare al piano straordinario di assunzioni in quanto frattanto già assunta di ruolo nell’ambito dell’altro piano straordinario di assunzione di cui alla L.n. 107/15 (la c.d. Buona Scuola).

I giudici di Palazzo Spada, con la sentenza n. 152 del 2019, hanno accolto l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e riformato la sentenza del T.A.R. Lazio integralmente annullando in due parti distinte il Decreto Ministeriale del 2016 sulle assunzioni infanzia.

La storia del concorso delle insegnanti della scuola materna del 2012 (il primo dopo oltre un decennio), in particolare per la Regione Sicilia, ha del paradossale. Più nel dettaglio, difatti, nonostante fossero stati banditi 216 posti, in Sicilia solo 184 docenti furono assunti mentre gli altri 32 e gli ulteriori idonei, furono spediti fuori Regione. Come se non bastasse, secondo il D.M. del 2016, i docenti che frattanto avessero ottenuto il posto di ruolo per altra via avrebbero perso il diritto di assunzione nella classe di concorso infanzia, nonostante quel concorso l’avessero vinto.

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Medicina generale: ottengono definitivamente il titolo i nostri ricorrenti ammessi.

Si conclude con il definitivo riconoscimento della validità del titolo acquisito il percorso di quasi 100 giovani medici ammessi al corso di formazione in medicina generale nella Regione Sicilia all’esito del concorso tenutosi nel 2014. Il Consiglio di Stato ne ha sancito la definitiva ammissione e la validità del loro percorso.

All’esito di quel concorso erano rimasti esclusi dal novero degli ammessi e, per la prima volta, si decise di tutelarli al fine di esplorare un contenzioso su cui non risultavano precedenti.
Su Medicina generale, infatti, non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta, per primi siamo riusciti a vincere.
In quei contenziosi, innanzi al Consiglio di Stato, eravamo riusciti a dimostrare l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale. Grazie a quelle decisioni, sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..

Il percorso per l’attuazione della graduatoria unica, tuttavia, dopo tali vittorie oggi portate a compimento, ha subito un blocco.

A seguito dei mutamenti nella composizione dei Consiglio di Stato, infatti, vi sono stati alcuni pronunciamenti negativi che hanno convinto il Ministero a persistere nelle proprie scelte. Tali decisioni sono state impugnate innanzi alla CEDU e, dopo aver superato il primo vaglio di ammissibilità sono pronte per essere decise.

Tra qualche mese, tuttavia, la Sezione del T.A.R. che si occupa del tema cambierà i propri membri e proveremo a proporre nuovamente le censure pur con la consapevolezza che senza la pronuncia della CEDU che ormai dovrebbe essere vicina, è assai arduo pensare ad un revirement nell’immediato.

Frattanto, tuttavia, chi per primo ha creduto nella nostra idea ha ottenuto definitivamente l’ambito titolo.

Anche quest’anno lo studio agirà a tutela dei non ammessi. Per ulteriori dettagli clicca qui.

Medicina generale 2018: l’azione a tutela dei non ammessi

Il nostro studio è sempre stato in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa, a partire dal 2014, per contestare lo svolgimento del concorso e le linee generali ed ormai obsolete del DM del 2006.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta, per primi siamo riusciti a vincere.
Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.
Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..
Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti. Tra qualche mese la Sezione che si occupa del tema cambierà i propri membri e proveremo a proporre nuovamente le censure pur con la consapevolezza che senza la pronuncia della CEDU che ormai dovrebbe essere vicina, è assai arduo pensare ad un revirement.
Sempre su Medicina Generale, tuttavia, il D.M. che regola il concorso è stato annullato in più parti dal nostro studio. Continue reading Medicina generale 2018: l’azione a tutela dei non ammessi

Concorso Istituto di cultura all’estero: gli errori nella banca dati. Un problema tutto italiano di amore odio nei confronti dei quiz. Il nostro corsivo.

