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Concorso viceispettori di polizia: le modalità di adesione all’azione per ottenere l’ammissione.

Ci sono giunte numerose richieste di assistenza per quanto riguarda il recente bando del Ministero dell’Interno relativo alla selezione di 320 viceispettori di Polizia. Il nostro studio è da sempre al fianco dei militari tanto in fase di accesso al ruolo quanto per i fatti di servizio. Tra le vittorie più importanti vi è la prima sulla combinazione mortale tra uranio impoverito e vaccini cui è seguita la confessione di fondatezza da parte dello stesso Comitato di verifica o ancora quella sui titoli d’accesso al concorso per ispettore di Polizia e sulle prove fisiche dei vari concorsi di accesso all’arma.

Come ormai saprete, per la partecipazione a tale concorso è necessario essere in possesso del requisito dell’altezza di 1,65 m per gli uomini e di 1,61 m per le donne, oltre il requisito dell’età di 32 anni

Invero la giurisprudenza europea è unanime nel ritenere che i requisiti fisici non possono essere penalizzanti in punto di accesso alle prove selettive relative ai concorsi nelle Forze armate; tuttavia il Ministero continua ancora una volta ad utilizzare i famigerati requisiti dell’altezza e dell’età per escludere illegittimamente la tanti potenziali concorrenti da una prova che per molti potrebbe significare l’impiego della vita e la prospettiva di un futuro economicamente più certo.

A nostro giudizio vi sono elementi che pongono a favore di una difesa, stante il recente sviluppo normativo che la disciplina delle forze armate ha subito, e pertanto siamo dell’idea di proporre un’azione collettiva innanzi al T.A.R. del Lazio.

Tale azione avrà la finalità di consentire a soggetti che verrebbero immediatamente esclusi dal bando, di poter prendere parte al concorso, senza poi rischiare di veder vanificati i propri sforzi per la carenza di tali requisiti.

CHI PUO’ AGIRE

L’azione può essere intrapresa da ricorrenti maggiorenni ambo sessi che un altezza inferiore a quella indicate e/o un età superiore ai 32 anni. Ci riserviamo di proporre ricorsi separati per le ricorrenti di sesso femminile abbiano un’altezza inferiore a 1,58 m.

Come aderire

Per aderire è necessario

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dirittoscolastico

Diplomati magistrale in GAE: la rimessione alla Plenaria. Perchè la Sesta Sezione del Consiglio di Stato vuole ripensarci.

Tutta colpa de “La Buona Scuola”. Il revirement di alcuni Consiglieri della Sesta sezione del Consiglio di Stato sulla vicenda dei diplomati magistrale ante 2001/2002, sembra trovare ragione nel fatto che il reclutamento di docenti in possesso di un titolo così “datato” e privi di esperienza di servizio, non paia ammissibile. E’ proprio il piano di assunzioni straordinario, difatti, che mirando a svuotare le GAE ha reso sempre più preziosa la presenza dei docenti all’interno delle stesse ed assai ambita la propria permanenza. Non può dimenticarsi, infatti, che in moltissime Regioni, soprattutto del Sud, la permanenza in GAE non aveva, per un decennio, consentito alcun conferimento di incarico neanche di supplenza, men che meno di ruolo. Ed è proprio sull’aspetto del servizio, difatti, che la Sezione si sofferma ritenendo che “l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente, non dovrebbe prescindere da una adeguata ricognizione dell’esperienza maturata dagli interessati, di cui nel caso di specie non sono noti né l’attuale iscrizione nelle graduatorie di istituto, né l’eventuale, ulteriore percorso formativo seguito dopo il conseguimento (in anni risalenti nel tempo) del diploma abilitante“.

Non si comprende“, scrive il Consiglio di Stato, “perché il possesso di titolo abilitante – così definito espressamente ex lege e non frutto di interpretazione giurisprudenziale – sia stato fatto valere a tanti anni di distanza dal relativo conseguimento, senza che si faccia alcun richiamo ai pregressi titoli di servizio“.

