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Specializzazioni mediche. Consiglio di Stato rigetta appello MIUR.

Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del MIUR e confermato l’ammissione dei medici neoabilitati che avevano partecipato al concorso di novembre 2017.

Il T.A.R. Lazio, difatti, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nel mese di dicembre, aveva sospeso il bando per l’ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l’abilitazione “e, per l’effetto, il ricorrente – pacificamente ormai in possesso dell’abilitazione, da ultimo conseguita (come riferito nell’odierna camera di consiglio) – dovrà essere immediatamente ammesso alla Scuola di specializzazione da lui prescelta, risultando la perdurante disponibilità di borse rimaste scoperte“.

Secondo il T.A.R. “considerato che, ad un primo sommario esame tipico della presente fase cautelare, premessa la non fondatezza dell’eccezione di tardività sollevata dalla difesa erariale, il ricorso ed i motivi aggiunti appaiono nel merito assistiti da apprezzabili profili di fumus boni iuris, dovendosi qui richiamare le conclusioni cui la Sezione è giunta con le ordd. nn. 1085 e 1086 del 2018, concernenti la medesima fattispecie, in punto di manifesta irragionevolezza e contraddittorietà degli atti ministeriali con riguardo alla tempistica fissata per l’avvio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e per il conseguimento del presupposto titolo di abilitazione all’esercizio della professione medica”.

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l’Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante  ma l’esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l’abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Il giudizio“, commenta l’Avvocato Delia, “non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l’ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all’espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati“.

ASN: il Tar Lazio accoglie e condanna alle spese il Miur. Una commissione differente dovrà riesaminare, troppo superficiale la valutazione dei titoli.

Il TAR Lazio si è pronunciato sul tema dell’abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari con sentenza breve e ha accolto le tesi avanzate dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “Endocrinologia, nefrologia e scienze dell’alimentazione e del benessere”.

Si tratta di una vittoria inedita sul tema medico, dopo quelle ottenute in materie giuridiche, sul diritto tributario e sul diritto privato.

Non è il primo caso in cui le valutazioni delle Commissioni giudicatrici sul tema ASN sono state soggette a provvedimenti giurisprudenziali. Infatti, utilizzando il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, le Commissioni si erano rese protagoniste di esclusioni di numerosi ricercatori e associati dotati di un eccellente curriculum.

Nel caso di specie, il ricorrente, con un bagaglio di esperienze professionali di estrema rilevanza, ha impugnato la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria. Il ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante fosse in possesso dei tre requisiti preliminari richiesti. La Commissione, in maniera del tutto illegittima e arbitraria, aveva riconosciuto soltanto due tra i numerosi titoli presentati, non tenendo conto di elementi fondamentali come “la responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionale” e “partecipazioni a comitati editoriali e a collegi dei docenti” oltre a “premi” e “brevetti”.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella valutazione della commissione. Il giudizio reso appare dunque viziato, in quanto il MIUR “ha rilevato la presenza, in capo al ricorrente, di due soli (e non almeno tre, come prescritto) dei requisiti preliminari”. Viceversa, il TAR ha “rilevato, che possono trovare accoglimento le censure che lamentano il mancato riconoscimento di titoli”. Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoamministrativo

IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO ESPERITO DALL’ANPRI CONTRO IL NUOVO STATUTO DELL’ENEA

E’ stata pubblica da pochi giorni la sentenza n. 6134/2018 con cui il TAR del Lazio accoglie pienamente le motivazioni per cui l’ANPRI (Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca), unitamente ad alcuni ricercatori dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), tutti rappresentati e difesi dall’Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, che avevano chiesto l’annullamento di parte dello Statuto ENEA pubblicato l’ 8 marzo 2017. “Il TAR ha così accolto con sentenza di merito il ricorso patrocinato e ha riconosciuto che l’ENEA non ha rispettato il diritto dei ricercatori e tecnologi dell’Ente ad avere un proprio rappresentante di natura elettiva all’interno del Consiglio di Amministrazione, diritto espressamente sancito dall’art. 2 del d.lgs. 218 del 2016, e che pertanto dovrà essere modificato l’art. 6 dello Statuto, nella parte in cui non prevede tale rappresentanza” così commenta l’Avv. Michele Bonetti per conto dell’Anpri.Si conclude così positivamente l’azione che ANPRI e i ricercatori e tecnologi dell’ENEA avevano intrapreso lo scorso anno al fine di vedere riconosciuto il giusto diritto dei dipendenti dell’ente ad incidere, tramite un loro rappresentante, sulle politiche e sulle decisioni organizzative della struttura di governance.Commentando la sentenza, il Segretario Generale dell’ANPRI – Liana Verzicco – ha sottolineato che “il TAR Lazio non ha solo riconosciuto la legittimità dei diritti rivendicati dei ricercatori e tecnologi dell’ENEA ma ha anche aperto un varco nella gestione troppo spesso autoreferenziale dei Presidenti degli enti pubblici di Ricerca che, nominati dal governo e non dalla comunità scientifica, pensano di poter dirigere gli Enti di ricerca senza coinvolgere i ricercatori negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano. Quello odierno si configura come un primo, grande risultato, che spinge l’ANPRI a portare avanti con maggiore determinazione il suo impegno per l’attuazione piena del d.lgs. 218/2018 e della Carta Europea dei ricercatori, con l’obiettivo di raggiungere l’autogoverno degli enti pubblici di ricerca”.