Da Repubblica “La nostra meglio gioventù parteciperà al concorsone per funzionari culturali nella pubblica amministrazione che si apre il 14 gennaio sapendo che molte delle domande del test di preselezione sono sbagliate. Non è certo un buon inizio. Ragazzi che sognano di mettere a frutto lauree, master, lingue straniere e chissà magari un giorno diventare direttori di un Istituto di cultura italiano all’estero. Oltre 15mila i candidati per 44 posti disponibili“.

Perché?

Semplicissimo. Siamo un Paese non educato alle prove a quiz eppure c’è ne siamo innamorati sostituendoli alle prove scritte dei concorsi. Perché? Costano meno alla macchina amministrativa e sono più veloci.

All’esito di una delle nostre più recenti vittorie nell’ambito di procedure concorsuale a quiz, in sede di commento richiestomi da un quotidiano nazionale, mi sono sentito di lanciare un monito alle Amministrazioni a cambiare le modalità di somministrazione di questi quesiti pescati, da Società private selezionate dalle stesse Amministrazioni, da loro banche dati (in qualche caso) ormai datate.

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CONCORSO INPS PER 967 CONSULENTI DI PROTEZIONE SOCIALE APERTE LE ADESIONI AL RICORSO STRAORDINARIO AL P.D.R.

Lo studio degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che per primo ha vinto contro l’INPS nel precedente concorso, ha deciso di dar voce a tutti coloro che dopo essersi sottoposti alle prove preselettive per il concorso INPS per 967 consulenti di protezione sociale in data 20 settembre 2018 sostenevano le due prove scritte, senza essere ammessi alle successive prove orali.
Trattasi dell’ennesimo concorso effettuato dall’Istituto Nazionale caratterizzato da molteplici illegittimità che necessitano di una tutela innanzi la Magistratura Amministrativa.
A parere dello studio legale il concorso risulta viziato sotto molteplici punti di vista.
In primis ad essere violato è il medesimo bando di concorso che prevedeva l’espletamento di due distinte prove scritte per il superamento di ognuna delle quali era necessario superare la soglia di 21/30. Nella realtà le prove venivano somministrate come se si trattasse di un’unica prova scritta e molti dei candidati non venivano ammessi alle prove orali nonostante la ponderazione dei due risultati ottenuti fosse uguale o superiori alla soglia prestabilita.
Soglia rispetto alla quale si nutrono molti dubbi di legittimità considerando che è nettamente superiore a quella della sufficienza e quindi non conforme ai criteri più volte determinati dalla giurisprudenza in altri concorsi, ma con principi applicabili anche a quello che oggi ci occupa.

In particolare, l’azione è indicata a chi nella prima prova scritta aveva somministrata la domanda inerente alla “definizione del codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” o a quella sull’in house providing, e avesse risposto in maniera diversa dalle previsioni dell’Istituto.

Lo studio proporrà ricorsi individuali il cui prezzo è pari ad euro 2.000,00.
Le adesioni dovranno pervenire presso lo studio entro martedì 15 gennaio 2019.
Trattasi di azioni individuali le cui modalità di adesione saranno comunicate contattandoci ai numeri di studio 090-6412910; 0906406782 oppure tramite appuntamento presso lo studio.

Concorso 236 Allievi Marescialli Guardia di Finanza: l’imputato in procedimento penale può essere dichiarato vincitore di concorso.

Il T.A.R. Lazio ha definitivamente accolto il ricorso proposto dall’Avvocato Santi Delia, a difesa di un vincitore del concorso che, dopo l’incorporamento, era stato escluso dal novero dei vincitori in quanto risultava non in possesso del requisito previsto da un articolo del relativo bando, poiché imputato in un procedimento penale per delitto non colposo – nello specifico minaccia aggravata – il cui decreto di condanna gli veniva frattanto notificato.

Per il Tar Lazio, è impensabile una rigida applicazione delle norme avulsa da un riscontro oggettivo dei fatti, soprattutto in tema di disposizioni che comportano l’esclusione di un candidato da una procedura concorsuale per carichi penali pendenti senza seguire una lettura costituzionalmente orientata.