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Ancora vittoria con i nostri ricorsi. Surreale la difesa del numero chiuso da parte degli ordini professionali e non del Ministero

Con plurime pronunce emanate tra venerdì 18 dicembre 2015 e lunedì 21 dicembre 2015, il TAR del Lazio ha ammesso con riserva centinaia di ricorrenti in sovrannumero per i corsi di laurea di Psicologia, di Scienze della Formazione, di Scienze Motorie, etc. Per tali corsi di laurea, ed in particolare per Psicologia, il TAR ritiene che non ci siano gli estremi per instaurare il numero chiuso e la programmazione degli accessi all’università; emblematico è il caso di Scienze della Formazione dove i posti banditi non vengono ricoperti per una soglia di 55 punti che se non si supera, non dà diritto all’ammissione al corso di laurea.
Dichiara Jacopo Dionisio, Coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “Come UDU siamo soddisfatti di queste prime pronunce, auspicando che si estendano nel prosieguo a tutti gli altri corsi laurea. Riteniamo, invece, totalmente inopportuni che la difesa del numero chiuso all’Università in Tribunale intervenga non tanto da parte degli Atenei, ma da parte degli Ordini Professionali che, per la prima volta, sono scesi in campo nei processi per difendere il numero chiuso.”
Continua Dionisio: “Emblematico l’Ordine Nazionale degli Psicologi che con i soldi dei propri iscritti interviene nei processi contro gli aspiranti studenti. Invece di confrontarsi con gli studenti sul superamento di un numero chiuso, pieno di illegalità e che fa acqua da tutte le parti, passa parte del suo tempo ad intervenire nei giudizi ed a far causa agli studenti. Deve far riflettere il caso dell’Università di Catania dove si chiude l’accesso ai corsi di laurea col numero chiuso, ma poi si apre, un’università privata di Psicologia ad Enna, ovvero la stessa università e al centro di polemiche ed intrecci politici.”
Conclude il Coordinatore nazionale dell’UDU: “E’ l’ennesima dimostrazione di come troppo spesso il Ministero abbia delegato o subito le pressioni degli Ordini professionali nel definire i percorsi formativi delle Università italiane. Siamo stanchi di tutto questo: è ora che il Ministero chiuda questa fase, in cui sono stati i tribunali a dover riconoscere agli studenti il diritto allo studio. Si apra, invece, una fase di ascolto e confronto con gli studenti stessi per disegnare un nuovo modello che superi il numero chiuso e che ci consegni un sistema universitario libero e accessibile”

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Diplomati magistrale: le istruzioni per aderire all’ultimo ricorso al T.A.R. (scadenza 22/1)

1. Perchè agire. La vicenda dei diplomati magistrale in GAE non è, dopo quasi 3 anni dal nostro parere del Consiglio di Stato che ha abilitato 55.000 insegnanti, ancora definitivamente risolta. Sono quasi 10.000 i docenti in possesso di diploma magistrale che sono riusciti ad entrare in G.A.E. La quasi totalità di essi, però, è in G.A.E. grazie a provvedimenti cautelari del T.A.R., del C.D.S. o del Giudice del lavoro in attesa di giudizio definitivo.

La maggior parte dei 55.000 aventi diritto, tuttavia, non è ancora in G.A.E. e non ha neanche mai fatto un ricorso.

Nonostante tutti i tentativi che abbiamo fatto in sede ministeriale e parlamentare, allo stato, l’unica via per ottenere giustizia e far valere i propri diritti rimane quella giudiziale.

Per questo, a difesa delle migliaia di insegnanti ancora privi di tutela che ogni giorno ci scrivono, abbiamo deciso di ripartire da dove avevamo cominciato: un ricorso al T.A.R. avente come unico obiettivo quello dell’eliminazione fisica dell’ultimo D.M. sull’aggiornamento delle G.A.E. (n. 325/15).

Oggi il CDS, dopo decine di provvedimenti favorevoli, sembra voler tornare indietro ed ha rimesso la questione di massima all’Adunanza Plenaria. Se il massimo organo della giustizia amministrativa confermerà il valore abilitante del titolo e la possibilità di chiedere ed ottenere l’ammissione in GAE si arriverà, presumibilmente, ad una vittoria definitiva. Se, al contrario, ci sarà un ripensamento, lo scenario potrebbe davvero essere buio per tutti.

In merito al ricorso sperimentale che abbiamo ideato si tratta di un’azione di nullità dell’ultimo D.M.

Il TAR Lazio, in tal senso, si è già pronunciato accogliendo la nostra tesi ritenendo nullo, di diritto, perchè adottato in violazione del giudicato, il D.M. 3 giugno 2015.