dirittoamministrativo

STABILIZZAZIONI SANITA’: T.A.R. Catania sospeso bando. Troppo breve il termine di una settimana per presentare domande.

Il miraggio della stabilizzazione dopo anni di precariato. Così la cosiddetta riforma Madia, ha dato una speranza a migliaia di lavoratori a termine in Italia di ottenere, dopo almeno 3 anni di servizio, un posto fisso. Dai proclami in vista del voto nazionale all’effettiva stabilizzazione il passo è lungo e l’applicazione da parte delle singole Amministrazioni delle Leggi nazionali non sempre cristallino.

Nel caso all’esame del T.A.R. Catania, l’Amministrazione, dopo anni di precariato, ha concesso solo una settimana ai lavoratori interessati per presentare la domanda di stabilizzazione.

Questa la scelta del Policlinico di Messina che il T.A.R. Catania, con provvedimento n. 323 del 2018, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso. Accogliendo le tesi proposte dal legale messinese, il T.A.R. ha concordato sull’illegittimità del bando in quanto pubblicato esclusivamente sul sito web dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “G. Martino” e non anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica atteso che l’obbligo di pubblicazione su questa costituisce regola generale ed applicazione delle norme costituzionali, rendendo così ulteriormente difficoltosa la concreta partecipazione alla procedura di stabilizzazione.

Lo spirito delle procedure di stabilizzazione”, conclude l’Avvocato Santi Delia, “è evidentemente quello di coinvolgere la platea di tutti gli interessati ragion per cui ogni scelta restrittiva, qui concretatasi con la mancata pubblicazione dell’avviso nelle modalità indicate e nell’individuazione di un termine assai ristretto, deve ritenersi totalmente ostativa rispetto a questi fini. Non può, difatti, pensarsi che dopo anni di precariato sfumi l’occasione di stabilizzazione solo per non aver quotidianamente avuto accesso al sito web aziendale. Le Aziende sanitarie, che al momento sono per lo più impegnate in tali assunzioni, inoltre, dovrebbero valutare i periodi di servizio in maniera elastica, come peraltro indicano le stesse circolari, giacché ciò che conta è l’effettivo servizio prestato al di là degli stravaganti nomen attribuiti in tutti questi anni ai contratti più vari dietro i quali si celava, pur sempre, un ordinario lavoro svolto”.

Santi Delia tra i legali più votati del contest Labour 2018 di Legalcommunity.it

Con BonelliErede, Trifirò ed Allen & Overy, c’è anche l’Avvocato Santi Delia tra i legali più votati del contest di Legalcommunity.

Come forse sapete e per quanto riporta la policy del contest, “i Legalcommunity Labour Awards sono ancora oggi il primo riconoscimento italiano nel settore del diritto del lavoro e i primi di settore in Italia. Un riconoscimento che viene dato sulla base di una serie di elementi di valutazione oggettivi, da esperti ed operatori del settore alla scopo di spingere gli attori di questo mondo a migliorarsi ogni giorno, nella sostanza, e oltre le vetrine di circostanza”.
La commissione di esperti ha individuato 19 professionisti e, all’esito del primo contest su questi nomi, come potrete leggere, l’Avvocato Santi Delia è risultato tra i più votati nella nuova sezione “pubblico impiego” – “avvocato dell’anno”. Come studio Bonetti-Delia siamo inoltrevpresenti anche nell’altra sezione (“studio dell’anno”) “pubblico impiego”.
Se vi fa piacere e condividete lo spirito con il quale interpreto la professione, cliccate in fondo al link per registrarvi (e’ riservato ai professionisti del settore legale) e votare.
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dirittoamministrativo

ASN: il Tar Lazio accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

 

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto privato” .

Si tratta di una nuova vittoria su materie giuridiche dopo quella sul diritto tributario.

Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale,

sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoscolastico

Tribunale di Livorno: illegittimo l’uso da parte del MIUR “del c.d. algoritmo impazzito”. Docente torna in Sicilia.

Stavolta è il Tribunale di Livorno a pronunciarsi sulla questione della illegittimità delle procedure di mobilità intraprese dal Miur.