Solo in presente di un provvedimento definitivo, il candidato potrà essere considerato condannato e quindi escluso dalla procedura concorsuale.

Il Tar Lazio, dopo aver ritenuto fondati tali argomenti in sede cautelare e consentito al ricorrente di continuare il corso, ha dichiarato l’illegittimità del provvedimento di esclusione in quanto adottato dopo la conclusione di tutte le prove concorsuali.

Il Tar Lazio ha, in tal senso, confermato la posizione del ricorrente, e dunque la promozione al grado di Finanziere del ricorrente, con la medesima decorrenza degli altri partecipanti al corso, senza alcun tipo di riserva.

Bonetti & Delia nell’annullamento dello Statuto della Stazione Zoologica Nazionale “Anton Dohrn” al TAR Napoli

Michele Bonetti e Santi Delia, soci fondatori dell’omonimo studio legale, hanno guidato un team composto dal senior Silvia Antonellis e da diversi junior legal, in difesa l’ANPRI (Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca), unitamente ad alcuni ricercatori, che avevano chiesto l’annullamento di parte dello Statuto della Stazione Zoologica Nazionale Anton Dohrn (di seguito per brevità SZN) nella parte in cui esclude dal Consiglio d’Amministrazione i ricercatori.

Il TAR, con ampia motivazione, ha accolto il ricorso valorizzando la Carta Europea dei ricercatori, deliberata con la raccomandazione della Commissione europea dell’11 marzo 2005, n. 2005/251/CE, ed evidenziando che la scelta non di rappresentatività dei ricercatori si pone in “contrasto con la normativa primaria e comporta di conseguenza l’annullamento dell’art. 8 e dell’art. 12 dello statuto della SZN, nella parte in cui non prevedono la “rappresentanza elettiva” di ricercatori e tecnologi interni all’ente e in particolare la possibilità di “eleggere almeno un membro del consiglio di amministrazione” e dell’art. 9 dello Statuto, laddove esclude la possibilità di eleggere almeno un membro del consiglio scientifico, tra ricercatori e tecnologi interni all’Ente.

“Conseguentemente”, conclude il TAR partenopeo, “vanno adottati tutti gli strumenti idonei a non mortificare una professionalità che, per affrancarsi in maniera soddisfacente dalle influenze governative dei singoli Paesi, trainando così gli Enti verso l’effettivo raggiungimento delle finalità istituzionali e del libero mercato europeo, coinvolga la ricerca in senso stretto, ma anche tutte quelle attività ad essa correlate, tra le quali anche quella più strettamente amministrativa. Diversamente non si riuscirebbe a garantire ai lavoratori la valorizzazione adeguata poiché dovrebbero comunque sottostare ad una governance composta da soggetti estranei all’Ente, né si assicurerebbe l’autonomia auspicata dell’Ente di ricerca. E’ evidente inoltre come una disciplina favorevole alla maggiore rappresentatività dei ricercatori, e conseguentemente mirata all’effettivo sfruttamento delle risorse –umane ed economiche- offerte, possa incentivare i singoli esperti a dedicarsi alla ricerca nazionale, disincentivandoli dal ricercare ulteriori strade professionali all’estero”.

La Stazione Zoologica Nazionale, che comprende anche il più antico acquario d’Italia (e secondo più antico d’Europa, primo tra quelli ancora esistenti), è stata difesa dagli Avv.ti Prof. Italo Spagnuolo Vigorita e Veronica De Michele .

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (M.I.U.R.), il quale esercita poteri di monitoraggio sulle attività dell’Ente, dall’Avvocatura Distrettuale di Napoli.

La sentenza, per l’importanza, è pubblicata sull’home page del sito istituzionale della giustizia amministrativa.
https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/diritto-di-rappresentanza-dei-ricercatori-negli-organi-di-governo-degli-enti-di-ricerca

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