Secondo il T.A.R. Lazio “con riferimento alla domanda di annullamento del D.M. M.I.U.R. n. 325/2015, l’atto impugnato dispone espressamente, all’articolo 5, che, per quanto non espressamente previsto nel medesimo decreto, valgono le disposizioni di cui al D.M. M.I.U.R. n.235/2014, e che quest’ultimo è stato definitivamente annullato con la sentenza del C.d.S. n. 1973/2015 del 16 aprile 2015, passata in giudicato, e che, pertanto, fa stato nei confronti di tutti gli interessati” (T.A.R. Lazio 23 ottobre 2015, n. 4576), ragion per cui la reiterata scelta ministeriale è stata adottata in “conclamata elusione del giudicato formatosi sulle sopra indicate sentenze” (in termini T.A.R. Lazio. nn. 10675/15 e 10902/15).

Una volta ottenuta la declaratoria di nullità del D.M. si agirà in sede di ottemperanza per ottenere l’ammissione definitiva in G.A.E.

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dirittosanitario

Scuole di specializzazione in medicina: il T.A.R. Lazio assegna i posti liberi ai ricorrenti

In caso di posto vacante in graduatoria il ricorrente per l’ammissione alle scuole di specializzazione di medicina per l’anno accademico 2014 -2015 può entrare con riserva e con la retribuzione della borsa. Con l’affermazione di questo principio, dopo le vittorie in sede di merito innanzi al Consiglio di Stato con le sentenze del 22 settembre 2015 con riferimento al concorso dell’anno passato, il TAR del Lazio Sez. lll bis con l’Ordinanza n. 5518/2015 del 10/12/2015 per la prima volta ha accolto un ricorso per l’accesso alle scuole delle specializzazioni mediche.
Questa prima apertura da parte del TAR Lazio dopo un anno di battaglia” ha dichiarato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici ”riconoscendo il pieno diritto alla borsa di studio senza decurtazioni e differimenti, ci lascia ben sperare prima della sentenza sui maxi ricorsi dello scorso anno per le irregolarità nel concorso per le Scuole di specializzazione in Medicina”.
Per gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia patrocinatori dei ricorsi promossi dalla Fp Cgil Medici “nonostante la peculiarità del caso, si tratta di un grande passo in avanti contro tendenza rispetto alle ammissioni sovrannumerarie, senza borsa in attesa delle decisioni sul merito, ottenute fino ad oggi“.

 

Rassegna stampa

Quotidiano sanità

dirittoallostudio

Numero chiuso: aggiornamenti sui ricorsi al TAR discussi in questi giorni

Nei giorni scorsi si sono tenute le udienze di alcuni dei nostri ricorsi, patrocinati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti. Il T.A.R. ha accolto i nostri ricorsi per l’ammissione ai corsi di laurea diversi da Medicina come Scienze della Formazione, Psicologia, etc.. rinviando alle successive udienze per approfondimenti quelli su medicina.
Le udienze saranno calendarizzate dal TAR ed in linea generale saranno fissate per le date del 28 gennaio, 11 febbraio e 25 febbraio.

Di seguito la nota congiunta con il collega Bonetti che pubblichiamo, con l’obiettivo di fare chiarezza su quanto sta accadendo.

“Carissimi,

con la presente vi rappresento lo stato dell’arte sui ricorsi, in modo particolare per quelli relativi all’art. 1 della legge 264/1999, ovvero medicina, veterinaria e professioni sanitarie, sebbene questi ultimi due corsi di laurea abbiano delle peculiarità ulteriori.

Alla scorsa Camera di Consiglio su ricorsi non nostri ci sono state delle pronunce negative e che comunque non ammettono in sovrannumero; ripeto, trattasi di ricorsi da noi non patrocinati, ma che lasciano trapelare un primo indirizzo sul macro vizio generale dell’anonimato, rispetto al quale avevo già espresso alcune perplessità. Trattasi di una Camera di Consiglio transitoria, in cui non era presente il Presidente del TAR uscente che a breve sarà sostituito definitivamente da un altro Presidente che ovviamente vorrà, potrà e dovrà dire la sua su tale questione .