La sentenza del Giudice della sezione lavoro dà ragione alle tesi difensive degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con un altro provvedimento, l’ennesimo che consente ad una insegnante di tornare vicino alla provincia di casa.

Secondo il Tribunaleo “considerato che per l’ambito territoriale Sicilia, con specifico riguardo alla provincia di Catania, indicata dalla ricorrente in domanda come seconda preferenza dopo Messina (sede di prima scelta), risultano assegnate cattedre a docenti aspiranti con punteggi inferiori, ne consegue l’illegittimità del mancato trasferimento della ricorrente all’ambito in questione”.

Molti insegnanti come la ricorrente si sono visti sopravanzare da altri colleghi assegnati a sedi “vicino casa” seppur in possesso di un punteggio inferiore.

Che l’algoritmo utilizzato dal Ministero nel gestire il piano di mobilità docenti fosse caratterizzato da molteplici irregolarità, è un fatto ormai noto: su tale argomento, lo studio Delia & Bonetti è stato il primo a livello nazionale ad individuare irregolarità nelle procedure di assegnazione dei docenti a sedi che, spesse volte, non corrispondevano a quelle che effettivamente sarebbero dovute spettare ai docenti in mobilità. Proprio grazie al nostro ricorso, inoltre, il MIUR è stato condannato a svelare l’algoritmo su ordine del T.A.R. Lazio (guarda il focus su questo link).

A tal proposito il Tribunale di Livorno ha rilevato che “Orbene, proprio rispetto alla questione del c.d. algoritmo impazzito, nel giudizio odierno parte resistente, non costituendosi, non ha offerto alcuna ricostruzione alternativa delle modalità con le quali sono stati abbinati ai docenti i singoli ambiti territoriali per il trasferimento”.

Ancora una volta è messo nero su bianco che soggetti con punteggi più bassi abbiano ottenuto sedi migliori di altri: il MIUR e gli Uffici hanno usato parametri meramente legati alle opzioni di scelta e non al merito.

Adesso il MIUR sarà costretto a trasferire la docente vicino alla sua famiglia e dovrà anche risarcire le spese legali.

forzearmate

CONCORSO COMMISSARIO POLIZIA: TAR LAZIO SI ALL’AMMISSIONE ALLE PROVE NELLE MORE DELLA VERIFICAZIONE

“Considerato necessario, disporre apposita verificazione, in ordine alla sussistenza o meno dei presupposti su cui si è fondata l’inidoneità, disponendo, nelle more, l’ammissione con riserva del ricorrente” il Tar Lazio ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avv. Rosario Cannata e Santi Delia, a tutela di un ricorrente escluso dalla fase psico-attitudinale del Concorso per Commissario di Polizia di Stato in quanto ritenuto inidoneo dalla Commissione esaminatrice.

Nel caso di specie, trattandosi di un giudizio di inidoneità psico-attitudinale, il Tar, accogliendo le tesi difensive sostenute dagli Avvocati Delia e Cannata, ha ritenuto che lo stesso non rientri nella sfera di discrezionalità della P.A, retta quindi da principi di opportunità e convenienza circa le scelte da operare, bensì nell’ambito della c.d. discrezionalità tecnica, la cui applicazione potrebbe essere viziata da errori logici o di procedura e quindi pienamente sindacabile.

Condizione assolutamente preliminare è, dunque, quella di verificare quale sia stato l’iter logico seguito dall’organo tecnico competente, ed in particolare la sussistenza delle garanzie di trasparenza e di motivazione poste a presidio del modus procedendi della Amministrazione, nella species della Commissione esaminatrice, tanto in fase di esame del candidato, quanto in sede di verbalizzazione.

Nelle more di tale verifica, il G.A ha comunque deciso di preservare l’interesse legittimo del ricorrente, ammettendolo con riserva alle successive prove, senza attendere l’esito della verificazione, garantendo così la comparazione tra gli interessi contrapposti da un lato, dell’Amministrazione al regolare svolgimento del prove e dall’altro quello del privato cittadino in un’ottica di favor partecipationis.

forzearmate

TAR LAZIO: 1148 Allievi Agenti Polizia. Si alla revisione dell’inidoneità psichica comminata.

La valutazione della commissione esaminatrice in relazione alle valutazione delle prove psichiche è illegittima se è apodittica e carente di motivazione.

Si tratta del concorso bandito dal Ministero dell’Interno per l’assunzione di 1148 allievi agenti di polizia, le cui prove psichiche si sono svolte proprio nel corso degli ultimi mesi.

Tra i molti candidati, uno veniva escluso per l’illogica motivazione “marcata rigidità caratteriale in soggetto con coartazione affettiva e tratti dipendenti di personalità” che, peraltro, non è nemmeno espressamente prevista dalla legge tra le patologie escludenti la partecipazione dei candidati in tali procedure concorsuali.