Ovviamente da tale indirizzo restano esclusi i vizi sulle domande, il vizio sulle due domande annullate per veterinaria e il vizio sulla graduatoria unica di professioni sanitarie, valevole per ogni soggetto che ha un punteggio pari o superiore all’ultimo degli ammessi in qualsiasi altra parte d’Italia.

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dirittoscolastico

Diplomati magistrale in G.A.E.: i nostri ammessi diventano 3.500. Accolto l’appello sul D.M. 325/15.

In data odierna e nonostante i tentativi di bloccare l’ingresso dei precari nelle GAE a seguito della rimessione all’adunanza plenaria nella vicenda dei diplomati magistrali e la rimessione alle Sezioni Unite di un regolamento di giurisdizione da parte del MIUR, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha ammesso in GAE circa 500 ricorrenti dell’associazione adida patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Umberto Cantelli.

Trattasi di un’ammissione con riserva” – riferiscono i legali dell’adida Michele Bonetti e Santi Delia – “ma è la prima ammissione dinanzi a quella speciale Sezione che dopo la rimessione alla plenaria aveva iniziato a non ammettere più con riserva, rimettendo la questione al TAR del Lazio che, com’è noto, dichiara il difetto di giurisdizione. Da parte nostra ciò vuole rappresentare un forte segnale”.

Per l’Adida a parlare è Valeria Bruccola: “ora starà a noi non farci sottrarre quello per cui abbiamo combattuto per anni e porremo in essere  tutte le iniziative politiche per risolvere la questione ivi compresa una grande manifestazione indetta a Roma insieme al Mida e già fissata per il 12 gennaio 2016 davanti al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca a viale Trastevere dalle ore 13.30 alle ore 18.00”.

Questa vittoria, concludono i legali, conferma la fondatezza delle nostre tesi e ci da forza per portare avanti il nostro ultimo ricorso con scadenza 28/12 a cui si può aderire

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Il Sole 24 ore

ItaliaOggi

dirittoscolastico

Diplomati Magistrali in GAE: il Consiglio di Stato rimette alla plenaria la vicenda, intanto il Giudice del lavoro emana sentenze favorevoli

Sono di questi giorni i provvedimenti del Giudice del Lavoro sui tribunali di Latina, Tivoli, Siena, Ravenna e Pordenone che ammettono con sentenza molti dei ricorrenti difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che avevano inoltrato ricorso al Giudice del lavoro (essendo ormai decorsi i termini per adire la giustizia amministrativa).

Secondo il Giudice di Siena: “deve e può affermarsi che un diritto, come abbiamo detto già sussistente, possa restare quiescente, addormentato nel bosco della selva normativa, in attesa, in standby, e ciò, essenzialmente, non per inerzia del titolare, ma in forza di una indiscussa, granitica prassi di misconoscimento attuata dalla pubblica amministrazione, nella specie scolastica, quindi da un potere pubblico, al suo livello non solo periferico ma centrale, che autoritativamente nemmeno consentiva, proprio materialmente (attesa la notoria impossibilità del necessario accesso telematico per la categoria) la presentazione della domanda, nessuna decadenza, pertanto, potendo ritenersi operante. Pur non versandosi certamente in un caso di impedimento per forza maggiore, si impone comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina e l’inoperatività di qualsiasi decadenza.”

Invitiamo pertanto tutti i nostri ricorrenti, che hanno lavorato con l’ultimo contratto nell’ambito territoriale di uno dei predetti Tribunali, e presso gli altri Tribunali che stanno accogliendo i nostri ricorsi e che non hanno ancora ottenuto un provvedimento favorevole, a contattarci per intentare l’azione giurisdizionale.

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dirittoamministrativo

Abilitazione scientifica nazionale ed esami avvocato: il giorno delle ricorrezioni. Ecco come le Commissioni smentiscono se stesse e rivalutano positivamente i nostri ricorrenti.

Da acerbo praticante le cui prove venivano valutate largamente insufficienti a robusto neo avvocato con brillanti risultati, proprio agli scritti, in diritto penale. Non è la storia di uno dei tanti giovani che si cimentano più e più volte negli esami di abilitazione e che, all’ennesimo tentativo, è riuscito a diventare avvocato, ma si tratta di una mera rivalutazione degli stessi compiti ad opera di altra commissione della medesima Corte d’Appello. Ricorderete, infatti, che a seguito della vittoria dei nostri ricorsi, il T.A.R. aveva ordinato di ricorreggere gli elaborati motivando i giudizi espressi. Ebbene da uno scarso 26 in penale si è giunti ad un sontuoso 35. Un salto in avanti di 9 punti degno del migliore Carl Lewis. Da un’imbarazzante doppio 23 nei pareri di civile e penale si è giunti ad un rotondo 30.

Oggi è stata anche la volta della nostra ennesima rivalutazione nell’ambito delle ABILITAZIONI SCIENTIFICHE NAZIONALI dei docenti universitari.

Qui siamo riusciti, in maniera copernicana, a ribaltare il punto di vista della Commessione smentendo il noto criterio dell’importanza dell’apporto dei singoli autori in base alla collocazione (primo o ultimo nome) nelle citazioni e valorizzando l’apporto del lavoro in equipe nell’ambito della ricerca di studi osservazionali.

Da immaturi scientificamente e non ancora pronti ad ottenere l’idoneità a professore di I o II fascia a soggetti pienamente e largamente maturi per ottenere tali titoli.

A 25 anni dalla L.n. 241/90, se possibile, è ancora più forte la necessità di un controllo giurisdizione FORTISSIMO e non DEBOLE sui lavori delle Commissioni di concorso (qualunque esse siano) e sulle loro valutazioni, con al centro il ruolo del Giudice amministrativo.

magistratura

Esame commercialisti. Il TAR si pronuncia per la prima volta sulle modalità di correzione ed accoglie il nostro ricorso.

E’ la prima pronuncia dei T.A.R. sul sempre più difficile concorso per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione di DOTTORE COMMERCIALISTA. Secondo il T.A.R. Catania, “nella fase di valutazione di prove d’esame (o di offerte in sede di gara d’appalto) da parte di una commissione di gara, l’attribuzione dei punteggi in forma soltanto numerica è sufficiente quando il numero delle sottovoci, con i relativi punteggi, entro le quali ripartire i parametri di valutazione di cui alle singole voci, è talmente analitica da delimitare il giudizio della commissione nell’ambito di un minimo e un massimo di portata tale da rendere di per sé evidente l’iter logico seguito nel valutare le singole prove d’esame, in applicazione di puntuali criteri predeterminati, essendo altrimenti necessaria una puntuale motivazione del punteggio attribuito (cfr. Cons. St., sez. V, 03/12/2010 n. 8410). Ciò perché solo in questo caso sussiste comunque la possibilità di ripercorrere il percorso valutativo, e quindi di controllare la logicità e la congruità del giudizio formulato (Cons. St., sez. V, 17/01/2011 n. 222), mentre, diversamente, il punteggio numerico risulta opaco e incomprensibile (Cons. St., sez. VI, 12/12/2011 n. 6491)“.

Anche gli aspiranti Dottori Commercialisti, dunque, hanno diritto acchè la loro prova sia congruamente valutata dalla Commissione di esame e la loro eventuale non idoneità motivata chiaramente e non con un mero voto numerico.

In aderenza alla tesi sostenuta in ricorso dall’Avvocato Santi Delia e dal collega Rosario Cannata, infatti, “al fine di rendere palesi e comprensibili le ragioni del giudizio negativo, nonché di consentire un effettivo sindacato giurisdizionale, la Commissione avrebbe dovuto assegnare un punteggio quanto meno con riferimento alle singole specifiche voci per le quali riteneva di esprimere un giudizio negativo (ad es. esposizione, esauriente trattazione delle varie parti della traccia, ecc.), per poi assegnare il punteggio definitivo. Ne consegue che la Commissione, in diversa composizione, dovrà procedere, in osservanza del criterio indicato, a una nuova correzione degli elaborati giudicati insufficienti, entro 40 giorni dalla notificazione o comunicazione della presente ordinanza“.

“Il Tar, con motivazione assai coraggiosa ed innovativa – dice l’avvvocato Santi Delia – censura la prassi, avallata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, delle Commissione di valutazione degli elaborati scritti degli aspiranti avvocati affidate al solo voto numerico chiarendo che senza ulteriori accorgimenti quest’ultimo ‘risulta opaco e incomprensibile’. E’ un traguardo di civilità giuridica non essendo ammissibile subire una bocciatura senza comprenderne le ragioni e senza che poi tale valutazione possa essere censurata dal Tar”.

Studio Legale Avvocato Santi Delia