Il TAR, accogliendo il ricorso dell’Avv. Santi Delia, ha confermato che, una simile valutazione risulta illogica, irragionevole e per tale ragione non può essere considerata sempre insindacabile.

“La nostra strategia difensiva” dichiara l’Avv. Delia “si è basata nel rappresentare, mediante anche l’ausilio di ulteriore certificazione medica, che il giudizio relativo agli accertamenti psico-attitudinali, proprio in relazione all’ampio margine di incertezza che lo caratterizza, comporta e richiede che la determinazione finale venga eseguita nella maniera più trasparente e logica possibile, poiché altrimenti, il rischio è che vi sia un potere delle Commissioni impossibile da contestare, aspetto chein simili procedure concorsuali ed in applicazione dei principi base dei procedimenti amministrativi, non può certamente essere consentito”

Perciò, grazie a tale strategia, il TAR del Lazio, ha accolto l’istanza cautelare avanzata e, il ricorrente, sarà sottoposto a breve ad una nuova valutazione psichica che verrà effettuata, come espressamente indicato nel provvedimento di accoglimento, da una commissione all’uopo nominata presso una struttura medica militare.

dirittoamministrativo

IL MAXI RICORSO DEGLI ASSISTENTI GIUDIZIARI DIFESI DAGLI AVV.TI DELIA E BONETTI: “NOI, VINCITORI DEL CONCORSO MA BEFFATI DAL MINISTERO”. A GENNAIO IL TAR DECIDERÀ NEL MERITO

Come ormai è noto, gli assistenti giudiziari assunti dal Ministero della Giustizia con il concorso in ultimo bandito sono stati vittime di una grande ingiustizia, in quanto dopo la scelta della loro sede in forza della posizione in graduatoria sono state assunte altre mille persone, che potranno scegliere altrettante sedi ex novo, molte al Centro-Sud. Peraltro, nel corso dei mesi estivi il Ministero continuerà a far scorrere la graduatoria e ad assumere nuovi candidati sottoponendo loro la scelta di nuove sedi.

In sostanza chi ha ottenuto un punteggio inferiore ha potuto scegliere tra più città rispetto ai colleghi che si erano piazzati meglio in graduatoria. «Un paradosso – chi arriva dopo meglio alloggia – che ha fatto infuriare centinaia di persone», sostengono i ricorrenti. 

Tra le varie testate giornalistiche nazionali difatti, proprio la Stampa qualche giorno fa ha diffuso la notizia della grande beffa subita dagli assistenti giudiziari difesi dagli Avv.ti Delia e Bonetti, intervistandone anche alcuni al fine di comprendere la portata della grave ingiustizia subita.

Frattanto la questione è giunta innanzi al Tar del Lazio che, all’esito della prima camera di consiglio, ha ritenuto utile fissare l’udienza finale per dirimere la vicenda in via definitiva.

“Alla luce dei primi rigetti subiti in sede cautelare monocratica da altri ricorrenti avevamo previsto la possibilità che il TAR non ritenesse opportuno pronunciarsi su tale giudizio in una fase cautelare” commenta l’Avv. Delia “e su tale presupposto avevamo richiesto ai sensi dell’art. 55 comma 10 del codice del processo amministrativo, la fissazione di un’udienza di merito a breve. Tale norma prevede infatti che il TAR, se ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data della discussione del ricorso nel merito”.

“Il TAR dunque” continua l’Avv. Delia “accogliendo proprio tale nostra istanza, ha fissato l’udienza pubblica al prossimo 16 gennaio 2019 per definitivamente decidere sulla posizione dei nostri assistiti”.


Il Giudice Amministrativo inoltre, ha anche disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti tutti i candidati controinteressati vincitori e/o idonei collocati in posizione utile di graduatoria che hanno già provveduto alla scelta della sede di servizio, onerando i procuratori delle parti a pubblicare sul sito del Ministero della Giustizia i riferimenti del ricorso e la sua pendenza innanzi al TAR Lazio. Tale incombente
si rende necessario in tutti i giudizi amministrativi che coinvolgono numerosi soggetti, in modo che gli stessi siano al corrente del giudizio instaurato nei loro confronti e siano consapevoli che possa derivarne una pronuncia che coinvolga direttamente la loro posizione.

“La battaglia è ancora aperta” conclude l’Avv. Delia “giacchè il TAR approfondirà in questi mesi la questione sottopostagli al fine di assumere la decisione più logica e giuridicamente più corretta per tutti”.

Sono ancora aperti i termini per l’azione straordinaria al Presidente della Repubblica e, per chi volesse aderire potrà farlo cliccando il seguente link

Studio Legale Avvocato Santi Delia